domenica 31 gennaio 2010

Rotondina ko


Notte tra sabato 30 e domenica 31 gennaio, la rotondina tra via Leoni e via Lunghisonzo ha colpito ancora e questa volta ne è uscita malconcia! In poco tempo ha già collezionato incidenti e rischi di incidente nonostante i tentativi di migliorarla che l'hanno resa ancor più pericolosa. A quando il ripristino della situazione precedente, eventualmente con qualche segnalazione luminosa in più per scoraggiare i troppo veloci?

Perché così tanto?

L'altro giorno i quotidiani avevano pubblicato l'ammontare degli stipendi dei dirigenti del Comune, con tanto di "premi annuali" di produzione: tra gli 80 e i 100mila euro lordi ciascuno. Il sito della Provincia riporta simili cifre e anche maggiori per i dirigenti provinciali. Oggi è la volta dei medici dell'Azienda Sanitaria, tutti tra gli 85 e i 150mila euro.
Ogni tanto è bene ricordarlo, si tratta di circa 10mila euro al mese, 20 milioni delle vecchie lire a testa: bene, mettiamo che se ne vada oltre il 50% in tasse e affini. Comunque sia restano quasi 5000 euro al mese, più del triplo di chi si sfascia la schiena in fabbrica otto ore al giorno o anche di chi cura l'istruzione e la formazione delle nuove generazioni.
Per non parlare dei politici regionali, nazionali e europei che viaggiano su cifre da capogiro e godono di incredibili privilegi che sempre dichiarano di voler abolire ma mai lo fanno. Preferiscono nel frattempo impedire l'accesso a chi non è comunitario e a chi non risiede in Fvg da più di tre anni. Proprio come dice il Vangelo in tutt'altro senso "a chi ha sarà dato a chi non ha sarà tolto anche quello che ha!"
Una sola parola illustra questo sperpero sistematico dei soldi faticosamente raggranellati dalla classe dei paria costituita dalla stragrande maggioranza dei cittadini: scandalo!!!

Tanto per tirarsi un po' su il morale...

Storiella italica raccontata da un amico e verificata di persona.
Esame di teoria per la patente: la domanda costa sui 15 euro e ci si deve presentare presso la Motorizzazione a Gorizia il giorno tal dei tali. Un computer, 10 domande ciascuna con tre opzioni "Vero" o "Falso"; conclusa la prova passa qualche minuto e arriva l'esito, un foglietto fotocopiato con cerchiato un bel "non idoneo" a firma del responsabile. Richiesta (ovvia) di chiarimenti e risposta: per vedere la propria scheda "che deve essere verificata a Roma" (sic) occorre inoltrare domanda alla Provincia allegando ricevuta di pagamento di ulteriori 9 euro e passa. Domanda inoltrata, cinque minuti dopo (Roma evidentemente non è poi così lontana) arriva il foglietto A4 del valore massimo di euro 0,05 con le risposte giuste e sbagliate. Mettiamo il caso che per qualche sempre possibile errore informatico la scheda non sia quella di chi l'ha compilata, quali possibilità avrebbe il malcapitato di dimostrarlo facendo valere i suoi diritti dal momento che dopo l'esame non gli viene rilasciata alcuna copia?
Lo chiedo al firmatario del "non idoneo" che non mi vuole ricevere de visu ma al telefono è abbastanza disponibile e tutto sommato riconosce che l'argomentazione non è del tutto peregrina. Dice comunque che mediamente il 17% dei candidati non supera la prova e di essi solo l'1% chiede la verifica. Non gli risultano ricorsi.
Strano - qui riprende il commento - soltanto per chi non sa tempi e costi di una causa civile in Italia, in questo caso contro la Motorizzazione: sono tempi e costi impossibili per chi non ha né tempo né denaro; chi invece li ha forse non è particolarmente interessato...

sabato 30 gennaio 2010

Attenzione attenzione

Legge Regionale 6/2006 Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale.
Articolo 4, comma 1: Hanno diritto ad accedere agli interventi e ai servizi del sistema integrato tutte le persone residenti in regione.
Legge Regionale 24/2009 Finanziaria 2010: Il comma 1 dell'articolo 4 della legge regionale 31 marzo 2006 è sostituito dal seguente:
Hanno diritto ad accedere agli interventi e ai servizi del sistema integrati tutti i cittadini comunitari residenti in regione da almeno 36 mesi.
Ciò significa in pratica che i cittadini extracomunitari e gli italiani o europei con residenza inferiore ai tre anni non potranno ricevere assistenza dai servizi sociali, non avranno alcun diritto di cittadinanza sociale. Oltre all'indignazione per una simile forma di discriminazione resta la preoccupazione per la "tenuta" delle realtà del cosiddetto "privato sociale" che si troveranno a dover fronteggiare un aumento esponenziale di persone in stato di necessità che non potranno più aver accesso ai pubblici servizi.
A conferma di ciò l'abrogazione del Comma 2 dello stesso articolo 4 della Legge 6/2006 che così recitava: Gli interventi e i servizi di cui al comma 1 sono garantiti anche alle persone presenti sul territorio della regione di seguito indicate: a) cittadini italiani temporaneamente presenti b) stranieri legalmente soggiornanti ai sensi del D.lgs. 286/98 c) richiedenti asilo, rifugiati e apolidi d) minori stranieri e donne straniere in stato di gravidanza e nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono. Tutto ciò: ABROGATO! Si può ancora tacere?

Pensare con la propria testa

Giusto per dire come è andata a finire. Il capogruppo Valenti e il consigliere Sartori si erano affrettati a dichiarare che la non partecipazione al voto sul bilancio dei consiglieri Hassek e Carruba era dovuta a un "errore tecnico". I due interessati, dimostrando così di sapersi smarcare dall'intruppamento coatto che riduce ogni consigliere a un numero, hanno ridicolizzato la versione illustrando alla stampa le ben motivate ragioni del loro dissenso. Gli altri componenti del centro destra - a parte il già citato polemico intervento "all'ultimo minuto" dello stesso Valenti - si sono accodati con il loro silenzioso "sì" al capogruppo; Hassek e Carruba hanno preso una posizione diversa e, anche se non sono arrivati fino a motivarla in aula, hanno avuto il coraggio di spiegarla ai giornali smentendo i loro imbarazzati "capetti". Chapeau!

venerdì 29 gennaio 2010

Opposizione responsabile

Il sindaco Romoli gongola oggi perché la seduta di bilancio si è conclusa lo scorso mercoledì alle 23.59, facendo risparmiare ai cittadini qualcosa come 5000 euro. Ha ragione di ringraziare l'opposizione dal momento che dalle 23.49 alle 23.54 il capogruppo Pdl Valenti - infischiandosi delle prenotazioni successive - copriva interamente i suoi cinque minuti a disposizione sferrando un incredibile attacco a chi aveva parlato fino a quel momento, dichiarando tempo perso tutta la seria riflessione politica precedente. A quel punto gli stupefatti consiglieri di minoranza per senso di responsabilità rinunciavano alla replica di cui avrebbero avuto sacrosanto diritto consentendo così il voto prima del termine fissato. Voto di bilancio al quale non hanno partecipato i presenti navigati consiglieri Hassek e Carruba. Valenti e Sartori si affrettano a spiegare che è stato un normale errore tecnico: il primo particolarmente stupito dal momento che le sue raccomandazioni al proprio gruppo di votare "sì" o "no" sono ormai diventate proverbiali in Consiglio Comunale. In realtà quell'antipatica pubblica indicazione perentoria "sì" "no" e la spiegazione di un voto mancato con un improbabile sbaglio fanno parte della vecchia politica nella quale i rappresentanti eletti dai cittadini sono considerati soltanto dei numeri al quale è fatto divieto di pensare con la propria testa, ritenuti incapaci perfino di premere autonomamente un bottoncino. Del resto c'è poco da meravigliarsi se il plotone Pdl in Consiglio Comunale ha ancora come proprio capogruppo un uomo che ha governato Gorizia dal lontano 1992 al 2002 e che dai banchi delle maggioranze e minoranze regionali e comunali ha influenzato per oltre vent'anni la vita goriziana. Insomma, il nuovo che avanza! Sì o no?

giovedì 28 gennaio 2010

Bilancio in Comune, rotonde, vigili in bicicletta

E' un bilancio dall'encefalogramma piatto quello presentato, senza uno straccio di relazione politica, dalla giunta Romoli. Nessuna strategia, nessuna visione del futuro di Gorizia, pura e semplice ordinaria amministrazione, perdipiù di qualità scadente. Un bilancio che non vale certo le due serate spese a discuterlo, quasi esclusivamente da parte dell'opposizione visto il "non parlo, non vedo, non sento" dai banchi della giunta.
Tra cotanta desolazione ha brillato solamente una perla di saggezza del vicesindaco Gentile. Alla proposta dell'opposizione di dotare i vigili urbani di biciclette di servizio ha opposto un cortese ma fermo no. "Non se ne parla, troppo pericoloso", dice Gentile preoccupato per l'incolumità dei suoi vigili: "Già due si sono infortunati andando al lavoro in bici." Quale conferma più autorevole di quanto il Forum per Gorizia sta sostenendo da anni? Gorizia ha le dimensioni per circolare agevolmente in bici, ma non possiamo farlo perchè una dissennata gestione della mobilità urbana la rende troppo pericolosa. Come fa un genitore a mandare i figli a scuola in bici, se nemmeno l'assessore alla polizia urbana ha il coraggio di scaraventare i suoi vigili in mezzo al traffico? E' vero che fare le piste ciclabili costa (ma una all'anno forse ce la si fa...), ma una rete di percorsi ciclabili protetti su strade chiuse ai veicoli a motore non costerebbe nulla: si risparmia in benzina, ci si guadagna in salute, persino il comune ci guadagnerebbe risparmiando in manutenzioni. Invece che fanno? Proseguono con la rotondizzazione selvaggia trasformando ogni incrocio in una giostra di automobili, invalicabile per ciclisti e pedoni. Se fatte come Dio comanda, le rotonde sono utili per snellire e rendere più sicuro il traffico, me se vengono disseminate in giro senza criterio, troppo strette e talvolta persino sbilenche, allora si trasformano in forche caudine che solo un incosciente oserebbe attraversare a piedi, in bici, persino in moto. Per completezza devo dire che il consiglio, sindaco Romoli compreso, sprezzante del pericolo, ha comunque approvato (15 a 14) la proposta dei vigili in bici. Aspettiamo di vederli all'opera, magari per accodarci nel periglioso attraversamento di qualche rotonda. Forse l'unione farà la forza, dei ciclisti.
Marko Marinčič, Forum per Gorizia

martedì 26 gennaio 2010

GIORNATA DELLA MEMORIA

27 gennaio 1945 27 gennaio 2010
L'immagine è stata scattata a Westerbork e rappresenta un particolare dell'immenso monumento che ricorda oltre 107.000 deportati dal campo di concentramento olandese a quelli di sterminio.
Circa 80.000 erano ebrei, fra essi Etty Hillesum e Anna Frank.
Si calcola che ritornarono circa 5.500.

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.
Primo Levi, introduzione a Se questo è un uomo, 1958

Requiem per l'ex valico di san Pietro

L'ex valico di san Pietro resta nel piano delle alienazioni varato ieri sera dal Consiglio Comunale. E non è stato recepito neppure l'ordine del giorno presentato dal Forum con l'appoggio di tutti i gruppi di minoranza finalizzato a richiamare la Giunta e l'assessorato alla cultura sull'importanza del Museo diffuso del Novecento da realizzare a cavallo del confine in collaborazione con il Goriski Muzej di Kromberk. Non sono state prese in considerazione le documentate risposte alle obiezioni sui costi di mantenimento e di custodia, è stato invece prospettato l'investimento sostanzialmente a senso unico sul Museo dell'Arcidiocesi, in grado - secondo i responsabili della cultura goriziana - di attirare i turisti in quanto custode del "tesoro" di Aquileia. E' una grande occasione perduta e l'unica speranza sta ormai nel mancato interesse da parte di possibili acquirenti, almeno fino alle elezioni del 2012. Il "tesoro di Aquileia" è costituito da preziose suppellettili religiose simili a quelle che si possono facilmente vedere in qualsiasi antica cattedrale del Friuli Venezia Giulia o delle regioni limitrofe: possono suscitare l'interesse di appassionati e consentire importanti ricostruzioni storiche agli studiosi; ma certamente l'attrattiva turistica di Aquileia sta nella sua Basilica e nei suoi impareggiabili mosaici, non certo nei calici dorati, nei paramenti sacri, nelle mitrie o nel bel pastorale di cristallo di Marquardo di Randeck. Ciò che invece rende unica in Europa la nostra terra è proprio la memoria del Novecento, l'alba austroungarica, la tragedia della Prima Guerra, le devastazioni del fascismo, la seconda guerra mondiale con l'annientamento della comunità ebraica, il primo tragico dopoguerra con le foibe e l'amministrazione anglo-americana, il confine con la Jugoslavia, la Transalpina, la nascita dello Stato sloveno fino al'ingresso della Slovenia nell'Unione europea e alla caduta definitiva dei valichi confinari. Tutto ciò non esclude, anzi fonda la valorizzazione della storia dell'Arcidiocesi, delle fasi di costruzione del bellissimo Castello e più in generale dei mille anni della "villa que slavorum lingua vocatur Goriza". Si è perso il Rafut, ora cola a picco anche la casermetta di san Pietro: può sembrare poco, in realtà con questi luoghi simbolo si perde anche il progetto della ricostruzione di una memoria capace di offrire al territorio percorsi significativi per un futuro di giustizia, di cooperazione e di pace.

lunedì 25 gennaio 2010

Pd a pezzi

Non si può dire che il Pd nazionale se la stia passando troppo bene: alcuni dei suoi uomini di punta stanno dimostrando una fragilità prima ancora umana che politica stupefacente.
Prima il governatore del Lazio che riesce a negare fino al momento dell'evidenza una squallida storia di ricatti ancora tutta da chiarire; ora il da poco eletto sindaco di Bologna viene travolto da uno scandalo rosa dichiarando fino a ieri che "per nessun motivo" si sarebbe dimesso. Su un piano più direttamente elettorale il candidato di D'Alema alle primarie per le "regionali" in Puglia viene surclassato da un Nichi Vendola non certamente al massimo delle sue azioni. Il progetto del Pd è sempre più confuso, la compagine va a pezzi e risulta urgente un ripensamento generale delle politiche portate avanti finora da un centro sinistra incapace sia di governare che di fare opposizione. Del resto anche la sinistra non ha molto da rallegrarsi, quello di Vendola nelle primarie è senz'alcun dubbio un suo grande successo, ma con una destra agguerrita e senza scrupoli come quella attuale da qui alle elezioni regionali dovranno passare mesi di lacrime e sangue, se davvero vuole sperare nel bis dell'impresa di cinque anni fa.

Programmazione dei lavori pubblici: era ora!

Il sindaco/assessore ai lavori pubblici Ettore Romoli, a 32 mesi dal suo insediamento ha scoperto quello che Il Piccolo chiama " l'uovo di colombo " ovvero evitare che "in futuro possano esserci nuovamente sovrapposizioni non programmate di lavori tra Comune, Iris e Irisacqua", che tanti disagi hanno provocato, e provocano, ai cittadini per i troppi cantieri aperti contemporaneamente. Nella buona sostanza il sindaco ha scoperto che la parola "programmazione" non rimanda necessariamente all'Unione sovietica ma può essere utilmente applicata nel campo dei lavori pubblici avviando politiche di confronto e coordinamento tra Comune, Iris e Irisacqua. Ben venga dunque la formalizzazione di "un organismo permanente che effettuerà una puntuale e seria programmazione dei lavori ......Cercheremo di individuare tre persone che avranno questo specifico compito". Credo sia una soluzione logica e accolta favorevolemente da tutti i cittadini. Insomma, era ora e si poteva fare pure prima. L'importante è aver cura di non incaricare della programmazione quella persona che è riuscita a chiudere al traffico per 11 mesi (dall'11 luglio 2007 al 10 giugno 2008) via Roma e via Oberdan, per consentire la lastricatura di 30 metri di selciato.
Dario Ledri

Collaboration

Oggi Forum, Italia dei Valori e Progetto Gorizia hanno il loro congruo spazio mediatico, così come l'assessore Devetag che scomoda addirittura l'ultimo numero di Isonzo Soča per stupirsi delle perplessità emerse durante e dopo il dibattito sul Gect. In realtà la domanda "a quando un Gect tra Gorizia e Nova Gorica?" che chiudeva un box sulle mille potenzialità di questo nuovo strumento di cooperazione individuato dall'Unione Europea era probabilmente da intendere: "a quando le condizioni per realizzare il Gect?", cioè quando le due città (e i tre Comuni) vicine avrebbero realizzato una rete di relazioni tale da giustificare l'esistenza di un autentico Gruppo europeo di collaborazione territoriale? In questo senso il ridicolizzato esempio della mancata festa internazionale alla Transalpina (il bilancio 2010 prevede tra l'altro per il prossimo Capodanno Piazza Vittoria) è appunto soltanto un esempio che dimostra con grande chiarezza cosa pensi la Giunta Romoli della collaborazione transfrontaliera. Dell'assessore Cosma si può dire di tutto ma non che non dica sempre quello che gli passa per la testa: chissà cosa pensano a Nova Gorica di un componente della Giunta di Gorizia che durante la discussione sulla cooperazione fra le città cerca a malo modo di far tacere il consigliere Waltritsch soltanto perché ritiene di pronunciare il suo discorso in lingua slovena? Si ribadisce la perplessità nei confronti di questo non ancora nato strumento (se Šempeter-Vrtojba lo bocciasse bisognerebbe rifare tutto da capo e correttezza imporrebbe di attendere anche il parere dei più piccoli prima di esultare) perché non sono le strutture a costruire la collaborazione, ma la collaborazione già esistente a dotarsi delle strutture più adeguate.

sabato 23 gennaio 2010

Timeo Danaos et dona ferentes

La lunga discussione sul Gect ha lasciato una scia di interessanti prese di posizione da parte della maggioranza e dell'opposizione consigliare. Purtroppo solo uno dei due quotidiani locali ha raccolto il punto di vista dei rappresentanti di Forum, Italia dei Valori e Progetto Gorizia votati a suo tempo da oltre il 20% degli elettori goriziani; l'altro ha preferito dedicare lo spazio soltanto alla posizione del Pd, impedendo così ai lettori di conoscere le motivazioni di una molto meditata non partecipazione al voto di ben cinque consiglieri presenti (vedi post precedente).
Particolarmente interessante la notazione sui "numeri" dell'approvazione del Gect a Nova Gorica, sui quali in Consiglio Comunale si era preferito soprassedere. Solo nei corridoi l'assessore Pettarin aveva parlato di "un paio di astensioni" e Romoli di "unanimità" (peraltro con l'opportuna premessa di un "mi sembra"). In realtà gli "astenuti" erano ben 7 con 25 favorevoli, ovvero circa il 20% dei consiglieri presenti. Da notare inoltre che ci si è messa di mezzo anche la sfortuna e la gran fretta è stata resa inutile dalle cause di forza maggiore che hanno costretto il Comune di Šempeter-Vrtojba a rinviare all'11 febbraio ogni decisione (tra l'altro è stato un po' indelicato festeggiare il Gect prima ancora dell'approvazione ufficiale da parte di uno dei suoi tre membri).
La gran parte dei commenti del giorno dopo presenta un'iniziativa tenacemente voluta da una parte della Giunta di Gorizia e accolta tiepidamente negli altri due Comuni. La reazione inconsulta dell'assessore Cosma che ha cercato di togliere la parola al consigliere Waltritsch che pronunciava in lingua slovena il suo intervento la dice lunga sulle intenzioni nascoste dietro all'operazione. Tanto commovente slancio di Romoli & company che fino a qualche mese fa saltavano dalla sedia al solo ascolto del termine "transfrontaliero" e che tuttora sembrano ritenere provocatori brancatiani i sostenitori del ruolo della piazza Transalpina fa pensare alle antiche e sagge parole di Cassandra: timeo Danaos et dona ferentes.

venerdì 22 gennaio 2010

Gect sì, ma non così

Siamo da sempre convinti che la collaborazione o ancor meglio l’integrazione del territorio isontino italiano e sloveno sia per Gorizia una necessità oltre che una grande opportunità. Si tratta di un obiettivo da perseguire con costanza, convinzione, concretezza e competenza.
Per questo, a malincuore, non abbiamo potuto condividere i troppo facili entusiasmi con cui un raffazzonato progetto di GECT (Gruppo europeo per la cooperazione territoriale) è stato presentato all’opinione pubblica come magico strumento in grado di rianimare dallo stato comatoso degli ultimi anni la collaborazione tra i tre comuni di Gorizia, Nova Gorica e Sempeter-Vrtojba. Si è cercato di presentare quello che in Europa è stato pensato e costruito essenzialmente come strumento di gestione di programmi comunitari (commisurati a un livello interregionale e non certo di area urbana) come un improprio ente di programmazione strategica e di governo del territorio.
Temiamo pertanto che questa iniziativa non diventi altro che un inutile perdita di tempo, energie e risorse, rallentando la collaborazione anziché farle fare il necessario salto di qualità.
Che senso ha sostenere che il GECT servirà ad attivare canali preferenziali di finanziamento direttamente da Bruxelles, come ha fatto anche sulla stampa il sindaco Romoli, quando chiunque si sia occupato con un minimo di competenza di progetti comunitari sa bene che simili scorciatoie in Europa semplicemente non esistono? Perché nel momento in cui i programmi di cooperazione territoriale si stanno allargando verso dimensioni d’area vasta inter-provinciali e persino inter-regionali, ci si chiude in una dimensione territoriale insufficiente persino a candidarsi, da sola, a un “interreg” Italia-Slovenia? L’isontino dispone di un Protocollo di collaborazione, unico strumento di collaborazione già ufficialmente riconosciuto dai due governi nazionali. Certamente andrebbe rilanciato e dotato di un’efficace struttura operativa. Perché, se davvero si crede nella collaborazione, non si è voluto percorrere quella via, dimensionando la programmazione strategica in tema di trasporti, logistica, energia e quant’altro in una più opportuna dimensione d’area vasta?
Non sarà che a qualcuno preme soltanto di fare il primo della classe puntando più sui proclami che su reali programmi di cooperazione? Un eventuale GECT dovrebbe infatti essere un punto d’arrivo della collaborazione già in atto, lo strumento per rimuovere gli ostacoli specifici incontrati. Ad esempio, per gestire l’integrazione transfrontaliera in campo sanitario, ma in tal caso, con un GECT non certo di tre comuni ma comprendente tutti gli enti competenti in campo sanitario, a cominciare dalla regione e dal governo sloveno.
Queste ed altre incongruenze ci fanno fortemente dubitare nell’efficacia del percorso intrapreso con la solita autosufficienza e presunzione da questa maggioranza. Non c’era alcun motivo per fare in fretta e male questo passo, ignorando le argomentate proposte migliorative che abbiamo presentato con l’intento di correggerne gli errori. Come sempre, con questa maggioranza, è stato inutile.
Per questo motivo noi consiglieri del Forum per Gorizia, Italia dei Valori, Progetto Gorizia ci siamo astenuti dal partecipare a un voto-farsa, ma continueremo a lavorare seriamente e col consueto impegno per una effettiva integrazione con Nova Gorica.
Marko Marincic, Anna Di Gianantonio, Andrea Bellavite, Donatella Gironcoli, Bernardo De Santis

giovedì 21 gennaio 2010

Due "partenze"

La vita di don Vojko Makuc è stata una grande testimonianza di fede e umanità. Quello che ha sempre dimostrato e insegnato è l'arte di pensare con la propria testa, con una capacità non comune di unire la certezza della propria convinta adesione al Vangelo con una sana capacità critica di giudizio. Un uomo di pace che ha svolto il suo ministero in situazioni non facili, segnato a volte dalla solitudine ma caratterizzato sempre da uno sguardo di profondo affetto nei confronti delle persone. In una riunione svoltasi nel tempo in cui era parroco a Sgoniko alla domanda su come faceva a dimostrarsi sempre così forte e sereno aveva risposto "facile, basta amare ogni persona che incontri". Piace accompagnare il viaggio di questo costruttore di comunione e fraternità con la memoria di questo grande amore.
Anche Livio Oppieri ha segnato la storia e la vita della città: uno degli ultimi rappresentanti della Gorizia ebraica, quella che ha avuto un ruolo determinante per la costruzione della cultura e della civiltà goriziana. Anche uno degli ultimi ebrei goriziani che sono stati deportati nei campi di sterminio nella tragica notte del 23 novembre 1943: sopravvissuto ad Auschwitz ha dato il proprio contributo di memoria e impegno per il bene di tutti e per la crescita di nuove generazioni libere dal veleno razzista che ha portato fino a quella tragica notte. Gorizia deve gratitudine a persone che hanno vissuto simili eventi e che l'hanno onorata con la loro vita.

Stakanov... chi è costui?

Esce sulla stampa il commento sulla produttività del Consiglio Comunale. Mi permetto di dissentire sull'impostazione data alla questione. Prima di tutto affermare che fare meno riunioni di Consiglio significhi risparmiare, mi pare minimizzi un problema politico molto più complesso e che non si riduce ai costi. Il Consiglio Comunale dovrebbe discutere dei problemi della città (molti e spesso drammatici) e deliberare quanto più possibile a favore del “bene comune”.
Non riunirsi significa una perdita secca per la democrazia, significa perdere i contributi e le idee di coloro che stanno all'opposizione, arrogandosi la pretesa di decidere, senza troppi “lacci e lacciuoli”. Così facendo però, come si vede, la città non migliora, i cittadini non vengono coinvolti, le scelte non sono condivise.
Un risparmio economico si trasforma in una perdita politica e sociale. Per quanto riguarda poi lo stakanovismo dei consiglieri, senza nulla togliere all'importanza della “presenza fisica”, suggerirei di considerare anche quante volte essi partecipino al dibattito, con proposte, interrogazioni ed interpellanze. Un consigliere comunale non dovrebbe solo “far numero”, ma essere propositivo. Si esamini da questo punto di vista l'operato dei consiglieri, dal numero degli interventi e dei documenti prodotti. Si vedrà in modo inequivocabile il grosso lavoro fatto dall'opposizione consigliare in tutti questi mesi.
Anna Di Gianantonio

Gectino

L'assenza ingiustificata dei due rappresentanti di Informest che avrebbero dovuto presentare ieri sera il Gect "Città d'Europa/Evropsko mesto" non ha reso un buon servizio alla loro causa. Infatti è stato possibile ascoltare soltanto il punto di vista di Giorgio Tessarolo, grande esperto di cooperazione europea, che ha di fatto rilevato molte gravi carenze nel dettato della Convenzione e dello Statuto che oggi i tre consigli comunali di Gorizia, Nova Gorica e Sempeter dovrebbero discutere e probabilmente approvare. Il limite più grave sta nell'attribuzione di poteri che non possono essere appannaggio di una struttura così piccola, che per sussistere avrebbe bisogno di relazioni a livello provinciale, regionale e internazionale: limite intrinseco che potrebbe facilmente essere impugnato in sede di conferma degli atti da parte dei ministeri competenti dei governi centrali italiano e sloveno. Ma incomprensibile è anche la necessità di realizzare un così complesso apparato gestionale nel momento in cui si vanno a cercare le vie migliori per ridurre quanto più possibile sperperi e sprechi di denaro pubblico. Il Gect così come è non può avere un grande futuro, a meno che non possa configurarsi come lo strumento operativo di una ben più ampia convergenza di enti e soggetti, anche grazie alla rivalutazione del già esistente ma poco funzionante Protocollo Transfrontaliero del 2000. In questo senso - soltanto in questo senso - l'approvazione odierna del Gect potrebbe essere atto propedeutico a un indispensabile allargamento di vedute e di orizzonti senza il quale l'intero territorio non ne ricaverebbe particolare giovamento. Sì, perché il Gect dovrebbe essere alla fine di un percorso di collaborazione condiviso: non è lo strumento che crea la relazione, bensì al contrario la condivisione di intenti e di azioni dovrebbe indurre a cercare gli strumenti migliori per rendere più agevole e migliore il cammino.

martedì 19 gennaio 2010

Via Craxi? No grazie

Bettino Craxi è stato condannato dalla Giustizia italiana, ha evitato il carcere fuggendo in una bella villa in Tunisia e ha continuato a influenzare in diversi modi la politica italiana fino alla scomparsa.
Nessuno nega che nel bene e nel male ha svolto un ruolo significativo nella storia italiana dell'ultimo quarto del XX secolo e nessuno gli nega il merito di aver confessato pubblicamente quello che molti altri non hanno avuto mai il coraggio di ammettere: è un po' poco per trasformare un uomo dichiarato corrotto in eroe cui dedicare le vie principali delle città, ma anche per arrivare a dire - come ha fatto ieri il Capo dello Stato - che ha pagato oltre ogni misura i suoi errori.
Oltre misura gli errori li paga chi viene dimenticato per anni nelle fatiscenti carceri del bel Paese, chi è recluso a causa di calmorosi errori giudiziari, chi ha rubato il classico pollo e si trova a marcire in galera senza poter neppure usufruire delle pene alternative, chi non può essere visitato in prigione dai familiari perché sono troppo poveri e non hanno i mezzi per raggiungere le sedi di isolamento...
E' meglio lasciare alla pietas il caso umano di Bettino Craxi, evitando di utilizzare il decennale della sua morte per innalzarlo all'onore degli altari, dando così l'impressione che ancora una volta in Italia sono considerati valori la corruzione, il vilipendio della legalità, la furbizia matricolata...

lunedì 18 gennaio 2010

Lepri e lumache

Indubbiamente la Freccia d'Argento è un treno velocissimo che da Venezia a Roma consente delle performance straordinarie: circa tre ore e mezza fino alla Capitale, mezz'ora da Firenze a Bologna e così via... Le più importanti stazioni ferroviarie italiane sono collegate fra loro da questi siluri ormai concorrenziali con le stesse tratte aeree.
Qual'è il problema? Il problema è duplice: da una parte le città fuori dalla rete sono sempre più isolate, dall'altra i cittadini che non si possono permettere i costi dei treni super-veloci devono accontentarsi di viaggiare impiegando tempi biblici su carrozze spesso fatiscenti. Naturalmente ci si riferisce a tragitti di medio e lungo corso: ancor più grama è la situazione dei treni regionali che mettono ogni giorno a dura prova la pazienza e la sensibilità dei passeggeri pendolari: carrozze sovraffollate, pulizia che lascia alquanto a desiderare, puntualissimi ritardi, coincidenze perse, cancellazioni senza preavviso e quant'altro.
Padova, Bologna e Firenze interrompono per qualche minuto la corsa delle "Frecce"; Padova, Terme Euganee, Monselice, Rovigo, Ferrara, Bologna, Prato, Firenze, Arezzo, Terontola, Chiusi, Orvieto, Orte sono invece le tappe dell'antico Intercity, spesso costretto a fermarsi nei campi per i sorpassi dei campioni dell'Alta Velocità.
Insomma, c'è chi può chi non può e chi stenta: può chi ha soldi e viaggia con il vento del business; non può chi ha pochi soldi e si deve accontentare di ciò che passa il sempre più magro convento; stenta chi vive dalle nostre parti che se non vuole utilizzare l'automobile impiega più tempo ad arrivare fino a Venezia (circa 120 Km) di quanto occorre per raggiungere da Mestre Firenze! (circa doppia distanza). Che ci sia qualcosa che non va?

sabato 16 gennaio 2010

Straordinarietà e quotidianità

L'International Desk è una grande opportunità per Gorizia che con l'inaugurazione del Conference avrà una struttura di primo ordine da utilizzare in occasione di momenti di dialogo e confronto fra le Nazioni. Non è una novità assoluta, più volte in passato la città ha ospitato delegazioni di diplomatici e di rappresentanti di Paesi esteri: ciò si è verificato sia in occasione di avvenimenti di grande rilevanza come l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea e poi tra i Paesi sottoscrittori del Trattato di Schengen, sia in particolari memorie di eventi epocali come nel caso dell'incontro e dialogo "di riconciliazione" tra i Presidenti delle Repubbliche italiana e austriaca, sia - aspetto meno noto - quando le facoltà universitarie sono state promotrici e organizzatrici dell'avvio di trattative diplomatiche fra esperti inviati da Paesi e fazioni fra loro in guerra. Ed è giusto che sia così: un territorio così fortemente provato e insanguinato da terribili conflitti si propone come ambito naturale per l'avvio di confronti fra diplomatici che vogliono raggiungere il difficile ma fondamentale obiettivo della pace, intesa come risoluzione dei conflitti, garanzia della giustizia sociale, faticoso avvicinamento alla sempre irraggiungibile verità. Ben venga dunque il Desk e un cordiale "benvenuti!" ai ministri con le rappresentanze che parteciperanno. Con l'auspicio che l'iniziativa non rimanga isolata ma convinca la città (o meglio, le città confinanti) a perseguire la meta già intuita da sessant'anni nell'ambito dei settori politico culturali più illuminati e quasi realizzata all'inizio degli anni '90 intorno alle Università: quella di essere non soltanto luogo di grandi incontri e di momentaneo gradito risalto mediatico, bensì di quotidiana offerta di spazi adeguati in grado di consentire "al riparo dai riflettori" quel sottobosco di conoscenza, dialogo e quotidiana trattativa tra diplomatici "defilati" senza i quali non potrebbero esistere i documenti fondanti dei trattati poi sottoscritti altrove dai i cosiddetti "grandi" della Terra. Per questo forse non è opportuno rivendicare a Gorizia inutili - e un po' ridicoli - primati ("Capitale mondiale" del jazz, del folklore, del commercio, in questo caso delle relazioni internazionali e così via...); deve piuttosto essere sottolineato un ruolo più umile e più efficace, quello dell'operosa diuturna elaborazione di relazioni costruttive fra le parti in conflitto. Non si tratta di fantascienza ma di realtà già ben sperimentata e ben radicata nelle scienze internazionali, ma anche nei molto produttivi (e poco pubblicizzati) percorsi dell'Istituto di Sociologia Internazionale (Isig) e degli altri encomiabili istituti di ricerca della provincia. Avanti a tutta forza dunque, con il "botto" del Desk e poi rimboccandosi le maniche e valorizzando ben di più quelle realtà accademiche che da oltre vent'anni sono la vera nuova chance per il futuro del Goriziano.

venerdì 15 gennaio 2010

Meeting sul Gect

Preso atto dell'imminente attesa discussione in Consiglio Comunale della convenzione istitutiva e dello statuto del Gect previsto fra i Comuni di Gorizia, Nova Gorica e Sempeter i gruppi consigliari di minoranza propongono alla cittadinanza un momento di studio e riflessione. L'incontro si terrà mercoledì 20 gennaio, alle ore 18 nell'aula del Consiglio Comunale nel Municipio di Gorizia e sarà aperto a tutti coloro che desiderano conoscere qualcosa di più su questa importante opportunità prevista dalle normative europee e già realizzata in altre realtà confinarie interne all'Unione. Interverranno Giorgio Tessarolo esperto di fama internazionale di cooperazione europea, Sandra Sodini e Giuseppe Paone che hanno ricoperto un importante ruolo nella stesura dei documenti costitutivi del Gect "Città d'Europa/Evropsko mesto", introdotti dal consigliere comunale del Forum per Gorizia Marko Marincic. Il dibattito - nel corso del quale sono auspicati anche interventi da parte dei rappresentanti e dei cittadini che si riconoscono nell'attuale maggioranza - sarà moderato dal capogruppo Pd Federico Portelli in accordo con gli altri capogruppo Donatella Gironcoli dell'Idv, Livio Bianchini di Sinistra e Libertà e Bernardo De Santis di Progetto Gorizia. L'obiettivo è quello di riempire il vuoto di informazione che ha caratterizzato la fase di avvicinamento alla presentazione del progetto e alla sua eventuale approvazione nella seduta del 21 gennaio che - come risaputo - si terrà contestualmente nei tre Comuni interessati. Dal momento che lo strumento predisposto vorrebbe determinare di fatto le forme e i contenuti della collaborazione transfrontaliera attraverso una vera e propria cessione di alcune responsabilità da parte dei singoli enti locali è giusto che i consiglieri comunali che andranno al voto e tutti i cittadini possano sapere le opportunità e le eventuali criticità. Il desiderio di cooperazione è unanime, sia da parte del centro sinistra che da decenni lotta per costruire convenzioni e intessere ottime relazioni con i comuni sloveni confinanti sia da parte del centro destra divenuto più recentemente consapevole della necessità di proficui accordi per un futuro sostenibile del territorio: l'assemblea del prossimo 20 gennaio potrà indicare se l'approvazione del Gect potrà essere un punto d'arrivo o auspicabilmente un punto di partenza verso più ampi e condivisi percorsi.

giovedì 14 gennaio 2010

Il silenzio degli innocenti

Continua il silenzio degli amministratori goriziani intorno all'intervista di Roberto Covaz a Giampiero Fasola. Tacciono il sindaco e i membri della sua Giunta, tacciono anche i partecipanti all'esperienza del Korda i cui atti - secondo Fasola - non hanno sortito altro effetto che quello di contribuire al raddoppio della spesa prevista per la ristrutturazione del san Giovanni di Dio, tacciono i consiglieri comunali di maggioranza che sembra avessero in mente azioni sensazionali poi disperse nel nulla, tacciono i rappresentanti della Provincia direttamente chiamati in causa come amministratori di un "ente inutile", tacciono quelli che sono stati definiti "i sacerdoti dell'unità provinciale"... I principali riscontri politici sono per ora quelli del Prc che ripercorre la storia della sanità goriziana, di Roberto Sartori, Bernardo De Santis e di Giacomo Pantanali che contesta la ricostruzione dei legami passati tra Gorizia e Monfalcone.
Quali sono i motivi di questo evidente imbarazzo? Sicuramente ce ne sono, alcuni forse difficili da capire senza approfondire i legami passati fra scelte politiche di diverso segno e situazione attuale del territorio goriziano; altri sono più evidenti, primo fra tutti il fatto che Fasola non parla a vanvera ma evidenzia problematiche complesse riportando fatti e dati: certo, tutti da verificare e da discutere, ma anche da prendere in seria considerazione. Lasciarsi provocare dall'interessante intervista non può corrispondere soltanto a uno sterile stracciarsi le vesti perché qualcuno ha messo per iscritto ciò che molti pensano e non hanno il coraggio di dire; vuol dire piuttosto interrogarsi sui percorsi soprattutto presenti della città di Gorizia e della sua provincia individuando con coraggio e creatività una politica in grado di ridare forza e dignità al capoluogo e a tutti gli altri centri.
E su questo - sulla strada da seguire -l'impressione è che prospettive ce ne siano molto poche, almeno nelle attuali "stanze dei bottoni". Forse per questo la mancanza di reazioni da parte degli amministrazioni altro non sembra che una manifestazione del detto "poche idee ma ben confuse!"

mercoledì 13 gennaio 2010

Rotondeide



Tra Gect e questioni sanitarie c'è sempre lo spazio per qualche riflessione sulle famigerate rotonde. Ecco un altro (grave) problema, in questo caso di facile soluzione: la segnaletica orizzontale è del tutto incongrua. Mentre le vie che immettono nella rotonda del sottopasso ferroviario sono molto ampie le linee orizzontali "costringono" a un'unica fila, cosicché chi si immette da via Fatebenefratelli o da via Aquileia ha tutto lo spazio per sorpassare a destra coprendo le strisce parallele che vorrebbero impedirlo e velocizzando così i tempi di attesa che nelle ore di punta sono notevoli. La stessa cosa avviene sulla rotondina via Lungh'Isonzo/Leoni dove le stesse strisce parallele orizzontali di divieto dimezzano di fatto la carreggiata percorribile; anche qui sono numerosi coloro che semplicemente "tirano dritto" evitando così una strana chicane degna di migliori piste di Formula Uno. Dunque: o si intensificano i controlli e si impedisce la trasgressione quotidiana di centinaia di automobilisti (con ovvio incremento delle casse comunali!) oppure si rivede la segnaletica orizzontale prevedendo la disposizione su due file nel caso di via Fatebenefratelli e via Aquileia e cancellando l'"ansa proibita" della rotondina nei pressi dell'Isonzo. Come sempre, prima che qualcuno si faccia seriamente male...

martedì 12 gennaio 2010

Cui prodest Fasola?

Si è in attesa di non ancora pervenuti autorevoli commenti alle dichiarazioni di Giampiero Fasola. Nell'ambito del centro destra si registra solo una timida perplessità sollevata dal consigliere comunale pdl Sartori.
La domanda di fondo è per il momento inevasa: politicamente parlando chi è oggi Fasola e chi rappresenta? Già, perché è molto difficile pensare a un caso quando un cittadino qualsiasi - per di più in alcun modo direttamente collegato alla vita di Gorizia - si "merita" quasi un'intera pagina curata dal responsabile di redazione con grande risalto su un quotidiano locale.
Se ciò accade è necessario capire "cui prodest" e il soggetto che meglio conosce il medico monfalconese (e il suo retroterra politico) è proprio colui che in passato lo ha maggiormente frequentato condividendo in buona sostanza quell'antico piano regionale sulla sanità le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti i goriziani: l'attuale sindaco Romoli.
E' da lui - e in seconda istanza dal coordinatore pdl, consigliere regionale, presidente di commissione regionale e consigliere comunale Valenti - che ci si attende un indispensabile chiarimento. Spiegando il suo momentaneo silenzio con la necessità di leccarsi le ferite inferte dalla notizia del poco onorevole 106° posto su 110 nella classifica sondaggio proposta dal Sole 24 ore (peggio di così è francamente difficile immaginare!) e dai titoli da totale débacle che si moltiplicano sulle pagine di cronaca goriziana.

lunedì 11 gennaio 2010

Classifiche del nuovo anno...

Il quotidiano “il Sole 24 Ore” ha pubblicato l’annuale graduatoria nazionale del gradimento assegnato dagli elettori a governatori regionali, presidenti di provincia e sindaci. Tra i governatori Renzo Tondo in un anno arretra di 3,8 punti percentuali, riuscendo tuttavia a confermare una soglia di gradimento pari al 50%. Nella graduatoria provinciale Enrico Gherghetta si colloca al 97° posto, comunque confermando un gradimento pari al 50% ma arretrando di 4,7 punti rispetto alla rilevazione dell’anno precedente. Per quanto, invece, riguarda l’apprezzamento riservato ai sindaci delle città capoluogo di provincia Ettore Romoli si conferma sotto la soglia del 50% attestandosi al 47%, rispetto al 48% di un anno fa e al 51,1% alla data della sua elezione. La posizione? La 106° in coabitazione con il sindaco di Bolzano, su una graduatoria di 110. Insomma, quart’ultimo. Ora, al di là della classifica, che per altro sembra fare il paio con il declino della città ripetutamente testimoniato dalla stampa in termini di degrado urbanistico, commerciale, produttivo e che si avvia ad essere raggiunta in tempi brevi da Nova Gorica, almeno in termini di residenti nel territorio comunale, resta forte l’impressione che al di là del “dicembre goriziano” e della ossessiva politica degli annunci ben poco altro resti a questa amministrazione. Che ora ha individuato nel GECT (gruppo europeo di collaborazione territoriale) il toccasana per la città di Gorizia. Un progetto, strutturato in una convenzione e in uno statuto, predisposto dal tecnico di turno di fiducia dell’amministrazione, senza che la rappresentanza democratica espressa dal Consiglio Comunale sia stata minimamente coinvolta o possa di fatto intervenire. Giustamente si punta su di uno strumento comunitario teso a favorire la cooperazione tra realtà contermini in una gamma amplissima di ambiti operativi.
Quello che però risulta incomprensibile al cittadino goriziano, quello stesso che acquista la benzina in Slovenia e fa la spesa a Qlandia, nonostante gli inviti a “comprare italiano” del vicesindaco Gentile, è che non si possa (o forse non si debba?) festeggiare assieme ai cittadini di Nova Gorica, città slovena dell’Unione europea, l’arrivo del Capodanno nell’anno di grazia 2010 d.C.

domenica 10 gennaio 2010

Ancora un giro di rotonda...

Pareva strano che non ci fosse lo zampino della famigerata amministrazione Brancati anche nell’approntamento della rotonda di via Lungo Isonzo. Con assoluta sintonia sia l’assessore alla viabilità Del Sordi che lo stesso sindaco Romoli si premurano di dichiarare di aver ereditato quell’impegno dalla precedente amministrazione. Precisazione assolutamente corretta e del tutto giustificata, così come assolutamente doveroso sarebbe sempre ricordare che dalla precedente amministrazione hanno parimenti ereditato il rifacimento di Piazza Vittoria (per non dire, in questo caso, dalle precedenti), e la progettazione dell’isola pedonale tra via Verdi, Mazzini, Monache e Rastello, tanto per ricordare qualcosa di tale lascito. Ma se l’impegno alle realizzazione di tale intervento, e - par di capire - anche il relativo finanziamento, sono da far risalire alla precedente amministrazione, di certo non crediamo che lo siano la progettazione e la realizzazione effettiva che ricadono per intero sotto questa amministrazione. Ora il sindaco indica nei dissuasori di velocità una soluzione possibile in alternativa ad una rotonda che non lo convince, almeno stando alle sue parole. Forse, allora sarebbe potuto intervenire, in qualità di assessore ai lavori pubblici, per sensibilizzare opportunamente gli uffici tecnici in fase di progettazione o, forse, dovrebbe ora trarne le opportune e conseguenti determinazioni circa la scarsa efficienza ed efficacia di alcune strutture burocratiche dell’amministrazione, di cui il sindaco in ogni caso risulta il responsabile di ultima istanza. Altrimenti non ha molto senso , anzi risulta farisaico, chiamarsi fuori a posteriori, prospettando soluzioni alternative solo “dopo” una realizzazione non condivisa.

Fasola dixit

La lettura dell'odierna intervista sulla sanità goriziana a Fasola lascia letteralmente interdetti, in quanto va a confermare esattamente ciò che lo stesso ex consigliere regionale insieme all'attuale sindaco di Gorizia avevano escogitato ormai molti anni fa (e purtroppo sostenuto successivamente con convinzione anche dagli amministratori regionali della Giunta Illy): a rispondere dovrebbero essere - e con urgenza - lo stesso Romoli, il consigliere dell'Udc nonché primario Zappalà, l'assessore al welfare Romano, gli entusiasti assertori by-partizan del nuovo patto Gorizia/Monfalcone e delle fatidiche commissioni di studio. Il silenzio non potrebbe che essere interpretato altro che come silenzio-assenso.

Il Gect, questo sconosciuto...

Continua la discussione sul Gect.
Prende posizione anche il Skgz che con il presidente Semolic plaude alla sede del Trgovski dom, proposta accolta con perplessità dalla Slovenska skupnost. Chi ha predisposto Statuto e convenzione si dice basito delle critiche piovute dall'opposizione nell'apposita commissione consigliare, i rappresentanti del centro sinistra replicano promettendo numerosi emendamenti al testo introduttivo, l'unico che potrà in qualche modo essere modificato nella seduta contestuale (purtroppo non congiunta) dei tre consigli comunali presumibilmente il prossimo 21 gennaio.
In realtà due sono le scarne certezze che stanno alla base delle dichiarazioni di questi giorni: la prima è l'ovvio appoggio unanime a qualsiasi forma di costruzione condivisa del futuro del territorio goriziano, la seconda la totale mancanza di informazione che ha preceduto ma anche seguito la presentazione da parte dell'Assessore Pettarin. Questa confusione rischia di portare il confronto dal piano politico a quello ideologico riducendo la questione a Gect "sì" o Gect "no". Naturalmente "sì" del centro destra che attacca l'opposizione rubandole uno dei suoi storici "cavalli di battaglia". Cadere in un simile equivoco significherebbe ostacolare la salita su quello che forse per Gorizia e dintorni può essere l'ultimo treno per procedere verso uno sviluppo autenticamente realistico e sostenibile, già abbastanza contrastato da quelli che "a volte ritornano" (vedi Fasola e l'odierna intervista al Piccolo che attende immediata replica dagli attuali amministratori cittadini).
Si tratta quindi di reclamare quanto prima o di realizzare momenti di conoscenza delle opportunità e delle criticità che consentano ai cittadini di essere sufficientemente informati senza vedersi paracadutare addosso strumenti e conseguenti contenuti di cui non hanno assolutamente mai sentito parlare.

sabato 9 gennaio 2010

Sui fatti di Rosarno

Il testo è lungo, vale la pena dedicare qualche minuto per comprendere meglio ciò che sta accadendo ma anche ciò che potrà accadere nel prossimo futuro e non soltanto nel Meridione: si tratta di un comunicato stampa dell'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) intorno ai fatti di Rosarno. Il titolo è La tolleranza della schiavitù in Italia deve cessare.

Quanto avvenuto a Rosarno non è un drammatico evento imprevedibile ma è l'epilogo di una situazione di degrado, violenza e di totale assenza di intervento delle istituzioni pubbliche che dura da anni e che esplode, non a caso, nell'anno del cosiddetto "pacchetto sicurezza".
Il fenomeno dello sfruttamento estremo e sistematico, fino alla riduzione in schiavitù o servitù di migliaia di lavoratori stranieri che caratterizza fette rilevanti dell'economia agricola del Mezzogiorno rappresenta una piaga le cui caratteristiche sono ampiamente note e che dovrebbe suscitare il massimo allarme da parte delle pubbliche autorità. Se di situazioni di emergenza si può a pieno titolo parlare senza che tale parola venga usata per battaglie politiche demagogiche finalizzate a generare paure nella popolazione e a raccogliere facili consensi, ciò dovrebbe riguardare proprio l'esteso fenomeno della economia criminale che da tempo utilizza i cittadini stranieri quale soggetti deboli, discriminati, stretti nella morsa della crisi economica e immersi senza possibilità di scampo nel circuito forzato della clandestinità verso la quale sono spinti da una normativa sempre più feroce e inefficace nel risolvere i problemi che afferma di volere affrontare.
Rosarno convive da anni, in un clima di sostanziale accettazione ed indifferenza sociale, salvo lodevoli ma isolate eccezioni, con un intreccio perverso di violenza, sfruttamento e degrado che riguarda migliaia di cittadini stranieri, sia regolari che non, in condizioni di disperazione e di assoluta ricattabilità, disposti, fino a ieri, a condizioni di sfruttamento ed emarginazione che non trovano paragone in nessun paese europeo.
Di tutto ciò la politica, e in particolare la politica dell'attuale Governo, non si è mai occupata.
Delle dichiarazioni rese sui tragici fatti di Rosarno da parte del Ministro dell'Interno Maroni ciò che colpisce e sconcerta non è solo l'oramai abituale accostamento, inaccettabile sul piano etico e giuridico, tra clandestinità (ovvero la semplice mancanza di un titolo amministrativo di soggiorno) e la commissione di crimini (dimenticando anche che molti stranieri di Rosarno sono regolarmente soggiornanti), ma è la mancanza di una chiara e ferma condanna delle violenze che si sono consumate a danno dei cittadini straneri nonché il silenzio sulla vasta dimensione criminale dello sfruttamento della manodopera straniera che è in atto da anni e che rappresenta la causa prima che sta alla base dello scatenarsi delle violenze di Rosarno. Nulla infatti afferma il Ministro dell'Interno su come intenda affrontare la finora negletta emergenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri e su come intenda tutelare le vittime di tali situazioni, se non il mero aumento di un contingente di forze di polizia. Lo stesso Ministro inoltre parla di una situazione frutto di inadempienze di anni nella vigilanza e nell'applicazione delle leggi, ma tali inadempienze sono addebitabili soprattutto alla sua personale responsabilità politico-amministrativa, essendo stato lui stesso Ministro del Lavoro dal 2001 al 2006 ed essendo Ministro dell'Interno dal maggio 2008.
Nessuna indicazione pratica concreta si ha neppure dalle dichiarazioni fatte dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Sacconi secondo il quale il prioritario obiettivo dell'azione di governo deve essere quello di bonificare tutte le sacche di illegalità che si sono prodotte da Padova a Rosarno perché in un contesto di sistematica e diffusa violazione delle leggi si realizzano fenomeni di disintegrazione di vario genere. Infatti non risulta che, come invece afferma il Ministro, nel caso di Rosarno ed in altre note situazioni del Mezzogiorno tutti i Servizi ispettivi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e degli enti vigilati abbiano davvero provveduto nei mesi scorsi in modo sistematico con lo scopo di reprimere tutte le forme di sfruttamento del lavoro irregolare, con particolare riguardo per il bracciantato agricolo e per l'edilizia, attività in cui il lavoro nero è facilmente verificabile ogni giorno.
Certamente la reazione spropositata avutasi da parte di molti stranieri con grave e ripetuta violenza sulle cose e su persone inermi non può in alcun modo essere giustificata o ridotta di gravità e gli autori e gli istigatori delle violenze vanno perseguiti a norma di legge. Ma non si deve comunque ignorare e omettere di valutare la causa di siffatta reazione e la persistenza di un atteggiamento ostile da parte della popolazione italiana.
Quanto accaduto conferma il fallimento di una politica dell'immigrazione totalmente ideologica e che non garantendo affatto in modo concreto la sicurezza personale degli italiani e degli stranieri e non contrastando il lavoro nero sta invece accrescendo sempre di più il bacino della irregolarità e sta fomentando in tutto il Paese un clima xenofobo, di guerra tra le fasce più povere o a rischio di povertà e di esclusione della popolazione.
La vera sicurezza sta anche nel far rispettare le leggi che esigono la tutela delle condizioni di lavoro contro ogni sfruttamento, impedire che i lavoratori dormano all'addiaccio, esigere che le Questure provvedano al rilascio e al rinnovo entro i termini indicati dalla legge (20 giorni) e non dopo mesi e mesi di snervante attesa, tutelare i richiedenti asilo e gli asilanti con efficaci politiche di infrazione ed accoglienza che non si limitino ai soli primi giorni di permanenza in Italia.
Quanto avvenuto a Rosarno deve segnare un punto di svolta nelle politiche nazionali dell'immigrazione. La profonda riforma delle normative sull'immigrazione deve costituire per tutte le forze politiche responsabili una priorità nazionale assoluta giacché non di una singola, seppure rilevante disposizione di settore si tratta, ma di una normativa che riguarda l'intero assetto di una società democratica.
L'ASGI richiama il Governo ed il Parlamento all'assunzione di misure urgenti ed improcrastinabili quali:
1. l'emanazione di un provvedimento urgente che consenta l'effettiva emersione dei lavoratori stranieri costretti dalla necessità o dal ricatto al lavoro nero e all'esposizione a condizioni di grave sfruttamento. Tale provvedimento, per essere efficace, deve potere avere ampia portata nelle condizioni di accesso e nella estensione temporale e deve potere essere attivabile dal lavoratore in caso di perdurante rifiuto da parte di chi ha posto in essere lo sfruttamento lavorativo
2. l'emanazione di opportune direttive, di concerto tra i ministeri dell'Interno, del Lavoro e delle politiche sociali e della Giustizia, e un collegato rafforzamento dell'operato degli uffici di controllo, specie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, finalizzato a dare attuazione sia alle disposizioni di cui all'art. 18 del d.lgs 286/98 sia al nuovo art. 600 cp novellato dalla legge 11 agosto 2003, n. 228, che permettono di perseguire la riduzione in condizioni di schiavitù o servitù nonché il grave sfruttamento, anche lavorativo. L'ASGI segnala infatti con grande apprensione che la normativa vigente in materia di lotta allo sfruttamento, ancorché forse non pienamente idonea a rispondere alla gravità della situazione attuale e perciò meritevole di una urgente revisione, comunque potrebbe risultare almeno parzialmente efficace se fosse applicata con il dovuto zelo; si evidenzia invece da tempo un numero sorprendentemente modesto di azioni di indagine e di conseguenti provvedimenti giudiziari finalizzati a tutelare le vittime delle situazioni di grave sfruttamento e a combattere le organizzazioni criminali che attuano il sistematico sfruttamento della manodopera straniera. L'introduzione del reato di permanenza illegale dello straniero extracomunitario introdotto dalla legge n. 94/2009 (pacchetto sicurezza) ha inoltre avuto effetti controproducenti nella lotta alla schiavitù lavorativa e al lavoro nero. Infatti nella prassi amministrativa e giudiziaria accade che il lavoratore straniero irregolare che pure denunzia il suo sfruttatore sia comunque intanto sottoposto ad una sanzione penale con procedimento direttissimo e sia altresì espulso, mentre l'azione penale relativa al denunziato sfruttamento segue il suo lento ed incerto corso, risultando alla fine magari archiviata a seguito dell'avvenuta esecuzione dell'espulsione dello straniero. In realtà una diversa applicazione delle norme vigenti, ed una interpretazione non restrittiva delle disposizioni di cui al citato art. 18, già ora consentirebbe un'azione immediata ed efficace: lo stesso procuratore della Repubblica che riceve la denunzia di sfruttamento lavorativo potrebbe richiedere al Questore il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in favore del lavoratore sfruttato (art. 18 d. lgs. n. 287/1998) e contestualmente rigettare la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di permanenza illegale, essendo così divenuta legale la presenza dello straniero. Non può sfuggire a nessuno come in una tale situazione il grado di impunità in cui operano le organizzazioni criminali sia elevatissimo e che il tentativo di reagire per vie legali venga, a buona ragione, percepito dalle vittime come un tentativo velleitario ed anzi dannoso perché espone l'interessato a danni ulteriori e persino maggiori.
3. la modifica delle attuali disposizioni amministrative, la cui piena conformità alla norma primaria appare altresì dubbia, in base alle quali la durata residua di validità del permesso di soggiorno dello straniero che si trovi senza lavoro è di solo sei mesi. Si tratta di una disposizione fortemente irrazionale che oggettivamente, in un periodo di grave crisi economica come quello attuale, spinge un numero elevatissimo di stranieri, che pure avevano un pieno inserimento sociale in Italia, di durata a volte pluriennale anche a carico famiglie e minori, a cadere nella spirale infernale della clandestinità e ad accettare qualunque condizione di lavoro in nero pure di sopravvivere. L'obbligo di non superare il periodo di sei mesi per la ricerca di un nuovo lavoro più o meno stabile e che permetta di produrre il reddito adeguato al fine di consentire il rinnovo del titolo di soggiorni risulta oggi una richiesta impossibile ed iniqua, che discrimina, nel mercato del lavoro, la situazione dei lavoratori italiano rispetto a quella dei lavoratori stranieri. L'ASGI ritiene che al fine di favorire il mantenimento della regolarità del soggiorno sia necessario che la durata del titolo di soggiorno per ricerca lavoro debba essere portata almeno a dodici mesi, come era previsto dal testo unico delle leggi sull'immigrazione introdotto nel 1998, prima della modifica restrittiva introdotta dalla legge n. 189/2002 (c.d. legge Bossi-Fini), e che, comunque, anche oltre tali termini, nell'esame delle condizioni per il rinnovo del titolo di soggiorno vada prioritariamente considerata l'effettiva situazione in cui si trova lo straniero favorendo percorsi di inclusione sociale.
4. l'approvazione in tempi rapidi di una legge (o di modifiche di carattere amministrativo, anche con ordinanze di protezione civile) che consenta di assicurare certezza di accoglienza e di inserimento in percorsi di integrazione sociale nei confronti dei rifugiati e degli stranieri che godono del diritto alla protezione sussidiaria ed umanitaria. L'ASGI ricorda che tra gli stranieri che sono vittime delle situazioni di grave sfruttamento c'è un numero significativo e crescente di persone protette dalle normative interne ed internazionali ma che vengono di fatte abbandonate a se stesse per mancanza sia di un sufficiente numero di posti di accoglienza, sia per le perduranti carenze delle normative in materia di asilo, diritto costituzionalmente garantito. E' dunque urgente ampliare e rendere flessibile la durata complessiva dell'accoglienza dei richiedenti asilo e degli asilanti nell'ambito dei progetti di accoglienza e di integrazione sociale dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
5. un effettivo rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno da parte di tutte le Questure entro il termine di 20 giorni dalla presentazione della domanda indicato dall'art. 5 del testo unico delle leggi sull'immigrazione: molti stranieri, anche lavoratori a Rosarno, attendono per mesi o addirittura per anni che l'amministrazione della pubblica sicurezza adempia a tale obbligo e nel frattempo a causa di queste inadempienze a loro non imputabili vivono in condizione giuridicamente precaria: non possono legalmente prendere in locazione alcun immobile, difficilmente riescono ad iniziare un nuovo rapporto lavorativo e così sono facile preda dello sfruttamento illegale del lavoro nero.

giovedì 7 gennaio 2010

Rotondina killer

I vetri di parabrezza che stasera coprono una parte della carreggiata dimostrano che (purtroppo) siamo stati facili profeti: un incidente sulla minirotonda tra Via Lungh'Isonzo Argentina e Via Leoni, proprio dove neanche dieci giorni fa (vedi post del 28 dicembre) si era rilevata la pericolosità. Non occorre peraltro essere Archimede Pitagorico per comprendere l'assurdità di quell'opera pubblica che deve essere quanto prima smantellata. Prima che qualcuno si faccia male e possibilmente a spese di chi l'ha voluta e fatta costruire...

Forte con i deboli, debole con i forti...

Eh, sì. Ora mi sento più sicuro. Era ora che questa amministrazione si mostrasse con il suo volto più moderno e funzionale: forte con i deboli e debole con i forti! Insomma, in linea con i tempi.
Ci sono voluti sei mesi, ma alla fine il mendicante exracomunitario che vìola l'ordinanza del Sindaco è stato infine beccato, con grande gaudio del sindaco che ha avuto l'impudenza di affermare. "E' un segno incoraggiante"! Che poi i Vigili urbani, quelli stessi che hanno scorto il mendicante furtivamente appostato all'ingresso della Coop di via Lungo Isonzo Argentina, siano gli stessi che dopo quattro mesi non si sono premurati di far rimuovere una autovettura parcheggiata contromano e in divieto di sosta, come segnalato da tempo da un privato cittadino, risulta solo una sfortunata coincidenza. Resta ora da colmare il divario con l'amministrazione di centrosinistra di Monfalcone che in sei mesi ha messo in carniere ben 20 contravvenzioni a mendicanti e accattoni, come opportunamente ricorda il vicesindaco. La gara a handicap con Monfalcone resta aperta.
Resta, tuttavia, il rammarico che analoga condivisione dell'operato delle forze dell'ordine, non venga mai espresso nei confronti - ad esempio- della Guardia di Finanza quando scopre evasori totali per decine di milioni ovvero per le numerose persone fisiche che a Gorizia, autocertificando false situazioni di indigenza o di bisogno, ottengono dal Comune agevolazioni significative nell'ambito scolastico o della sussistenza, così sottraendo ai veri bisognosi gli aiuti, non certo abbondanti, forniti dal Comune alla comunità.
Dario Ledri

mercoledì 6 gennaio 2010

Tra crocifissi da salotto e veri poveri cristi

L'ordinanza antiaccattonaggio era stata emessa ai tempi in cui l'amministrazione comunale non sapeva come risolvere il problema della signora che abitava in una tenda ai Giardini pubblici della città. Pur contestando lo squallido contenuto di tale normativa comunale tanti cittadini ritenevano che si trattasse di un'uscita estemporanea e che - risolta la questione - nessuno l'avrebbe mai applicata. Invece cosa è accaduto? Che il Comune non ha affatto risolto la questione della tenda dei Giardini, ha di fatto soltanto trasferito il problema a un ente del privato sociale che - su pressante richiesta dell'assessore competente - aveva messo a disposizione (a proprie spese) per un breve periodo un alloggio. Sono passati sei mesi e da chi si era pubblicamente impegnato a sistemare le cose entro un mese silenzio assoluto.
L'ordinanza al contrario mette in atto i suoi venefici meccanismi e un povero seduto "al freddo e al gelo" in via Lungh'Isonzo si "becca" 200 euro di multa. A parte l'ovvia domanda "chi pagherà la multa visto che la persona in questione non ha soldi neppure per mangiare" è veramente odioso pensare che una città come Gorizia possa dotarsi e attuare normative finalizzate esclusivamente a rendere ancora più penosa la situazione di chi già sta tanto soffrendo. Meraviglia che le parrocchie (l'ordinanza prevede il divieto anche davanti alle chiese e alle strutture parrocchiali) non abbiano in questi mesi protestato contro questa piccola ma significativa forma di disumanità. Comunque questa multa la dice lunga sulla conoscenza e sull'approvazione dei "valori cristiani" di un'Amministrazione che si appresta a discutere e presumibilmente approvare un Ordine del Giorno presentato dai consglieri della Lega Nord (ex Lista per Gorizia, ex La lista siamo noi, ex opposizione dell'opposizione, ex...) per salvaguardare crocifissi, presepi e quant'altro.

martedì 5 gennaio 2010

Gect o non gect, questo è il problema

Ieri in Comune riunione congiunta di due commissioni per esaminare Convenzione e Statuto del Gect (Gruppo europeo di collaborazione territoriale).
Rituale raccomandazione sulla secondo l'assessore Pettarin "necessaria riservatezza", immediata come al solito la ridicolizzazione di tale auspicio grazie alla descrizione dei momenti salienti della riunione sulla stampa locale, con tanto di fotografie scattate ad hoc.
Gli importanti documenti - il Gect determinerà di fatto i più decisivi percorsi territoriali almeno nel prossimo decennio - sono stati resi disponibili ai consiglieri soltanto ieri sera, con una tempistica che prevedeva entro oggi la loro "fissazione" da parte dei tre Comuni limitrofi sloveni e italiani coinvolti. Come pensare a un reale coinvolgimento dei cittadini o a uno studio sufficientemente approfondito da parte degli stessi consiglieri chiamati a decidere in un Consiglio Comunale che si dovrebbe tenere contestualmente il 21 gennaio prossimo?
E poi, almeno all'inizio, gli obiettivi sembrano non andare oltre una già in parte sperimentata collaborazione sul piano infrastrutturale e su quello relativo al reperimento e alla condivisione di risorse energetiche. "Sembrano", appunto, dal momento che finora non ci sono stati tempi e occasioni per riflettere e discutere, come si usava nei tempi in cui era ancora in funzione il buon vecchio sistema democratico...

lunedì 4 gennaio 2010

Auguri da (ex) Ground zero


Una nota impresa goriziana augura ogni bene ai cittadini; dichiara di voler rendere Gorizia "ancora più bella e vivibile" presentando l'idillico scenario che caratterizzerà l'ingresso alla città quando saranno finiti i lavori.
Nel frattempo i quattro pubblici marciapiedi sono stati sottratti alla collettività per oltre due anni nel periodo in cui il sito era ridotto a un inutile cratere; due di essi, quello di via Ariosto (nella foto scattata ieri) e quello di via Donizetti, sono ancora inagibili nonostante la "presunzione" di fine lavori entro 90 giorni dal 22 giugno 2009. Questi tempi lunghi sono stati consentiti da provvedimenti firmati dalle ultime due amministrazioni che hanno misteriosamente concesso a titolo gratuito gli spazi per un periodo quattro volte superiore a quello impiegato nel '500 dai veneziani per costruire l'intera cinta muraria e uno dei corpi principali del Castello!
E la ditta giustamente ringrazia...

domenica 3 gennaio 2010

Lega Nord bugiarda

La Lega Nord tappezza il periodo natalizio con i cartelli che invitano a salvaguardare i simboli cristiani tradizionali. Cominci con il comportarsi di conseguenza, anzitutto non pubblicando bugie - che sono peccati gravi! Infatti, contrariamente a quanto si vede chiaramente scritto, il Comune di Gorizia non "ha votato il mantenimento del crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici". Il "ringraziamento" della Lega è solo un modo per far pensare ai cittadini che il Comune abbia preso una posizione che invece finora non ha neppure preso in considerazione! Insomma, una vera e propria falsità...

Sindaco appena sufficiente?

Ci sono diversi modi di intendere la politica: uno di questi passa attraverso il non semplice sforzo di comprendere le "ragioni" dell'altro, anche e soprattutto quando sono diverse dalle proprie. E' evidente che chi si è presentato alle elezioni comunali con un programma opposto a quello risultato poi "vincitore" non potrà che dare un giudizio totalmente insufficiente all'amministrazione in carica... Quindi la pagella data agli amministratori sulla base di un tipico giochetto giornalistico di fine anno non riguarda la bontà o meno di una linea di governo cittadino - che per definizione non può che essere poco se non nulla condivisa - bensì il modo con cui quella linea viene realizzata. E da questo punto di vista la valutazione diventa appunto un semplice divertissment legato alla sensibilità di ogni interpellato dalla manica più o meno larga. Detto ciò, tutte le interpretazioni sono legittime, anche quelle fortemente critiche dei rappresentanti del Prc e del Pdci: i quali possono comunque essere rassicurati sulle intenzioni dalla lettura dei post quasi quotidiani di questo libero blog del Forum per Gorizia, anche all'interno del quale sono state sollevate delle legittime critiche sul voto "appena sufficiente" attribuito dal capogruppo al sindaco Romoli.

Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato

E' il titolo scelto dalla Chiesa cattolica per la Giornata mondiale per la pace, da oltre quarant'anni coincidente con il primo giorno dell'anno. Sia pure con molta minor attenzione rispetto ad alcuni anni fa le proposte sono state prese in considerazione dai media, anche se come di solito accade il giorno dopo le parole passano e i problemi restano.
Restano e li si può constatare direttamente attraverso quei cambiamenti climatici davvero globalizzati che coinvolgono tutti i territori. Si pensi al gelo e alla neve di prima di Natale, al balzo di quasi trenta gradi in 24 ore con conseguente scioglimento delle nevi perfino in montagna e successive piogge, esondazioni di fiumi, mareggiate e quant'altro...
Custodire il creato, dunque. Sì, ma come? Il recente vertice di Copenaghen non ha sortito effetti degni di nota e anche nella comunicazione quotidiana sembra che quella dell'ambiente sia l'ultima delle questioni politiche e culturali. E' vero che il territorio goriziano è stato recentemente segnalato tra i più virtuosi per ciò che concerne la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, un segno positivo di coscienza e consapevolezza da parte dei singoli cittadini. Tuttavia è evidente che tutti - ciascuno con la propria responsabilità - dovrebbero fare di più, molto di più. L'auspicio è che l'augurio della "Giornata" si concretizzi grazie all'impegno di tanti coltivatori di pace che vogliono custodire l'ambiente nel quale vivono e operano. Anche per le generazioni che seguiranno.