lunedì 30 novembre 2009

Questo minareto non s'ha da fare...

Il risultato del referendum in Svizzera contro la realizzazione di minareti ha colto di sorpresa un po' tutti, compresa la conferenza episcopale elvetica che ha definito l'evento "un ostacolo sul cammino dell'integrazione e del dialogo". Saggi i vescovi, spiazzati i partiti, ma davvero non pensavano che la clamorosa iniziativa avrebbe avuto successo? Chi semina vento raccoglie tempesta: la moltiplicazione degli appelli alle "radici cristiane dell'Europa", le "battaglie" per la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, le petizioni contro la realizzazione delle moschee nelle città, le posizioni della Lega Nord sempre più vicine a quelle delle destre xenofobe.... tutto ciò fa da sfondo culturale a una sempre più ignorante e razzista opinione pubblica contraria al sereno confronto fra le religioni e più in generale a un'Europa unita nella diversità. Forse questo voto popolare dalle proporzioni impreviste può suonare come un campanello d'allarme sia per il mondo politico - per esempio decidendo di farla finita con gli ordini del giorno contro la sentenza della Corte Europea a favore della presenza dei crocifissi nelle scuole - che per il mondo cattolico - vigilando sui rigurgiti del cristianismo soltanto culturale e prendendo le distanze senza se e senza ma dalle iniziative leghiste.

domenica 29 novembre 2009

Un anno con il blog del Forum

Il blog del Forum "funziona" da un anno. E' stato spazio di riflessione e discussione, si è sempre più configurato come testata di informazione e approfondimento su tematiche goriziane e non solo. Le statistiche sull'utilizzo sono state introdotte da metà maggio e i risultati sono discreti: una media sui 45 - 50 accessi al giorno e circa il doppio le pagine visitate. Non è male per uno strumento di comunicazione libero da qualsiasi relazione condizionante di ordine economico o politico. Naturalmente si può fare di più e meglio, è indispensabile la collaborazione di tutti coloro che lo visitano, dei loro post, dei liberi commenti e soprattutto della loro forza di diffusione. Per conoscere e aiutare a conoscere un'altra Gorizia.

venerdì 27 novembre 2009

Conference center, chi è costui?

Si resta basiti a leggere le dichiarazioni del presidente del Consorzio per lo sviluppo del polo universitario Enrico Agostinis. La sua prima preoccupazione è di chiarire che lui con la realizzazione del Conference Center non c'entra per nulla , è arrivato quando tutto era stato deciso, e pure realizzato. Invece di cogliere l'opportunità costituita dal poter gestire una struttura di assoluto livello e quindi di poter operare anche per il rilancio del ruolo della città, si premura subito di mettere le mani avanti: io non c'entro, l'ho solo ereditato. Circa poi il suo programma di utilizzo della struttura, ammette di non averne idea perchè "non ci sono convenzioni in atto". Se ce ne fossero state forse avrebbe risposto che lui aveva ereditato pure quelle. Non gli viene in mente che forse è pure compito di un presidente attivarsi per individuare percorsi organizzativi atti a dare contenuto ad una struttura nuovissima ma assolutamente vuota di iniziative. Però, un'idea brillante lui ce l'ha: un utilizzo continuativo del Conference come Aula Magna dell'Università, visto la ristrettezza degli spazi disponibili. Davvero un'idea geniale, ma forse con molto meno si potevano utilizzare gli spazi dell'ex cinema Corso, per dire. No, va bene il Conference Center, costato, con gli arredi 4,3, milioni di euro. Poi però recupera: "Chiaramente la struttura verrà utilizzata anche per obiettivi più alti come iniziative di respiro internazionale". Bontà sua ha scoperto la funzione originaria del Center, ma purtroppo non gli riesce di individuarne nemmeno una, di iniziative. Fortunatamente nel'articolo di spalla lo soccorre il Sindaco Romoli che in concreto ricorda che "a marzo ci sarà l'appuntamenteo prestigioso dell'International Desk che il ministero ha localizzato. E quello sarà il debutto vero per il Conference".E pensare che Agostinis rappresenta il nuovo e di lui si parla come di un possibile candidato sindaco nel 2012.
Dario Ledri

Il Forum c'è

Il Forum per Gorizia esiste e nell'ultimo Consiglio Comunale l'ha dimostrato. E' giusto dirlo per completezza di informazione, soprattutto dopo aver letto sui quotidiani locali le reazioni all'approvazione del documento sulla sanità. Il sindaco lo presenta anche come un ulteriore passo della collaborazione fra Pdl e Pd: in realtà lo stesso Romoli all'inizio della discussione aveva caldamente invitato il presentatore De Santis a ritirare la mozione che - a suo dire - avrebbe danneggiato l'inedito processo di riavvicinamento fra Monfalcone e Gorizia. Sulla stessa linea era il capogruppo Pd che invitava con forza a soprassedere per definire un successivo accordo provinciale. Soltanto dopo le insistenze dei consiglieri del Forum il primo cittadino non soltanto ragionevolmente cambiava idea ma anche sosteneva con sempre maggior convinzione fino a farsene paladino l'iter che ha portato al voto unanime del Consiglio. L'accordo veniva salutato con grande soddisfazione da molti consiglieri, accolto con freddezza da altri - sia di maggioranza che di opposizione - preoccupati della secondo loro possibile inutilità del pronunciamento di un intero Consiglio Comunale. Alla fine si è trattato di un bel capitolo di democrazia reale e di rispetto delle istituzioni.

giovedì 26 novembre 2009

Insieme per la sanità provinciale

Tanto tuonò che piovve.
Alla fine in Consiglio Comunale ha prevalso la volontà di affrontare uniti l'emergenza sanità: il documento proposto dal consigliere De Santis e sostenuto dal Forum per Gorizia è stato rielaborato da vari consiglieri, presentato in aula dal sindaco e approvato all'unanimità. Così il sindaco ha ricevuto un mandato ufficiale da parte dell'aula consiliare e il percorso di collaborazione con Monfalcone e gli altri centri della provincia esce rafforzato da un voto frutto di un dialogo vivace e democratico. E' un piccolo ma buon risultato per la salvaguardia della sanità provinciale.
Nel corso del dibattito è emerso un evidente disagio nelle comunicazioni fra i diversi gruppi del centro sinistra: tutti vogliono l'unità ma ciascuno pretende di dettarne le condizioni. E' l'espressione di normali diversità metodologiche e caratteriali oppure il segnale di una distanza più profonda fra posizioni politiche poco compatibili? Occorre rispondere con una certa urgenza a questa domanda, i cittadini chiedono unità strategica e nel contempo chiarezza progettuale. Possibilmente impegnandosi tutti a recuperare anche un clima di dialogo amichevole e costruttivo...

mercoledì 25 novembre 2009

Da non dimenticare...


A tutte le donne, a tutti gli uomini che amano le donne, a tutte le persone che hanno a cuore il senso della vita.Buona giornata

martedì 24 novembre 2009

Una nota sul vertice FAO

“Siamo fortemente preoccupati per il fallimento del vertice della Fao e per quello, annunciato, della Conferenza dell’Onu sul clima”, dichiara Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). “Le ragioni di preoccupazione sono almeno due”, nota Babolin. “La prima è la non volontà politica, o il completo disinteresse, manifestati dai Paesi più importanti rispetto a due questioni cruciali per il pianeta: la fame e l’ambiente. Due questioni che dovrebbero essere in cima all’agenda politica e che, invece, restano relegate tra i temi buoni per le dichiarazioni di principio. Anche il nostro Governo ha fatto la sua parte. In negativo. Il presidente del Consiglio Berlusconi ha fatto diversi richiami alla centralità della sicurezza alimentare, ma non ha confermato lo stanziamento di 450 milioni di dollari promessi dall’Italia.” “La seconda”, continua il presidente del CNCA, “riguarda la crisi del multilateralismo: è chiaro che i Governi non hanno intenzione di dare un ruolo forte all’Onu. In questo senso, appare particolarmente deludente la decisione degli Usa di accordarsi con la Cina, mettendo così nell’angolo l’Europa e segnando di fatto il fallimento del Vertice di Copenaghen.” “Noi chiediamo con forza al nostro Paese e ai Governi che hanno in mano le sorti del pianeta”, conclude Babolin, “un atto, urgente, di lungimiranza: senza una nuova cornice di rapporti internazionali, realmente multilaterali, non ci sarà futuro per il pianeta.”

lunedì 23 novembre 2009

Chi resterà con il cerino in mano?

Ci sarà l'accordo sulla sanità provinciale nel Consiglio Comunale di domani?
Tutti lo vogliono, Romoli e il pdl che sostengono di "aver finalmente messo insieme Monfalcone e Gorizia", il pd provinciale che rivendica la primogenitura sul patto di ferro che dovrebbe valorizzare la Conferenza dei sindaci e costituire due commissioni ad hoc, il Forum che però chiede di fare chiarezza sulle responsabilità dell'attuale situazione, Progetto Gorizia che per l'asfittico settore domanda ulteriori investimenti piuttosto che tagli...
La verità è che là dove si dovranno discutere e decidere i destini del piano Kosic non c'è alcun goriziano (vedi per esempio giunta regionale e terza commissione del consiglio): per questo e per tanti altri motivi la sorte della sanità provinciale sembra purtroppo segnata, tutti corrono a presentarsi davanti ai cittadini come salvatori della patria, nessuno sembra voler cadere nel tranello e rimanere con il cerino in mano.
Un'autentica posizione politica non può limitarsi a invocare l'unità come un valore a priori; un malato deve essere curato, ma senza anamnesi ogni intervento potrebbe risultare nel migliore dei casi inutile: la sanità goriziana è molto malata ma nessuna medicina le potrà giovare senza che siano evidenziate le cause della sua ormai ultradecennale sofferenza!

domenica 22 novembre 2009

Uniti sì, ma...

Leggo che l'assessore regionale Molinaro, a margine della sua visita in città in occasione dell'inaugurazione di via Rastello, sollecitato dal consigliere Valenti ha espresso rassicuranti dichiarazioni circa il futuro della sanità goriziana. In particolare, ha espresso l'auspicio che in un prossimo futuro la realtà goiriziana trovi uno sbocco sinergico con la vicina Nova Gorica in campo sanitario come in altri campi, alla luce anche dei possibili nuovi e importanti accordi di collaborazione nell'ambito dell'euroregione, a far tempo dal 2010. Dichiarazioni assolutamente condivisibili e che indicano un percorso che vale assolutamente la pena di iniziare ad affrontare con strumenti finalmente operativi, ma che nel contempo necessitano di alcune precisazioni, in mancanza delle quali si corre il rischio di dimenticare chi siano oggi i protagonosti della scena. Primo: l'entrata della Slovenia in Europa è stata formalmente ostacolata dal centrodestra nazionale che si è opposto esprimendo parere contrario. Secondo: all'epoca nello stesso modo ci era espressa l'Amministrazione Comunale guidata da Gaetano Valenti. Terzo: il progetto dell'ospedale transfrontaliero con l'integrazione della struttura di via V.Veneto con l'ospedale di San Pietro è stata deliberatamente affossata con la soluzione del San Giovanni di Dio, fortemente voluta dall'allora assessore regionale Romoli e subito fatta propria e condivisa, anche a costo di ribaltare una precedente scelta, dall'ex-sindaco Valenti. Quarto: all'atto dell'inaugurazione del San Giovanni di Dio il sindaco Romoli, con grande fair play, definì i pochi presenti che dissentivano come "i disfattisti". Quinto: da tre mesi in Consiglio Comunale non si può discutere di sanità goriziana per scelta deliberata del centrodestra.
Oggi, in presenza di un piano regionale che taglia inersorabilmente la sanità goriziana e le funzioni del suo ospedale, inaugurato meno di un anno fa, si invoca l'unità di tutti i soggetti protagonisti della scena politica ed istituzionale goriziana, e non solo, in difesa dei diritti del cittadino e a tutela della sanità goriziana. Si può essere senz'altro d'accordo. Ma ciò deve avvenire, a mio modesto avviso, nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilità. Altrimenti ha il forte sapore di inciucio bipartisan che serve a salvare coscienze non proprio candide.
Dario Ledri

venerdì 20 novembre 2009

Alle cinque della sera...

Domani, sabato 21 novembre "alle cinque della sera" il sindaco Romoli si presenterà nell'arena della conferenza capigruppo per discutere di sanità. Non ha molto da temere: è vero che non ha mai risposto a una - dicesi una - delle numerose interrogazioni (De Santis, Bellavite, Bianchini, ecc.) a lui rivolte sul tema in questi ultimi due anni, che ha accettato senza battere ciglio il deliberato rinvio della discussione dell'ordine del giorno De Santis nei consigli comunali di settembre ottobre e novembre; che ha accusato di disfattismo chi era perplesso il giorno dell'inaugurazione del san Giovanni di Dio, il "gioiellino del Nord Est". Tuttavia ora si presenta come il "salvatore della patria sanitaria provinciale" il cui declino è iniziato proprio una ventina d'anni fa forte dell'appoggio del sindaco di Monfalcone e di parte del Pd provinciale. Insomma, c'è poco da stare allegri: con la firma dei capoccia si sta consumando ciò che era stato previsto in un piano regionale programmato proprio da chi ora si propone come principale oppositore. Che ci sia qualcosa che non va?

mercoledì 18 novembre 2009

Sanità provinciale...

Come volevasi dimostrare: Romoli si presenta a Monfalcone con la parola d'ordine del "patto indissolubile" accolta con convinzione da Pizzolitto e dal Pd provinciale. Il pd goriziano con Portelli chiede una riunione urgente di capigruppo con il sindaco che in verità era già stata decisa e fissata nella riunione degli stessi capigruppo per questo venerdì alle ore 17. Tutti vogliono l'"unità" per evitare che la divisione porti ulteriori danni alla già sgangherata sanità "provinciale" (come usa dire il primo cittadino del capoluogo). E adesso? Chiedere a Romoli se si è sbagliato quindici anni fa quando con Fasola ha seminato le piante che ora danno i loro non-frutti è rompere l'unità in un momento in cui "bisogna convergere"? Domandare ai politici (di entrambi gli schieramenti) che hanno calcato le sedi regionali in questi ultimi due decenni cosa hanno fatto per evitare la situazione attuale è menare il can per l'aia e "rompere" le indispensabili alleanze? Cercare di capire l'operazione vendita san Giovanni di Dio gestita da personaggi importanti della politica goriziana è inutile dietrologia? Dire che "il gioiello del nord est" è una barca piena di falle è disfattismo politico?Insomma, gli schieramenti si domandano se è tempo di procedere da soli attestandosi sulla linea della ricerca di qualche certezza rischiando di passare per responsabili dei quasi certi prossimi fallimenti a livello regionale oppure di saltare sul carro del duo Romoli-Pizzolitto accettando il patto indissolubile che porterà a riconoscere loro il merito di "averci per lo meno provato".

Lei non sa chi sono io...

Se il ciclista percorre con delicata attenzione i controviali di Corso Italia il minimo che può capitargli è lo sguardo fulminante dei passanti. Ma se gli stessi controviali sono trasformati in parcheggio per gli avventori degli esercizi del centro sembra che nessuno se ne preoccupi più di tanto. Si provi a girare per la zona dopo il tramonto e a vedere quante belle auto fanno mostra di sé: sì, perché non ci sono le 500 o le Panda, ci sono soltanto i Suv, le Bmw e tante altre auto di lusso. I cui proprietari, alle legittime rimostranze dei cittadini semplici, sfoderano ancora - alla Totò - il prepotente "lei non sa chi sono io"! (esperienza di ieri) Insomma, tempi duri, ritorna l'arroganza dei ricchi, i non-vip se ne stiano zitti.

martedì 17 novembre 2009

Convincere è vincere...

L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Dieci, quindici, venti anni addietro era impensabile che il manicomio potesse essere distrutto. D'altronde, potrà accadere che i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi ancora di prima, io non lo so! Ma, in tutti i modi, abbiamo dimostrato che si può assistere il folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale. Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L'importante è un'altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E' quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E' il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.
Franco Basaglia
(in Conferenze brasiliane, 1979)

Un uomo solo al comando

Il sindaco Romoli, dopo un paio d'anni di assestamento, ingrana una marcia superiore e inizia a raggranellare relazioni importanti. Scatta e pedala sostanzialmente da solo nell'ambito dlela propria amministrazione.
"Apre" ai vicini Comuni sloveni, si incontra sempre più frequentemente con Pizzolitto a Monfalcone (vedi vicenda Iris e probabilmente prossima difesa della sanità goriziana), riesce a "portare" ospiti significativi in zona, Tondo i prossimi sabato e lunedì, Berlusconi in dicembre per la prima pietra della Villesse - Gorizia, accoglie con simpatia i graditi inviti delle associazioni slovene, incassa le ovazioni dei numerosi giovani del Pdl...
Ha anche smesso di sparare promesse, forte della prossima inaugurazione delle prime opere pubbliche, appropriandosi con orgoglio di ciò che era stato impostato dai suoi predecessori: e come risulta stucchevole l'addossare ogni responsabilità di ciò che va male a chi c'era prima, così risulta poco elegante rivendicare con troppa forza i meriti passati di opere che di fatto vengono restituite oggi ai cittadini. La memoria dei quali ordinariamente non è tanto impegnata nella ricerca di ciò che è stato quanto nello sguardo a ciò che c'è.
Insomma, con una città sempre più marginalizzata dai circuiti europei, con una Sanità a pezzi, un piccolo commercio in ginocchio e prospettive imprenditoriali più o meno zero, chi è stato tra quelli che con le loro scelte hanno avviato questa lunga deriva ora si presenta - e viene accreditato tale - come il salvatore della città, il demolitore degli ultimi muri, l'"eroe" dei lavori pubblici. E molti, per convenienza o per convinzione, gli credono.
Per chi non ci sta è tempo di deporre le asce di guerra e riaggiornare le strategie affinché le grandi idee che hanno guidato i percorsi passati non vengano travolte dall'attivo pragmatismo sorridente e sornione della destra romoliana.

domenica 15 novembre 2009

Far bene alla mafia

Due giorni fa, il 13 novembre, è stato votato in Senato un emendamento che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, considerato da molti un regalo ai mafiosi. Ecco la dichiarazione di don Luigi Ciotti, presidentedi Libera.
"Con l'emendamento votato al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività. Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia. Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan. Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore"regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
Luigi Ciotti Presidente di Libera

sabato 14 novembre 2009

Romoli al SKGZ

Si è svolto venerdì sera presso il KB Center l'atteso dibattito pubblico organizzato dal SKGZ di Gorizia con il sindaco Ettore Romoli. Il presidente Semolič e i numerosi intervenuti hanno invitato il primo cittadino a confrontarsi sui temi che maggiormente interessano la città, dagli sviluppi futuri alla collaborazione con la Slovenia, dalle prospettive urbanistiche al ruolo del capoluogo nella provincia, dagli interminabili lavori pubblici alle opportunità per i giovani.
Romoli ha presentato la sua visione di "città futura" dichiarando che oggi Gorizia è migliore di due anni e mezzo fa, "non soltanto per merito della mia amministrazione, ma anche per una serie di fortunate circostanze"; ha sfoggiato il suo consueto ottimismo relativamente alle azioni future, in particolare dettagliando maggiormente i primi passi del GECT (Gruppo europeo di collaborazione territoriale) con Nova Gorica e Šempeter; ha fatto il punto relativamente al crollo dei muri esterni ed interni, dichiarando che "la città non può avere un futuro se non nella collaborazione con i comuni che la circondano"; riguardo ai giovani ha puntualizzato che il compito di un'amministrazione non è quello di "educare" le nuove generazioni, ma di offrire a esse opportunità imprenditoriali e produttive per consentire a chi lo desidera di rimanere in zona e non incamminarsi verso altri lidi.
Almeno per ciò che concerne la prima parte dell'incontro l'impressione è che Romoli abbia aggiunto all'iniziale realismo da "presidente di condominio" (l'espressione è sua e risale ai tempi della campagna elettorale) un'inattesa vena di idealità internazionale e di - almeno dichiarata - volontà di collaborazione; e che la sua abilità di politico di lungo corso stia emergendo anche attraverso una finora forse sottovalutata vena di umana simpatia. Che poi alle parole corrispondano o seguano i fatti questo è tutto da verificare; è vero anche che la tradizionale squisita e delicata ospitalità slovena ha giustamente scelto la via di un dialogo dai toni amichevoli, senza calcare la mano su temi molto caldi (vedi sanità e molto altro)...
Comunque sia, suona comunque un campanello che invita al risveglio il centro sinistra e la sinistra goriziani: non si può più vivere di sola opposizione, con un sindaco capace di fiutare con intelligenza le opportunità aperte dai nuovi scenari geopolitici occorre un grande salto di qualità culturale e di concretezza politica.

venerdì 13 novembre 2009

Il silenzio sulla sanità goriziana

Sono mesi che si rincorrono le voci di un ulteriore smantellamento della sanità goriziana con l’accorpamento dell’Azienda sanitaria isontina nella realtà triestina, è di qualche giorno addietro la notizia della cancellazione nella struttura goriziana del servizio per l’osteoporosi, la soppressione del punto nascite è ben più che una ipotesi e oggi si aggiunge la notizia del possibile azzeramento del servizio risonanza magnetica. Questa, dunque, la situazione della sanità a Gorizia.
Ebbene, sono quasi tre mesi che della questione sanità non si può discutere in Consiglio Comunale per le tattiche dilatorie del centrodestra.
Il consigliere Bernardo De Santis (Progetto Gorizia) agli inizi di settembre aveva presentato una mozione urgente sulla questione chiedendo che fosse discussa nella prima seduta utile. Per ben due volte il capogruppo del PDL in Consiglio Comunale, Gaetano Valenti, anche con l’ausilio del Presidente Roldo, ha fatto in modo che il Consiglio Comunale di Gorizia a tutt’oggi non lo discutesse.
E’ giusto che i Cittadini Goriziani sappiano che coloro che a suo tempo hanno affondato l’ipotesi della cittadella sanitaria transfrontaliera e hanno concorso a consegnare alla città di Gorizia il “gioiello” all’amianto del San Giovanni di Dio, costato il doppio del preventivato (58 milioni di euro!), sono ancora all’opera: ieri in Regione (assessore Romoli) e in città (sindaco Valenti), oggi in città (sindaco Romoli) e in Regione (consigliere Valenti).
Che l’azienda sanitaria isontina scompaia, che i servizi vengano regolarmente “tagliati”, che il normale turn-over sia bloccato e che i turni e le incombenze per il personale sanitario diventino sempre più stressanti, che i servizi e le attese per il cittadino normale quotidianamente peggiorino, paiono non interessare questi politici, che pure hanno ricevuto la fiducia del cittadini goriziani. E’ da mesi che il Centrodestra non trova la voglia e il tempo di discutere in Consiglio Comunale della questione sanità, come abbiamo più volte denunciato, quasi fosse una fissazione di alcuni sconsiderati “disfattisti” e non, invece, un problema che investe la comunità che pure rappresentano.
Oggi, l’assessore Del Sordi si fa primo promotore di un comitato a difesa del punto nascite. Ma lui dove era quando la premiata ditta Valenti-Roldo mandava tutti a letto pur di non discutere in Consiglio comunale la gravissima situazione della sanità goriziana? Per l’occasione non aveva nulla da dire, così come nulla da dire hanno consiglieri e assessori del centrodestra circa il piano sanitario regionale pronto ad essere varato dalla Giunta Tondo, quello che ha inaugurato nel dicembre scorso il San Giovanni di Dio?
Il Centrodestra oggi al governo della città ha reso, di fatto, obbligatorio il silenzio sulla questione sanità, chissà che i cittadini goriziani questa volta non dimentichino, decretando in futuro il silenzio assoluto su carriere pubbliche già oggi vetuste.
FORUM PER GORIZIA

Disegno di legge "porcheria"

"Una porcheria", così si è espresso Casini; perplessità sono state sollevate perfino dall'avvocato Bongiorno, il che è tutto dire. Ammantato dalla necessità di abbreviare i lunghissimi italici processi il ddl approvato ieri alla Camera si configura in realtà come un incredibile provvedimento ad personam, frettolosamente costruito dopo la bocciatura del decreto Alfano da parte della Corte Costituzionale. Insomma, chi ha in mano i più potenti strumenti mediatici per la generazione del consenso possiede anche la possibilità di orientare il potere legislativo del parlamento a proprio uso e consumo; sembra abbia in mente la modifica unilaterale della Costituzione repubblicana e l'assoggettamento della Magistratura alle indicazioni degli "eletti" dal popolo. Nuvoloni oscuri all'orizzonte fanno prevedere una preoccupante stagione di dittatura democratica...

giovedì 12 novembre 2009

Toponomastica creativa




Oltre ai già segnalati cartelli stradali all'ingresso di Gorizia che due anni dopo indicano ancora i valichi confinari con la Slovenia e agli esileranti svarioni tipo via A. Dante offriamo a chi segue queste problematiche un ulteriore esempio di toponomastica creativa: chi esce verso via Garzarolli proviene da via dei Grabizio, chi esce verso via Terza Armata ha due possibilità, da una parte il cartello indica via dei Gabrizio dall'altra - sullo stesso palo - via del Gabrizio. Insomma, ecco un bel quiz: via dei Grabizio, via dei Gabrizio o via del Gabrizio?

Dalla parte della Transalpina...

Perché questa Giunta "odia" la Transalpina, ovvia piazza di collegamento fra la vecchia e la nova Gorizia/Gorica? Propria non la sopporta, al punto che non soltanto rifiuta l'ipotesi di una festa di Capodanno internazionale ma anche sembra non si sia granché preoccupata di "salvare" lo storico ristorante/albergo testimone degli avvenimenti più rilevanti del Novecento goriziano. Forse - ma ci si augura che non sia così - si tratta soltanto di invidia nei confronti dei predecessori che avevano fatto della Piazza uno dei simboli più interessanti della storia cittadina e un'evidente attrattiva anche turistica.
A detta di molti che hanno veleggiato tra una zona e l'altra la notte del 31 dicembre 2008 lo spettacolo in Piazza Battisti non è stato memorabile ma neanche a Nova Gorica si sono vissuti momenti indimenticabili: è indispensabile festeggiare insieme almeno le grandi ricorrenze civili per innalzare la qualità dell'offerta e cominciare a pensare "uniti nella diversità".
La proposta del "cammino dell'amicizia" qua e là del vecchio confine conferma ciò che da anni tanti hanno suggerito e anche realizzato a livello ciclistico nel corso di una bellissima iniziativa organizzata nel pomeriggio successivo al giorno dell'entrata della Slovenia in Schengen.
Tuttavia un'idea non soppianta l'altra e non si vede una risposta motivata alla domanda: perché il clou della notte di Capodanno non può essere sulla piazza della Transalpina?

mercoledì 11 novembre 2009

Sulla morte di Stefano Cucchi... presa di posizione del CNCA

“Le affermazioni di Carlo Giovanardi sulla morte del giovane Stefano Cucchi sono gravissime, dal punto di vista etico ma anche nel merito dei fatti”, dichiara Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA).“In primo luogo,” nota Babolin, “il sottosegretario entra a gamba tesa in una discussione tuttora aperta: quella relativa alle cause della morte di questo sventurato ragazzo. Quando gli stessi esponenti del suo Governo si sono limitati a chiedere un accertamento dei fatti. Perché non tace?”“Quando poi Giovanardi afferma”, continua Babolin, “che Cucchi è morto per colpa della sua anoressia, della tossicodipendenza, del suo corpo fragile non può che intendere una di queste due cose: o che Cucchi non ha subito alcuna violenza – e le prove contro questa ipotesi si fanno ogni giorno più forti e numerose – oppure che, se anche avesse subito atti violenti, è il suo corpo debilitato che non gli ha permesso di sopportarli. E questo sarebbe ancora più grave, perché manifesterebbe una tolleranza inaccettabile verso la violenza contro i detenuti.”“Il povero Stefano è diventato una ‘larva’, uno ‘zombie’ – per usare le parole di Giovanardi – non per colpa della ‘droga’, ma perché, probabilmente, qualcuno lo ha pestato e qualcun altro non lo ha assistito come avrebbe dovuto. Ancora una volta l’ideologia in materia di droghe finisce per dare vere e proprie allucinazioni al nostro sottosegretario. A questo punto, occorre chiedersi se l’approccio e la stessa disposizione d’animo manifestati da Giovanardi con queste sue dichiarazioni siano compatibili con il suo ruolo di guida della politica sulle droghe nel nostro paese.”

martedì 10 novembre 2009

Meditate genti...

"Lo sviluppo autentico riveste sempre un carattere solidale. Ne consegue che occorre dare risposte adeguate ai grandi cambiamenti sociali in atto, avendo chiaro che non ci può essere uno sviluppo effettivo se non si favorisce l'incontro tra popoli, il dialogo tra culture e il rispetto delle legittime differenze". Così sostiene un autorevole esponente della Chiesa cattolica, che ricorda anche come "le migrazioni invitano a mettere in luce l'unità della famiglia umana, il valore dell'accoglienza, dell'ospitalità e dell'amore per il prossimo". E si chiede: "di fronte a situazioni così complesse, come non fermarsi a riflettere sulle conseguenze di una società basata fondamentalmente sul mero sviluppo materiale?"

Quanta improvvisa devozione!

I due consiglieri comunali Sartori e Comolli hanno sottoscritto una mozione con cui s’impegna il sindaco a mantenere il crocifisso nelle sale pubbliche «come segno della nostra tradizione culturale, identità nazionale e regionale». Come nella maggioranza delle aule pubbliche della città, in quella principale, l'aula del Consiglio Comunale, non è esistito fino a oggi alcun simbolo religioso o culturale esplicito: se i due domandano di "mantenere" (e non di "appendere") uno dei principali simboli cristiani in un'importante aula pubblica - da loro abitualmente frequentata -vuol dire che né loro né altri si sono mai accorti della presenza o meno di quel segno religioso così immenso e sconvolgente per i credenti. E che quindi questa mozione è sottoscritta soltanto per strumentalizzare e rendere insignificanti proprio quei "valori umani" che si vorrebbero tutelare: cari consiglieri, scherzate coi fanti ma...!

lunedì 9 novembre 2009

Vent'anni fa a Berlino: festa sì, ma...

Vent'anni dopo. E' stata una serata indimenticabile quella del 9 novembre 1989, una di quelle che si ricordano con tutti i particolari, dove si era mentre la televisione trasmetteva le immagini, le emozioni provate, la presa d'atto di un evento epocale.
E' stato tolto un muro ed è stato l'inizio della fine per il socialismo reale dell'Unione Sovietica e dei Paesi satelliti, imploso perchè impossibilitato a reggere una crisi economica irreversibile e sconfitto proprio a partire dai moti della categoria dei lavoratori che avrebbe dovuto essere la più tutelata e valorizzata dal sistema.
Il mondo si è svegliato migliore? Gli anni '90 del XX secolo hanno "ospitato" terribili guerre nel cuore stesso d'Europa e i semi venefici di quelle violenze non sono stati certamente estirpati; le sanguinose guerre per il petrolio e il controllo delle riserve energetiche hanno aperto nuovi inquietanti scenari: cosa potrà accadere nel momento in cui si esauiriranno le scorte petrolifere o comunque risulteranno insufficienti di fronte alla crescita esponenziale delle esigenze di grandi Paesi economicamente emergenti? La crescita di "qualità" del cosiddetto terrorismo targato integralismo islamico ha trovato il punto più alto pensabile con l'attentato alle Torri Gemelle di New York e il fronte della difesa delle "ragioni" anticapitaliste a sfondo religioso si va ampliando anche "grazie" alle guerre infinite scatenate contro l'Afghanistan e l'Iraq; il numero delle persone impoverite fino al rischio di morte per fame è vertiginosamente aumentato e si è incrementato l'abisso tra gli straricchi e gli strapoveri del mondo; anche il fenomeno migratorio si è fortemente trasformato assumendo proporzioni da esodi biblici.
Insomma, il mondo non è un mondo migliore, al posto di un muro finalmente crollato ne sono stati mantenuti tanti altri e creati di nuovi finalizzati a tenere lontano chi bussa alla porta dell'Occidente per trovare lavoro, pace e accoglienza.
E' giusto quindi vivere questo giorno di festa, ma nella consapevolezza che è una festa parziale alla quale non sono invitati né comunque potrebbero partecipare impunemente i poveri del mondo - ovvero l'80% delle persone che vivono sulla faccia della Terra.

domenica 8 novembre 2009

Nuova sede della Caritas diocesana

E' stata inaugurata oggi pomeriggio la nuova sede della Caritas diocesana, gli uffici nella struttura del convento dei Cappuccini, i centri di smistamento dei pacchi per le persone indigenti in via Faiti. La sala di piazza san Francesco è stata dedicata all'imperatore Carlo e alla moglie Zita, i magazzini a padre Adelio Lambertoni. Sono intervenuti il direttore don Paolo Zuttion, don Valter Milocco, l'Arcivescovo mons. Dino De Antoni e l'assessore al welfare regionale Kosic, che non soltanto ha espresso parole di compiacimento per la nuova sede ma ha anche detto che la Giunta regionale da lui rappresentata condivide totalmente il valore simbolico e i contenuti dell'operato della Caritas (chissà se altri autorevoli rappresentanti delle forze politiche di maggioranza - Narduzzi o Ballaman, tanto per fare qualche nome - condividono questa opinione!). In effetti se non ci fosse la Caritas oggi nessuno si prenderebbe cura dei richiedenti asilo espulsi dal Cara di Gradisca, che vagherebbero abbandonati a sé stessi da uno Stato che tra i principi fondamentali della sua Costituzione annovera il riconoscimento del diritto d'asilo.

La marcia mondiale per la nonviolenza



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E' transitata per Gradisca d'Isonzo e si è fermata davanti ai cancelli del Centro di Identificazione ed Espulsione la marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, partita da Istanbul lo scorso 2 ottobre e diretta a Ginevra. Un grande messaggio raccolto e portato lungo le rotte della violenza di tutto il Bacino Mediterraneo: passare dalla preistoria dove ancora la guerra viene considerata uno strumento per risolvere le controversie alla storia dell'uomo planetario, quello che - come diceva padre Balducci - "o sarà nella pace o non sarà". Presente l'amministrazione provinciale e il Comune di Gradisca, Gorizia è stata resa ufficialmente presente dal Forum, che ha ricevuto per tutta la città il diploma di partecipazione e di impegno che sarà donato al Sindaco nel corso del prossimo Consiglio Comunale.

Oltre i muri...

Ieri sera si è svolto al Palace Hotel un dibattito sulla caduta (o abbattimento, come qualcuno ha sottolineato) del Muro di Berlino. E' stato organizzato molto bene dalla Giovane Italia, neocostitutita componente provinciale dei Giovani del PdL. Al di là dei contenuti sul tema espressi dai sei relatori appartenenti a diversi orientamenti politici e culturali, ci sono da rilevare tre brevi osservazioni:
1. Il sindaco Romoli, nel suo intervento "dal pubblico" ha annunciato che è stata avviata con Nova Gorica la procedura per costituire un GECT (Gruppo euroregionale di cooperazione territoriale). Si tratta di un'istituzione sovranazionale che collega direttamente i comuni di una zona di confine con le strutture dell'Unione Europea, se ben impostata una straordinaria opportunità per Gorizia, Nova Gorica e tutto il territorio. Non si sa quali contenuti saranno presi in considerazione (il fatto che la solerte propaganda romoliana non abbia evidenziato fino a ieri questi "passi" lascia intendere che si è solo all'inizio), ma indubbiamente quella intrapresa è la strada giusta da percorrere se si vuole dare un volto nuovo alle città.
2. Livio Semolic e Rodolfo Ziberna hanno ribadito la volontà di collaborazione delle loro associazioni, l'Unione economica degli sloveni e la Lega nazionale: organizzeranno a breve insieme un dibattito con la presenza di Jan Gawroski e Demetrio Volcic sulla "caduta dei muri" e proseguiranno la via costruttiva del dialogo e del confronto. Un'altra bella notizia che dimostra che veramente "qualcosa si muove".
3. Gli organizzatori della serata erano giovani, alcuni molto giovani e soprattutto erano tanti. Il partito delle libertà attrae anche nella nostra provincia e porta nelle compassate discussioni politiche una ventata di allegria e di freschezza. Forse l'eccessiva preoccupazione di "demolire" il presidente del consiglio attaccandolo sulla sua personalità piuttosto che proponendo un articolato programma alternativo ha sviato il centro sinistra che non si è accorto che nel centro destra ci sono dei nuovi fermenti che devono essere presi in molto seria considerazione. Anche a livello locale.
Insomma, tre spunti su cui discutere e su cui tenere desta l'attenzione. Possibilmente nei quali entrare da protagonisti per spingere la nostra geopolitica locale nella giusta direzione...

sabato 7 novembre 2009

No al test anticocaina

Non si capisce ancora bene se la proposta del test antidroga sia una battuta del sindaco Romoli o, come sembra dire lui stesso, "una cosa seria". Gorizia è una città nella quale la questione del disagio giovanile viene alla ribalta soltanto in occasione di gesti che esprimono il "male di vivere"; inoltre la sua collocazione non certo da oggi la fa essere suo malgrado un crocevia degli itinerari seguiti dai trafficanti. In simile situazione, non viene convocato un più volte richiesto tavolo di lavoro con il SerT, La Tempesta - rimasta una delle pochissime comunità terapeutiche in Friuli Venezia Giulia - e le altre realtà che si fanno carico quotidianamente della sofferenza provocata da tante forme di dipendenza... Viene invece proposto un test anticocaina ai consiglieri comunali per "invitarli a dimettersi" in caso di risultato positivo. Perché non il test antialcool "cacciandoli" mentre sono alla guida? O il test anti prostituzione proponendo un'autocertificazione e dando il permesso di controllarla? O il test anti sesso a pagamento? Qualcuno forse potrà dire che si tratta di una misura esemplare in grado di ridurre lo spaccio e il consumo di droga: c'è chi ha studiato per decenni questi problemi e di fronte a proposte di questo tipo inorridisce. Allora, si lascino perdere intrusioni goliardiche nelle presunte abitudini delle persone (finché queste "abitudini" non incidano sulle scelte pubbliche, ma in questo caso altre sono le competenze da mettere in campo). Ci si affretti piuttosto a favorire in ogni modo le strutture pubbliche penalizzate sistematicamente dalla burocrazia (Il SerT attende da quasi due anni la nomina del responsabile e si constata una sempre più grave carenza di personale); si studino forme alternative di affronto del problema, dalla riduzione del danno (esempio virtuoso da perfezionare Overnight presentato proprio ieri in Provincia) al sostegno alle comunità di prima accoglienza; si portino avanti con convinzione tavoli transfrontalieri per affrontare la questione nel suo insieme. Ma, su problemi così importanti, si lasci stare la propaganda e si convochino per discutere di questi temi i sempre più latitanti consigli comunali (la cui data stavolta viene "democraticamente" comunicata non più con scelta concordata dei capigruppo, ma direttamente attraverso i quotidiani).

venerdì 6 novembre 2009

Povero Cristo...

La questione del crocifisso a scuola è per molti un minimo problema; in realtà, come è peraltro affermato anche nella famosa sentenza della Corte Europea, è una questione importante perché investe la più ampia discussione riguardante i rapporti tra culture, religioni e ordinamenti statali. Il sindaco Romoli afferma "da laico" che il crocifisso rappresenta i valori di una tradizione culturale, sostenendo esattamente il contrario di ciò che dice la Sentenza secondo la quale il crocifisso "ha un evidente valore religioso predominante". Sono concordi con la Corte europea anche molti cristiani di altre confessioni e molti cattolici che si sentono menomati dalla riduzione del simbolo della loro fede ad "arredo scolastico"; essi si sentono offesi dall'indifferenza di chi si chiede "che fastidio dà" la memoria di un uomo che è morto sulla croce proprio perché dava un immenso fastidio ai sostenitori della tradizione culturale del suo tempo.
Meno motivata la posizione di Romoli: quali sono i "valori culturali" cui rimanda il crocifisso? Forse gli ideali evangelici della nonviolenza, dell'amore e del perdono incondizionato al nemico, dell'accoglienza senza confini dell'altro - in particolare del povero e del forestiero? La sua parte politica non sembra particolarmente attratta dalla realizzazione di questi principi.
Oppure i valori culturali sono quelli che hanno generato le cattedrali, le summae medievali e la "rete" culturale benedettina? O quelli dei conquistadores cattolici che in nome dello stesso crocifisso hanno devastato l'America del Sud con la convinta benedizione del Papa e dei re cattolici o ancora quelli che hanno scatenato i pogrom nelle principali città europee accusando gli ebrei di essere deicidi? O quelli testimoniati da un san Francesco e dal suo amore per "Madonna povertà"? O quelli di un politico regionale che un paio di anni fa sosteneva di voler cacciare con il crocifisso gli immigrati dalla sua provincia?
La storia del cristianesimo alterna pagine gloriose e tragiche, ma la sua verità più profonda riguarda la fede di chi l'accoglie, non l'ostentazione pubblica dei suoi simboli il cui criterio non a caso si è modificato nel tempo a seconda dei diversi contesti culturali: nello Stato laico e nella società plurale il crocifisso non può essere emblema di una tradizione opposta a un'altra, deve essere ciò che immediatamente è, un simbolo religioso scolpito anzitutto nel cuore delle persone. Proprio come era nella tradizione cristiana fondante, quella di quei primi quattro secoli nel corso dei quali un fedele che avesse osato rappresentare Cristo in croce sarebbe stato considerato un sacrilego provocatore...
Sarebbe bene che la Chiesa non si lasci affascinare da coloro ai quali del crocifisso non importa proprio nulla, se non "usarlo" per consolidare il proprio potere...

giovedì 5 novembre 2009

Altra espressività

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Grande Cultura nella rassegna dell'"altra espressività" in programma in questi giorni in molti teatri della Provincia di Gorizia. Ieri al Kulturni Dom è stata la volta del Piccolo Principe della Compagnia dell'Istituto psico pedagogico di Medea per la regia di Roberto Marino Masini; subito dopo "Nero puttana", un vero e proprio pugno nello stomaco, grido di denuncia della tratta delle prostitute africane rappresentato da una compagnia di Bari guidata da Michele Napolitano. E' seguito un intenso dibattito con gli attori, Pia Covre e la direttrice del Cara di Gradisca d'Isonzo. Davvero una straordinaria serata di contemplazione e di riflessione, per uscire dal'indifferenza...

Velodromo e Magazzini? Sì grazie...

Ancora qualche giorno e le vie Velodromo e Magazzini non si chiamerano più così. Due toponimi della vecchia Gorizia saranno sostituiti dai "martiri di Nassirya", 28 morti tra carabinieri, altri militari e civili uccisi in un terribile attentato il 12 novembre 2003. Si può far memoria dei caduti in diversi modi, con la preghiera, la visita ai cimiteri, il ricordo dolente...
L'intitolazione delle vie è un po' come il conferimento delle medaglie, sono gesti che durano una stagione politica e poi diventano ingombranti: il vento cambia il suo giro e nel migliore dei casi ci si dimentica del loro sacrificio. Basti pensare ai nomi che si sono sovrapposti per celebrare il principale Corso o ai generali e alle brigate della prima guerra mondiale che caratterizzano buona parte della mappa cittadina e non suscitano pensieri particolarmente deferenti... e basti domandarsi perché non esiste in città una via dedicata "ai missionari" o "ai costruttori di pace" che hanno dato la vita nella solidarietà ai più deboli del mondo oppure ancora - per rimanere in ambito militare - "ai martiri di Peteano" o "a Nicola Calipari" che a Baghdad ha versato il suo sangue per salvare un'altra persona dal "fuoco amico".
Insomma, perché perdere gli ultimi segni storici di un'altra Gorizia per esporre chi ha servito eroicamente la Patria in controverse missioni all'estro mutevole delle appartenenze partitiche?

mercoledì 4 novembre 2009

Vaccino contro l'influenza ordinaria? Esaurito!

Sembra proprio che a Gorizia non ci siano più vaccini per l'influenza ordinaria. L'attenzione anche mediatica alla versione A avrebbe oscurato la notizia dell'esaurimento dei vaccini per quella "normale", regolarmente ordinati dal responsabile del dipartimento competente ancora lo scorso 21 ottobre e mai arrivati in città. Lo rileva il medico di base Adriana Fasiolo, con molta preoccupazione per una carenza che penalizza i più piccoli, i più anziani, i malati e tutti coloro che per un motivo o per l'altro hanno la necessità di prevenire piuttosto che combattere l'influenza. Le dichiarazioni della dott.ssa Fasiolo sottolineano ancora una volta lo stato di grave malessere che sempre più attanaglia la sanità goriziana. E in Consiglio Comunale la maggioranza continua a rinviare a tempo indeterminato anche una semplice discussione su ciò che sta accadendo!

martedì 3 novembre 2009

Di nuovo transitabili i marciapiedi di via Trento

Un paio di post fa, in pratica ieri, ci si chiedeva quando sarebbero stati messi di nuovo a disposizione del pubblico i marciapiedi delle Via Trento e Duca d'Aosta che risultavano sostanzialmente finiti e voilà! Oggi pomeriggio sono state tolte le reti e sono di nuovo transitabili. Mancano ancora quelli delle vie Ariosto e Donizetti, ci vorrà ancora un po' di tempo. Comunque sia si può essere orgogliosi: miracoli di un blog!!!

Via i crocifissi dalle scuole?

La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana.
Prevedibili le reazioni. In Italia ovviamente la Conferenza Episcopale definisce la decisione "irresponsabile", mentre buona parte del Centro Destra insorge con a capo la ministro Gelmini che afferma "è un simbolo della nostra tradizione culturale, non di una religione"; il Centro Sinistra sembra come al solito un po' imbarazzato.
Forse è ancora un sogno pensare a una Chiesa che applauda la sentenza riconoscendola in piena sintonia con l'esempio di colui che aveva contestato la tradizione del suo tempo per proclamare il vangelo dell'amore accogliente e incondizionato... e con la stessa Tradizione cristiana che ha permesso a malincuore l'ingresso del crocifisso nella propria simbolica solo poco prima della fine del Primo Millennio.
Tuttavia ci si potrebbe attendere una risposta - prima ancora logica che teologica - all'immediata domanda sul significato di un segno che connota specificamente il cattolicesimo in edifici pubblici che appartengono a uno Stato laico; il richiamo gelminiano alla "tradizione culturale" non è accettabile, è lo stesso asserito da qualsiasi altro integralismo religioso o ateo...

lunedì 2 novembre 2009

Ground zero non è più zero...


Ricordate il ground zero goriziano? Bene, in giugno erano stati riavviati i lavori, forse anche dopo le ripetute insistenze del Forum per Gorizia. Erano previsti 90 giorni lavorativi (dal 22 giugno) per rifare i marciapiedi: come si può vedere quello di via Duca d'Aosta e quello di via Trento tutto sommato sono quasi a posto, c'è sicuramente molto più lavoro per ciò che concerne via Ariosto. Nel frattempo l'edificio cresce e da sotto zero si sta avvicinando a raggiungere il livello del suolo. Insomma, qualcosa si muove, chissà quando verranno tolte le prime reti?

domenica 1 novembre 2009

Quando anche il sole muore...

Le foglie cadono dagli alberi, il sole scende prima e lascia uno spazio sempre più ampio alla notte, il freddo si avvicina con il vento che spinge via le nubi e rende terso il cielo, la terra si prepara ad accogliere il ghiaccio e la neve...
E' il momento della riflessione sul mistero della vita e del suo termine, i giorni del ricordo che rende presente chi ci ha già lasciato; è il tempo del desiderio di un nuovo incontro, a volte di una nuova possibilità, riempito nelle culture antiche dal mito dell'eterno ritorno: i morti per una notte escono dai loro sepolcri e banchettano con i vivi, qualche ora perché gli amori si rinfreschino o si producano terribili vendette, perché si generi la dolce nostalgia del quotidiano o si auspichi il sollecito sopraggiungere della fine...
Qualche Papa preoccupato per il permanere delle tradizioni precedenti, nell'alto medioevo ha ritenuto bene cristianizzare il tutto e così sono nate le feste dei Santi e dei defunti: il vero modo di celebrare la "notte dei morti viventi" era quello consentito dalla comunione spirituale con chi ci ha preceduto nel Regno della pace, il dono migliore da offrire ai propri cari era la preghiera di suffragio per sollecitare da Dio un rapido ingresso nel paradiso...
La secolarizzazione non ha risparmiato l'accorata memoria e la civitas contemporanea ha risuscitato la festa di Hallowen, trasferita dall'Europa all'America e ora riportata dall'America con il suo contorno di zucche, streghe, maschere paurose, ma anche con l'indimenticabile saga dei peanuts, Linus, il Grande Cocomero, il rimpianto Charles Schulz...
Che dire? Ogni stagione produce i suoi frutti, ogni cultura le proprie ricorrenze, ciò che conta è che il pensiero della morte possa incentivare il senso della vita e che la testimonianza di chi abbiamo amato continui a infondere la forza di lottare.