sabato 31 ottobre 2009

Il Rafut alla Cultura...




Se volete capirci qualcosa di più cliccate sulle immagini e leggete i testi: la prima foto in alto riguarda il valico confinario dove il Goriški Muzej prevede la realizzazione del museo del contrabbando. E' evidente che si tratta dell'incrocio ideale con l'eventuale progetto di museo diffuso del Novecento che potrebbe trovare il suo luogo ideale nella casermetta italiana del Rafut, distante una trentina di metri. Come dimostrato dalla seconda immagine che rappresenta lo splendido progetto di pista ciclabile già in buona parte realizzata da Miren a Solkan il Rafut potrebbe essere anche uno degli "svincoli di collegamento" con l'eventuale pista ciclabile di Gorizia, purtroppo ancora ben lontana dall'essere progettata. Il senso infine di tutto ciò è raccontato nel testo fotografato nella terza immagine. Per la cronaca il cartello si trova presso la torretta di confine scherzosamente definita "il museo più piccolo del mondo", le immagini che lo illustrano sono tratte dall'archivio di Isonzo Soča.

Siringhe funebri

Il consigliere comunale Zotti già oltre un anno fa aveva denunciato la presenza di siringhe in vari luoghi frequentati di Gorizia. E' lui che ha segnalato ancora in questi giorni il fatto che nessuno ha pensato di rimuoverle, come dimostrato da questa immagine: si tratta di un marciapiede fuori dal piazzale del cimitero centrale, frequentatissimo in questi giorni da coloro che parcheggiano l'auto sulle strade esterne e raggiungono a piedi l'entrata principale. Sembra che il Comune di stia attrezzando per asportare questo tipo di "rifiuti", si spera che nel frattempo nessuno si faccia male...

In memoria di Stefano Cucchi

Il primo pensiero va ai familiari di Stefano Cucchi, così pieni di dignità e di anelito alla giustizia nel loro immenso dolore.
E' finalmente "esploso" sulle pagine dei principali giornali italiani il caso del giovane morto una settimana dopo l'arresto in circostanze che è difficile definire "misteriose": le forze dell'ordine si rimpallano le responsabilità, aiutati dall'incoscienza di un ministro (La Russa) che prima di qualsiasi verifica è in grado di sentenziare che "i carabinieri non hanno colpa" (facendo andare su tutte le furie la polizia penitenziaria). Comunque sia, dal momento che Stefano non ha potuto incontrare nessuno - neppure i propri familiari - e che è certamente entrato sano in carcere, "qualcuno" deve averlo picchiato fino a provocarne la morte. Così si muore nel "civile" Paese delle nuove norme per la sicurezza, un arresto facile facile per una detenzione di droga mai provata, una settimana di "colloqui" con chi ti vuol far "parlare" e una morte provocata da una trafila di percosse.
Proprio ieri mattina la Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia aveva convocato tutti i parlamentari nella sala stampa della Camera dei Deputati per rivendicare l'applicazione del diritto costituzionale alla pena "riabilitativa" e non "punitiva": risultato? Neanche uno presente, a parte il senatore a vita e ex Presidente Scalfaro (tra i "nostri" regionali, ciascuno invitato con missiva personale, il solo Monai ha inviato una peraltro molto partecipe e convinta lettera per comunicare la concomitanza con un altro precedente impegno; degli altri, compreso il "goriziano" Maran, nessuna notizia). In queste condizioni non c'è da essere molto ottimisti sul futuro delle carceri e dei detenuti in Italia...

giovedì 29 ottobre 2009

Piccole tragedie in un fragoroso silenzio

Qualunque sia il motivo, lo sciopero della fame che da cinquanta giorni sta mettendo a dura prova la vita di un giovane marocchino "ospite" del Centro di Identificazione e Espulsione di Gradisca d'Isonzo merita almeno un minimo di attenzione. Un uomo rischia di morire per affermare i propri diritti e il suo grido di dolore non oltrepassa le alte mura del Centro e non è stato finora raccolto da nessuno...
In questi ultimi giorni un rumeno "ospite" del carcere di Tolmezzo si è suicidato a 22 anni, la notizia compare in una breve agenzia Ansa non ripresa per ora da alcun giornale locale: è soltanto l'ultimo di una lunga serie di tragici gesti che si stanno ogni giorno verificando nelle prigioni italiane e regionali, ma nessuno sembra voler parlare di questo fenomeno inquietante che dovrebbe invece interpellare a fondo le coscienze.
Così sono trattati i più deboli, ma il cerchio tende ad allargarsi; mentre le luci e i suoni della civitas mediatica avviluppano le intelligenze accompagnandole nel mondo fittizio delle autocelebrazioni dei divi televisivi, le persone sprofondano lentamente verso l'abisso della dimenticanza. La crisi taglia centinaia di migliaia di posti di lavoro, gli immigrati regolari vengono discriminati dalla legge sul welfare regionale, i poveri sono sempre più poveri e il loro numero cresce ogni giorno, le carceri sono fatiscenti e sovraffollate, con gli stipendi che corrono non si arriva più alla fine del mese... Che dire se non: Allegria!!!

Chi tace acconsente?

Perché il Sindaco e la sua maggioranza si rifutano perfino di parlare di un tema così delicato e urgente come quello della Sanità goriziana?
E così, mestamente, un altro "pezzo" importante della sanità goriziana se ne va, il servizio di eccellenza per l'osteoporosi... Se ne va senza discussioni, già "cancellato" da tempo, decesso del servizio avvenuto mesi fa e improvvisamente qualcuno se ne accorge, quando ormai è troppo tardi. Il Sindaco, primo responsabile della tutela della salute, tace, forse non sapeva nulla, forse l'avevano male informato...
Intanto al Consiglio Comunale viene perfino impedito di parlare di una Sanità goriziana molto ma molto concretamente minacciata: Bernardo De Santis all'inizio di settembre aveva depositato una mozione urgente chiedendo che fosse discussa nella prima seduta utile; la decisione dei capigruppo in questo senso era stata ridicolizzata da successivi contatti fra il Presidente Roldo e gli esponenti (o meglio "un" esponente) del cosiddetto partito della "libertà" e l'argomento non era stato neppure inserito all'ordine del giorno.
Con grande fatica si era ottenuto l'inserimento in quello dello scorso lunedì, ma all'ultimo posto (ovvero come nulla!) nonostante un'esplicita richiesta di inversione in apertura di seduta: risultato, nessuna comunicazione del sindaco in merito, nessun intervento, discussione cancellata zalle 1.30 di mattina quando mancavano ancora almeno tre punti all'esaurimento dei temi.
E meno male che era una mozione "urgente"!!!

martedì 27 ottobre 2009

C'è anche un Santoro "don"...

Un pensiero a don Alessandro Santoro, prete delle Piagge di Firenze. E' un uomo che ha condiviso la sua esistenza con gli abitanti di uno dei quartieri più complessi e marginali della città, che ha saputo offrire un'immagine straordinaria e concreta di ciò che significhino le parole accoglienza, fraternità, amicizia; chi ha visitato il suo centro sociale ha visto anche un esempio di vangelo vivo, di dialogo tra le culture, le religioni, le concezioni della vita e del mondo. E' un uomo molto serio, con gli occhi profondi e penetranti di chi frequenta abitualmente gli abissi dello Spirito e i meandri nascosti dell'Umano. Non ci si può neppure immaginare quanti semi di speranza sono stati trasmessi attraverso le sue parole e le sue azioni... Don Alessandro Santoro è stato rimosso dalla cosiddetta "cura pastorale" e la sua comunità ora deve proseguire il suo cammino senza di lui, invitato dal suo Arcivescovo a "riflettere e pregare" dopo aver compiuto il "terribile reato" di una non autorizzata celebrazione sacramentale dell'amore: il problema sta nel fatto che la donna tanto tempo fa era uomo, molto prima delle nozze civili che aveva già celebrato 25 anni fa. Una comunità capace di accogliere con gioia una celebrazione così densa di significati saprà reagire positivamente anche all'allontanamento della sua guida; ma la Chiesa ufficiale, se vorrà andare avanti senza perdere definitivamente il contatto con la storia, dovrà ascoltare con particolare attenzione coloro che in nome del vangelo dell'amore la vorrebbero accogliente, madre e maestra capace di condividere le gioie e le sofferenze di ogni essere umano, ciascuno per quello che è e per come è, ovvero secondo la Bibbia "immagine e somiglianza di Dio".

lunedì 26 ottobre 2009

A TRIESTE

Lavoro, pago le tasse ma non ho i tuoi diritti. Come è noto, CGIL, CISL e UIL del Friuli Venezia Giulia hanno organizzato per oggi martedì 27 ottobre a Trieste una importante manifestazione di protesta per esprimente il totale dissenso alla legge regionale sul welfare, approvata dalla maggioranza del Consiglio regionale. Legge incostituzionale che vara politiche razziste e discriminatorie sia nei confronti dei cittadini italiani che nei confronti degli immigrati. Infatti queste norme colpiscono anche i cittadini italiani, ora residenti in altre regioni, che decidessero di spostarsi in FVG, i quali d’ora in poi, saranno sottoposti alla stesse odiose ed inaccettabili discriminazioni, assurdamente ideate per colpire gli immigrati regolari, che qui vivono, lavorano, si sposano, fanno figli e pagano le tasse ed i contributi come tutti gli onesti cittadini. Il programma prevede alle ore 14.30 la riunione di tutti i partecipanti in Piazza Unità d'Italia, alle ore 15 l'inizio del corteo lungo le vie della città.

Carcere nuovo o ristrutturazione? Né l'uno né l'altro...

Un tema molto dibattuto in Italia è quello del carcere. Anche a Gorizia il problema è molto sentito a causa del sovraffollamento e delle strutture fatiscenti. Una ventina d'anni fa era stata sottoscritta da duecento esponenti della società civile italiana una proposta che può essere tuttora definita il classico "uovo di Colombo": chiudere le case circondariali e convertire le pene inferiori ai tre anni in periodi di uguale durata da scontare frequentando comunità riconosciute idonee a garantire lavoro e successivamente reinserimento nella vita sociale. Se tale proposta fosse stata accettata - si diceva allora ma il discorso vale oggi "a fortiori" - lo stato avrebbe risparmiato qualcosa come il 70% dei fondi destinati alla carcerazione, sarebbero prosperate el comunità di accoglienza e si sarebbe istantaneamente risolto il sovraffollamento. Invece di pensare a costruire nuove strutture carcerarie o pensare a improbabili ristrutturazioni perché non riprendere in mano quell'antica proposta e rilanciare il ruolo delle comunità?

Auguri al Pd. E adesso...

Bersani è il nuovo segretario nazionale del Partito Democratico, tantissimi sono stati i votanti. Auguri a lui e congratulazioni a tutto il Pd che ha ottenuto una prova di fiducia superiore alle aspettative! A livello regionale c'è stato più equilibrio del previsto e la Serracchiani (anche in città a Gorizia) non ha ottenuto il plebiscito che forse i suoi supporter si attendevano. Adesso si tratta, a tutti i livelli, di capire quali saranno i veri nodi strategici e soprattutto i punti programmatici di un Partito Democratico che concretamente finora non ha saputo esprimere neppure un'opposizione efficace a livello parlamentare.
Anche a Gorizia c'è una certa attesa: per esempio, a livello di Consiglio Comunale, prevarrà una linea su un'altra, ci sarà un percorso unitario o si continuerà a procedere in ordine sparso? Quali saranno gli interlocutori reali per la costruzione di un'alternativa sostenibile all'attuale giunta di centro destra? E' già tempo di riflettere su progetti e programmi per il futuro della città e di un territorio internazionale che deve essere "pensato" su tavoli internazionali: terminato il tempo dei chiarimenti e delle scelte di cartello, sarà possibile avviare - "uniti nel rispetto e nella valorizzazione della diversità di ciascuno" - un cammino che possa avere a tema il bene di tutti i cittadini? Ricordando che l'unità delle forze politiche non è un fine da perseguire in sé stesso: se esiste un progetto condiviso ben vengano primarie e cartelli strategici; ma se non ci si mette daccordo su priorità e obiettivi da raggiungere, si è già visto che proposte omologanti finalizzate soltanto al rovesciamento di chi sta al potere hanno finito per rafforzare proprio chi si voleva destituire...

domenica 25 ottobre 2009

Il giorno delle PPD

Il Partito Democratico giunge alla tappa delle Primarie. Forse non tutti lo sanno, oggi i quotidiani ricordano con chiarezza che è invitato a votare chi si riconosce nel progetto politico del Partito Democratico ed è disponibile a votarlo alle elezioni; quindi, a differenza della precedente occasione, chi vota "appartiene" anche se ovviamente non è necessario che sia iscritto.
Le numerose interviste e interventi pubblici dei tre candidati nazionali e di quelli regionali non hanno sciolto un dubbio: al di là delle affermazioni di principio non si è capito in concreto in cosa consista questo progetto politico innovativo e questo "rinnovamento" da tutti invocato. Si tratta di un ricambio generazionale, di un rimescolamento di carte tra le diverse anime, di nuove strategie di alleanza con il resto dell'arco parlamentare, di nuove forme di antiberlusconismo?
L'impressione - la stessa suscitata dall'elezione di Veltroni sulla base esattamente degli stessi proclami, ma in un contesto politico molto più drammatico - è che sotto il vestito ci sia ben poco e che chiunque vincerà questo passaggio elettorale si dovrà misurare presto o tardi con l'inevitabile spaccatura: alcuni non ne potranno più del moderatismo di un partito che rischia il sorpasso da destra di Fini, altri saranno tentati dalle sirene del grande Centro vagheggiato da decenni anche dall'onnipresente Conferenza episcopale italiana, altri ancora (presumibilmente chi vincerà le primarie) cercheranno di mantenere la posizione.
Inevitabile perché anche un partito moderno non si può fondare soltanto su tecniche e alchimie strategiche, ma deve riconoscersi almeno in una grande prospettiva ideale; in questo caso quello di una sinistra capace di proporre un'alternativa al capitalismo selvaggio, una visione internazionalista del futuro del mondo, un'attenzione prioritaria al mondo del lavoro, una nonviolenza attiva coniugata alla lotta senza se e senza ma per la giustizia sociale, una valorizzazione a oltranza dei diritti civili e della legalità istituzionale, una cultura imperniata sul primato e sulla dignità della persona umana, un'accentuazione del ruolo dello Stato rispetto alla privatizzazione imperante nei processi di sviluppo sostenibile, un'attenzione all'ambiente...
Prima o poi ognuno sarà costretto a prendere la propria strada. Meglio prima, l'urgenza del momento non consente ulteriori meline... La discussione è aperta.

sabato 24 ottobre 2009

Dentro Gorizia...

video video

Bella gita dentro Gorizia quella organizzata oggi pomeriggio da Isonzo Soča. Hanno partecipato circa 150 persone, che si sono incontrate davanti alla porta Leopoldina, molto ben illustrata da Diego Kuzmin. Dopo l'introduzione del direttore Dario Stasi, Maurizio Bolteri ha guidato il folto gruppo di visitatori lungo i bellissimi e per lo più sconosciuti sentieri nel bosco che si inerpicano fin sotto le mura del Castello. La ripida discesa per via Franconia ha consentito la visione di altri luoghi caratteristici della memoria cittadina, ulteriormente rafforzata dall'attraversamento del valico del Rafut. Un pensiero pieno di speranza alla realizzazione del museo del Novecento nelle due ex casermette di confine ed è iniziata la salita verso il santuario della Castagnavizza: approfondita spiegazione di un Padre del Convento e vista mozzafiato su Gorizia e Nova Gorica, una conferma che ormai è giunto il tempo di camminare insieme, uniti nella valorizzazione delle evidenti diversità culturali, urbanistiche e politiche. Il gruppo è poi rientrato in Italia attraversando altre zone storiche e approfondendo i toponimi antichi sopravvissuti alle cancellazioni pre e post belliche. Ottima esperienza, da ripetere.

venerdì 23 ottobre 2009

L'apartheid in casa...

In questi giorni molte persone, tra cui numerosi esponenti del mondo politico, hanno avuto modo di esprimere la loro soddisfazione per l’approvazione della pregiudiziale di costituzionalità contro la proposta di modifica all'articolo 61 del codice penale, concernente l'introduzione della circostanza aggravante relativa all'orientamento o alla discriminazione sessuale; in parole povere la loro soddisfazione risiede nel fatto che la Camera dei Deputati ha ucciso sul nascere la discussione su una proposta di legge che per la prima volta avrebbe riconosciuto il grave e diffuso problema delle aggressioni e prevaricazioni verso le persone omosessuali, cercando di porre un argine normativo alla violenza verbale, fisica e psicologica che contrassegna il clima omofobico del nostro paese.
La miopia di chi esulta, perfino in nome del cattolicesimo, per un atto che calpesta la dignità della persona umana ed avalla la discriminazione per orientamento sessuale, mi spaventa. Mi spaventa perché le mostruosità contenute in quella pregiudiziale non si limitano al piano giuridico, ma riguardono la cultura civile di un paese: associare l’orientamento sessuale alla zoofilia e alla necrofilia non significa solo peccare di ignoranza vera o presunta, non sapendo o non volendo distinguere tra una condizione costitutiva dell’essere umano e dei disturbi del comportamento sessuale; significa alimentare scientemente i pregiudizi che rafforzano una cultura dell’esclusione, della discriminazione, dell’odio, una cultura che in Italia, nel solo 2009, ha portato ad 8 omicidi e 65 violenze ed aggressioni. Ma la violenza, che cresce nel funesto clima omofobico, non sporca solo le mani di sangue: l’omofobia costringe le persone a nascondersi e al silenzio: quando nell’ambiente in cui cresci, vivi, studi o lavori le battute, le frasi ironiche fanno parte di un linguaggio comune; quando una chiesa, che si proclama custode dell’etica ed autorità morale di un paese, afferma che come omosessuale sei intrinsecamente disordinato e depravato, è difficile vivere alla luce del sole, avere il coraggio di parlarne con persone di cui non ti fidi, che non conosci, che non sai come reagirebbero. Preferisci stare nel silenzio, anche quando ti insultano, quando subisci una violenza: quei numeri sopra riportati sono purtroppo solo la punta di un iceberg.
Affossare questa proposta di legge ha significato arrestare nuovamente il progresso civile di una comunità che si riconosce nei principi costituzionali della dignità e dell’uguaglianza delle persone; su un piano simbolico, e non più giuridico, quest’atto continua a confermare nella nostra società un regime di apartheid dove i diritti non sono uguali per tutti e ad alcune persone è escluso il riconoscimento sociale a causa del loro orientamento sessuale. Stiano pure tranquilli tutti quelli che, in nome di un presunto ordine naturale, sanno chi può star dentro e chi deve star fuori la società: nessuno vuole intaccare la libertà di pensiero e di parola, garantita dalla nostra Costituzione. Voglio solo rammentare loro che, quando le persone sono vittime di violenze, soprusi e discriminazioni per il loro orientamento sessuale, la responsabilità non riguarda solo la mano di chi si è macchiato di quella violenza ma chiama in causa l’intera collettività che, attraverso i discorsi e le leggi, ha reso quelle persone socialmente invisibili, vittime ignorate perché esseri umani fatti scivolare nella condizione di non-persone.
dizeta

Randagi, slavi e senza prepusniza...


Ricordate la storiella di quello che gridava “Al lupo, al lupo!”? L’assessore Del Sordi ci riprova con un inquietante “Al randagio, al randagio!” strillato attraverso le pagine del Piccolo del 20 ottobre: “Cani randagi a gruppi da oltreconfine” strilla un titolo a 4 colonne in prima pagina; “Invasione di randagi dalla Slovenia” rincara sulla pagina regionale, “Allarme nei boschi: gruppi di cani randagi arrivano dalla Slovenia” e ben mezza pagina sul tema in cronaca di Gorizia.
Caspita, penso, la cosa è preoccupante. Leggo con attenzione gli articoli per conoscere le malefatte delle belve, le date, i luoghi, le circostanze delle aggressioni a persone, cose o animali, le testimonianze sugli avvistamenti.
Nulla di tutto ciò. La “notizia” è stata imbastita sulla parola di Del Sordi che riferisce di avvistamenti nelle zone boschive del Collio, segnalati da non meglio precisati cittadini. L’unico fatto concreto riportato in un articolo correlato riguarda il pittbul che ha soprafatto un povero barboncino. Ma non era randagio e nemmeno slavo. Era un cane goriziano.
Ma il vero problema, pontifica Del Sordi, “è costituito dai cani randagi che provengono dalla Slovenia. I confini, si sa, non ci sono più ed è un gioco da ragazzi oltrepassare la vecchia frontiera”.
Eccola la genialata! Certo, ante-Schengen i randagi sloveni non attraversavano i campi, le vigne e i boschi, ma si presentavano disciplinati ai valichi, esibendo la prepusniza, prima di iniziare le proprie scorribande sull’italico suolo. Ora invece non c’è più alcun argine. Che ci voglia un nuovo muro?
Marko Marinčič

Beppino Englaro all'Auditorium

Grande testimonianza quella di ieri sera all'Auditorium. Beppino Englaro ha presentato in prima nazionale il suo ultimo libro ripercorrendo le tappe del percorso che ha portato alla sentenza della Cassazione e ad autorizzare la sospensione dei trattamenti medici di alimentazione e idratazione della figlia Eluana. Si è trattato del racconto di una vicenda familiare coinvolgente e commovente, non ci si può che fermare pieni di rispetto e di ammirazione per questo padre - visibilmente provato - che con tutta la tenacia resa possibile dall'amore è riuscito a ottenere ciò che la figlia, nei tempi felici in cui stava bene, aveva dichiarato di desiderare.
La riflessione si è incentrata anche su questioni di ampio respiro democratico, andando a investire il diritto costituzionale, la necessità del consenso informato per le cure mediche, il ruolo dell'informazione e della politica: la competenza dell'intervistatrice Renata Kodilja ha consentito di confinare le argomentazioni nell'ambito del caso concreto, senza per questo impedire di scorgere altre vie di approfondimento da seguire in ambiti diversi rispetto a quello così drammaticamente e intensamente personale.
Nel dialogo con il numeroso pubblico hanno fatto la loro comparsa - ma al di fuori di qualsiasi accento polemico e meno che meno "di parte" - le eterne domande riguardanti il mistero della vita e della morte, la relazione fra scienza e fede, tra scienza e politica, i fondamenti dell'etica, il rapporto tra etica, morale e diritto. Tematiche talmente complesse da rimanere ai margini del racconto di una famiglia unita che si è trovata ad affrontare un vero calvario, purtroppo condiviso con migliaia e migliaia di altre persone in Italia che vivono la medesima battaglia - magari rispondendo in modo diverso al problema, decidendo di mantenere in vita fin quando possibile un loro caro, quasi sempre nella solitudine e nel sostanziale disinteresse delle istituzioni.
L'ottima iniziativa è stata organizzata nell'ambito del "Libro delle 18.03", rassegna di incontri con l'autore promossa da APT, Corso di laurea in scienze della Comunicazione dell'Università di Udine a Gorizia, con la collaborazione dell'editrice La Caravella, della libreria Ubik e di Radio Gorizia 1, degli Uffici Stampa del Comune e della Provincia. Effettivamente presenti e molto attivi i numerosi studenti degli specifici corsi di laurea, non è vero che mancavano gli altri cittadini: insieme a un ampio pubblico interessato e partecipe c'erano anche vari rappresentanti autorevoli del mondo politico e culturale goriziano, molti di più dei due soli citati dal cronista dell'articolo ad hoc sul Piccolo di oggi...

giovedì 22 ottobre 2009

Not in my name...

Per motivare il fatto che si "armano" i vigili di manganelli e si spende, in tempi simili, un sacco di soldi per una sicurezza cosiddetta"percepita", si parla sul giornale di corsi di autodifesa, tanto per cambiare, a favore delle donne, che non mi pare abbiano chiesto un bel nulla e le cui richieste vertono casomai sugli asili nido, sul mantenimento del posto di lavoro, per una maggiore redistribuzione del lavoro domestico, per lasciare l'età pensionabile com'è, per non essere trattate come mostri o prostitute. Vogliono farsi le norme per la sicurezza? Non tirino in ballo le donne, strumentalmente come al solito. NOT IN MY NAME.
adg

martedì 20 ottobre 2009

Mozioni "a data da destinarsi"

Il prossimo Consiglio Comunale è fissato per lunedì 26 ottobre. L'ordine del giorno è molto impegnativo cosicché si può supporre che tra eventuali comunicazioni del sindaco, interrogazioni e trattazione dei primi due punti "tecnici" si arriverà alle fatidiche ore 23, quando tutto lascia prevedere che il solito esponente della maggioranza proporrà come già accaduto tre settimane fa di "andare tutti a dormire" lasciando per l'ennesima volta inevase le questioni proposte nelle mozioni: il futuro della cultura a Gorizia, il destino degli esercenti benzinai, i cartelli bilingui (italiano inglese!!!) sui monumenti goriziani e - ultimo - il futuro della Sanità isontina. Durante l'ultima riunione dei capigruppo consigliari è stata negata ogni possibilità di dividere in due serate la discussione e il rappresentante del Pdl ha fatto capire di non aver intenzione di andare oltre le 23.30. Data l'urgenza si è chiesto (e almeno a parole ottenuto) un impegno da parte del presidente del consiglio affinché il sindaco promuova un documento unitario dei Consigli comunali della Provincia e dell'Amministrazione Provinciale in materia di Sanità: lo stesso primo cittadino dovrebbe riferire all'inizio della seduta del 26 ottobre il risultato di tale consultazione. Staremo a vedere. Per l'intanto, gli altri propositori di mozioni importanti si diano pace, almeno fino a metà novembre non ci saranno altre riunioni. Gorizia può attendere, come sempre...

Ancora sulla cultura...

L'articolo di Roberto Covaz di qualche giorno addietro, in occasione della presentazione del libro di Dario Stasi "Intorno a Gorizia", ha avuto il pregio - tra l'altro - di avviare un dibattito teso a favorire l'abbattimento di quel "muro" nella cultura goriziana che ancora persiste. In questo contesto, tuttavia, non è sufficiente un ecumenico "volémose bene", un auspicio general-generico ad un mutuo riconoscimento nelle e delle numerose iniziative messe in cantiere dalle due anime della società goriziana: quella di centrodestra e quella di centrosinistra (senza ulteriori, e magari ingombranti, definizioni). Occorre, invece, un progetto culturale di ampio respiro che sia in grado di trasformare la memoria del passato (del passato di tutti, intendo) in un coivolgimento attivo di tutte le comunità che vivono nell'ampio territorio del Goriziano (quello dei viaggi di Stasi, appunto). Ebbene, se così è, a me paiono del tutto fuorvianti le parole dell'assessore Devetag che, nel mentre propone una corealizzazione (con il Kulturni Dom, pare di capire) del prossimo festival del jazz initolato ad Ermi Bombi, così commenta le parole di Igor Komel, direttore del Kulturni Dom, che si era detto deluso dal fatto che il cartellone del Verdi non presentasse uno spettacolo di lingua slovena: "sarebbe un segnale rilevante soltando dal punto di vista simbolico, come quello di fare il Capodanno alla Transalpina. Ma Gorizia ha vivacchiato per decenni su sterili miti e simbologie di parte". Se queste sono le parole, e lo sono, c'è da chiedersi cosa intenda l'assessore Devetag allorchè si dice "pronto a collaborare con la comunità slovena". Forse intendeva dire di essere pronto a (con)dividere le spese per l'organizzazione del festival del jazz. Se il Capodanno alla Transalpina, per altro indicato come luogo simbolo anche dall'amministrazione di Nova Gorica che si è detta disposta ad una iniziativa comune, diventa una "simbologia di parte" e se uno spettacolo in lingua slovena al Verdi diventa "rilevante soltanto dal punto di vista simbolico", dimenticando la reale presenza in città di una minoranza slovena dinamica e produttiva che ha sì i suoi teatri e i suoi luoghi di incontro, ma che credo possa essere "ricevuta" senza scandalo anche nel salotto buono della città, dove , per l'occasione, si parla sloveno, allora credo che serviranno ancora molti altri articoli di Roberto Covaz, nella speranza - alla fine - di abbattere quel muro, altrove caduto giusto vent'anni fa.
Dario Ledri

lunedì 19 ottobre 2009

Un progetto internazionale per ricostruire la cultura del Goriziano

Nell'indimenticata trasmissione radiofonica Alto Gradimento un tizio che si chiamava Catalano affermava con grande serietà cose ovvie, del tipo "è meglio un uovo oggi e una gallina domani". Il dibattito sull'accordo tra le associaizoni culturali di Gorizia sembra essere improntato alla stessa filosofia, "è meglio andare daccordo piuttosto che ostacolarsi a vicenda". Il problema in realtà è molto più complesso: non è un generico "volémose ben" a risolvere la questione bensì un progetto culturale di ampio respiro che sia in grado di trasformare la memoria del passato in disegno internazionale in grado di generare un coinvolgimento attivo di tutte le comunità che vivono nell'ampio territorio Goriziano. In questo senso il libro di Dario Stasi può essere uno (splendido) strumento per delimitare l'ambito progettuale (ovvero cosa si intenda con il termine "Goriziano", includente e sicuramente valorizzante "sloveno", "friulano", "italiano", "tedesco" e quant'altro), individuare i criteri di lettura del passato, scoprire i nodi nevralgici che favoriscano uno sviluppo sostenibile di tutta la zona. In un luogo in cui non si è mai neppure pensato a un'urbanistica, a un'imprenditorialità, a una prospettiva culturale relamente condivisa non servono dichiarazioni generiche. Ciò non toglie ma fonda la ricchezza offerta dalla particolarità di ciascuno: no dunque a qualsiasi appiattimento in un unico carrozzone, sì a un percorso internazionale che può consentire a questo territorio di ritrovare la sua anima e il suo ruolo centrale nella nuova Europa. Cominciando - perché no? - dalla condivisione museale delle due casermette di confine del Rafut.

domenica 18 ottobre 2009

Contro il razzismo in Fvg

Dopo la molto riuscita manifestazione nazionale contro il razzismo i giovani Pd - con il sostegno di molte forze politiche, sindacali e della società civile - propongono per oggi un percorso a tre tappe in tre luoghi del Friuli Venezia Giulia: alle 10 davanti al Cie di Gradisca d'Isonzo, alle 14 presso il Centro Balducci di Zugliano, alle 16 corteo lungo le vie di Azzano Decimo. E' una proposta importante che vuole coinvolgere tutti coloro che in questa Regione "non ci stanno" alle nuove normative sul welfare che penalizzano oltremodo gli immigrati, e non soltanto gli stranieri... Si invita chi può a partecipare.

sabato 17 ottobre 2009

Dalla parte di via "Velodromo"

Con negli occhi e nel cuore le immagini e le parole - anche quelle scritte dal Sindaco Romoli sulla tradizione culturale di Gorizia - della presentazione del libro "Intorno a Gorizia" di Dario Stasi ci si sveglia dai sogni quando si legge che è imminente l'intitolazione "ai caduti di Nassirya" delle vie Velodromo e Magazzini. Ovvero, due degli ormai pochissimi toponimi tradizionali goriziani sopravissuti alle cancellazioni fasciste e alle sostituzioni del Novecento, cancellati con un colpo di spugna. Un appello: salviamo il nome delle vie Velodromo e Magazzini!

INTORNO A GORIZIA, un piccolo grande libro







Le foto sono di Nevio Costanzo


Come il libro, anche la presentazione di ieri sera in Provincia è stata un vero e proprio cammino culturale e autenticamente spirituale "INTORNO A GORIZIA". I "Piccoli viaggi alla ricerca della memoria perduta" sono piccoli perché Dario Stasi ha di solito utilizzato mezzi semplici - la bicicletta, il treno, i piedi - ma sono molto grandi perché identificano quello che Anna Di Gianantonio ha definito un importante atto di politica culturale. Come ha detto magistralmente nella sua breve ma molto intensa presentazione l'editore Boris Peric, si è di fronte a una probabilmente definitiva trasformazione della coscienza del territorio, è impossibile concepire uno sviluppo che non connetta la terra Goriziana con il mondo senza per questo perdere quella specificità e quell'identità che la potrebbero rendere così importante e interessante a tutti i livelli. La stessa Di Gianantonio ha rilevato come le sofferenze del "secolo breve" hanno portato a cancellare una memoria non soltanto della macrostoria ma anche di quei particolari aspetti della storia, della cultura, della tradizione che fanno parte da sempre del patrimonio umano della zona. Interessanti anche i richiami del giornalista Roberto Covaz ai contenuti del libro riguardanti la storia antica, specialmente il dimenticato ponte romano della Mainizza. Non citati, ma veramente curiosi sono anche due box nel testo dedicati alla battaglia della bora del 394, sanguinoso episodio avvenuto alle porte di Aidussina, evento fondamentale per la storia di una Chiesa universale che da quel momento viene riconosciuta come "religione dell'Impero". Bellissima e opportuna la scelta di Dario Stasi di offrire ai numerosi intervenuti un florilegio delle immagini contenute nel testo, a partire dalla curiosa foto antica di copertina che presenta un del tutto inedito Rafut tagliato dal filo spinato con i classici cartelli del Confine provvisorio. Presenti anche alcune autorità, particolarmente apprezzato l'intervento del rappresentante del Comune di Nova Gorica che ha invitato l'autore ad adoperarsi per una sollecita traduzione in lingua slovena e del presidente della Provincia Enrico Gherghetta. Articolata e per certi versi molto significativa e positivamente sorprendente - merita un ulteriore studio e approfondimento - la lettera di saluto inviata dal sindfaco di Gorizia Ettore Romoli che per precedenti impegni non ha potuto partecipare all'incontro. Insomma, Dario Stasi ha abbatutto forse senza quasi accorgersene ben più di una frontiera e ha invitato a percorrere antiche strade alla ricerca della memoria perduta e ad aprirne di nuove per costruire il "Goriziano" del futuro. Grazie!

venerdì 16 ottobre 2009

Saluti da Campagnuzza 2




L'attento lettore di questo blog penserà a una ripetizione di ciò che aveva già visto. In effetti queste immagini, riprese oggi, presentano la stessa situazione già documentata in un post dello scorso 23 giugno, ad esse aveva fatto seguito un richiamo esplicito al problema in Consiglio Comunale e un'ampia ripresa del tema su un quotidiano locale. Si tratta della situazione della palestra e più in generale dell'ex Filzi in via Pola, quasi quattro mesi dopo nelle identiche condizioni: a qualche decina di metri dalla scuola elementare, con una strada che l'attraversa perché unico collegamento con alcune nuove abitazioni, il "giardino" si presenta come un'autentica giungla, con la sua discarica di lamiere d'amianto in disfacimento tra i rovi, i sempre più numerosi vetri rotti e qualche sacco d'immondizie ad aggravare la situazione. Era una delle tante Romolipromesse in campagna elettorale: "toglieremo dal degrado e riqualificheremo l'ex Filzi di via Pola"; ed è una delle sempre più numerose Romolinonrealizzazioni. Ma, accipicchia, possibile che nessuno a quattro mesi dalla "denuncia", si sia mosso per togliere almeno l'amianto e tagliare qualche liana in un luogo frequentato anche da bambini?

giovedì 15 ottobre 2009

Gorizia città chiusa

Gorizia, tra le 17 e le 18. Chi rientra in città dal raccordo di Villesse trova una gran fila dalla rotonda in giù dovuta ai lavori in corso in via Trieste; chi arriva da Lucinico o dalla Mainizza e non ha pensato di attraversare Piedimonte è meno fortunato, dal ponte VIII agosto in poi è una corsa a tappe in salita: se va verso via Lunghisonzo trova la fila provocata dal senso unico alternato per i lavori sotto il ponte della ferrovia, se invece si dirige verso il centro e affronta le già di per sé congestionate rotonde di Piazzale Mantova e Piazzale Saba trova la sorpresa del rifacimento delle strisce pedonali tra il distributore di benzina e le scalette che conducono in stazione. Risultato, fila fino alla Comunità Arcobaleno in via san Michele, fino all'inizio della discesa in via del Carso, passo d'uomo in via Aquileia. Da sperare che qualche ambulanza non debba arrivare a sirene spiegate nel vicino Ospedale. Mah, va bene che si devono realizzare i lavori, tuttavia c'è da chiedersi: a) se devono essere svolti tutti nello stesso momento nei vari ingressi della città; b) se il peraltro più volte invocato rifacimento del bitume (rosso) e della vernice bianca delle strisce pedonali deve essere protagonista proprio nell'ora in cui i cittadini tornano a casa dal lavoro; c) se non è il caso di provvedere a una diversa sistemazione delle rotonde - in particolare quella veramente troppo stretta di piazzale Saba - prima che si verifichi qualche incidente.

Contro il razzismo, sabato 17 ottobre a Roma

Pubblichiamo questo documento ricordando che dalla Regione Fvg partiranno diverse corriere organizzate da diversi gruppi, associazioni e partiti.

Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità. Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ognipersona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃• No al razzismo• Regolarizzazione generalizzata per tutti• Abrogazione del pacchetto sicurezza• Accoglienza e diritti per tutti• No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono• Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro• Diritto di asilo per rifugiati e profughi• Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)• No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti• Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti• Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro• Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.• A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro.
Comitato 17 ottobre

mercoledì 14 ottobre 2009

Norme inique sul welfare regionale

"La presente proposta di legge è volta a favorire i cittadini che sono residenti o svolgono attività lavorativa in Regione da un significativo lasso di tempo, con particolare riferimento all’accesso ai servizi per la prima infanzia, agli interventi di sostegno alla famiglia e alle persone non autosufficienti, al diritto allo studio, all’edilizia residenziale pubblica."
E' l'incipit dal sapore razzista della proposta di legge del Centro Destra regionale, il "significativo lasso di tempo" era fissato in 15 anni (cioè cinque anni in più rispetto a quelli richiesti per ottenere la cittadinanza italiana!).
La legge è stata approvata una settimana fa con notevoli modifiche rispetto alla tempistica, grazie all'azione dell'opposizione consigliare: Art. 1 Accesso Carta famiglia: da 15 anni di residenza all'abrogazione; Art. 2 Contributi per abbattimento rette asili nido: da 15 anni di residenza a 1 anno di residenza; Art. 3 Assegni per acquisto libri di testo e trasporto a scuola: da 15 anni di residenza all'abrogazione; Art. 4 Assegni di studio per studenti che frequentano le scuole private: da 15 anni di residenza a 5 anni di residenza; Art. 5 Contributi per le famiglie che hanno handicappati o malati gravi da curare: da 15 anni di residenza ad abrogazione; Art. 6 Contributi per accesso alloggi popolari o sostenimento delle rette di affitto; da 15 anni di Residenza a 10 anni di residenza di cui 5 in regione.
Al di là dell'oggettivo miglioramento rispetto alla scandalosa proposta iniziale resta evidente e odiosa la discriminazione, in particolare per ciò che concerne l'ultimo punto, là dove si determina di fatto l'impossibilità per un immigrato (non solo straniero) di trovare un alloggio prima di 10 anni (e anche oltre se prima di venire in Fvg si trovava a lavorare altrove).
Chissà cosa ne pensano i consiglieri comunali di Gorizia, in particolare i neo-leghisti nostrani, gli udc e i se-dicenti cattolici del pdl?

martedì 13 ottobre 2009

Gorizia investa in Cultura... e Monfalcone abbia la moschea

L'Arcivescovo De Antoni, nell'ampia intervista sul Piccolo della scorsa domenica, tra le altre riflessioni ne offre due particolarmente rilevanti.
La prima riguarda l'invito a "investire in Cultura" e ci si augura che anche questo autorevole appello non faccia la fine di tutti quelli che il Forum per Gorizia ha rivolto in questi anni all'amministrazione comunale (cioè praticamente il classico cestino). La grande ricchezza che Gorizia ha è proprio la sua storia culturale, in particolare quella di un Novecento che deve ancora essere del tutto indagato e approfondito: solo per presentare qualche esempio, la prima guerra mondiale, il periodo del fascismo e del nazifascismo, i campi di concentramento di Sdrauscina Gonars e Visco, la seconda guerra mondiale, le foibe, il lentissimo processo di sviluppo postbellico, la fine della Confederazione jugoslava e la nascita della Repubblica di Slovenia, l'ingresso di quest'ultima nell'Unione europea e la rimozione delle barriere confinarie, la crescita del fenomeno migratorio e la prima linea nel contrasto all'immigrazione irregolare con la realizzazione a Gradisca del famigerato Centro di identificazione e espulsione... Gorizia/Gorica, un trattato di storia contemporanea da rivivere non soltanto in manifestazioni eclatanti come "E' Storia", ma anche nel quotidiano cercare di attingere al passato la forza e la ragione per costruire con entusiasmo il futuro.
Di tutt'altro segno la seconda considerazione, quella relativa alla realizzazione di una moschea a Monfalcone: il Vescovo con molta prudenza afferma che a determinate condizioni fedeli di religioni non cristiane potrebbero avere il diritto di pregare in un luogo particolare. In un normale Stato laico verrebbe da dire "ci mancherebbe altro"! Anzi, forse non passerebbe neanche per la testa di un giornalista chiedere al responsabile di una religione se membri di altre religioni abbiano o meno il diritto di avere un loro luogo di preghiera. Se poi ci si domanda con quali mezzi, è chiaro che la legge deve essere uguale per tutti: ciascuna religione deve "arrangiarsi" - magari apprendendo il "come" dalla Chiesa Cattolica che su questo punto è veramente maestra - con l'eventuale sostegno e con i finanziamenti previsti dalle normative nazionali e regionali.

lunedì 12 ottobre 2009

Anche i ricchi piangano...

L'amministrazione comunale si vanta di aver risparmiato un bel gruzzolo di euro tagliando le spese del personale. Giustamente il capogruppo Pd Portelli contesta le veline (a scanso di equivoci, si tratta delle news confezionate dall'ufficio propaganda) e, dati alla mano, dimostra che non c'è stato risparmio bensì aumento dei costi in rapporto al numero dei cittadini. E rileva, altrettanto giustamente, che farsi belli di un (presunto) risparmio ottenuto attraverso la riduzione dei posti di lavoro è soltanto realizzare una partita di giro sulla pelle dei lavoratori.
Non risolverebbe certo i problemi delle amministrazioni, ma se il milione e mezzo di euro annui che serve a pagare lautamente i dirigenti del Comune e della Provincia fosse dimezzato (e ciascuno di loro si porterebbe comunque a casa i suoi circa 5000 euro lordi al mese) e distribuito un po' più equamente, con gli altri 750mila euro si potrebbero garantire (o risparmiare) qualcosa come 30 - 35 stipendi intorno ai 2000 euro lordi al mese.
Perché non cominciare una volta tanto "dall'alto" invece che "dal basso"?

domenica 11 ottobre 2009

Sogni di sinistra

Da cosa può essere caratterizzata oggi una politica "di sinistra", a livello nazionale e locale?
Da un attento discernimento e scelta di priorità che peraltro possono essere dettate anche dalle più importanti "carte" del Novecento: il primato della persona umana, soggetto di diritti e di doveri sulla base della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo; il lavoro, che secondo la Costituzione italiana è il fondamento su cui si edifica la Repubblica e che invece in questo momento è al primo posto dell'agenda delle questioni sociali da affrontare; l'impegno planetario per vincere la lotta contro la fame, le malattie endemiche, l'analfabetismo e l'estrema miseria; la cultura internazionalista, che riconosce la libertà, l'uguaglianza e la dignità di ogni persona, da qualunque continente provenga, qualunque lingua parli, qualsiasi religione o qualsiasi forma di ateismo professi; il ripudio della guerra, la scelta della nonviolenza attiva e il ripensamento di uno strumento di arbitrariato realmente rappresentativo delle esigenze di tutti, unico strumento possibile di risoluzione delle controversie interne a un Paese o fra le Nazioni; la salvaguardia dell'ambiente e un'urbanistica in grado di favorire la riappropriazione delle città da parte dei cittadini; l'attenzione ai soggetti più deboli attraverso un welfare corrispondente all'illuminata idea della cittadinanza terapeutica; il ridimensionamento della proprietà e dell'iniziativa privata, la ridefinizione del senso dello Stato solidale, cui è necessario attribuire un ruolo che non può in alcun modo continuare a essere derogato a qualsiasi peraltro lodevole forma di sussidiarietà.
Gorizia/Gorica e il suo territorio dal Triglav a Capodistria possono essere "il" luogo europeo per la sperimentazione di questi orientamenti? Senz'altro sì, se dopo il confine esteriore vengono abbattuti i muri interiori, anche quelli che dividono i gruppi politici e culturali del centro sinistra e della sinistra, ben più impegnati a salvare gli equilibri e le lobby interne che a costruire un'alternativa reale e credibile a una Destra sempre più arrogante e minacciosa.
ab

sabato 10 ottobre 2009

La buona strada di GOlaBICI


Bellissima pedalata per circa duecento ciclisti in giro per la città di Gorizia. Un pacifico dimostrativo happening per dire ad amministratori e cittadini che l'incentivazione dell'uso della bici potrebbe essere la più semplice delle soluzioni al sempre più grave problema del traffico e dell'inquinamento cittadino. Un momento sereno, reso tranquillo da un'organizzazione ottima: se il buon giorno si vede dal mattino l'associazione GO la BICI avrà un futuro radioso. E se così sarà a risentirne beneficamente saranno proprio tutti, perché bicicletta è salute, è aria pura, è incontri quotidiani, è in una parola riappropriazione della propria città dopo l'ormai troppo lunga prepotente okkupazione da parte delle automobili.
Perché ciò possa accadere occorre che si verifichino due grandi condizioni: la prima è la filosofia delle ciclabili, mentre nel resto d'Europa sono costruite con l'esplicito obiettivo di favoririre i ciclisti da noi (e a Gorizia in modo particolare) servono soprattutto a togliere le bici dalle strade dove sono considerate un ingombro per il traffico motorizzato; la seconda è l'impegno delle amministrazioni locali che a parole da decenni sono disposte a tutto pur di andare incontro alle esigenze dei ciclisti, in pratica non vanno oltre la delineazione di pericolosi percorsi misti (ciclo/pedone) come quelli di via san Michele, via Silvio Pellico e - più recentemente - via Vittorio Veneto. Mentre le rotonde - soprattutto l'ultima di piazzale Saba e quella micidiale antistante il valico confinario di sant'Andrea - minacciano seriamente l'incolumità fisica di chi le affronta con il cuore trepidante. Per non parlare del dove appoggiare il proprio mezzo, dal momento che non ci sono molte altre possibilità oltre a pali o muretti, con il rischio non remoto di vedersi appioppare una multa o di non trovare più la propria bicicletta requisita.
In conclusione, un grande plauso agli organizzatori, un augurio di proseguire su questa buona strada con il sostegno di tutti quelli che hanno partecipato e di quelli che sono rimasti a casa fermati da un tempo che non prometteva nulla di buono e si è invece alla fine rivelato tutto sommato sereno.

Oggi GOlaBICI

Oggi, sabato 10 ottobre, chi può è invitato a una bella iniziativa: l'appuntamento è alle ore 17 in piazza Battisti, gli organizzatori sono i fondatori del nuovo gruppo GOlaBICI per la tutela dei diritti del ciclista e la promozione del mezzo più salutare, meno inquinante e ingombrante. Raccomandano di presentarsi ovviamente muniti di bicicletta in regola con le norme del codice: sarà interessante fare il punto sulla situazione delle piste ciclabili, delle rotonde e dell'attenzione riservata al ciclsita nei punti nevralgici del traffico cittadino. Buona biciclettata!

venerdì 9 ottobre 2009

Il Nobel a Obama Barack

Con tutto rispetto per Obama Barack, questo premio Nobel per la pace suscita qualche perplessità.
Si può trattare di un riconoscimento a priori, quasi un incoraggiamento a continuare sulla strada intrapresa; tuttavia alcune parole programmatiche favorevoli alla distruzione degli arsenali atomici, qualche peraltro straordinario discorso sul valore delle differenti radici culturali dell'Occidente, qualche offerta di collaborazione a ex nemici e annuncio ancora non concretizzato di contrasto alle classiche lobby statunitensi... non sembrano sufficienti per spiegare una menzione di così grande onore, che sarebbe stata ben più giustificata tra un paio d'anni, a progetti avviati in un clima planetario effettivamente migliorato.
Tre possibili interpretazioni: si è voluto offrire al Presidente Usa una ribalta internazionale di enorme prestigio per rafforzare la sua volontà di cambiamento e per "avvisare" eventuali minacciosi detrattori; si è voluto disinnescare la carica potenzialmente innovativa del successore del grigio Bush attraverso un premio che molto spesso è servito a ricondurre nella "casa" del capitalismo occidentale eventuali tentativi di fuga in avanti; non c'era nessun altro da onorare, il che indurrebbe a pensare a un mondo talmente triste da non riuscire a riconoscere neppure un autentico e fattivo costruttore di pace.
Comunque sia, auguri Presidente Obama Barack e complimenti agli americani che l'hanno votato, noi ci dobbiamo tenere il nostrano presidente del consiglio, un premio davvero No Bel!

Nota dell'ASGI su sentenza Canale di Sicilia

L'ASGI (Associazione Studi Giuridici Italiani) esprime la propria piena soddisfazione in relazione alla sentenza di assoluzione con formula piena "perché il fatto non costituisce reato" assunta dal Tribunale di Agrigento nell'udienza del 7 ottobre 2009 nei confronti del presidente dell'associazione umanitaria Cap Anamur, Elias Bierdel, del comandante della nave omonima Stefan Schimdt e del primo ufficiale Vladimir Dachkevitce, imputati di agevolazione dell'ingresso di clandestini, dopo avere soccorso, con la nave Cap Anamur nel giugno 2004, 37 naufraghi alla deriva cento miglia a sud di Lampedusa.
In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, va comunque subito rilevato che, dopo anni di indagini e dopo l' audizione di numerosi testimoni, le accuse formulate dalla Procura di Agrigento sono risultate destituite di ogni fondamento. E' caduta l' iniziale ipotesi accusatoria della forzatura del blocco navale che era stato imposto alla nave Cap Anamur, tenuta per due settimane al largo delle coste siciliane per decisione del Governo italiano, ed è, invece, emersa la situazione di stato di urgenza e necessità, determinata a bordo della nave da una così lunga permanenza dei naufraghi, ai quali venivano impediti lo sbarco e la possibilità di far valere la loro richiesta di asilo o di protezione umanitaria.
Il periodo di tempo trascorso tra l' azione di salvataggio e la richiesta di attracco della nave Cap Anamur a Porto Empedocle non era certo imputabile ad una scelta nell'interesse personale dei responsabili della nave, o alla ricerca di un profitto ( il cd. dolo di profitto), ma ai ritardi derivanti dalla querelle diplomatica tra i Governi dell'Italia, della Germania e di Malta sull'individuazione del porto sicuro in cui far sbarcare i naufraghi ed accogliere le richieste di asilo che erano state formulate al comandante della nave.
L'ASGI auspica che la sentenza del Tribunale di Agrigento possa costituire un importante precedente che permetta di fare chiarezza sulla radicale differenza che c'è, sul piano giuridico ed etico, tra il favoreggiamento dell'immigrazione irregolare da parte di organizzazioni che lucrano sulla terribile condizione di bisogno dei migranti, e, sul versante del tutto opposto, le doverose azioni di salvataggio dei naufraghi sancite da tutte le Convenzioni sulla sicurezza della vita in mare.
Chi effettua salvataggio in mare non commette nessun reato e il comandante è l'unica persona che può individuare il porto sicuro, anche da un punto di vista giuridico, per lo sbarco. Il messaggio chiaro che emerge dalla sentenza agrigentina è che gli Stati devono rispettare il Diritto Internazionale del Mare, che vieta anche il respingimento collettivo, nonché il divieto di refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra.
L'ASGI auspica che i prossimi interventi di salvataggio non siano più soggetti a minaccia di sanzione penale e che ciò incoraggi anche i mezzi civili ad interventi di salvataggio più tempestivi, senza lasciare naufraghi a mare, a morire di inedia per settimane, come è successo tragicamente troppe volte nel Canale di Sicilia .

mercoledì 7 ottobre 2009

Nuove norme della Regione sugli interventi sociali

Nuova legge sugli interventi sociali: dove è finita la Politica?
E' passata in consiglio regionale la discussa legge sugli "interventi sociali". La norma introduce termini più rigidi per l'accesso al welfare, innalzando gli anni di residenza in Italia e in regione necessari per avere diritto ad alcuni sostegni.E' stata varata senza confronto previo in commissione, con dichiarazioni pesanti e affermazioni che difficilmente riusciamo a comprendere in relazione ai valori costituzionali in cui ci riconosciamo.Ci preoccupa una politica che non è più capace di ascolto e di dialogo. Una politica che non guarda lontano, che pensa solo all'immediato, alle emergenze o peggio al consenso da incassare. Una politica che non è più ricerca collettiva del bene comune, attraverso la fatica necessaria del confronto, ma dittatura di chi è riuscito a piazzarsi primo in classifica. Ci preoccupa questa semplificazione della riflessione, questa incapacità di tener conto della complessità e della dimensione globale dei problemi che dobbiamo affrontare.Balza agli occhi di noi cittadini questa polarizzazione del dibattito che non guarda più al merito delle questioni ma sembra diventare ressa senza esclusione di colpi e senza regole del gioco.Dobbiamo pensare che se cambia colore al prossimo giro sarà giusto cancellare leggi e azzerare il lavoro precedente? E chi pagherà il costo di tutto questo? Cosa ne sarà dei servizi e delle istituzioni strattonate da da una parte e dell'altra? Come potranno ancora funzionare?E noi cittadini cosa possiamo fare, da parte nostra? Quale la nostra parte di responsabilità?
La redazione di Notizie del MoVI del Fvg

Evviva la Consulta!

La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare illegittimo il lodo Alfano riconcilia con il sistema delle garanzie democratiche che il padri costituzionali hanno pensato. Ora Berlusconi, come ogni cittadino, dovrà rispondere davanti a un tribunale dei reati che gli sono imputati: potrà uscirne assolto o condannato, la sua responsabilità di premier non gli abbuonerà il passaggio davanti a una corte di giustizia.
Certo, tutto ciò ostacolerà la serenità e porterà via molto tempo a chi è stato chiamato a governare l'Italia. Tuttavia non è che non lo si sapesse prima, anche i cittadini che l'hanno voluto sono corresponsabili - volenti o nolenti - di questa farsa italiana.
L'auspicio di Di Pietro è che Berlusconi si dimetta e che cambi il quadro politico italiano; forse ha ragione, peccato che l'assenza di una valida alternativa non permette di guardare al futuro con grandi speranze. Comunque sia, anche se la seguente appare misteriosa, una pagina è stata voltata e la nave Italia può oggi cambiare direzione.

martedì 6 ottobre 2009

Il Pd verso l'eutanasia?

Se l'assenza di un'autentica Sinistra dal dibattito politico italiano si fa sempre più sentire, il Partito Democratico stupisce ogni giorno di più: le assenze dei suoi deputati hanno consentito al Pdl di superare la prova della difficile votazione sullo scudo fiscale, una sconfitta avrebbe portato il governo Berlusconi sull'orlo dell'abisso. Anche a Gorizia non si scherza, i sostenitori di Franceschini-Serracchiani, Bersani-Martines e Marino-Carloni si sfidano senza esclusione di colpi, mentre in Consiglio Comunale l'apparentemente compatto ex-Ulivo vede delineate almeno tre strategie differenti (Slovenska Skupnost; Portelli - Waltritsch con l'appoggio esterno di Orzan; Rota e Mosetti, quest'ultimo perlatro quasi sempre assente dalle sedute).
E' il segno di un partito nato male e avviato a una repentina disgregazione: tutto sembra far pensare a una tripartizione, l'ala destra - dalla Binetti a Rutelli - a costituire il Centro neodemocristiano con Casini e forse con il sempre più interessante Fini, l'ala centrale stabilizzata su un Centro sinistra di governo con gli ex prodiani e lo stesso Bersani, quella sinistra a tentare di ricomporre l'arcipelago della Sinistra devastato dalle recenti elezioni politiche, regionali e europee.
Secondo alcuni in fondo non sarebbe poi un dramma, si costituirebbe un sistema tipico in altre democrazie occidentali: cinque schieramenti con un centro in grado di allearsi da una parte o dall'altra e due componenti di stabile opposizione. In realtà non sarebbe un dramma se non si trattasse di un qualcosa già visto, e per ben quarant'anni in Italia!

Emergenza democratica

Con le sue parole apparentemente soltanto un po' sbruffone Berlusconi mette in discussione l'intero sistema democratico. Quando afferma "nulla potrà fermarmi perché gli elettori mi hanno investito del mandato di governare" dice il falso: la maggioranza degli elettori ha sì scelto il proprio premier, ma nell'ambito dei limiti e delle garanzie fissate dalla Costituzione. E, tra queste, c'è la distinzione tra il potere legislativo, esecutivo e della magistratura. I Costituenti hanno evidentemente previsto che la democratica elezione non può essere sufficiente garanzia: affermare che "nulla può fermare" un capo del governo nell'esercizio delle sue funzioni significa misconoscere tali regole e rivendicare un potere dittatoriale. Dopo la minaccia alla libertà di stampa e il "fuoco amico" giornalistico contro l'ex direttore del moderato quotidiano dei Vescovi oltre che contro il presidente della Camera si profila a tempi brevi la resa dei conti con la Magistratura. Forse già oggi, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano. Che è assai difficile definire "costituzionale"!

lunedì 5 ottobre 2009

Largo ai giovani

E' un problema, non lo si può negare. Se si intende con questo termine chi è sotto i trent'anni si può constatare con facilità che i giovani disertano quasi al completo partiti, gruppi culturali orgamizzati, chiese e quant'altro. Anche negli ambienti in cui si prendono decisioni importanti i giovani non ci sono e quando ci sono vengono ridotti a poco più di un numero (cfr maggioranza in Consiglio Comunale a Gorizia). Per non parlare della Cultura, dove spesso sono necessari decenni di "protaborsaggio" per poi rinunciare a lottare o emigrare: basta leggere qualsiasi locandina goriziana per vedervi stampigliati i soliti nomi... E così associazioni, comitati e gruppi anche importanti, che vorrebbero "contare" in città, vedono assottigliarsi di giorno in giorno le loro file e i rari cinquantenni possono rallegrarsi di essere ancora "tra i più giovani".
Il fenomeno è complesso e non può essere esaurito in poche righe: in questo post viene segnalato come un invito a porsi il problema. Dato per scontato che le nuove generazioni non sono né migliori né peggiori di quelle che le hanno precedute, come intersecare le loro esigenze, come offrire loro una voce in grado di incidere sui processi decisionali del presente, come parlare una lingua comune in grado di abbattere reti di divisione, come favorire un dialogo critico e costruttivo?

Iris, un addio ambiguo...

Dopo il via libera alla vendita del ramo energia di Iris decretato da tutti i consigli comunali della Provincia ad eccezione di Medea e Villesse, la stampa locale ha rimarcato il fatto che l'operazione di vendita riguarda inscindibilmente il ramo gas, il ramo elettricità e l'attività di Isogas. Non a caso si legge che il presidente Querin ha specificato a chiare lettere che l'offerta "dovrà essere in blocco. Ovvero non è previsto che si possa acquistare soltanto il ramo gas piuttosto che quello relativo all'energia elettrica". Peccato che nel testo relativo all'Avviso di Manifestazione di interesse sia scritto esattamente il contrario e cioè che Iris potrà accogliere anche offerte relative ad un singolo settore qualora non ritenga congrua e soddisfacente l'offerta complessiva. Insomma, c'è anche la possibilità del cosiddetto "spezzatino", una vendita frazionata delle singole attività, che Iris fino a ieri motivava con il fatto che a fronte di una offerta complessiva di 100 la cessione separata e indipendente delle tre realtà in vendita avrebbe portato ad un incasso complessivo, poniamo, di 105. Queste le ragioni con le quali il presidente Querin motivava, fino a pochi giorni addietro, l'eventuale "spezzatino" anche ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Ma questa non è la sola anomalia in questa storia che si trascina da due anni. Lo scorso anno l' "offerta irrevocabile" avanzata da Amga per un importo complessivo di oltre 90 milioni di euro, di cui oltre 40 cash e il resto in titoli eventualmetne convertibili dopo tre anni e con l'impegno di assumere 122 lavoratori dei rami gas e elettricità, fu fatta cadere dall'assemblea dei sindaci di fronte alle strumentali osservazioni circa i rischi di un contenzioso legale per un iter di vendita che non avesse previsto la formula della gara. Oggi, nell'avviso al pubblico per la Manifestazione di interesse si può tranquillamente leggere che Iris si riserva - tra l'altro - di accogliere "offerte irrevocabili".
Un'ultima osservazione, infine, riguarda il settore ambiente, per il quale non è previsto alcun vincolo di destinazione di quanto ricavato dalla vendita del ramo energia, salvo la necessità espicitata con nota a latere di una dotazione di almeno 17 milioni di euro (sic) per ripianare il debito pregresso (6 milioni). la liquidazione dei soci privati, (2,6 milioni), la dotazione operativa (altri 6 milioni) ed altri impegni per ulteriori 2,6 milioni. La stessa nota, a firma del presidente Querin, auspica e sollecita in ogni caso la necessità di provvedere "urgentemente ad aggregazioni anche in ambito di contiguità". E chi vuol capire, capisca.
Alla fine, e se ancora molto altro resta da dire, credo che abbiano fatto bene i consigli comunali di Medea e Villesse ad opporsi a questo tipo di vendita.
dl

venerdì 2 ottobre 2009

INFORMAZIONE, NO AL GUINZAGLIO

Dovere dei giornalisti di informare, Diritto dei cittadini a essere informati. Anche questo blog del Forum per Gorizia sostiene l'Associaizone della Stampa per il Friuli Venezia Giulia e invita tutti a partecipare

sabato 3 ottobre 2009

a Roma, piazza del Popolo, ore 15.30: Manifestazione per la libertà di stampa
a Trieste, capo di piazza Bartoli (piazza Borsa/Unità), ore 17: Presidio e volantinaggio
a Udine, piazza San Giacomo, ore 17: Presidio e volantinaggio

C’è un allarme che sta diventando molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governanti di segno diverso da quello attuale, ma oggi si sta vivendo una fase di grande delicatezza con attacchi senza precedenti. Non solo disegni di legge bavaglio ma anche azioni forti in sedi giudiziarie e manifestazioni pubbliche che hanno l’oggettivo risultato di costituire una minaccia per chi fa informazione ritenuta non gradita.
L’informazione non si farà mettere il guinzaglio. Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro e alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo. C’è bisogno urgente di riassumere e promuovere la consapevolezza piena della funzione dell’informazione quale pilastro di ogni democrazia; una funzione che è anche politica ma che non appartiene alla disponibilità del potere. E’ una materia che va sottratta, prima che sia troppo tardi, alle contingenze dei virulenti contrasti politici e che impone pertanto il rispetto dei principi legali e sociali di convivenza di cui è parte integrante.
La Fnsi (di cui l’Assostampa Fvg è l'articolazione territoriale) ritiene che sia necessaria, quindi, una reattività civile nella considerazione che l’informazione è libertà; ogni ferita che essa subisce determina una attenuazione della libertà di tutti. E’ indispensabile che l’informazione possa dare una rappresentazione permanente della vita del Paese, nella pluralità dei punti di vista e di tutte le rappresentanze sociali e culturali e ne racconti liberamente i successi e i problemi.
Tutti i colleghi e i cittadini interessati sono invitati a partecipare

Annozero, tra Giornalismo e Potere

Berlusconi indignato per l'ultima puntata di Annozero. Dopo aver negato ogni parola detta in precedenza dalla D'Addario ed essere passato poi all'ironia ridanciana ora "si indigna" perché le sue bugie vengono definitivamente smascherate. I suoi adepti nel frattempo hanno fatto fuori professionalmente il direttore del quotidiano cattolico Avvenire e hanno tentato - per il momento senza riuscirci - di silurare perfino il presidente della Camera Fini. Una vera e propria guerra, insomma, che rivela almeno tre problematiche importanti: la necessità che in un sistema politico libero e democratico chi decide di assumere ruoli pubblici sia senza ipocrisie pronto a riconoscere ogni responsabilità anche di fronte all'inevitabile scandaglio mediatico della sua cosiddetta vita privata; l'urgenza di un giornalismo autenticamente autonomo, in grado di essere come in altri Stati il vero "cane da guardia" che difende il cittadino dai soprusi del Potere; la garanzia costituzionale della piena libertà di espressione e di stampa con il corrispondente diritto dei cittadini all'informazione, fatto salvo ovviamente il divieto di calunnia peraltro sanzionato dal Codice Penale.
Tutto ciò indipendentemente dal giudizio su trasmissioni come quella di Santoro: alcuni possono uscirne entusiasti, altri perplessi, alcuni rinviano appuntamenti per sintonizzarsi, altri preferiscono gli altri canali... L'importante è che siano garantiti spazi di libera espressione, a condizione che essi siano fondati sulla colonna portante di ogni atto giornalistico serio, ovvero la "prova documentaria". Ed è questa, piaccia o meno, la forza inquietante di Annozero.

giovedì 1 ottobre 2009

Le leggi razziali

Un lembo di terra dimenticato. E' quello dell'ex caserma Polonio di Gradisca d'Isonzo, conosciuta da qualche anno come Cpt (Centro di permanenza temporanea) poi Cpta (Centro di permanenza temporanea e accoglienza), più recentemente sdoppiata in Cie (Centro di identificazione e espulsione) e Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo).
Sui quotidiani di una settimana c'era la notizia degli ennesimi "tafferugli", minimizzati anche da una delegazione Pd che ha visitato il Cie definendolo peraltro luogo di "detenzione". In questi ultimi giorni "girano" sul web filmati tremendi, "girati" dalle proibitissime telecamere dei telefonini e "usciti" rocambolescamente dal Centro. E' facile visionarli, basta digitare su un motore di ricerca "il massacro di Gradisca" e c'è solo l'imbarazzo della scelta.
La protesta, per dirla eufemisticamente "duramente" repressa da squadre della polizia in tenuta antisommossa, è stata scatenata dall'inasprimento delle già quasi razziste leggi (nazionali e - ahimé - ancor più repressive regionali) sull'immigrazione: i risultati sono impressionanti, tanto sangue versato e tumefazioni da collutazione (un esercito da una parte, dall'altra persone indifese), oltre a atti di autolesionismo finalizzati a gridare il proprio dolore.
Resta aperta la questione dei richiedenti asilo: persone cui la Costituzione riconosce il diritto di chiedere ed eventualmente ottenere rifugio dopo qualche mese di "ospitalità" vengono espulse dall'apposito Centro e ricevono l'incoraggiante mandato di "arrangiarsi"; senza un lavoro, spesso senza alcuna conoscenza della lingua, senza relazioni significative... Se non ci fossero la Caritas e il cosiddetto "privato sociale" rischierebbero di morire di fame e di stenti.
Ecco l'Italia del 2009, così tremendamente simile a quella di settant'anni fa: le leggi e i regolamenti che normano la presenza degli immigrati sul territorio nazionale mirano a creare la stessa mentalità voluta dalle vergognose leggi razziali che il duce fascista con la firma di un pavido re offrì sul piatto del fuhrer sanguinario. Poco prima di trascinare insieme l'Europa e il mondo verso l'abisso.