mercoledì 30 settembre 2009

Il nuovo che avanza...

E' finita molto prima del previsto la due giorni di Consiglio Comunale dedicata a temi molto importanti. "Finalmente - dirà qualcuno - la Presidenza è riuscita a imporre uno snellimento dei lavori!" Nooo, semplicemente alle 0.20 di mercoledì (detto per inciso, giusto in tempo per assicurarsi il secondo gettone di presenza), il vecchio Valenti ha detto stop: come dire che nel momento in cui si devono affrontare i temi proposti dalle forze di minoranza un consigliere qualsiasi si può alzare, dichiarare di essere stanco e mandare a casa tutti.
Del resto è stato un Consiglio strano: il tema più rilevante era la vendita dei rami elettricità e gas di Iris, la trasformazione del ramo ambiente e la liquidazione della società. La sera di lunedì la stessa delibera era stata presentata a Monfalcone e aveva riscontrato il voto favorevole del Pd nella maggioranza di centro sinistra, mentre Rifondazione Comunista con un'alchimia aveva garantito il numero legale non votando la delibera; il Pdl era uscito clamorosamente dall'aula ritenendo irricevibile la proposta. La sera di martedì a Gorizia la maggioranza dava un voto che vedeva il Pdl unanimemente favorevole (sull'identica proposta ritenuta irricevibile dal Pdl monfalconese) con la Lega Nord fuori dall'aula, mentre l'opposizione assumeva atteggiamenti diversi, parte del Pd astenuto o assente, con la componente della Slovenska skupnost, il Forum e Progetto Gorizia, con Sinistra e Libertà e Italia dei Valori esplicitamente contrari; cioè, sulla cessione di Iris chi comanda vota decisamente a favore chi è all'opposizione decisamente contro, in modo totalmente indipendente dalla propria appartenenza partitica, vincono gli interessi di campanile o di bottega, perde l'autentica Politica...
Strane le posizioni di alcuni esponenti Pdl nel primo intervento teoricamente e con forti motivazioni contrari, nel secondo intervento del tutto favorevoli con ragionamenti degni del miglior Azzeccagarbugli; e quelle di un esponente della Lega (in poco più di un anno subentrato a Gualdi come Lista per Gorizia, divenuto la Lista siamo noi e transitato poi "dall'altra parte dell'aula" entrando nella Lega Nord Padania) che dopo l'astensione su un documento di simile importanza votava solo contro tutti affinché non fossero recuperati qualche decina di migliaia di euro a favore della città inopinatamente persi nei meandri della burocrazia.
Il grande dominatore della seduta è stato Gaetano Valenti: sembra sia stato lui a imporre di togliere dall'ordine del giorno già deciso nella Capigruppo la mozione urgente De Santis dedicata a quella bazzeccola che è la quasi certa soppressione entro l'anno dell'ASS2 di Gorizia, è lui che ha imposto di non dare alla città un segno di sobrietà attraverso il taglio del 20% del simbolico compenso attribuito ai revisori del conti, è lui che ha manifestato urlando in aula espressioni da lord inglese decaduto per manifestare il suo dissenso nei confronti di chi non la pensava nel suo stesso modo, è grazie alla sua voglia di andare a dormire che è saltata la discussione urgente sul destino del valico del Rafut, ultima possibilità di fermarne una destinazione impropria e per inserirlo in quell'occasione unica e irripetibile per la cultura goriziana che è il progetto del sistema museale del Novecento costruito in accordo con il Goriski Muzej di Nova Gorica...
Insomma, Valenti sempre Valenti, da decenni sulla scena politica goriziana, sindaco tra il 1992 e il 2002, ora contemporaneamente consigliere comunale e capogruppo Pdl in Comune, nonché Consigliere regionale a Trieste, pressoché unico interlocutore Pdl nell'aula, "uomo del monte" che con i suoi inquietanti sì o no si serve dei suoi quasi sempre silenti colleghi di partito per imporre la propria decisione... Alla quale, spesso evidentemente un po' imbarazzato, si deve adeguare anche il povero sindaco Romoli che - dispersi in un suo più fastoso passato politico appoggi ben più importanti - si deve accontentare di ciò che passa il convento.

martedì 29 settembre 2009

Corso Verdi o Mozartstrasse?



Provate a immaginare, se invece di Corso Verdi fosse Mozartstrasse… Certo, saremmo in Austria, la strada sarebbe popolata di ciclisti e pedoni, abbellita da panche e composizioni floreali, invasa dai tavolini dei caffè, animata da capannelli di persone, turisti, curiosi davanti alle vetrine finalmente rinnovate ed attrattive. Niente auto. Per quelle ci sarebbero parcheggi interrati nelle vicinanze e un intelligente sistema di sensi unici per rendere fluido il traffico attorno all’area pedonale centrale.
Sogni direte, in Austria sono ricchi e se lo possono permettere. D’improvviso però il Comune di Gorizia si ritrova un milioncino abbondante di euro, eredità del bistrattato Brancati, da usare per riqualificare il centro. Che sia la volta buona per sognare?
Macchè! Romoli stabilisce subito i paletti. Il Corso deve rimanere aperto alle macchine, a doppio senso di circolazione. Poi ci mettano pure due piste ciclabili, che fanno tanto “sindaco verde” anche se coi loro 300 metri di lunghezza non collegano un bel nulla, e ancora: fasce di rispetto, marciapiedi lastricati a nuovo e fermate del bus – il tutto nei 13-14 metri di larghezza di Corso Verdi.
Ai progettisti l’arduo compito di far quadrare il cerchio. Ci hanno provato, hanno tentato l’impossibile pur sapendo che, viste le premesse, qualsiasi soluzione avrebbe fatto acqua.
Ecco le principali falle evidenziate dal sottoscritto nell’inutile audizione in commissione consiliare lunedì, a (mis)fatto ormai compiuto, avendo la giunta già approvato il progetto.
1) Essendo la sede stradale ridotta di quasi un terzo rispetto adesso, dove si farà il carico/scarico delle merci per bar e negozi? Nessuno lo sa. Si ipotizzano periodiche chiusure al traffico in determinate fasce orarie. Resta da decidere se chiudere la strada (difficile: ci passa il bus) o i marciapiedi e le piste ciclabili.
2) Ad ogni sosta del bus tutto il traffico si fermerà dietro allo stesso. Idem i ciclisti, per consentire ai passeggeri di salire/scendere dal bus direttamente sulla ciclabile. Ricordate quando si giocava alle belle statuine? Tutti fermi inchiodati per 30 secondi e più. Poi, con lo sbuffo alla ripartenza del bus, la vita riprenderebbe a scorrere.
3) Rastrelliere per le bici? Nisba, non c’è spazio. I ciclisti vadano a parcheggiare altrove e poi tornino a piedi nei bar e negozi del Corso. E’evidente il benefico effetto sul rilancio del commercio!
4) I marciapiedi, già oggi insufficienti a contenere i pedoni nelle ore di punta delle “vasche”, saranno ulteriormente ridotti in larghezza. Facile prevedere che i pedoni si riverseranno sulle ciclabili, rendendole di fatto inutilizzabili.
Tralascio altre considerazioni sul collo di bottiglia alla confluenza da Corso Italia o sugli incolonnamenti ad ogni incrocio nel caso di svolte a sinistra. Ma, almeno quelle, forse una giunta così sbilanciata a destra, deciderà di proibirle.
Quanto sopra mi sembra basti e avanzi per dire che senza scelte coraggiose non si riqualifica un bel niente. Ormai persino molti commercianti ed esercenti chiedono la pedonalizzazione del Corso, ben consci del salto di qualità che farebbero le loro attività. Solo un sindaco pavido continua a resistere sulla sua antistorica barricata.
Così a Gorizia continueremo a sognare. Non solo l’Austria. Tempo fa ero a Prishtina: anche lì il corso centrale è pedonale, ornato da alberi, panchine, chioschi e tavolini. E invaso da una fiumana di gente.
Povera Gorizia, persino in Kossovo sono più avanti!
Marko Marinčič, cons. Comunale Forum per Gorizia

A scanso di equivoci

Il progetto europeo che ha coinvolto il Comune di Gorizia attraverso la disponibilità dell'edificio confinario del Rafut è stato elaborato dalla Cooperativa Arcobaleno. Essa è nata 30 anni fa da un'intuizione di don Alberto De Nadai e collaboratori, poi è cresciuta come "cooperativa sociale" e si è incamminata in modo del tutto indipendente per la propria strada, programmaticamente e giuridicamente diversa da quella seguita dalla Comunità Arcobaleno, "associazione onlus" con la forma di comunità di accoglienza per persone portatrici di varie forme di disagio adulto alla cui direzione si trova attualmente Andrea Bellavite.
Come dimostrato dal suo post su questo blog dello scorso 24 settembre il capogruppo del Forum è venuto a conoscenza delle operazioni riguardanti il Rafut quando il progetto era già stato consegnato nelle sedi europee; non può evidentemente che prendere atto con dispiacere di tale scelta voluta da una cooperativa che in questo momento con la comunità Arcobaleno ha in comune soltanto la propria remota origine e la via san Michele (ma con due numeri civici diversi) dove è la sede ufficiale di entrambe.
Tale scelta - se approvata in Europa - impedirebbe la realizzazione di un progetto da oltre un anno caldeggiato dallo stesso Bellavite, dagli altri consiglieri comunali del Forum e Progetto Gorizia e da tutti i simpatizzanti: trasformare il Rafut in una parte importante del Museo diffuso del Novecento, in accordo con il Goriski Muzej di Nova Gorica che ha intenzione di realizzare dalla parte slovena il significativo "Museo del contrabbando".
Forum per Gorizia

lunedì 28 settembre 2009

Qualche domanda sulla stagione teatrale

Nessuna perplessità, anzi!, sulla professionalità del prescelto, ben venga Walter Mramor come direttore artistico del Teatro Verdi di Gorizia.
Qualche dubbio nasce dalla gestione del bando al quale – secondo informazioni di stampa – si sarebbero iscritte ben otto persone soltanto due delle quali “esaminate” nella fase finale:
sarebbe interessante sapere da chi era composta la Commissione e se all’interno di essa vi fosse qualche esperto titolato in materia artistica e teatrale;
quali sono stati i criteri che hanno determinato la scelta dell’uno piuttosto che dell’altro candidato;
se è stata presa in considerazione la difficoltà che il direttore artistico scelto incontrerà nel dover far concorrenza a se stesso direttore artistico nelle vicinissime Gradisca e Cormons;
come mai nel bando per il posto molto meno retribuito del “responsabile della comunicazione” è previsto il titolo di laurea non richiesto invece per il più prestigioso inarico di direttore artistico;
e infine a che punto è la “stagione” dal momento che il cartellone di Monfalcone è pubblico da luglio, Gradisca e Cormons si sono già proposte come valide alternative alle scelte del pubblico mentre Gorizia – fanalino di coda – a tutt’oggi conosce soltanto qualche vaga anticipazione fornita alla stampa non dal Direttore artistico bensì dall’assessore al Parco culturale.

domenica 27 settembre 2009

Gusti di frontiera


Giorni di festa, gente sorridente fra gazebo imbanditi, profumi e sapori d'Europa. Bello, complimenti a chi ha organizzato, soprattutto lo staff tecnico del Comune di Gorizia... Non si capisce più molto il titolo, là dove non soltanto non esiste più la "frontiera", ma accanto alle tradizionali specialità slovene, austriache, tedesche, friulane e croate si possono gustare succulenti intingoli albanesi, serbi, greci, francesi, ungheresi e perfino belgi. Niente di male, la manifestazione evolve orientandosi verso nuove prospettive, forse in futuro sarebbe giusto prevedere inserimenti dall'Ucraina o dalla Turchia, senza per questo dimenticare l'onnipresente cucina musulmana che grazie ai numerosi "nuovi goriziani" immigrati è diventata a pieno titolo un "gusto di frontiera" (ovviamente evitando di pubblicizzare l'iniziativa con foto "suine" come quest'anno).
Poche settimane fa il festival internazionale del folklore aveva portato sulle stesse strade i costumi di paesi di mezzo mondo, oggi ci si prova con i "gusti". Chissà, un'idea potrebbe essere quella di unificare le occasioni e le risorse, all'interno di un grande progetto culturale costruito insieme ai "vicini" di Nova Gorica, travalicando l'antica frontiera e ponendo le basi per una collaborazione anche imprenditoriale quotidiana: spente le luci della festa risvegliarsi il lunedì con la voglia di costruire insieme... E non - ma su questo è difficile essere ottimisti - con i soliti titoli a nove colonne "duecentomila visitatori a Gusti di frontiera", "molto meglio di Friuli doc", "l'anno prossimo ci saranno quattro giorni con eventi ancor più strepitosi", "Gorizia capitale della gastronomia europea", e simili altre iperboli.
Ultime note: a) in mezzo a tante cose buone, bello il numero ad hoc di Isonzo Soca, grande successo della conferenza stampa di presentazione, ottimi gli gnocchi (102 piatti distribuiti!!!), presenza numerosissima e qualificata.
b) Corso Verdi, almeno tra via Garibaldi e via Oberdan: ancora una volta si è dimostrato salotto buono e popolare dove i cittadini si incontrano, dialogano, scambiano opinioni e merci. Da rompere gli indugi e pedonalizzare definitivamente...

sabato 26 settembre 2009

Su Iris, altro che riservatezza...

Dai vertici dell'Azienda e dall'Amministrazione Comunale è stata chiesta la riservatezza sulla delibera che dovrebbe essere approvata dai Consigli Comunali del Goriziano intorno alle vendita dei rami energia e gas di Iris e alla trasformazione del ramo ambiente.
Riservatezza perché? Non è una questione riguardante soldi dei cittadini che hanno invece il diritto di sapere ed eventualmente criticare?
E poi, una delibera che prende in giro i lavoratori offrendo loro come oro colato esclusivamente le garanzie già previste esplicitamente dal Codice Civile o che si dimostra magnanima "riconoscendo" l'attuale posto di lavoro e due righe dopo affermando il "mantenimento" delle sola sede di Ronchi dei Legionari... una delibera così sibillina perché dovrebbe rimanere nascosta? Forse soltanto per far sì che meno cittadini possibili si accorgano degli inganni.
L'operazione vendita di Iris deve al contrario essere pubblicizzata, tutti i cittadini hanno il diritto di sapere gli orientamenti dei loro rappresentanti. Anzi, sono già stati tenuti abbastanza all'oscuro del loro energetico destino, la democrazia partecipata impone che si parli, subito, con chiarezza e senza sotterfugi. Chi ne volesse sapere di più partecipi al prossimo Consiglio Comunale di lunedì o usufruisca del grande (e senza alcun onere!) servizio che TeleMare offre a tutti coloro che lo desiderano filmando e mettendo in onda le sedute del più importante spazio democratico all'interno della città.

venerdì 25 settembre 2009

Gli operai della Carraro a Gusti di frontiera

Il lavoratori della Carraro vogliono sensibilizzare la cittadinanza in questi giorni di festa sulla loro difficile situazione. Invitano chi lo desidera a passare presso il loro info point presso il gazebo che si trova all'angolo tra le vie Oberdan e Morelli domani (sabato) dalle ore 9 alle ore 12. Che i gusti di frontiera siano un'occasione di speranza per tutti loro e per tutto il settore produttivo del Goriziano...

giovedì 24 settembre 2009

Un giorno di speranza

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presieduto per la prima volta da un presidente americano, Barack Obama, ha approvato all'unanimità una risoluzione contro la proliferazione nucleare. "Ci saranno giorni difficili su questo cammino - ha detto Obama, subito dopo il voto per alzata di mano - ma ci saranno anche giorni di speranza, come questo". Non ci facciamo illusioni sulla difficoltà di arrivare a un mondo senza armi nucleari - ha spiegato il presidente americano - sappiamo che ci sono molti cinici e sappiamo che faremo passi falsi che sembreranno dar loro ragione". Ma ci saranno anche giorni come questo - ha proseguito Obama - nei quali faremo passi avanti. E' la storia di un mondo che capisce come nessuna differenza e nessuna divisione siano abbastanza forti da distruggere ciò che abbiamo costruito e ciò che amiamo. E' il riconoscimento che persone di diverse nazionalità ed etnie, con ideologie diverse, possono lavorare insieme. Nel mio Paese, su questo fronte sia i democratici che i repubblicani sono sulla stessa pagina". La risoluzione approvata oggi, numero 1887, impegna la comunità internazionale a lavorare per un mondo senza l'atomica e per una serie di linee guida e interventi legislativi che riducano la minaccia nucleare nell'ambito della guerra al terrorismo. (Agenzia Apcom)

La verità sul Rafut

Ecco il perché dei silenzi dell'Assessore al Parco Culturale e dello stesso sindaco Romoli sull'argomento.
La casa di confine sul Rafut è destinata a diventare la sede di un'Agenzia di Promozione Sociale di livello internazionale. Si tratta della realizzazione di un progetto presentato nell'ambito del sistema Italia/Slovenia coordinato dalla Cooperativa Arcobaleno con diversi partner sloveni e italiani. Tra questi ultimi il Comune di Gorizia che ha messo a disposizione l'edificio sul confine dopo che la stessa maggioranza consigliare aveva deliberato la sua alienazione - che potrà comunque essere facilmente ritirata con una semplice delibera giuntale; e tra molti altri enti locali su tre Regioni (Fvg, Veneto e Emilia Romagna) c'è anche la Provincia di Gorizia, anch'essa coinvolta in quello che si presenta come un mega-progetto finalizzato anche a incrementare e sostenere lo sviluppo dell'impresa sociale nella vicina Slovenia. Il grosso fascicolo è già sui tavoli europei dal 10 settembre e si attende per dicembre la definizione della questione.
Chissà se il Romoli smascherato risponderà ora all'accorata lettera con la quale il gruppo consigliare del Forum chiedeva di poter avviare un discorso culturale sul Novecento goriziano anche attraverso il riutilizzo dei suo luoghi simbolo?

martedì 22 settembre 2009

Con gli operai della Carraro

Tutti in via Arcadi, domani mattina alle 10. I lavoratori della Carraro trasferiscono il presidio dalla poco visibile discesa di Straccis al centro cittadino, davanti alla sede dell'Associazione Industriali. E' il momento della vicinanza, tutti sono invitati a partecipare alla manifestazione e a far sentire la propria solidarietà agli operai che si trovano in una condizione di grande incertezza e difficoltà.
L'esempio della Carraro è emblematico, non si può far finta di niente: nel momento in cui tante altre fabbriche chiudono o comunque utilizzano lo strumento della mobilità per salvaguardare soltanto gli interessi di pochi occorre fare quadrato intorno a chi rischia di perdere per sempre il proprio posto di lavoro.
La crisi ormai fa sentire con forza la propria voce e le assicurazioni degli esperti internazionali non possono certo consolare chi in questo momento vede davanti a sé soltanto l'oscurità. E' tempo di ritrovare la forza di una lotta antica, di scendere in piazza perché possa essere garantito uno dei più elementari diritti della persona umana: occupazione, sicurezza sul lavoro, giusto salario. Perché ciò possa accadere è indispensabile che con gli operai ci siano anche i rappresentanti della società civile, le realtà sindacali e politiche, ma anche quelle culturali, sociali e religiose. Per una volta tutti uniti, senza se e senza ma, dalla parte dei lavoratori.

Per un carcere a misura d'uomo

Domani mattina la Comunità Arcobaleno ospiterà un importante meeting sul mondo del carcere. Sono stati invitati a sedersi attorno allo stesso tavolo tutti coloro che hanno a che fare con la persona del detenuto: rappresentanti dell'istituzione carceraria e della politica, magistrati di sorveglianza e assistenti sociali, personale scolastico e realtà sanitaria. Promosso dalla Conferenza Regionale per il Volontariato carcerario l'incontro si prefigge tra gli altri due scopi: quello di aiutare a percorrere la strada verso la concezione della pena riablitativa e non punitiva; quello di individuare luoghi comunitari anche nella città di Gorizia dove poter gestire una custodia cautelare e pene alternative corrispondenti alla dignità della persona umana.
E' un'occasione per togliere dall'oblio un ambiente difficile come quello della costrizione coatta e per cercare di costruire un coordinamento tra tutti gli attori finalizzato a rendere più umana la situazione di chi deve "pagare" qualche errore commesso nella vita.

lunedì 21 settembre 2009

Lettera aperta al Sindaco sui valichi storici

Egregio signor Sindaco,
Ci rivolgiamo direttamente a Lei per chiedere che i due valichi di Rafut e di S. Pietro non vengano alienati e vengano invece destinati a fini culturali.
Essi potrebbero costituire un pezzo del Museo del Novecento.
Il desiderio di tutti noi, cittadini di Gorizia, è quello che la nostra città possa riconquistare, almeno in parte, il prestigio del passato e che riesca a trasformare la drammatica storia vissuta nell'ultimo secolo in arricchimento culturale e civile, soprattutto per i giovani, in risorse economiche derivanti dal turismo, in maggiore consapevolezza collettiva della propria memoria.
A nostro parere la specificità della città e del suo territorio è di essere stato diviso e lacerato e di aver conosciuto immani tragedie che lo hanno posto al centro della storia europea. Gli edifici dei valichi sono un concreto esempio di un confine che taglia la città, separandola dal suo contesto naturale: una situazione che ha pochi esempi in Europa e sulla quale è possibile, a nostro avviso, investire, anche in collaborazione con i musei d'oltre confine.
Inoltre ci sembra necessario valorizzare la zona anche dal punto di vista naturalistico, costruendo una pista ciclabile che colleghi i singoli punti di attrazione dal colle del Castello alla Castagnevizza. Essa potrebbe così diventare una meta del turismo scolastico, in sinergia con altri luoghi della memoria regionale (i percorsi e i cimiteri della Grande Guerra, i monumenti triestini).
La cifra che il Comune perderebbe dalla non alienazione dei valichi è ridicola: circa 70.000 euro per entrambi i manufatti. Noi pensiamo che essi invece possano essere fondamentali nel quadro dell'allestimento di un percorso museale del Novecento, che caratterizzi immediatamente, anche con una speciale cartellonistica, i punti nevralgici della storia cittadina. I valichi potrebbero essere utilizzati per mostre fotografiche e piccole mediateche, dove gli studenti potrebbero trovare testimonianze, filmati, documentari sul confine orientale e potrebbero apprendere la peculiarità straordinaria della storia locale. Il problema principale oggi è non (s)vendere questo patrimonio e sapere che esso può costituire una grande risorsa di tipo culturale. Costruire insieme il progetto, con la collaborazione delle associazioni cittadine e delle realtà slovene, sarebbe un primo passo per lanciare un'immagine forte di una città in grado di valorizzare il proprio passato e farlo diventare una ricchezza, traendo da esso energia e forza per costruire un diverso futuro.
Il gruppo consiliare Forum Gorizia

Requiem per l'ASS2 Isontina

L'autorevole consigliere regionale del Pdl Novelli si chiede se ha senso che l'ASS 2 Goriziana indica un bando di concorso dal momento che è destinata a sparire a partire dal 1 gennaio 2009. Nel suo intervento, riportato sull'odierna pagina regionale del Messaggero Veneto, esplicita per la prima volta con chiarezza il senso dell'articolo 10 della legge regionale n.12 del 23 luglio 2009: la "rivoluzione sanitaria" dell'assessore Kosic decreta la fine dell'Azienda isontina. Forse per un'unica Azienda per tutto il territorio regionale? No, per una ridistribuzione di redditizie cariche e deleghe tra le solite Udine e Trieste.
Cosa pensa Romoli che dopo aver disegnato con Fasola lo scenario che si sta per verificare si è poi presentato alla città di Gorizia come candidato a salvare - praticamante dalle sue stesse idee - la sanità goriziana? E che all'inizio del suo mandato ha voluto fortemente far sottoscrivere a un quasi unanime Consiglio Comunale un documento di riprovazione della ventilata soppressione dell'ASS? Salvo poi "dimenticarsi" - a buoi ormai scappati dalla stalla - di comunicare alcunché allo stesso Consiglio Comunale lasciando il compito al suo collega regionale di partito Novelli di confermare ciò che tutti già sapevano: alla Giunta regionale di Centro destra non importa proprio nulla della Giunta comunale di Centro destra di Gorizia, meno che meno di un sindaco al capolinea della carriera politica le cui frequentazioni "alte" sono soltanto un ingombrante ricordo del passato.
C'è ancora spazio per un soprassalto di dignità, molti auspicano di vedere il Sindaco con i cittadini brandire manifesti di protesta davanti alle sedi più opportune; la "battaglia" per l'Azienda Sanitaria è soltanto un tassello della guerra per la difesa della Provincia di Gorizia. Ma sarà oggettivamente difficile pensare che il primo cittadino possa controbattere con veemenza ciò che aveva voluto quando era assessore regionale.

domenica 20 settembre 2009

Non piangere sul latte versato


Sabato mattina Korda si è fatto risentire: il Comitato unitario per la sanità nell'isontino ha nuovamente convocato la città per rendere consapevoli i cittadini dei "nodi che sono venuti al pettine". Il riferimento è alle vicende del trasferimento dell'Ospedale da Via Vittorio Veneto al San Giovanni di Dio e alle prospettive future dell'Azienda sanitaria, in particolare nell'ambito transfrontaliero.
E' un po' strano: il Comitato che a suo tempo aveva raccolto oltre 15mila firme ed era in grado di riempire sale ben più grandi di quella del Consiglio Provinciale oggi non sembra suscitare particolare appeal. Proprio nel momento in cui tutto sembra confermare gli squallidi scenari allora prospettati i cittadini sembrano molto poco inclini a rispondere agli inviti.
Forse ci si è assuefatti al peggio, forse si è un po' frenati dalla stagnazione delle inchieste promosse a suo tempo dalla Corte dei Conti, forse ci si attenderebbe qualche deciso intervento giudiziario; fatto sta che i grilli parlanti - così si sono simpaticamente definiti - non sembrano snobbati solo dai Pinocchi, ma anche dagli altri goriziani. Anzi, il 51% di chi fra essi ha votato, ha scelto come sindaco proprio uno dei protagonisti della vicenda...
In realtà i problemi ci sono, e tanti! Occorre scongiurare la tentazione del "l'avevamo detto noi" per trovare nuovi tavoli sui quali individuare - a partire dalla situazione attuale - nuovi orizzonti di lotta, soprattuto quelli determinati da un'indispensabile intensificazione delle relazioni con Nova Gorica e Šempeter. Lasciando ora soltanto alla magistratura il compito di indagare su tutti gli aspetti oscuri del "latte versato".

Alla polizia ciò che è della polizia, ai vigili ciò che è dei vigili

Quella che è successo l'altro giorno in via santa Chiara rientra nella normalità delle vicende di una città tutto sommato molto tranquilla di meno di 40mila abitanti. Una persona in difficoltà reagisce all'arrivo delle forze dell'ordine e una scheggia di vetro ferisce uno sfortunato vigile urbano accorso alle spalle delle polizia.
Dunque era già presente personale armato e la funzione dei vigili era quella che doveva essere, semplice supporto "nelle retrovie". Se tale è la ricostruzione ufficiale degli avvenimenti, un manganello avrebbe evitato l'incidente solo se usato con fulmineo riflesso come mazza da baseball per rilanciare verso la base il coccio fuori controllo.
Allora, perché mai i vigili urbani - in Gorizia sempre caratterizzati da professionalità, accessibilità e simpatia - dovrebbero essere dotati di "distanziatori meccanici" (così si chiamano i cari vecchi "manganelli")? L'effetto non li renderebbe più autorevoli di quando estraggono i loro temibili blocchetti per le multe e li allontanerebbe effettivamente dalle persone che dovrebbero servire... Anche il cittadino più tranquillo si manterrebbe lontano da una possibile "distanziorata meccanica", mentre quello più irrequieto andrebbe alla ricerca di qualche arma difensiva da utilizzare negli eventuali "incontri ravvicinati".

sabato 19 settembre 2009

GOlaBICI

Si è costituita il giorno 18 settembre, il gruppo "GOlaBICI", che intende porsi come interlocutore delle Amministrazioni pubbliche locali per proporre e confrontarsi sui problemi delle mobilità urbana ed in particolar modo su quella ciclistica.Nel corso dell'incontro, tra i numerosi intervenuti, è stato scelto come portavoce Nevio Costanzo, in attesa di una definizione formale dell'atto costitutivo e delle cariche sociali con indicazioni sul tesseramento.La prima iniziativa in programma per il neo costituito GolaBICI, è prevista per sabato 10 ottobre con una pedalata in città. Non si tratta naturalmente di una competizione bensì un momento di incontro per verificare, circolando lunghe le vie del centro, quali siano le problematiche ed i pericoli a cui si espone chi oggi utilizza la bicicletta. La pedalata vuole anche manifestare la ferma volontà di tanti appassionati e sostenitori dell'uso della due ruote, sulla ormai improcrastinabile necessità di realizzare una funzionale rete ciclabile, al pari di tante altre città italiane.Il ritrovo è fissato per le ore 17 in Piazza Cesare Battisti dove verrà comunicato l'itinerario, ancora in fase di definizione. Chi fosse interessato a partecipare, è invitato a presentarsi con la bicicletta dotata di tutti i previsti dal Codice della strada.Per ulteriori informazioni dell'attività del neonato gruppo, questi i contatti: e-mail: nevio.cst@alice.it oppure visiti il sito http://bicigo.blogspot.com/Gorizia città ciclabile: nasce un'associazione per una diversa mobilità urbana.

Sorpresa teatrale!

Non è per ora dato di sapere ufficialmente chi erano gli altri sei concorrenti che non hanno superato la fase preliminare, pubblica è invece la "sconfitta" di una personalità artistica di primo piano come quella di Mario Brandolin. Fatto sta che il nuovo Direttore Artistico del Teatro Verdi succede a se stesso ed è Walter Mramor.
Nulla da eccepire, tutti sanno che si tratta di una scelta ben motivata dall'esperienza e dalla bravura dell'artista goriziano; i motivi di perplessità sono tecnici e riguardano propriamente il bando indetto dal Comune.
In esso non si richiede ai candidati neppure una bozza di programma, per cui la scelta della Commissione (composta da professionisti esperti di stagioni teatrali?) non poteva essere basata sui contenuti ma soltanto sui titoli esibiti e su un a quel punto decisivo colloquio; mancava la condizione dell'"esclusività nella Direzione artistica", per evitare "auto-concorrenze" in bacini d'utenza peraltro abbastanza ristretti come la Provincia di Gorizia; lo stipendio proposto è evidentemente incompatibile con la necessità urgente di una figura in grado di coordinare le tante attività teatrali che si svolgono in oltre una decina di teatri limitrofi (a Gorizia, a Nova Gorica, a Monfalcone, Cormons e Gradisca...).
Il Teatro Verdi ha dunque un ottimo Direttore Artistico, che dovrà "competere" con se stesso Direttore Artistico a Gradisca d'Isonzo e Direttore del Teatro di Cormons; è stato e probabilmente continuerà a essere anche Direttore Artistico del Mittelfest. L'auspicio è che l'indiscussa competenza di Mramor consenta comunque la valorizzazione della pluralità di tutte le voci e le posizioni nell'ambito teatrale goriziano.

Niente di nuovo sotto il sole

Domani il Pd goriziano vota i candidati a sostegno delle diverse mozioni che animeranno il dibattito politico delle prossime settimane: chi l'accoppiata Serracchiani - Franceschini chi Martines - Bersani chi sostenendo il dott. Marino.
Come già accaduto nel percorso che ha portato alla frammentazione in arcipelago della Sinistra si parla molto poco di politica ed emergono i personalismi. La Serracchiani, già astro nascente ai tempi delle "europee" sembra aver esaurito il "bonus" della sorpresa e segue le orme dei suoi predecessori puntando al "solito" accumulo di cariche; con la sua candidatura a segretario regionale spiazza anche i suoi ex estimatori nonostante le spiegazioni dei supporter secondo i quali "gli interessi del Friuli Venezia Giulia saranno molto meglio tutelati in Europa se la parlamentare europea sarà anche segretaria regionale del Pd". Dall'altra parte i consueti slogan "il nostro obiettivo è battere le destre", "daremo voce alle esigenze della "cente", "vincere vincere e vinceremo"...
Insomma, se non fosse per le sempre più evidenti turbolenze interne, il centro Destra potrebbe dormire sonni tranquilli, permettendosi addirittura con Fini di addentrarsi in territori per ora inesplorati, la laicità dello Stato, i diritti civili e l'integrazione degli immigrati. Tutti temi assai delicati che il Pd non potrà permettersi di affrontare se non dopo l'inevitabile scissione che scompaginerà (finalmente?) l'intero quadro politico del Centro, del Centro sinistra e della Sinistra.

venerdì 18 settembre 2009

La crisi è strutturale...

Un altro giorno di passione per i lavoratori della Carraro. Ieri hanno incassato la solidarietà di tutta la città, dal sindaco che si è fatto portavoce del documento unitario del Consiglio Comunale all'Assessore regionale alle attività produttive Pascolin, dai gruppi locali del Forum per Gorizia e Rifondazione Comunista ai semplici cittadini che si sono avvicinati al presidio per ricevere informazioni.
Per tutti l'atteggiamento dell'Azienda è "inaccettabile", le soluzioni proposte sono diverse: chi propone un tavolo di trattativa in grado di coinvolgere tutti i soggetti, chi l'immediata revoca del provvedimento di mobilità, chi spera di ottenere almeno le garanzie minime della cassa integrazione. Fatto sta che il diretto interlocutore, cioè lo stesso Carraro, non si fa trovare da nessuno ed evidentemente non ha alcun interesse a rendere conto del suo operato. Dopo aver usufruito di tutti i benefici derivati dalla zona franca e dalle sovvenzioni pubbliche per l'imprenditoria se ne va lasciando nella disperazione decine di famiglie. Meraviglie di un capitalismo deregolato!
Anche per questo lo scenario è cupo e va allargato purtroppo a tutto l'ambito produttivo del Goriziano: molte fabbriche sono in grave difficoltà, dove ancora non è scattata la mobilità sono stati anticipati i pre-pensionamenti e bloccate le assunzioni. I primi a "lasciarci le penne" sono gli immigrati regolari che si sentono sempre più spesso dire - più o meno gentilmente - "non è questione di razzismo, ma dobbiamo prima pensare ai "nostri".
Secondo gli economisti la crisi deve ancora far sentire tutti i suoi effetti. Allora è più che legittima una domanda: al di là dell'ovvia solidarietà e degli equilibrati documenti politici cosa si sta facendo in concreto per evitare in tempi brevissimi che tante altre imprese seguano il cattivo esempio della Carraro? E - che è l'altro versante della stessa medaglia - quali ammortizzatori sono stati previsti per lenire il disagio di chi perde il posto di lavoro e sa che difficilmente potrà trovarne un altro?

Semplici disservizi quotidiani

Ieri mattina, laboratorio prelievi, ospedale san Giovanni di Dio. Nei bagni manca la carta igienica e i contenitori dei fogli asciugamano sono vuoti, evidente l'imbarazzo dei "nuovi", chi è più esperto si era premunito di fazzolettini e oggetti similari...
Un docente di scuola pubblica, stupito dello stupore, racconta che in molti istituti gli studenti devono da molto tempo portarsi l'occorrente da casa.
Nelle carceri italiane è ben peggio, non esiste neppure il ricambio di biancheria, il vuoto è riempito dal volontariato sociale che encomiabilmente sopperisce alle mancanze dello Stato ma anche dilaziona il giorno della protesta globale.
Si potrebbe continuare con questi elenchi di minuscoli disservizi quotidiani che ci dimostrano che - letteralmente - siamo sempre più nella .....

giovedì 17 settembre 2009

Ancora l'Afghanistan...

10 morti e 25 feriti. E' il tragico bilancio dell'ennesimo attentato che ha insanguinato le strade dell'Afghanistan. Un mesto pensiero a tutti i caduti, tra i quali anche sei soldati italiani, e la solidarietà alle loro famiglie.
Sono passati otto anni dall'inizio della guerra scatenata dalla coalizione internazionale nel martoriatissimo Paese asiatico all'indomani dell'11 settembre: non ha raggiunto alcun obiettivo di quelli propagandati per giustificarla e la popolazione soffre indicibilmente.
Frattini dice "non bisogna lasciare l'Afghanistan"; può anche aver ragione, ma qualcuno prima o poi dirà quale è il vero motivo di questo stillicidio di attentati, bombardamenti indiscriminati, distruzioni reiterate? Dopo otto anni non si può certo dire che "l'ordine regna a Kabul".

Solidarietà ai lavoratori della Carraro

Una delegazione del Forum per Gorizia oggi ha portato solidarietà e pieno sostegno alla lotta dei lavoratori della Carraro che presidiano l’ingresso della fabbrica a difesa dei loro posti di lavoro. Il Forum per Gorizia giudica del tutto inaccettabile la posizione dell’azienda che ha scelto di avviare la strada della messa in mobilità di 80 lavoratrici e lavoratori su un totale di 120 addetti. La soluzione prospettata dall’azienda per superare il difficile momento congiunturale sul mercato interno e internazionale prefigura di fatto il licenziamento, avendo escluso di perseguire percorsi alternativi e meno traumatici per i dipendenti quali l’attivazione dei contratti di solidarietà o la cassa integrazione. Il Forum si impegna a supportare la lotta dei lavoratori della Carraro di Gorizia in ogni istanza istituzionale e non farà mancare il proprio contributo di presenza e di sostegno nei momenti di lotta che si renderanno necessari.
La crisi della Carraro, una delle principali realtà lavorative di Gorizia, è il segno di una crisi diffusa e profonda che quotidianamente incide sul tessuto sociale della città aggravandone i sintomi di declino, con il concreto rischio di una emarginazione sociale crescente.
Il Forum per Gorizia, nel valutare positivamente il dichiarato impegno di Comune e Provincia per individuare soluzioni meno traumatiche per i lavoratori e le loro famiglie, auspica che tale azione sia effettivamente incisiva e tale da individuare quelle soluzioni che consentano una uscita morbida dalla situazione di crisi che tuteli anche la dignità dei lavoratori. Infine, in Forum invita la città a stringersi attorno ai dipendenti della Carraro attivando manifestazioni di solidarietà concreta anche per il tramite dei Consigli di Circoscrizione.

mercoledì 16 settembre 2009

Lavoratori di Gorizia, unitevi!

La vicenda Carraro ha trovato una giusta eco nel documento approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale. Quello deciso dall'azienda è un drastico ridimensionamento attuato nel più odioso dei modi, e così la città si trova con 80 occupati in meno e 80 famiglie sulla soglia della disperazione.
Non sono gli unici, purtroppo, ogni giorno arrivano notizie di fabbriche in difficoltà, esercizi in chiusura, lavoratori in mobilità, cassaintegrati e licenziati: un vero bollettino di una guerra che per il momento non sembra certo essere breve.
La questione del futuro occupazionale della città è decisiva: che sarà dei tanti che perdono il lavoro a 45 - 50 anni e che difficilmente troveranno nuove assunzioni? e degli immigrati stranieri regolari, con figli ormai da tempo integrati nella società la cui permanenza in Italia è legata indissolubilmente al posto di lavoro? e dei giovani che sono costretti a emigrare per potersi realizzare?
Il documento approvato ieri sera in Consiglio include la scelta di dedicare un'intera seduta al tema, cercando di arrivare anche all'approvazione di qualche delibera: quale piano di sostegno a un'imprenditoria sostenibile? Gorizia ha ancora delle risorse da investire per trasformare in occasione la propria ricchissima storia e cultura? Come coniugare le esigenze della città con quelle già previste nel piano integrato della Provincia e dei Comuni limitrofi, nonché con le ampie prospettive transfrontaliere?
A queste e a molte altre domande dovranno rispondere sia la politica che l'economia del Goriziano, cominciando dai Sindacati, dalle Associazioni di categoria degli imprenditori e dei lavoratori. E' urgente cominciare a incontrarsi e a trovare soluzioni immediate e a lungo termine; è la più pressante sfida cui dovranno rispondere i presenti e futuri amministratori della città.

E imbiancate quelle strisce pedonali!

Già da tempo si manifestano perplessità relative al pessimo stato di conservazione della segnaletica orizzontale sulle strade di Gorizia. La segnalazione odierna è particolarmente grave riguardando i bambini: per rinfrescare le strisce pedonali in condizioni pietose in particolare nelle vicinanze di tutte le scuole primarie goriziane non servono certo i due milioni di euro recentemente prospettati dall'assessore Gentile! Il costo dell'operaizone è irrisorio e forse può servire a evitare qualche brutto incidente...

martedì 15 settembre 2009

Da far invidia al passante di Mestre!

Ieri sera in Consiglio Comunale tutti si sentivano molto sicuri: "ci sarò io a dirigere le operazioni", aveva detto l'assessore Gentile riferendosi al prevedibile aumento di traffico sulle nuove rotonde in occasione della ripresa della scuola.
Alle 8.20 l'assessore non era sulla strada, forse controllava tutto da qualche sala operativa del Comune o era travestito da uno dei poveri vigili urbani che si aggiravano smarriti sul piazzale Saba: 5 minuti di sosta (il triplo di quando c'era il semaforo) prima di transitare provenendo da via Duca d'Aosta, ben peggio in entrata in città, fila di un chilometro e mezzo dal ponte VIII agosto, fila di un altro chilometro e mezzo dalla chiesa di sant'Andrea...
Frenate brusche per lasciar passare gli impauriti pedoni e qualche ciclista dall'aria alquanto preoccupata inseguito da miriadi di automobilisti assai nervosi sulle buche della discesa verso il san Giovanni di Dio.
Insomma, la prima vera "prova" per le nuove rotonde è stata disastrosa, forse sarà meglio che la prossima volta l'assessore lasci il compito di orientare e dirigere il traffico a chi ne sa più di lui!

La storia infinita...

Sono passati quindici mesi dalla presentazione del progetto definitivo del Contratto di Quartiere 2 di Campagnuzza che prevedeva la realizzazione di 24 alloggi e di un asilo da 90 posti in luogo degli originari 54 alloggi ed un asilo da 40 posti, in linea con le esigenze del quartiere, previsti dal progetto preliminare. Da allora più nulla, se si eccettua una stringata informativa di Ater che a febbraio 2009 comunicava che si sarebbe dovuto aspettare la fine d’anno per l’approvazione da parte del ministero competente, avendo però cura di omettere che l’ulteriore dilatazione dei tempi era dovuta al fatto che la commissione paritetica Stato/Regione Fvg aveva richiesto un necessario supplemento di istruttoria, avendo rilevato che il progetto definitivo presentato da Ater differiva sostanzialmente dal preliminare risultato vincente non solo in termine di alloggi (24 in luogo dei 54 originarie) ma anche e soprattutto nelle caratteristiche di sperimentazione previste dal bando originario. Nella buona sostanza, a quasi cinque anni dalla presentazione in pompa magna del progetto risultato vincente che ha portato nelle casse del Comune 8,5 milioni di euro per la realizzazione del progetto curato da Ater si è ancora in attesa di esaurire l’iter burocratico.
In questa storia infinita, tuttavia, abbiamo potuto appurare che si è ora in presenza di una gradita novità avendo la Regione deliberato lo stanziamento di una somma suppletiva in grado di consentire ad Ater di dar corso alla costruzione di tutti i 54 alloggi originariamente previsti e soprattutto di consentire il rispetto di quelle caratteristiche di sperimentazione previste dal bando che avevano fatto risultare vincente il progetto. E fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che ora Ater dovrà ripresentare un nuovo progetto definitivo che tenga conto delle osservazioni avanzate da Ministero e Regione nonché del ripristinato numero di alloggi rispetto ai 24 del progetto di quindici mesi fa. Insomma, come al gioco dell’oca: casella nera e ti tocca ritornare al via. E dunque: nuovo progetto definitivo, a cui seguirà il progetto esecutivo, a cui seguirà l’appalto dei lavori, a cui seguiranno i lavori. Sulla scorta dei non lusinghieri precedenti, almeno altri tre o quattro anni, sperando che poi, alla fine, i soldi stanziati dalla Regione ed inseriti ripetutamente da anni nel bilancio preventivo del Comune, bastino a coprire il costo dell’opera.
Si dirà, questa è una storia di ordinaria burocrazia e inefficienza all’italiana, peccato che Ater di Udine sia in dirittura di arrivo per la realizzazione dello stesso contratto di quartiere nel Comune di Palazzolo dello Stella, e abbia poi partecipato, e vinto, al Contratto di quartiere 3 per Palmanova mentre il progetto di Ater Gorizia per le casette Pater di Ronchi dei Legionari si è classificato terzo, non rientrando così nella assegnazione dei fondi. E pensare che il presidente di Ater Grion, nel lontano dicembre 2006 aveva rassicurato, in un incontro ufficiale, il Consiglio Circoscrizionale della Campagnuzza che i 90 giorni previsti dal bando per la stesura del definitivo sarebbero stati ampiamente sufficienti, così come ha provveduto ad inaugurare alla presenza dell’ex assessore regionale, ora senatore, Lenna il complesso edilizio di via Gallina ancora in data 30 giugno u.s., ma a tutt’oggi, e siamo prossimi all’autunno, nessun inquilino ha mai messo piede nei nuovi appartamenti. Tutto ciò, forse perché a Gorizia anche la crisi degli alloggi è una crisi psicologica e di fiducia e, in ogni caso, sta già passando, come da tempo sostiene qualcuno.

lunedì 14 settembre 2009

Per il lavoro: che fare?

La situazione economica e sociale goriziana presenta numerose criticità, segnalate più volte nella Commissione Welfare e nell'aula del Consiglio Comunale. Abbiamo appreso dalla stampa della situazione delicatissima di imprese come la Siles ed anche la Carraro. Il ridimensionamento di queste strutture produttive comporterà una riduzione di posti di lavoro e, allo stato attuale, risulta molto difficile comprendere, in una realtà come la nostra, come e dove le maestranze potranno essere ri-assorbite. Temo che, soprattutto per le donne, si venga a creare una situazione di maggiore precarietà, con lavori sottopagati, a tempo, in taluni casi anche in nero.
Siamo in una situazione resa drammatica anche dal fatto che ai lavoratori in Cassa Integrazione si aggiungono disoccupati, giovani in attesa di lavoro, famiglie che, per i più diversi imprevisti, si trovano in varie situazione di grave disagio economico.
Lo sforzo della politica deve essere quello di cercare delle soluzioni. Certo esse non potranno essere definitive, né risolvere alla radice il problema della disoccupazione, ma possono costituire una boccata d'ossigeno per chi vive non solo la drammatica situazione della perdita dell'occupazione, ma anche la profonda solitudine che potrebbe derivare dal percepire un disinteresse delle istituzioni nei confronti dei soggetti più deboli. Il problema complesso non può essere risolto solo dando sussidi o pacchi con generi alimentari, ma studiando attività che siano utili immediatamente e che possano anche configurarsi in occupazioni più stabili (pensiamo al campo della pulizia dell'ambiente, della manutenzione del verde, ecc.).
Sappiamo che la Regione ha stanziato oltre due milioni di euro per i cosiddetti lavori socialmente utili, lavori che riguardano operai in cassa integrazione ed in mobilità. Le Amministrazioni Comunali possono assumere in questo modo, al di là dei dettami della legge finanziaria, su progetto, lavoratori che si trovino in questa situazione.
Risulta che diversi Comuni della Provincia si stiano muovendo in tale direzione.
Chiedo pertanto al Sindaco.
- se l'Amministrazione abbia predisposto già dei progetti per l'impiego di lavoratori in occupazioni socialmente utili e se sì, quali siano tali progetti.
– se l'Amministrazione intenda attivarsi per allargare la fascia degli aventi diritto anche a disoccupati che non si trovino nelle condizioni di Cassa Integrazione e Mobilità.
- se l'Amministrazione intenda non solo attivare i lavori socialmente utili, che come tutti sanno hanno una scadenza, ma istituire in sinergia con le Organizzazioni Sindacali, con le strutture preposte alla formazione dei lavoratori, con i Centri per l'impiego e con ogni altra Istituzione che ne abbia competenza, dei percorsi formativi che consentano, finito il periodo d'assunzione, un inserimento più stabile nei processi produttivi.
Anna Di Gianantonio

domenica 13 settembre 2009

Sorpasso a centro sinistra

Il Presidente della Camera non cessa di stupire. Qualche decennio fa, giovane prediletto di Almirante, sosteneva che "Mussolini è stato un bravo statista"; poi ha parlato del fascismo come del male assoluto e ha cercato di costruire una Destra credibile e per quanto possibile moderata. Sugli immigrati aveva firmato con Bossi il famigerato peggioramento della già deludente "Turco Napolitano"; ora sul tema sorpassa clamorosamente a centro sinistra un Pd privo di idee, senza curarsi del "fuoco amico" di Feltri, scontrandosi con i razzisti Bossi - Calderoli e ponendosi in pole position nelle lotte per il riconoscimento dei più elementari diritti agli immigrati e ai richiedenti asilo.
Chissà cosa ne pensano gli ex An nostrani (Del Sordi, Gentile) e i pidiellini assenti alle recenti commemorazioni partigiane (Sindaco e company)? Forse quando si accorgeranno della progressiva svolta del loro leader dovranno chiedere lezioni urgenti di storia, sloveno, europeismo, plurilinguismo, pacifismo, urbanistica, welfare, ambientalismo e quant'altro... Magari "scaricheranno" i malcapitati consiglieri comunali neobossiani Zotti e Alberti che così dovranno di nuovo cercar casa...
Più probabilmente faranno finta di niente e tireranno avanti per la propria strada.

venerdì 11 settembre 2009

In attesa del risveglio

Ogni giorno la notizia di operai in cassa integrazione o in mobilità, di una fabbrica che chiude o che si vede ridotto l'organico. Anche Gorizia non fa eccezione e la crisi comincia a farsi sentire, eccome! Se poi si aggiunge lo stillicidio di esercizi commerciali con le serrande abbassate non certo aiutati dai mille cantieri aperti e mai rinchiusi e lo scarso slancio imprenditoriale che non suscita molto ottimismo per il futuro...
Beh, tutto questo non può essere aggiustato con un colpetto sulle spalle della gente o con una battuta scacciapensieri: è il momento di costruire progetti di grande respiro e di impegnarsi per realizzarli. Ci sono dei punti di partenza irrinunciabili: il primo è la collaborazione tra Slovenia e Italia, in particolare tra i soggetti che vivono di qua e di là del vecchio confine; il secondo è la sistemazione e valorizzazione turistica del sistema culturale che fa capo al goriziano, attraverso una collaborazione fattiva fra le popolazioni e le amministrazioni del territorio; il terzo è la tessitura di una rete di relazioni significative a livello regionale con un ruolo specifico e originale di una città che può essere una vera cerniera tra gli ambiti giuliano e friulano; il quarto è la riscoperta della vocazione centro europea di Gorizia non attraverso voli pindarici o paragoni iperbolici (piazza Vittoria - piazza di Spagna; Corsi Italia e Verdi - boulevards di Parigi!!!) ma con l'umile consapevolezza di vantare una storia millenaria complessa in grado di fornire un'autentica sintesi del Novecento europeo.
Fin dall'inizio l'amministrazione Romoli prometteva di riempire le buche delle strade ridimensionando le idealità brancatiane: a metà mandato le idealità sono state cancellate, la città non è mai stata così mal ridotta e i cittadini sono demoralizzati.
E' difficile che per ritemprarsi basti la sfilata Mittelmoda, stasera fra i cantieri aperti di Piazza Vittoria...

11 settembre

E' stato uno di quei rari eventi dei quali ci si ricorda in che posto ci si trovava nell'istante in cui si verificavano: l'attentato alle Twin Towers con l'ossessiva ripetizione delle immagini, gli aerei che entravano nelle finestre degli edifici simbolo del capitalismo mondiale, la fuga precipitosa della gente, i vigili del fuoco, il tracollo dei grattacieli polverizzati...
Nell'era della spettacolarizzazione la "quantità" di notizie comunicate è inversamente proporzionale alla possibilità di avvicinarsi all'"evento in quanto tale": esso rimane infatti nascosto da una cortina fumogena (in questo caso anche reale!) che rende possibile qualsiasi interpretazione, ricostruzione attendibile o anche soltanto analisi statistica. Veline governative palesemente contraffatte (il giorno dopo durante una trasmissione televisiva l'allora ministro Scajola assicurava ad esempio che la cifra "ufficiale" era di "oltre 20.000 morti") competono con leggende metropolitane (tipo "gli ebrei avevano lasciato le torri qualche minuto prima dell'attacco") che nessuno si preoccupa di verificare.
Se poi qualcuno (ad esempio il giornalista Ettore Mo) tira fuori dal cassetto i programmi elettorali della prima amministrazione Bush e vi trova scritto praticamente tutto quello che poi è accaduto nessuno gli bada più di tanto: l'inflazione delle immagini e dei commenti porta a un'inevitabile svalutazione del "documento".
In quel giorno "tutti eravamo americani", solidarizzavamo con la povera gente colpita, con le famiglie distrutte... La guerra infinita scatenata dal giorno dopo ha provocato soltanto tra i soldati statunitensi il doppio delle vittime dell'11 settembre e tra la popolazione civile dell'Afghanistan e dell'Iraq cento morti per ogni caduto delle torri gemelle. Andare in giro per il mondo è molto più pericoloso e i problemi endemici della fame, dell'analfabetismo, delle malattie, del mancato accesso all'acqua si sono di gran lunga aggravati nonostante gli ottimistici "obiettivi del Millennio".
Grazie non soltanto a Bush, ma alle multinazionali planetarie, agli americani che l'hanno tenuto in sella per otto anni, ai suoi "amiconi" italiani e goriziani che hanno applaudito gli interventi militari e a tanti tanti altri che se non altro hanno taciuto. L'11 settembre poteva segnare una svolta epocale per la storia del Pianeta, il gigante colpito avrebbe potuto curare i problemi globali con il sangue delle sue ferite.
Non è stato così e se dall'amministrazione Obama non giungeranno segnali concreti incoraggianti non ci resterà altro che attendere la prossima - presumibilmente tragica - puntata.

giovedì 10 settembre 2009

Casermette di confine: il 28 settembre la discussione in Consiglio Comunale

L'alienazione delle case di valico del Rafut e di San Pietro/Šempeter comporterebbe la perdita di una grande occasione per ciò che concerne la realizzazione del "museo diffuso" del Novecento. Il Presidente del Consiglio Comunale Roldo ha garantito sulla sua parola che la mozione in questo senso presentata da Anna Di Gianantonio sarà discussa ampiamente nel corso delle due giornate di Consiglio Comunale del 28 e 29 settembre. Occorre nel frattempo che si crei un consenso sulla proposta dettata non soltanto dal buon senso ma anche dall'opportunità di valorizzare il Novecento goriziano sul piano della cultura e del turismo responsabile. Insomma, un'occasione da non perdere, non si può svendere parti importanti della città per molto meno di un piatto di lenticchie...

martedì 8 settembre 2009

In memoria di un detenuto di Pavia

Tra la scomparsa di Mike Bongiorno e le schermaglie tra Fini e Berlusconi una notizia inquietante scorreva ogni tanto in sovraimpressione durante il tg2 della sera. Pavia; Un detenuto muore dopo un mese di sciopero della fame.
Non è il primo, anzi è un modo abbastanza frequente per "uscire" dalla cella, da una condizione di prigionia totalmente indegna di un Paese civile. Lo Stato che con Gozzini aveva forse meglio di ogni altro preconizzato la trasformazione della pena da punitiva a riabilitativa ha oggi un sistema carcerario da Terzo Mondo: sovraffollamento, mancanza di igiene, impossibilità di utilizzare il tempo in modo utile, assenza di assistenza psicologica adeguata, mancanza di mediatori culturali, ostacoli alle visite dei parenti, ecc.
Perfino la carta igienica e i generi di prima necessità sono assicurati dal volontariato sociale che svolge un'opera di supplenza encomiabile ma che anche copre le mastodontiche carenze del sistema. Anni fa si proponeva di far scontare le pene inferiori ai tre anni in comunità di accoglienza e di lavoro adeguatamente preparate: la realizzazione dell'idea avrebbe consentito a decine di migliaia di detenuti di non buttare via periodi significativi della loro esistenza, di favorire il resinserimento e l'inclusione sociale, tra l'altro anche di risparmiare un enormità rispetto ai costi delle attuali case circondariali.
Non è avvenuto nulla di tutto ciò, la situazione si è incancrenita e anche le comunità un tempo disposte ad accogliere oggi arrancano alla ricerca di un'identità. Per chi è detenuto la restrizione coatta è molto dura e le prospettive del dopo sono assai evanescenti: fine pena mai!
Non resta che prendere atto di un nuovo caduto sul fronte della richiesta di giustizia, un'altra croce che si aggiunge a quelle sempre più numerose dei suicidi e dei morti deliberatamente per fame. Possa trovare ascolto la loro ultima voce!

lunedì 7 settembre 2009

Libertà di stampa o vigilia di regime?

'sto Feltri - direttore del Giornale di famiglia - colpisce deliberatamente quegli "amici" di Berlusconi che in qualche modo si distanziano dalla sua linea: dietro il direttore di Avvenire Boffo la Conferenza Episcopale Italiana rea di aver espresso perplessità sulla moralità del premier; dietro Fini tutti coloro che a destra vogliono portare avanti un progetto politico autonomo o -più semplicemente - pensare con la propria testa.
Feltri non è uno che scrive a caso, "affonda" il coltello là dove sa che possono esserci le piaghe, talmente amorale da risultare del tutto immune da eventuali ritorsioni. Berlusconi dice ovviamente anche questa volta ciò che aveva detto in occasione del caso Boffo: "non ne sapevo nulla, non sono daccordo con Feltri, stimo Fini..."
Intanto l'avvertimento è stato lanciato, con Boffo il risultato è stato sostanzialmente raggiunto e i vertici della Chiesa italiana, dopo le dimissioni del direttore di Avvenire, si stanno affrettando a cancellare l'incidente; si può supporre che Fini resista un po' di più, certo che leggere sul più rappresentativo Giornale di orientamento governativo gli insulti al Presidente della Camera dei Deputati fa molto molto pensare. Libertà di stampa o vigilia di regime?

sabato 5 settembre 2009

La Repubblica fondata sul Lavoro

La questione seria è quella del Lavoro. Come fa a vivere una persona di cinquant'anni che perde la propria occupazione, con un mutuo da pagare e spesso un paio di figli ancora da mantenere? Con quale attesa può guardare il domani un giovane che non voglia lasciare la propria città? Sono domande all'apparenza banali, tuttavia a Gorizia tutto lascia presagire che i percorsi futuri non siano particolarmente promettenti. Ciò che inoltre mette in ginocchio è l'assoluta mancanza di prospettive, evidente non soltanto in questo tempo di crisi: perché un imprenditore dovrebbe investire a Gorizia se ogni motivazione plausibile viene mortificata dal grigiore di una politica miope e conservatrice?
I campi di intervento possibili ci sarebbero, dalla centralità internazionale del territorio goriziano alla costruzione di percorsi di collaborazione tra Italia e Slovenia, dalla sottolineatura dell'esistente all'incentivazione di alcuni originali e tradizionali settori produttivi (si pensi per esempio al vitivinicolo ma anche ai dolciumi), dal turismo responsabile a piedi o in bicicletta alla valorizzazione delle memorie storiche del Novecento...
E' chiaro che nessuno può intraprendere o approfondire questi percorsi da solo: è indispensabile un concorso di idee, di intenti e di risorse per realizzarli; esso può nascere soltanto nel momento in cui politica, economia, cultura e welfare si incontrano per mettere a tema un unico comune interesse, quello del bene di una città che altrimenti sembra inevitabilmente destinata a un poco dorato tramonto. Sembramolto lontano il momento della realizzazione di un simile tavolo...

venerdì 4 settembre 2009

Onore ai caduti...

Ogni tanto ci si ricorda dell'Afghanistan, quando muore qualche soldato italiano o quando le vittime civili di qualche raid Nato superano il numero di cento. Eppure quello che già era uno dei Paesi più poveri del mondo - forse il più povero dell'Asia - è sotto il tiro degli eserciti più potenti del Pianeta da ben otto anni: chi non ricorda l'attacco voluto da Bush qualche mese dopo l'11 settembre "prenderemo in pochi giorni Bin Laden"? Oggi un'altra carneficina di donne e di bambini, non c'è neanche il tempo per scandalizzarsi e di elevare un pensiero accorato, da domani tutto tornerà nel dimenticatoio... anche il fatto che la "liberazione" ha sostituito un potere a un altro potere e non è cambiato nulla: i burka sono rimasti burka, il tasso di analfabetismo è ulteriormente cresciuto, la guerra semina strage fra i più miseri e del fantomatico Bin Laden non si riscontra la minima traccia. Sì, il mullah Omar è fuggito, era uno dei tiranni di turno, attaccati spasmodicamente al potere, pronti a tutto per mantenersi in sella. Lui sì che era cattivo, come Saddam Hussein in Iraq e non come altri, ad esempio Gheddafi che ha celebrato quarant'anni di dominio incontrastato sulla Libia onorato perfino dal premier Berlusconi e dall'incredibile omaggio di un volo speciale delle Frecce Tricolori...

I Misteri della burocrazia italiana

Lo scorso martedì, con un quadrimestre di ritardo sui tempi imposti dalla normativa regionale e due mesi persi a causa di impallinamenti interni alla maggioranza consigliare, è stato finalmente varato il regolamento per la nuova Commissione Paesaggio. Si tratta di un nuovo organismo che dovrà esprimere pareri "obbligatori non vincolanti" e "facoltativi non vincolanti" (sic) a chi dovrà concedere i permessi per edificare in particolari zone della città. Contestualmente è stata soppressa la Commissione Edilizia integrata, mentre rimane quella "Comunale" anche se sostanzialmente esautorata. Una volta approvato il Regolamento ci sarà un complesso iter per la nomina dei cinque commissari da parte della Giunta: i nomi saranno segnalati da parte degli Ordini professionali e delle associazioni ambientaliste, ma chi deve decidere lo potrà fare anche senza tener conto di tali indicazioni. I tempi si prospettano lunghi, anche perché l'assoluta gratuità delle prestazioni difficilmente sarà motivo di attrazione per professionisti competenti!
In altre parole, un poveraccio che vuole ricevere un permesso non può averlo perché la commissione edilizia ancora esistente non ha facoltà di esprimere un parere obbligatorio mentre la commissione paesaggio a ciò abilitata e deputata è ben lungi dall'essere costituita. Cosa deve fare allora il povero cittadino? "Che si rivolga in Regione per chidere chiarimenti!" ha risposto uno degli Assessori. Chissà, forse da Trieste sarà indirizzato a Roma e da Roma a Bruxelles e così via. Insomma, invece di migliorare la situazione peggiora e si è sempre più in ballo di una burocrazia feroce che sembra concretizzare ogni giorno di più l'inquietudine mitteleuropea delle indimenticabili visioni di Franz Kafka.

giovedì 3 settembre 2009

Smo vsi Sìn duc's Sind alle Are all Siamo tutti GORIZIANI

L’Auditorium è un luogo in cui “si fa” Cultura, ovviamente senza riserve e limiti. Il nome identifica chi propone e coordina la sua vitalità culturale aperta tendenzialmente a tutto il mondo: in questo senso l’identità prevalente non può essere quella “friulana” le cui radici sono evidenti nella storia di Gorizia come non potrebbe essere solo quella italiana (peraltro scansionata nelle persone residenti provenienti da tutte le regioni d’Italia) o solo quella slovena o quella tedesca, ebraica, croata o – perché no oggi? – senegalese, iraniana, cinese e quant’altro.
Con la dizione “Goriziana” si intende quella specifica e originale Cultura autenticamente europea e plurale che caratterizza una terra che va da Bovec a Postojna, da Nova Gorica a Koper, da Cormons a Aquileia e Grado. Ciò vuol dire che dal momento in cui la Regione accetterà la proposta, l’Auditorium della Cultura Goriziana identificherà un soggetto che propone cultura collocato in un territorio ampio, dove si parlano lingue diverse e si confrontano diversi valori culturali e concezioni del mondo, ciascuna delle quali concorre a costruire la cosiddetta “gorizianità”.
L’Auditorium apparterrà così al cittadino residente di Gorizia quanto a quello di Cormons, ma anche di Nova Gorica o di Kobarid: la specificazione “goriziano” lungi dal restringere la cultura in un orizzonte campanilistico e strapaesano aiuta a riscoprire una storia più che millenaria e apre nuove prospettive planetarie.
Per questo l’intitolazione dell’Auditorium a Celso Macor avrebbe immediatamente sgombrato il campo da equivoci: nessuno come il poeta di Lucinico ha saputo infatti cantare la bellezza, la drammaticità e il fascino di un lembo d’Europa così fortemente caratterizzato dalla pluralità e dalla reciprocità fra le culture. Il Consiglio Comunale ha deciso di dedicargli non l’intero Auditorium, ma la sala principale: va bene anche così, il significato è più sfumato ma non per questo meno evidente.

Valichi dentro la città

Il Comune di Gorizia ha deliberato mesi or sono la vendita dei valichi confinari di San Pietro e del Rafut. La notizia è stata riportata all'attenzione dell'opinione pubblica dalla consigliera del Forum Anna Di Giannantonio che presenterà al prossimo consiglio comunale una mozione volta a bloccare l'alienazione dei due valichi proponendo la loro valorizzazione come sedi museali e tasselli di quel Museo del Novecento di cui da anni si parla e nulla si è ancora concretizzato.
Se tale privatizzazione andrà in porto, il Comune incasserà settanta mila euro. Ben poca cosa, a mio parere, se confrontata con la perdita di due punti chiave da cui la storia del Novecento non solo è passata ma è rimasta bloccata per sessant’anni. Si perderebbe, inoltre, l’opportunità di completare la rete museale in chiave contemporanea.
Certo nè il Rafut né S. Pietro rivestono valore artistico o valore architettonico ma la valenza storica è indiscutibile, da qualsiasi parte la si valuti. Prioritario sarebbe farli rimanere nel patrimonio del Comune come beni di interesse storico collettivo non solo per i Goriziani ma in particolar modo per quanti, non del luogo, aspirano a comprendere anche le problematiche sociali, economiche e antropologiche che generò il confine creatosi tra Italia e Yugoslavia dopo il 1947. Un territorio per molti secoli omogeneo vide cambiare nel corso del’900 la propria appartenenza nazionale più volte. E’ proprio questo che affascina il turista colto, in particolare italiano, quello che non si sottrae alle calure estive goriziane ed alle manchevolezze del nostro sistema turistico pur di raggiungere il suo scopo. E’ proprio del turista colto che Gorizia ha bisogno per confrontarsi, riproporsi, crescere oltre le strettoie psicologiche che quel confine ha generato e che i Goriziani scontano ancora e fanno scontare a che viene qui per un giorno o per la vita.
Per consolidare la memoria storica recente servono idee nuove, una struttura museale snella, quasi itinerante in cui i due ex valichi potrebbero fare da baricentro caratterizzando l’offerta, penso ospitando sia testimonianze - sintetici cartelloni tematici, pochi e significativi documenti od oggetti d’epoca visto lo spazio ridotto degli edifici in questione - sulla storia della Guerra Fredda sia fungendo da punto informativo storico-culturale con proposte di itinerari, visite a tema sia per studenti che per gruppi o per il singolo turista. Oggi è sempre più forte la richiesta di conoscere le diverse componenti che hanno costruito e reso speciale un territorio piuttosto che la sua visione settoriale, tipica di un’impostazione museale ormai superata. Dal valico del Rafut, posto nella conca che distanzia il colle del Castello da quello della Castagnavizza, si possono osservare infatti ed in modo esemplare le trasformazioni di un territorio variegato sia dal punto di vista geografico che da quello storico e urbanistico. Qui le testimonianze della seconda metà del '900 si intrecciano con quelle delle epoche precedenti: il sistema dei colli urbani, il parco Panovec, il convento della Castagnavizza con la cripta dei Borboni e la biblioteca, il Castello con il museo della Grande Guerra, la villa Lasciac con il suo bel giardino, la ferrovia Transalpina, le trasformazioni agricole passate e recenti, le ultime urbanizzazioni. Un territorio urbano in cui due Stati, Italia e Slovenia, vivono ancora corpo a corpo, alcune strade e case divise a metà, ma con leggerezza, il passato buio alle spalle.
Far conoscere il museo a cielo aperto che sta dentro la città è una sfida che il Comune di Gorizia dovrebbe raccogliere anche a beneficio di una più elastica visione della città che è storia politica e civile, architettura, paesaggio, ambiente e natura insieme. Un ex valico dentro la città è diventato un lusso che molti già ci invidiano, perché liberarsene allora?
Sonia Kucler

mercoledì 2 settembre 2009

Auditorium della Cultura Goriziana. Sala Celso Macor

La decisione unanime di proporre il cambiamento dell'intitolazione dell'Auditorium è stata il risultato di un'azione politica esemplare che ha visto protagonista il Forum per Gorizia.
La Giunta proporrà alla Regione proprietaria dell'edificio che quello di via Roma si chiami d'ora in poi "Auditorium della Cultura Goriziana", intendendo con tale qualificazione l'appartenenza di tutti coloro che vivono - autoctoni o più o meno recentemente immigrati - in un'area geopolitica internazionale, caratterizzata da sempre dalla pluralità delle lingue e delle culture. E' un omaggio a una storia articolata e complessa che ha trovato il suo culmine nelle tragedie del Novecento e nelle attuali prospettive della nuova Europa. Il termine "Goriziano" non è escludente, ma includente tutti i popoli e le componenti nazionali rappresentate nel territorio intorno all'Isonzo che faceva parte dell'antico impero austro-ungarico: da Bovec a Nova Goriza fino a Postojna e Koper, da Gorizia a Cervignano fino ad Aquileia e Grado...
Il Consiglio Comunale ha inoltre votato all'unanimità anche la proposta di dedicare la sala principale dell'Auditorium alla figura di Celso Macor (1925-1998), il poeta che ha incarnato lo spirito di "comunione nella ricchezza della diversità" che caratterizza questa terra; ma anche il giornalista, l'alpinista, l'editorialista, il politico impegnato con tutte le sue forze nella realizzazione di un territorio veramente senza confini.
Il Forum è riuscito ieri sera ad aprire una nuova strada nelle relazioni tra maggioranza e minoranza consiliare, si spera che tutti - in primis l'Assessore al Parco culturale in questo caso molto collaborativo e la Commissione Cultura - decidano di percorrerla con entusiasmo e creatività.

martedì 1 settembre 2009

Tra il dire e il fare...

Alla luce di quanto accaduto ieri sera, la bocciatura della proposta di istituire la Consulta per i giovani richiama alla mente le sottostanti parole, tratte dal sito che riporta il programma elettorale di un autorevole esponente del centro destra:

L'apertura dell'Università e le future istituzioni di nuovi corsi di laurea, confermeranno la vocazione europeistica e di cultura di Gorizia. Nuove facce si incontrano nelle strade, i giovani universitari e quelli che in futuro raggiungeranno la nostra città, dovranno serbare un ricordo indelebile della loro permanenza qui. La tolleranza e lo spirito Mitteleuropeo dei goriziani, non potrà che colpire i giovani. Puntiamo a conservare questo spirito di "distaccata" ospitalità, mai di "interessata e traumatica convivenza". La realizzazione di nuove strutture ricettive, il potenziamento dei servizi connessi, la valorizzazione della fruibilità del territorio e delle sue peculiarità, sono alcuni degli obiettivi che ci poniamo, per rendere una città ancor più vivibile agli uni e agli altri. Piste ciclabili di collegamento, per poter permettere sicuri spostamenti in città e nelle aree limitrofe, e un potenziamento dei servizi di assistenza agli anziani, anche con il supporto all'attività del volontariato, in modo da poter godere di strutture, persone e mezzi all'altezza della richiesta. Per i giovani invece, la possibilità di usufruire di una città vivibile, pigra prima, ma ora già in grado di offrire alternative di svago in loco, senza dovere ricorrere a spostamenti o migrazioni alla ricerca di punti di ritrovo. Il volano della ripresa economica, poi, dovrebbe fungere da motivazione per non lasciare la città alla ricerca di opportunità di lavoro all'altezza o di realizzarsi altrove.
(tratto da www.fabiogentile.it)