lunedì 29 giugno 2009

Governi contro (anche se dalla stessa parte)

Il Governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge sulla sicurezza approvata in aprile dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. L'impugnativa dell'esecutivo nazionale - ha pubblicato oggi il Piccolo di Trieste - e' stata notificata venerdì scorso alla Regione. Il Governo ha contestato in particolare sei punti della legge regionale:
1. lo sviluppo di politiche di sicurezza transfrontaliere,
2. il sostegno finanziario alle associazioni volontarie (ronde),
3. il presidio del territorio da parte della polizia locale,
4. lo stato giuridico del personale,
5. l'assimilazione della polizia locale alla poElimina formattazione dal testo selezionatolizia giudiziaria
6. l'armamento dei vigili urbani.

Sui principi organizzativi e sul presidio del territorio da parte della Polizia locale ''se necessario, resisteremo davanti alla Corte Costituzionale'': lo ha affermato l'assessore regionale alla Sicurezza, la leghista Federica Seganti, commentando l'impugnazione del Governo della legge regionale sulla sicurezza. ''La legge continuerà a dispiegare i suoi effetti - ha spiegato Seganti - e se su alcuni punti sarà sufficiente una pulitura del testo, su altri intendiamo resistere difendendo, se necessario, le scelte compiute''.

Una domanda: se il Governo ha impugnato la Legge davanti alla Corte Costituzionale, come può "continuare a dispiegare i suoi effetti" fino alla sentenza della stessa?

Also sprach Chiamparino

Cari amici e compagni, non so come la pensiate ma se i cosiddetti "giovani" puntano su Chiamparino per il ruolo i Segretario del Pd, allora davvero siamo alla frutta! E' sufficiente leggere le dichiarazioni rilasciate a Repubblica (29/6/09) allorchè perentorio afferma: "Con lo Stato sociale messo in crisi dal deficit di bilancio l'unica strada per salvarlo è togliere qualcosa ai garantiti per dare a chi garanzie non ne ha. Brunetta in questo caso sta facendo qualcosa di sinistra". Non che gli venga in mente che magari si può puntare al recupero dell'evasione fiscale (che frutterebbe, stando al procuratore generale della Corte dei Conti, almeno 100 miliardi annui) o a una diversa e più incisiva tassazione dei redditi più alti (come è avvenuto in Inghilterra). No, qui siamo al solito refrain: "togliere ai padri per dare ai figli". E i padri, i garantiti, sono quelli che guadagnano 1000/1200 euro al mese in fabbriche, uffici, centri commerciali e ospedali, e che ogni anno muoiono in 1200 per "incidenti" sul lavoro. Disgustoso! Come facciano i giovani ad individuarlo come terzo possibile candidato alla segreteria davvero resta un mistero. Se poi Brunetta fa qualcosa di sinistra allora è meglio lasciar fare a lui, piuttosto che entrare in una competizione già segnata. E pensare che un tempo - neanche tanto lontano - si parlava di diritti per il mondo del lavoro. Oggi invece si preferisce declinare i moderni concetti di "opportunità e garanzie", avendo nel contempo creato uno sterminato esercito di precari a vita senza diritto alcuno, senza garanzie e senza opportunità, se non quelle sempre più in basso nella scala del valore lavoro.
Spero proprio che i "giovani" ci ripensino e decidano di scendere in campo direttamente e non per interposta persona, che oltre a tutto giovane non è.
Dario Ledri

Al via le operazioni di guerra?

Mentre la città sembra sprofondare tra le sue buche, i cantieri recintati e l'insostenibile degrado dei suoi pubblici edifici il vicesindaco Gentile avvisa che la guerra continua. La guerra contro la fuga dei giovani da Gorizia? La guerra contro i ritardi nei lavori pubblici e i cantieri che occupano il suolo pubblico? Contro la disoccupazione che colpisce duro anche i goriziani? Contro il degrado di quelli che un tempo erano i "gioielli" della città?
Nooo! La guerra contro la signora dei giardini rea di occupare una panchina: ora è la volta dell'ordinanza che dovrebbe imporre la rimozione della tenda mentre viene reiterata la minacciosa ingiunzione secondo la quale "se ne deve andare". Sta di fatto che ancora una volta non si risponde a una domanda chiave: e se non se ne va chi farà rispettare la Legge che - come scritto nelle aule dei tribunali - è "ugvale per tutti"?
Sembra proprio che la Giunta Romoli stia per perdere anche questa battaglia, a meno che non voglia far intervenire sul serio l'esercito! Pur restando dell'idea che sarebbe molto meglio trattare - magari con l'aiuto sistematico di persone competenti, penso che la signora, che non manca di spirito oltre che di coraggio, se ne andrà un minuto prima dell'"intervento armato" lasciando con un palmo di naso gli amministratori. E un po' più vuoti i Giardini, di cui non si parlerà più per chissà quanto tempo, proprio come è accaduto con il tanto vituperato "centro sociale"del ponte del Torrione, abbandonato dai giovani e riempito dalle serpi e dalle erbacce.

sabato 27 giugno 2009

La festa di Isonzo Soča

Nella sede dell'importante periodico goriziano i sindaci di Gorizia Romoli e di Nova Gorica Brulc, insieme al presidente della Provincia di Gorizia Gherghetta e a tantissimi cittadini sono stati festeggiati venerdì sera i primi vent'anni di attività. Il direttore Dario Stasi ha illustrato le attività svolte, Anna Di Gianantonio ha tracciato un quadro storico dell'ultimo complesso periodo. Il momento conviviale successivo ha consentito a tutti di confrontarsi e di dialogare, con la qualificata partecipazione del canto e della musica di Gabriella Gabrielli e Mauro Punteri. Tanti auguri...

venerdì 26 giugno 2009

Giardineide

Continua l'offensiva contro la Signora dei giardini che sembra diventata il principale oggetto di conversazione dei goriziani: un quotidiano sferra ogni giorno inaspettati attacchi alla Giunta Romoli rea di "non intervenire" (senza specificare come) perchè "giustizia sia fatta", un altro indice una sorta di linea aperta dove i cittadini possono dire la loro, "se ne deve andare", "no, è utile che resti", "lasciatela in pace" ecc. Chi crede nella nonviolenza e nella ragionevolezza dell'essere umano ha proposto da molto tempo come possibile soluzione la strada di un dialogo intenso e solidale, possibilmente sostenuto da una piccola équipe di persone esperte e competenti.
Ma sarebbe opportuno anche chiedere ai cittadini cosa pensano dei 1660 mq di pubblico marciapiede sottratti da due anni a chi percorre le vie Trento, Ariosto, Duca d'Aosta e Donizzetti (dove sono appena ripresi i lavori nella voragine fino a l'altro ieri desolantemente vuota); oppure del degrado dell'ex Filzi e di mille altri edifici pubblici in città, del Contratto di quartiere di Campagnuzza, del fatto che Gorizia è per l'ennesima volta esclusa dal Mittelfest nonostante le promesse del suo Presidente Assessore al Parco culturale, del fuggi fuggi dei giovani - specialmente universitari - dalla nostra città mentre la maggioranza in Consiglio comunale è riuscita a far slittare già di oltre un anno la discussione sulle loro esigenze, delle strade dissestate che rendono sempre più pericoloso il transito dei ciclisti.
Meglio dedicarsi al "tiro a segno" e incalzare la Giunta perché raggiunga un obiettivo facile facile: nella città che fu di Basaglia non c'è più spazio per gli esperimenti, le persone sono un ingombro da rimuovere...

mercoledì 24 giugno 2009

Dopo le segnalazioni del Forum: riaperto il cantiere di Via Ariosto




Dopo i molteplici richiami del Forum per Gorizia sul blog, sui giornali e soprattutto dopo l'intervento di Anna Di Gianantonio in Consiglio Comunale - talmente documentato da suscitare lo stupore dello stesso sindaco e assessore ai lavori pubblici Romoli - è stato riaperto il cantiere di Via Ariosto, con le caratteristiche contenute nei tabelloni qui riprodotti (come sempre basta un click sulle immagini per ingrandirle e leggere i particolari).
Una buona notizia per Gorizia, una dimostrazione della forza morale e politica del Forum... Ma chi ci restituirà due anni di 1660 mq di marciapiede sottratti invano alla collettività?

Soluzione violenta per la "Signora dei giardini"?

In questo blog la questione della "Signora dei giardini" è stata già approfondita spesso, basta scorrere i titoli dei post. Si era anche apprezzato l'atteggiamento equilibrato tenuto finora dal Sindaco preoccupato di individuare una soluzione degna di questo nome. La notizia dell'ingiunzione decisa ieri dalla Giunta porta a ritirare ogni espressione di stima e a porre una domanda inquietante, tecnica e non politica: se - come tutto lascia presagire - la signora non ottempererà all'ingiunzione chi e come si incaricherà di farla "sloggiare"? Il sindaco in persona, la sua Giunta i vigili, la polizia, l'esercito? La "legalità" sarà ripristinata con i manganelli, con i sedativi, con l'inganno? Le si metteranno le mani addosso, sarà trascinata via con la forza, cioè con l'esercizio della violenza? Se no, come?

martedì 23 giugno 2009

Saluti da Campagnuzza








Campagnuzza, 3 maggio 2007, il candidato sindaco Ettore Romoli incontra la gente del quartiere e risponde a molte segnalazioni, la più importante delle quali riguarda lo stato di degrado dell'ex collegio Filzi in via Pola: "Il Comune ha dimostrato in questo lustro, che fortunatamente sta per concludersi, incuria, incapacità di realizzare opere già finanziate, mancanza di fantasia. Gorizia e i goriziani mi hanno dato tanto e ora sono pronto ad essere io al servizio della città per i prossimi cinque anni».
Sono passati quasi due anni e mezzo e lo stato del'arte è quello che si può vedere nelle fotografie: chiunque può entrare nell'ex collegio Filzi, i cancelli sono aperti e non c'è alcun segnale di divieto. Il degrado è totale, alla sporcizia e alla devastazione apportata da piccioni, vandali e tempo si aggiunge perfino la grave "dimenticanza" di cumuli di eternit progressivamente disintegrati dalle intemperie. A portata di ogni cittadino, a cento metri dalla scuola elementare, nel mezzo di nuovi insediamenti abitativi.
Se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere riascoltando i giudizi impietosi del Romoli di allora: "incuria, incapacità di realizzare opere già finanziate, mancanza di fantasia!!!"

Manifesto per i migranti del FVG

Ecco il documento della rete per la difesa dei diritti dei migranti pubblicato in concomitanza con la manifestazione che si terrà sabato 27 giugno a Udine:

NO ad un welfare regionale che discrimini minori, studenti e famiglie in base alla loro provenienza
NO ai contenuti demagogici del DdL Sicurezza
NO a razzismo, xenofobia e discriminazioni
SI ad un welfare che promuova l’integrazione e la coesione sociale, i diritti alla protezione dell’infanzia, il diritto allo studio e al sostegno alle famiglie, che sono diritti di tutti
SI ad ogni diritto di cittadinanza
SI ad un’Italia che rispetti il diritto d’asilo
SI ad una Regione e ad un Italia in cui la sicurezza sia un bene per tutti e si garantisca con la crescita etica e culturale di ciascuna e ciascuno
Sentiamo l’esigenza e l’urgenza di ritrovarci, di denunciare, di proporre, di dichiarare con forza alcuni NO e di affermare decisivamente alcuni SI in modo partecipato, pubblico, nella pluralità delle culture, delle lingue, delle fedi religiose.
L’interdipendenza planetaria, i diritti umani e la sicurezza uguali per tutte le donne e tutti gli uomini che abitano il Pianeta rendono evidenti le chiusure egoistiche, le identità chiuse che di per sé chiedono difesa e aggressività nei confronti dei poveri, dei deboli, degli stranieri.
La crudeltà dei respingimenti che hanno violato i diritti umani, la Convenzione di Ginevra, la Costituzione; il decreto sicurezza criticato severamente anche dal Consiglio Superiore della Magistratura; le pretestuose decisioni di chiusura di ambulatori medici al servizio di cittadini italiani e stranieri anche irregolari, in contrasto con la Costituzione e l’attuale legge sull’immigrazione Bossi-Fini; la proposta di legge regionale n. 39 (“Narduzzi e altri”) che propone di modificare i requisiti per l’accesso alle prestazioni sociali facendoli dipendere dal tempo di residenza sul territorio regionale, almeno cinque anni per i cittadini italiani e degli altri Paesi membri dell’Unione Europea e di almeno dieci anni per i cittadini di paesi terzi non membri dell’Unione Europea e un clima generale di discredito della libertà e della democrazia, di irrisione del Parlamento e delle Istituzioni; di comportamenti irriverenti dell’etica del bene comune
CI PORTANO A DIRE
CON SDEGNO ETICO
CON FORTE IDEALITA’
CON COMPEGNO CONCRETO
NO ad un welfare regionale che discrimini minori, studenti e famiglie in base alla loro provenienza
NO ai contenuti demagogici del DdL Sicurezza
NO a razzismo, xenofobia e discriminazioni
SI ad un welfare che promuova l’integrazione e la coesione sociale, i diritti alla protezione dell’infanzia, il diritto allo studio e al sostegno alle famiglie, che sono diritti di tutti
SI ad ogni diritto di cittadinanza
SI ad un’Italia che rispetti il diritto d’asilo
SI ad una Regione e ad un Italia in cui la sicurezza sia un bene per tutti e si garantisca con la crescita etica e culturale di ciascuna e ciascuno.

lunedì 22 giugno 2009

Ma chi ha voluto questi referendum?

Non è per tenere riflessioni qualunquistiche, ma alla luce del neanche 20% di elettori che sono andati a votare qualcuno ha capito chi ha voluto e perché si è tenuto questo referendum?
Uno dei principali ed entusiasti "raccoglitori di firme", Antonio Di Pietro, così si è espresso nel suo blog: "'Andro' a votare perche' e' un dovere e un diritto irrinunciabile di ogni cittadino. Votero' no perche' il referendum, che ritenevo un grimaldello per costringere il Parlamento a rivedere la legge elettorale, definita 'porcata' dal suo stesso ideatore Calderoli, in realta' si trasformera' in uno scacco matto alla democrazia per gli obiettivi ignobili del presidente del Consiglio. Se passasse il referendum questa classe politica trasformerebbe la volonta' popolare in un 'porcellum del porcellum' modificando la legge elettorale con regole ancor peggiori di quelle abrogate dai cittadini''.
Non sarebbe il caso di mandargli il conto a casa?

domenica 21 giugno 2009

Miscellanea

Questa sera il post non è sull'impresa impossibile del raggiungimento del quorum referendario, né sulle analisi introno a chi vincerà i umerosi ballottaggi, né sulle vicende di un Presidente del Consiglio che ricorda sempre più il Nerone del Quo vadis alla vigilia della deposizione o il mediocre Romolo Augustolo che gozzovigliava incosciente mentre l'Impero romano d'occidente stava tracollando...
E' dedicato a Neda, la ragazza iraniana selvaggiamente uccisa dalla polizia insieme a tanti altri nelle manifestazioni tenute ieri a Teheran; è dedicato alla moltitudine di coloro che rischiano di morire di fame - che hanno raggiunto in questi giorni la spaventosa cifra di oltre un miliardo di esseri umani; è dedicato a chi muore nel deserto del Sahara o nei flutti del Mediterraneo cercando di fuggire dalla miseria e dalla guerra; è dedicato a chi ha perso il posto di lavoro e non sa come fare a sopravvivere nei prossimi mesi e nei prossimi anni...
Così, almeno per pensarci un attimo prima di essere risucchiati nello squallido quoitidiano.

sabato 20 giugno 2009

Sui referendum

L’articolo 3 della Costituzione dopo aver sancito l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione alcuna, quindi anche di condizione personale e sociale, continua:”E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,economica e sociale del Paese.” Sostiene cioè l’inevitabilità di un processo che deve vedere la “Repubblica democratica” impegnata a realizzare l’uguaglianza formale in uguaglianza sostanziale del godimento dei diritti. Richiama così di fatto la consapevolezza di operare per superare ogni distinzione tra democrazia formale e democrazia sostanziale. E poiché la politica è mediazione, costante e in divenire come la stessa democrazia, e poiché le diversità originano inevitabilmente conflitti di interesse, sociali ambientali economici e culturali in quanto valoriali, un sistema sociale e quindi politico, se democratico deve operare per mediare quelle diversità, nella garanzia dei principi di uguaglianza di diritti e doveri, ed evitare così che i conflitti, da motore della democrazia di ogni società liberale, diventino, specie se rimossi o negati, rischio di spaccature ingovernabili e pericolose per la stessa democrazia. Ma ahinoi, da una ventina d’anni la pratica politica si è ridotta a tatticismi di palazzo per la conquista del potere (pardon della responsabilità di governo, la cosiddetta governabilità), e ha ridotto il sistema dei partiti in partitocrazia, riducendo la democrazia a potere della maggioranza. E poiché negli ultimi 17 anni di sistema maggioritario la situazione si è deteriorata come mai prima, con questo referendum (se vincono i sì) alla maggioranza relativa, cioè del partito (nemmeno alleanza) che raggiungerà il maggior numero dei voti fosse anche del 20% e un voto in più di tutti gli altri, sarà attribuito il 55% di deputati e senatori (con sbarramento del 4% e 8% rispettivamente). E i cittadini che vogliono votare partiti minori per far sentire la propria voce in Parlamento? Si convincano che sono dispersivi e frammentari perché così la pensa la maggioranza e quindi se non capiscono sono anche antidemocratici (visto che finalmente democrazia è sinonimo di maggioranza... Ricorda qualcosa di infausto!) Dal bipolarismo (accordo bipartisan tra alleanze), al bipartitismo (accordo tra i due maggiori partiti di minoranza...detti anche di maggioranza relativa. Eh quando c’è chiarezza politica! Dimenticavamo l’alternanza, garanzia di un sistema maggioritario (in democrazia garantita dalla maggioranza, ovviamente). Chi vince comanda e gli altri aspettano e si preparano (par questo non serve tenerli in parlamento, pagandoli!): la politica e la democrazia ridotte, ben che vada, a scommessa di potere. Berlusconi ha gia dichiarato che se vince (i sì) avrà la responsabilità di avvalersi della volontà dei cittadini (anche con il 50% del 50,1% degli aventi diritto, cioè col 25% dei cittadini più uno come vuole una vera moderna democrazia!). E così troviamo partiti che difendono la democrazia ma non perchè temono di essere tagliati fuori dal potere, pardon dalla responsabilità di governo; partiti che avevano raccolto le firme ma non vogliono essere diabolici; e partiti che continuano imperterriti a identificare la loro tattica politica con i principi della democrazia, e voteranno sì. Il terzo quesito contro la candidatura in più o tutte le circoscrizioni: la personalizzazione della politica, che tristezza, costretti a votare NO per votare contro il culto della personalità.

Cosa ne pensate?

Da ieri il Consiglio Comunale di Gorizia ha un gruppo di maggioranza composto da ben 22 membri entrati nel Pdl (formalmente 20, dal momento che Sindaco e Presidente del Consiglio non dovrebbero appartenenre ad uno specifico gruppo consigliare).
I cittadini goriziani nel 2007 fa avevano scelto di essere rappresentati da consiglieri appartenenti: 15 Forza Italia, 7 Ulivo, 5 Alleanza Nazionale, 4 Forum per Gorizia, 2 Udc, 2 Lista civica per Gorizia, 1 Gorizia Tricolore, 1 Lega Nord, 1 Rfondazione Comunista, 1 Progetto Gorizia, 1 Cittadini per il presidente.
Due anni dopo il consiglio comunale di Gorizia è così formato: 22 Partito della libertà (nel quale convergono anche i 2 fuoriusciti da Forza Italia che avevano costituito il gruppo "Democrazia cristiana per le autonomie" e il rappresentante della Lega già in precedenza fuoriuscito nel "gruppo indipendente"), 8 Ulivo (che comprende 1 fuoriuscito dal forum e che ordinariamente oggi si presenta come "Partito democratico"), 1 Sinistra e libertà, 1 La lista siamo noi, 1 Italia dei valori. Mantengono il proprio simbolo e si presentano ufficialmente con il proprio nome 3 Forum per Gorizia, 2 Udc, 1 Gorizia tricolore, 1 Progetto Gorizia, 1 Lista civica per Gorizia.
In sintesi solo 8 consiglieri su 40 si riconoscono nel nome e nel simbolo con i quali si sono presentati agli elettori.
Questi sono i fatti. E' un bene? E' un male? Il dialogo è aperto per le opinioni...

venerdì 19 giugno 2009

Dei Giardini e delle tende...

C’è una schiera di paladini pronti a difendere Gorizia dal degrado in cui sta sprofondando. E’ formata da solerti consiglieri di quartiere, ma anche da consiglieri regionali, preoccupati, chi l’avrebbe mai detto, per la nostra cara città, e si aggiunge, con ruolo non secondario, anche qualche redattore di qualche quotidiano locale.
Tutti gridano a gran voce che Elsa se ne deve andare. Sia detto per inciso, se facessero una chiacchierata con la signora, scoprirebbero di non pensare cose così diverse da quello che lei dice riguardo agli stranieri neri o balcanici che vivono o transitano nella nostra città.
La prima considerazione che mi viene da fare è che la signora Elsa non crea alcun problema a nessuno. Io porto spesso ai giardini pubblici mio figlio di quattro anni, e la signora mi ha più volte chiesto una sigaretta, ma non fumo, e i soldi per un caffè, e glieli ho dati. Tutto qua. Non mi risulta che abbia mai dato fastidio ad alcuno, men che meno ai bambini.
Alcuni cittadini hanno detto che ci sono i topi ai giardini pubblici, ma io ricordo di averne visti sempre.
In secondo luogo ci dicono che non commette alcun reato. Non ce lo dice un cittadino qualunque, ma il capo della Procura di Gorizia. La si paragona ai commercianti ambulanti, che da lei impareranno a non pagare più l’occupazione di suolo pubblico, ma non mi pare che faccia alcun tipo di commercio: a me non ha mai tentato di vendere niente.Dunque in base a cosa se ne deve andare? Quali regole infrange, quelle del decoro? Non c’è dubbio che la signora abbia dei problemi, ma sono di ordine sociale e non di ordine pubblico. Oppure queste due categorie, nella testa dei paladini di cui sopra, si confondono?
Infine c’è l’argomentazione secondo la quale l’esempio di Elsa potrebbe contagiare i cittadini ad andare a vivere ai Giardini Pubblici. Questa è sicuramente molto convincente. Anch’io mi aspetto che da un momento all’altro decine di cittadini abbandonino i loro SUV e i loro giardini a prato inglese, corrano a comprare teloni di nylon e vadano a fare i frikkettoni.
Ma questa non era la città dei matti, del laboratorio di Basaglia? Quell'esperienza è diventata un pezzo della nostra storia buono solo per le discussioni da salotto?
Roberto Criscitiello

giovedì 18 giugno 2009

Lettera a Monsignor Poletto e Signor Ballaman

L'altro giorno, nel corso della presentazione di un libro sul tema in provincia di Pordenone il vescovo del luogo mons. Ovidio Poletto ha fatto riferimento a quando i "clandestini" erano gli italiani (commentando l'ampia documentazione in merito contenuta in quel libro). Il presidente del Consiglio regionale Edvard Ballaman, anch'egli presente all'incontro, abbandonava ostentatamente la sala dichiarando successivamente che "il Vescovo ha approfittato della tonaca per far politica". Da questo fatto nasce la seguente lettera aperta.

LETTERA APERTA AL VESCOVO DI PORDENONE MONS. OVIDIO POLETTO E AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL FVG EDOUARD BALLAMAN
Noi sottoscritti come uomini e come preti in diversi luoghi della nostra Regione, colpiti, offesi e intristiti del gesto di rifiuto politico fatto da Lei, Presidente del consiglio Regionale nei riguardi del Vescovo di Concordia-Pordenone, ci siamo soffermati a riflettere sulla vicenda in cui siete stati protagonisti a Casarsa durante un incontro promosso dell’Efasce sulle questioni legate alle migrazioni. A nostro avviso il fatto, oltre la cronaca, per il suo significato diventa emblematico. Desideriamo perciò interloquire con voi, esprimendovi pubblicamente le nostre convinzioni, proprio perchè l’episodio di Casarsa riguarda la società, la cultura, la politica, la Chiesa e, nella situazione concreta, la questione aperta dei flussi migratori. Condividiamo profondamente le sue parole e argomentazioni, Vescovo di Pordenone, che sono un invito a informarsi, a studiare, a liberarci dall’ignoranza, dalle frasi fatte, dai luoghi comuni. Condividiamo il suo impegno, Vescovo Ovidio, a contribuire alla formazione delle coscienze; anzi noi tutti, a cominciare da noi stessi, vorremmo una Chiesa sempre profetica, umile e coraggiosa, senza timore nell’annunciare con forza e libertà il Vangelo della giustizia, delle pace, dell’accoglienza, fedele e coerente nella testimonianza; una Chiesa che annuncia la tradizione e la prassi biblica dell’ospitalità e ne dà esempio concreto, contribuendo così a una cultura che orienti e verifichi le scelte politiche e legislative nella laicità della storia e delle istituzioni. A noi pare impossibile riferirsi al Vangelo, partecipare all’Eucarestia e nello stesso tempo alimentare sospetto e avversione nei confronti dell’altro, fino al razzismo e alimentare egoismo e materialismo nelle loro diverse espressioni. Siamo anche dell’avviso che quando un ordinamento, una legislazione fossero contrari ai diritti umani fondamentali, al Vangelo, siamo chiamati all’obiezione di coscienza facendo nostra la risposta di Pietro davanti al Sinedrio: “Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20) A lei, Presidente del Consiglio regionale, esprimiamo il nostro disappunto per come si è comportato in quell’ incontro. Lei rappresenta l’istituzione Regionale, quindi tutta la popolazione; anche coloro che pensano in modo diverso dal suo. Collochiamo il suo gesto in quella logica della semplificazione che non accoglie la complessità del fenomeno dei flussi migratori; che continua a enfatizzare la questione della sicurezza attribuendo la causa dell’insicurezza unicamente agli stranieri; e appunto ci si infastidisce quando un vescovo riferisce una verità storica; ascoltare infatti significa interrogarsi, uscire da posizioni che comunicano emotività e raccolgono emotività ma non corrispondono alla realtà, e non rispondono in modo progettuale ai problemi; verso gli stranieri in modo indistinto si sono diffusi fastidio e intolleranza, di cui anche il suo gesto è espressione. E’ molto strano, signor Presidente, che anche Lei, come tanti altri, così attento e zelante agli appelli strumentali alle radici cristiane, alla civiltà cristiana, al Presepio, al Crocifisso, favorisca una mentalità, atteggiamenti e scelte contrarie all’insegnamento del Vangelo. E’ bene che la società tutta e la Chiesa tutta lo sappiano. Ci dispiace molto il suo gesto perchè siamo convinti che la presunzione, il fastidio, il rifiuto, da chiunque siano manifestati, induriscono i rapporti umani e tutta la società; che solo il rispetto reciproco umanizza, pure nella differenza delle opinioni e posizioni. Il nostro saluto a Lei, Vescovo Ovidio Poletto, e Lei, Presidente del Consiglio Regionale Edouard Ballaman.
I preti: Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Federico Schaiavon, Mario Vatta, Alberto De Nadai, Luigi Fontanot, Andrea Bellavite, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo.

mercoledì 17 giugno 2009

Pro memoria per l'assessore

Non ce ne voglia Nicola Comelli se postiamo delle dichiarazioni tratte da un suo come sempre ottimo articolo apparso sul Piccolo dello scorso 10.10.2008. Il protagonista è Antonio Devetag, nominato il giorno precedente nuovo presidente del Mittelfest.
Un Mittelfest che, ha già anticipato, toccherà anche Gorizia e che per la direzione artistica del dopo-Ovadia avrà una guida «plurale». «Sono soddisfatto e anche un po’ emozionato – dice Devetag -. Se ho ottenuto questo prestigioso incarico, oltre che per l’interessamento del presidente Tondo e dell’assessore regionale alla Cultura Molinaro, è grazie allo slancio che Romoli, da quando si è insediato alla guida del Comune, ha saputo imprimere a Gorizia. Abbiamo recuperato centralità rispetto al passato e la giunta è riuscita a promuovere eventi e appuntamenti culturali di rilievo che non sono passati inosservati sul panorama regionale e non». Devetag ha le idee chiare su come interpretare il suo nuovo incarico. «Dall’esecutivo Tondo è arrivato un segnale di discontinuità rispetto al passato. Quindi, il mio mandato sarà all’insegna del cambiamento – aggiunge -. In primo luogo mi adopererò perché una parte del Mittelfest venga ospitata a Gorizia. In fondo, siamo la più mitteleuropea delle città della regione, anche se, naturalmente, va rispettato e valorizzato quanto fino a ora è stato fatto a Cividale.»
Fin qua l'articolo di Comelli e da qui in poi l'arduo interrogativo: saranno realizzate queste promesse? Andate a vedere il sito http://www.mittelfest.org/ dopo il 24 giugno e lo saprete. Anzi, già che ci siete andateci prima così - prima che venga sostituito - potrete far memoria del Calendario dell'anno precedente, l'ultimo di Moni Ovadia...

martedì 16 giugno 2009

E se ci si mettesse nei suoi panni?

Non si capisce bene tutta questa insistenza sul caso della "signora dei giardini". Da qualche giorno il Piccolo ha scatenato una vera e propria offensiva accusando neanche troppo velatamente sindaco, vigili, procura e quant'altro di essere degli scaricabarile. Ma secondo il quotidiano locale, quale dovrebbe essere la soluzione del "problema"? Mettiamo il caso che la signora decida - come tutto lascia supporre - di non ottemperare alle varie ordinanze ed ingiunzioni... La si dovrebbe lasciare in pace, in fondo in altre città situazioni del genere sono diffuse ovunque? Oppure si dovrebbe arrivare con una bella ruspa, caricare panchina e tenda su un camion e deportarla - ma si può forse costringere qualcuno che non ha commesso alcun reato ad andare dove non vuole? Si dovrebbe regalarle una casa e magari anche una licenza commerciale per avviare un'attività? A queste domande nessuno vuole rispondere, così come molti sembrano dimenticare un aspetto fondamentale della questione; la signora non è una "patata bollente" o un "barile da scaricare", è una persona umana da rispettare nella sua immensa dignità. Ammesso che si riesca a "liberare" la panchina dei Giardini ha senso una soluzione che non farà altro che spostare in un'altra città la questione? Il grande giornalista Tiziano Terzani affermava che le guerre si possono evitare soltanto se si è in grado di comprendere (non giustificare, ma comprendere) le ragioni dell'altro. In questo caso non sarebbe allora meglio impegnarsi a rispondere alle esigenze di affetto e di cura, soprattutto a stare qualche tempo insieme a lei per capirne le ragioni "dall'interno"? E poi decidere - possibilmente non al posto suo ma insieme a lei - per il bene di tutti.

domenica 14 giugno 2009

La legge è uguale per tutti

Ha ragione Roberto Covaz a richiamare sulle pagine de "Il Piccolo" il rispetto della legalità a proposito della "tenda azzurra" della signora Elsa ai giardini pubblici. Se non altro perchè se non si attivano le istituzioni c'è il concreto rischio che lo faccia qualche "guardia padana" o qualche più moderna "ronda nera" in camicia bruna, magari con l'aiuto di qualche gentile signora goriziana che ha pubblicamente dichiarato la sua disponibilità a smantellare il ricovero di Elsa. Tuttavia, se è consentito, il principio di legalità non è un principio elastico che vale per alcuni, per esempio gli ultimi, e non per altri. E', invece, un principio che si ricollega alla triade "libertà, uguaglianza e fraternità" che risale all'89, al 1789 intendo. E quindi vale per tutti, per la signora dei giardini e per chi da anni e anni occupa 1660 mq di suolo pubblico senza che l'istituzione solleciti alcunchè! Ma se non si vuole andare tanto indietro, addirittura ai "principi dell'89", è sufficiente leggere la Costituzione della Repubblica italiana dove all'art. 3 si legge: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". E' vero, qualcuno ha pensato bene di fare una norma che sottrae quattro italiani, per salvarne uno, a questo principio, e il Capo dello Stato ha pensato bene di controfirmarla, ma non è il nostro caso. Qui da noi, invece, si può concordemente invitare le istituzioni ad attivarsi per il rispetto della legalità. Sempre e comunque: nel caso dei giardini ed in ogni altro caso. Donald Lam

Quota 1000

In meno di un mese questo blog ha raggiunto l'obiettivo delle 1000 visite, con una media che si aggira intorno ai 35 accessi quotidiani. Ciò ha incoraggiato l'inserimento di post il cui numero è tornato a salire dopo una leggera flessione primaverile. E' un discreto risultato, ma occorre che chi ritiene che questo sia uno spazio utile per la libertà e il confronto democratico diffonda più possibile questo indirizzo chiedendo l'inserimento del link in siti maggiormente frequentati e attraverso le personali mailing list. Così come è bene che chi lo desidera sappia che riflessioni su qualsiasi argomento attinente la vita culturale, politica e sociale - non soltanto goriziana - sono sempre molto ben gradite. Così come si auspica una maggior interlocuzione attraverso i commenti ai post, saranno apprezzati anche quelli che esprimeranno osservazioni e pareri discordanti, come conviene a un vero dibattito mediatico. Il traguardo di oggi è un incentivo a farci conoscere di più, a rendere sempre più questo "luogo" uno spazio di incontro interessante e significativo. E tutti sappiamo quanto bisogno c'è di simili occasioni!

sabato 13 giugno 2009

L'assessore pilatesco

L'assessore Baresi scopre l'acqua calda allorché perentorio afferma "questa è l'eredità Brancati". E' sufficiente leggere il cartello che specifica la data della concessione edilizia per risalire alla Giunta Brancati. Quello che l'assessore Baresi si dimentica volutamente di dire, invece, è che il rispetto del cronoprogramma spetta "in toto" alla Giunta Romoli. Diversamente non ci capisce a cosa serva un cronoprogamma. Allora diventa pilatesco asserire che "la ditta ha tempo sino al 2010 per realizzare le opere di urbanizzazione, fra cui i marciapiedi" e se, a distanza di anni, dalla concessione di occupazione di suolo pubblico l'amministrazione non esercita alcun controllo sull'avanzamento dei lavori, nemmeno di quelli dati in concessione dall'Amministrazione Comunale, di chi la responsabilità?. L'assessore all' Urbanistica dovrebbe inoltre sapere che c'è una nota a firma del dirigente del settore Gestione del Territorio datata 23/8/2007 (Giunta Romoli!) in cui si scrive: "In considerazione della complessità ed estensione dell'ntervento, andrà chiesto un cronoprogramma (sic) comprensivo delle fasi di cantierizzazione, dimostrante l'occupazione delle aree ai fini effettivi della realiizzazione delle lavorazioni". Dovrebbe, altresì, conoscere che con altra nota il Servizio Pianificazione Urbanistica richiedeva, in data 3/3/2009, alla ditta committente di effettuare "la rimozione della recinzione e la riapertura al transito sul marciapiede posto lungo via Duca d'Aosta entro tre mesi a decorrere dal ricevimento della stessa". Infine, l'assessore Baresi dimentica che, in ogni caso, come recita l'ordinanza dei Vigili Urbani l'autorizzazione all'occupazione di suolo pubblico può essere sospesa o revocata "nel caso che il lavoro venisse abbandonato o sospeso per un certo tempo".
Dario Ledri
Forum per Gorizia

Sopra la panca almeno si campa...

“Nessuno tocchi Caino”, questa frase, fatta propria da un'associazione che tutela gli ex detenuti, mi pare adatta al caso locale. Una lettrice di un quotidiano ci fa capire che sarebbe disposta a dare una mano per sbaraccare la tenda della signora che vive ai Giardini. Probabilmente ritiene che l'accampamento deturpi il paesaggio. Probabilmente ha ragione. L'aspetto però strano di queste prese di posizione è che sono sempre a senso unico, cioè dall'alto al basso: per essere più precisi si attaccano sempre quelli che hanno di meno, i poveracci, insomma. Se il senso estetico è turbato dalla tenda, cosa ne pensa la lettrice della voragine di via Trento, Duca d'Aosta, Donizzetti, presente lì da un bel po' di anni e tra l'altro pericolosa per i pedoni ben più della panchina? Se la signora Elsa occupa suolo pubblico, che dire di quello molto vasto occupato dalla ditta? Almeno sotto la tenda la signora campa, invece dentro il grande buco presente in città nessuno, mi pare, faccia niente.

Anna Di Gianantonio

Date a Baresi quello che è di Baresi...

Come al solito un componente della Giunta Romoli riversa dalle pagine dei quotidiani locali le colpe di ciò che non funziona sull'amministrazione precedente. L'assessore Baresi forse non ha letto bene le critiche del Forum per Gorizia relative all'occupazione dei marciapiedi delle vie Duca d'Aosta, Trento, Donizetti e Ariosto. Perplessità incentrate su ciò che è scritto in un documento che tutti possono leggere, ancorché strapazzato e collocato su un lato assai trafficato della rete di recinzione del cratere: basta cliccare sulla foto per ingrandirla e leggere la data del 29 agosto 2007, tre mesi dopo l'elezione di Romoli... Il Baresi, oltre a far orecchie da mercante rispetto a un testo affisso quando era già ben insediato come referente dell'urbanistica, si spinge oltre presentando il paradiso terrestre che prenderà il posto del grande buco, entro il 2012 - 2013, cioè oltre sette anni dopo l'inizio dei lavori... Forse sarebbe bene riesumare Bartolomeo d'Alviano che all'inizio del '500 in un paio d'anni ricostruì alcune parti del Castello con la sua cerchia di possenti mura e poderose torri!

giovedì 11 giugno 2009

Lo spento cratere...

Il cittadino che volesse cercare di farsi una ragione dell’enorme cratere scavato tra le vie Duca d’Aosta, Trento, Donizetti e Ariosto, non ha che da leggere i cartelli esposti a norma di legge sulla recinzione del cantiere in via Donizetti. Su uno c’è scritto: data inizio lavori (scavi) 27/12/2005; data ultimazione lavori 31/5/2012. A tutt’oggi, come ben si sa, non si è andati oltre allo scavo del cratere. Un secondo e più contenuto avviso, a firma del Comando dei Vigili Urbani, datato 29/8/2007, autorizza poi l’impresa ad occupare l’intera area di marciapiede e parte della carreggiata, per tutto il perimetro del cantiere e per una estensione complessiva di 1660 mq., dalla predetta data a fine lavori .E allora, alcune considerazione e qualche domanda all’Amministrazione comunale, all’assessore competente e ai Vigili Urbani:

  • Nell’ordinanza dei Vigili si legge testualmente:” visto il pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico “. Poiché non è stato pagato un euro in quanto l’Amministrazione comunale ha convenuto con il committente che il ripristino dei marciapiedi è a carico del committente stesso, perché scrivere in un documento che certifica una notizia “visto il pagamento della tassa …….” se non c’è stato alcun pagamento?
  • Sempre nell’ordinanza, al successivo punto b) si legge; “Le aree occupate dovranno essere restituite nel pristino stato a lavoro ultimato, o anche prima nel caso che il lavoro venisse abbandonato o sospeso per un certo tempo …..”. Ebbene, qui il lavoro non è mai iniziato, e non crediamo sia una attenuante. Cosa si aspetta a dar corso a quanto contenuto nell’ordinanza? Quanti altri anni devono trascorrere?
  • Facendo quattro conti in croce, sulla base di un costo medio annuo di 50 euro a metro quadro (meno della metà della miglior tariffa comunale) per occupazione di suolo pubblico, risulterebbe - ad oggi - un costo per il committente di circa 150 mila euro (da settembre 2007 a tutto giugno 2009), costo che salirebbe a circa 395 mila euro alla data di ultimazione lavori (31/5/2012). Quanti metri di marciapiede si possono rifare con tale somma?
  • E ora una domanda all’Assessore competente. Perché mai l’amministrazione comunale concede di fatto a titolo gratuito l’occupazione di 1660 mq di suolo pubblico per anni e anni a fronte dell’impegno della ditta a restituire il marciapiede nello stato originario? Tale obbligo è già previsto dall’ordinanza dei Vigili Urbani così come il pagamento della relativa tassa. Nel caso di un singolo cittadino che , per lavori di ristrutturazione di un immobile, occupi suolo pubblico questo è tenuto al pagamento della tassa e parimenti all’obbligo di restituire “le aree occupate nel pristino stato a lavoro ultimato”! O no?
Insomma, in tempi di magra per il bilancio comunale perché rinunciare all’incasso di una somma magari utile per alleviare le difficoltà di tanti concittadini? E che ne dice l’Assessore al Bilancio, il pragmatico Pettarin? FORUM per GORIZIA

mercoledì 10 giugno 2009

Che fare?

Nel tempo della globalizzazione è difficile pensare al successo di posizioni o personaggi politici in termini di carisma o di idealità; non è un caso che dopo il 1989 nell'ambito delle democrazie occidentali si succedono ondate di governi socialdemocratici alternate ad altre di governi liberali. Normalmente a guidare la danza sono gli Stati Uniti il che fa prevedere che nei prossimi anni l'ago della bilancia si sposterà di nuovo anche in Europa verso il centro sinistra.
Ma chi tiene le fila delle scelte elettorali? Cosa si nasconde dietro alle macroscopiche variazioni di percentuali? Chi governa l'informazione e la costruzione del molto mutevole consenso?
E' difficile pensare che il fenomeno Berlusconi si sia veramente "fatto da solo" o che le altalenanti sorti del Pd, dell'Idv e della stessa Lega dipendano soltanto dalla qualità dei loro responsabili: da questo punto di vista più che sapere come ci siano arrivati potrebbe essere interessante consocere i nomi degli abituali frequentatori delle ville berlusconiane in Costa Smeralda. Non sarà che le pacche sulla schiena al "caro Vladimir" e le millantate relazioni con "il vecchio George" altro non rappresentino che vere amicizie tra gestori di un Potere costruito a tavolino dalle Logge internazionali? Si ricordi che quando Eltsin fu eletto in Russia si presentò come candidato anche il grande Gorbacev con una formazione secondaria: non raggranellò più del 5% dei voti, un paio d'anni dopo essere uscito da alcune fra le stanze dei bottoni più potenti del Pianeta...
I veri nemici della democrazia sono proprio i poteri occulti: quelli incontrastabili dei trafficanti di uomini droga e armi gestiti dalle mafie internazionali, quelli delle logge massoniche che orientano la cultura e la politica verso l'omologazione planetaria, quelli dei macroscopici interessi multinazionali in grado di generare nefandezze d'ogni sorta nei paesi più poveri del mondo pur di poter tenere alto il livello di un'economia incentrata sul culto del dio Capitale.
Sono interrogativi inquietanti che dimostrano che una Sinistra veramente anticapitalista deve essere anche antimassonica e antimafiosa: ma per poter contare qualcosa non può limitarsi ad essere "anti", deve essere anche "per". Per un riaggregazione delle forze autenticamente libere della società, provenienti dalle illusioni e delusioni del socialismo reale e dall'appiattimento delle chiese di fronte allo strapotere del Denaro, dal rifiuto dell'integralismo violento di piccole frange dell'Islam e dall'affermazione di un personalismo filosofico ed esistenziale in grado di conciliare senza annullare le differenze fra l'Oriente e l'Occidente.
Cominciando dal mondo del lavoro per arrivare a quello degli altri settori dell'esistenza umana, con la pazienza di individuare quel "passaggio a Nord est" in grado di permettere al mondo di uscire dalle secche non tanto della crisi del mercati finanziari quanto da quella più generale della postmodernità.

martedì 9 giugno 2009

La vera sconfitta è l'Europa

Il grande sconfitto di queste elezioni non è Berlusconi che si rattrista di non aver superato l'asticella del 40%; non è Franceschini che riesce a godere di un evidente insuccesso elettorale; non sono i partiti della Sinistra divisa che piangono sul latte versato... Il grande sconfitto siamo noi, che crediamo nell'Europa "unita nella diversità". Non l'unico, ma uno dei più importanti motivi di un astensionismo temperato in Italia dalla coesistenza di una rilevante tornata amministrativa, è lo scarso credito dato a un'istituzione come è il Parlamento europeo. Nella stessa campagna elettorale si è parlato molto poco di Europa (escluso Igor Komel, che ha posto giustamente il suo accento quasi solo su questo tema ma che non aveva a disposizione gli immensi mezzi mediatici di tanti giovani outsider di belle speranze), i commenti del giorno dopo non l'hanno quasi neppure nominata; a livello continentale neppure la metà degli aventi diritto sono andati a votare, gli Stati nuovi membri dell'Unione hanno riscontrato percentuali di votanti infime che hanno favorito formazioni partitiche marginali e minacciose. Tutto ciò è veramente molto preoccupante perchè al di fuori del percorso verso un'Europa unita - con tutti i problemi che esso può comportare - non si intravvede una via che possa garantire pace, benessere e stabilità ai suoi 27 membri e a quelli che si potrebbero aggiungere in futuro. Del resto che a Berlusconi l'Europa non interessi un piffero lo ha detto lui stesso nei suoi numerosi spot elettorali: dateci il voto così potremo difendere meglio gli interessi dell'Italia. Dunque non era importante rendere più forte l'Europa, ma garantire gli interessi particolari del proprio Stato (o meglio, della propria bottega!).
E' strano affermarlo, ma sembra proprio che non ci resti che guardare con speranza al di là dell'Atlantico: saranno gli Usa di Obama a ridare dignità e respiro ideale a un Occidente stanco?

lunedì 8 giugno 2009

Qualche ulteriore riflessione...

Che dire? Il Pdl ferma la sua corsa, probabilmente l'elettorato di An ha dimostrato più di qualche perplessità nei confronti del Presidente e delle sue discutibili frquentazioni; in compenso la Lega a Nord spopola, accogliendo evidentemente molti voti fuoriusciti dai partiti della Sinistra che hanno ottenuto invece discreti risultati al Sud: ormai non è più voto di protesta ma evidente tendenza culturale... Sull'altro lato il Pd si accontenta di non essere franato e riscontra la crescita dell'Idv: ottimo il successo personale di Debora Serracchiani che ha sopravanzato nel Nord Est addirittura Silvio Berlusconi, ora è legittimata a diventare il nuovo volto del centro sinistra. Al di là delle battute d'occasione è difficile pensare che gli equilibri possano essere molto diversi dagli attuali: più a destra di così non si può andare, il centro sinistra e la sinistra possono d'ora in poi soltanto ricuperare. Devono però ritrovare la strada del dialogo, per il Pd sarebbe venefico cercare di aumentare la propria influenza guardando all'Udc, meglio ricominciare a camminare sulla faticosa strada degli antichi "cugini" di Rifondazione e Sinistra e Libertà che - pur essendosi eliminati a vicenda - hanno raggranellato in molte zone percentuali consistenti... Cominciando da Gorizia, dove Igor Komel ha ottenuto un ottimo risultato cittadino che ha richiamato il sostanziale equilibrio di forze (e la necessità del principio dell'"unità nella diversità") all'interno dell'attuale opposizione consiliare cittadina. E dalla realtà provinciale, dove il centro sinistra e la sinistra escono fortemente rafforzati da un voto evidentemente ben radicato. 
E occorrerà infine ripensare il perché di un astensionismo preoccupante, a livello europeo addirittura inquietante: un segnale da non sottovalutare soprattutto se accompagnato dal successo di liste xenofobe, razziste e di estrema destra in diversi lembi del vecchio continente.
 

Prime impressioni

Qualche impressione "locale" nella notte. Tutto sommato gli equilibri a livello provinciale e comunale di Gorizia restano intatti, fatto che può far tirare un sospiro di sollievo al centro sinistra in relazione allo spoglio delle "amministrative". In provincia si conferma una certa "tenuta" del Pd favorito dalla performance di Debora Serracchiani, una notevole crescita di un'Italia dei Valori che ha piazzato bene personaggi come De Magistris e Pressburger e un evidente indebolimento del Pdl. Va forte la Lega (e adesso il Pdl dovrà pagare pegno a livello nazionale e regionale) proseguendo una marcia iniziata nelle tornate precedenti. In città l'insieme delle forze che sostengono il sindaco Romoli non superano, anche se di molto poco, il 50%; il centro sinistra tutto sommato mantiene le posizioni, il Pd stenta ma cresce l'Italia dei Valori; nella (prevista) debacle nazionale della Sinistra divisa, i cui due partiti si sono ovunque equamente divisi la posta attestandosi intorno all'inutile 3%, emerge in controtendenza il lusinghiero risultato di Igor Komel: ha portato Sinistra e libertà oltre il 5%, aggiungendo il discreto risultato di Rifondazione Comunista la Sinistra goriziana ha raggiunto circa il 9% il che non è poco tenuto conto dei tempi che corrono. Igor non andrà al Parlamento europeo, ma sarà un punto di riferimento sicuro per il futuro del nostro territorio. Comunque, se questi dati che ormai hanno acquisito una certa consistenza saranno confermati, ci sarà molto da riflettere. E non solo in Italia, anzi, forse ancor di più in un'Europa la cui disaffezione al voto lascia spazio alle posizioni xenofobe, razziste e antidemocratiche...

domenica 7 giugno 2009

Evasori ignoti

Anno 2008, periodo gennaio-maggio, scoperti dalle Fiamme Gialle 32 evasori totali. Anno 2009, tra gennaio e maggio la Guardia di Finanza scopre 35 evasori totali. Sottratti al fisco 22 milioni di euro e Iva evasa per altri 2,5 milioni di euro. Un lavoro ben fatto, come segnala la stampa locale, in cui risultano “decisivi i servizi di vigilanza e i controlli quotidiani”.
Sono notizie che periodicamente si ripetono, così come si ripetono le notizie di lavoratori “in nero”, clandestini opportunamente celati all’ Inps, “irregolari” di nome e di fatto che lavorano a Gorizia e provincia contribuendo significativamente al Pil regionale e nazionale, grazie al buon cuore e alla disponibilità all’accoglienza dei “padroncini” che votano Lega. Ma mai – e proprio mai – che esca un nome, non dico della singola persona, ma anche solo della impresa colta con le mani nel vaso (enorme) della marmellata dell’evasione fiscale e contributiva. Gli evasori sono, quasi per definizione, sempre anonimi e devono restare sconosciuti alla pubblica opinione. L’esatto contrario di quello che succede, ad esempio, per il giovane sorpreso con qualche grammo di “erba” o per chi ha commesso un piccolo furto, regolarmente denunciato e altrettanto regolarmente individuato con nome e cognome sulle pagine dei giornali. Ma si sa, gli evasori – non solo quelli denunciati, ma anche quelli accertati dopo anni – devono restare rigorosamente anonimi.
Donald Lam
p.s. – L’evasione stimata in Italia ammonta a circa 250 miliardi di euro, per un mancato introito per le casse dello Stato, di 120/130 miliardi, ogni anno, si intende. Di quanto si potrebbe abbassare le aliquote se tutti pagassero? O almeno il 50%?

Sotto la notizia niente...

Giornata di elezioni. Tornano alla ribalta altre notizie, una particolarmente inquietante, quella dell'Airbus sprofondato nell'Atlantico. Se ne parla inusitatamente poco fin dal primo giorno e i titoli vengono sparati a casaccio; escluso un attentato, possibile un attentato, un fulmine, certamente non un fulmine, ritrovati rottami è certo sono dell'Airbus, non sono state trovate ancora tracce, i rottami sicuramente non sono dell'Airbus, trovati dei cadaveri ma non è stato detto dove, trovato un biglietto Air France in un borsello galleggiante (sic!!! Fra le onde dell'Atlantico...)...
Che strano questo titolare tutto e il contrario di tutto con il punto esclamativo, che strana l'eliminazione del punto di domanda dal vocabolario giornalistico. Il lettore beve e va alla ricerca dei particolari piccanti, sicuramente tra un po' rifileranno qualche "scheletro mangiato dagli squali" e chi legge crederà o farà finta di credere... Cosa nasconde questa inflazione informativa che rende impossibile il raggiungimento di qualsiasi certezza? Cosa nasconde la mercificazione della notizia cosicchè "è vero ciò che rende"?  
Resta solo un pensiero mesto alle oltre 200 vittime di questa sciagura e la speranza che la loro sorte non venga strumentalizzata... Amen

venerdì 5 giugno 2009

Obama e Islam, dalla tolleranza alla convivenza

Mentre la campagna elettorale italiana si conclude sul pressante interrogativo se la cessione di un giocatore del Milan danneggerà o meno l'immagine di Berlusconi, il Presidente degli Stati Uniti sembra avviato a confermare le attese riposte in lui fin dal suo ingresso alla Casa Bianca.
Vola in Egitto dove pronuncia un discorso memorabile, forse più dal punto di vista culturale che politico: l'affermazione secondo la quale l'Islam fa parte del patrimonio costitutivo dell'identità degli Stati Uniti rivoluziona la concezione tradizionale delle relazioni interculturali oltrepassando la fase della tolleranza per entrare in quella della convivenza.
I musulmani infatti non sono "ospiti" più o meno graditi di un Occidente "cristiano", lo stesso concetto di Occidente non può più essere legato a un aggettivo religiosamente o filosoficamente connotato: torna cioè a essere uno spazio geografico dove residenti e immigrati si incontrano convivendo e costruendo insieme una nuova societas nella quale la ricchezza di ciascuno diventa sviluppo per tutti.
E' evidente che occorrono nuove regole in grado di evitare lo scontro tra tanto pronunciate diversità e soprattutto di garantire a ciascuno la forza di uno Stato di diritto: il cammino verso un'integrazione in grado di valorizzare la libertà democratica e la convinzione di ciascuno non sarà né breve nè facile.
Tuttavia il messaggio di Obama apre una strada nuova e invia un chiaro messaggio agli integralismi religiosi, anche a quello di chi pretende di definire "cristiano" il mondo occidentale... E naturalmente anche a chi in campagna elettorale si presenta come "baluardo di cattolicità contro l'invasione" (così il candidato sindaco leghista di Azzano X ma anche tanti altri) senza ricevere per simili affermazioni alcuna pubblica riprovazione da parte delle autorità religiose.

mercoledì 3 giugno 2009

Una campagna elettorale a due facce...

Ha ragione Napolitano, questa campagna elettorale è stata veramente stucchevole, ma soltanto quella nazionale.
Il presidente del consiglio è riuscito infatti abilmente a evitare che si mettessero a tema le questioni "calde", dalla drammatica situazione di chi perde il posto di lavoro alla crisi internazionale dei mercati e al degrado delle istituzioni repubblicane; lo ha fatto a suo modo, da primadonna, facendo sì che anche parte dell'opposizione lo seguisse imperterrita nell'analisi delle performances rosa, negli insulti ai magistrati del caso Mills, perfino nel torcicollo che avrebbe provocato il ritardo alla festa della Repubblica. Tra qualche giorno si tireranno le somme e si vedrà se ancora una volta il saltimbanco avrà avuto ragione...
... tuttavia non è stato così ovunque e la campagna elettorale per le europee si è accesa di discussioni interessanti a livello locale: anche dalle nostre parti si è sentito parlare di argomenti importanti, l'occupazione, la sicurezza sul lavoro, la "zona franca della cultura", la pace, la solidarietà, l'immigrazione e i richiedenti asilo, la legalità, l'integrazione europea. Lo hanno fatto soprattutto i candidati del centro sinistra e della sinistra, dimostrando ancora una volta la necessità di portare al centro dell'attenzione i problemi del Paese e del Continente, evitando le provocazioni mediatiche del funambolico "cavaliere".
Le parole di candidati quali Igor Komel, Igor Kociancic, Debora Serracchiani, Giorgio Pressburger; i passaggi di gente come Lidia Menapace, Lisa Clark, Luigi de Magistriis, Piero Fassino e tanti altri hanno gettato luce su un'altra campagna elettorale, quella di chi crede ancora nella democrazia, nell'importanza di un'Europa unita e solidale, nei valori della pace e della convivenza fra i popoli.
Per questo è importante andare a votare, per dare forza a chi si mette ancora in gioco per portare nel cuore dell'Europa un messaggio di autentica vitalità e rinnovamento.

martedì 2 giugno 2009

2 giugno 2009: per non dimenticare...

PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10.
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Da segnare sull'agenda...

Giovedì, 4 giugno alle ore 17.30 presso la sala della Biblioteca Civica in Casa Ascoli 1, a cura dell'Associazione Forum Cultura, sarà presentato il volume di Tito Maniacco, Figlio del secolo (edizioni Kappa Vu). Il libro autobiografico racconta l'infanzia e la giovinezza dell'autore nei borghi antiche della città di Udine, tra il 1932 ed il 1945, nel ribollire della storia europea. Ricorda gli odori, i suoni, i colori di una vecchia città nel passaggio traumatico dal fascismo, alla guerra e mette in luce la formazione del giovane Tito, tra libri letti, vecchi film guardati nei cinema di periferia, educazioni scolastiche particolarmente repressive. Ne esce un quadro pieno di suggestioni, nel quale la memoria non è solo un insieme di discorsi, ma di sapori, colori, immagini ed emozioni.
Tito Maniacco, udinese, ha pubblicato numerosi libri di narrativa, saggistica e poesia, tra i quali Storia del Friuli (ed. Newton Compton) e L'ideologia friulana. Critica dell'immaginario collettivo (ed Kappa Vu). Alla presenza dell'autore, il libro verrà presentato da Anna Di Gianantonio con letture di Andrea Zuccolo.

lunedì 1 giugno 2009

Auto blu in Italia: una manovra finanziaria...

La notizia è tratta da un articolo apparso sul Sole 24 ore che riporta i risultati di un'inchiesta commissionata da un associazione di consumatori: non c'è bisogno di commentare... Si provi piuttosto a buttare giù qualche calcolo e a pensare quanti miliardi di euro risparmierebbe l'Italia se il numero di auto blu fosse uguale a quello degli Usa (al secondo posto, staccati di oltre 500.000 vetture, Paese una trentina di volte più grande dell'Italia e almeno tre volte per numero di abitanti)! Ecco la notizia nuda e cruda: La classifica dei paesi che utilizzano le "auto blu" vede oggi al comando l'Italia con 607.918 seguita dagli USA con 75.000, Francia con 64.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 53.000, Turchia con 52.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 31.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 23.000.