giovedì 30 aprile 2009

Anche via Ariosto attende...


E, dunque, per piazza Vittoria la rescissione del contratto con la Luci spa pare cosa fatta. Ciò significa un allungamento dei  tempi richiesti per il completamento dei lavori di pavimentazione della piazza e della relativa viabilità di mesi, se non di anni. Davvero un capolavoro di maestria politico-amministrativa, anche se pure questa volta ci sarà qualche autorevole voce dell’attuale amministrazione pronta ad incolpare ancora e sempre la Giunta Brancati. In una qualsiasi amministrazione di centro, di destra o di sinistra un assessore ai lavori pubblici che in due anni di attività avesse raccolto tanti, ripetuti e clamorosi insuccessi (da piazza Vittoria a via Rastello, da via Monache a Piazza Sant’Antonio, e speriamo bene per via Garibaldi) sarebbe stato dimesso a furor di popolo, ma qui a Gorizia sarebbe toccato al Sindaco di dimettere se stesso, cosa davvero impossibile anche in tempi di “politica creativa”. Ebbene, al sindaco-assessore ai lavori pubblici un suggerimento per recuperare un po’ del perduto appeal in tema di efficienza:  in via Ariosto si è provveduto ad asportare l’originaria malandata pavimentazione del marciapiedi per circa 30 metri (vedi foto),  ma da oltre 40 giorni il cantiere risulta abbandonato. Qui non c’è da aspettare , come per piazza Vittoria, l’arrivo dell’”arenaria silicoclastica”, sono sufficienti le mattonelle grigie 20 per 20 che lastricavano i marciapiedi anche ai tempi dei nostri nonni. Un lavoro facile che non comporta ritardi di anni, solo dei 40 giorni già trascorsi. 

Dario Ledri, Forum per Gorizia 

martedì 28 aprile 2009

Nota da Monfalcone

Nel tardo pomeriggio di ieri è arrivata la notizia che ha travolto i vertici del comando dei carabinieri di Monfalcone; da quanto si è appreso un’indagine della magistratura ha imposto il trasferimento di quattro militari e l’arresto di un graduato dell’arma per l’utilizzo distorto di testimoni per avvalorare ipotesi investigative come quella che ha portato all’arresto di alcuni operatori e utenti del centro a bassa soglia Drop In della città di Monfalcone. Secondo quanto emerso le testimonianze, per qull’indagine ma anche per altre, sarebbero state ottenute con violenza e minacce. 
Gli attivisti del Blu e delle associazione e spazi sociali della Venezia Giulia da subito avevano espresso i loro dubbi per un’operazione che si reggeva su fragili prove indiziarie; tutto sembrava frutto di un clima di controllo e repressione sul territorio che si era inasprito nelle settimane precedenti alla conferenza nazionale sulle tossicodipendenze di Trieste. “Nella prima conferenza stampa – commenta Alessandro Metz - ci eravamo chiesti chi avrebbe domandato scusa alle persone inquisite per gli inutili giorni di carcere che stavano scontando. Oggi questa domanda acquista un significato ancora più forte e chiaro”.
Fonte: Global Project

lunedì 27 aprile 2009

25 aprile, fra conversioni e interessi...

Fanno una certa impressione le foto di Silvio Berlusconi agghindato da partigiano con il fazzoletto tricolore al collo. E allora si sprecano le dichiarazioni ecumeniche: “25 aprile è una festa degli Italiani”, “la festa della Liberazione è la festa di tutti”, “il 25 aprile deve essere una festa che unisce” e via salmodiando. In questo coro fa specie la dichiarazione del boy-scout Segretario pro-tempore del Partito Democratico Dario Franceschini che su “La Repubblica” perentorio dichiara: “Ci ha ascoltato, ma ora non cambi la Carta da solo”. E perché mai? Sa bene che siete disposti a collaborare, ora che vi ha conquistati con il coup de théàtre della conversione ai valori della Resistenza. Nel coro mediatico nazionale non c’è una voce che si discosti dal santificare l’avvenuta riconciliazione di tutti gli Italiani nei valori della Festa della Liberazione, che Lui vorrebbe chiamare fin da oggi Festa della Libertà (meno male che non ha proposto Festa del Milan).
Tra il fior fiore del giornalismo italiano a nessuno è venuto in mente di osservare – anche timidamente – che la conversione del Cavaliere è stata così subitamente possibile proprio in virtù del fatto che Lui non possiede né ha mai fatto riferimento a “valori”, ma sempre ed esclusivamente a “interessi” e oggi – come ieri e l’altro ieri - il Suo specifico interesse è ottenere la benevolenza e l’attenzione di quel 50% degli Italiani che gli “rema contro”. Se ciò vuol dire fare passerella settimanale tra i terremotati di Abruzzo mobilitando le 5 televisioni e mezza che possiede o passeggiare a Onna con un fazzoletto tricolore al collo, allora ben venga il sacrificio. L’importante, anzi, l’essenziale e che il PdL superi il 50% dei consensi. E poi verrà il bello, anche per il povero Fini, oltre che per gli Italiani tutti.
Donald Lam

Il giuramento delle SS italiane repubblichine

Diversi politici della destra italiana, tra i quali anche un ministro della Repubblica come La Russa, con il sostegno di alcuni massmedia e di emittenti televisive nazionali e locali, stanno infangando i partigiani italiani i quali con il sacrificio della loro vita hanno donato a noi tutti, un Paese libero, un Paese democratico, combattendo contro una dittatura e un'idea di stato guerrafondaio. Inoltre in parlamento si sta discutendo una legge con la quale si equiparebbe i partigiani ai sostenitori della Repubblica di Salò ovvero a qui combattenti che sostenevano la dittatura. Questa equiparazione "non sa da fare" non si può equiparare chi dona la vita per la libertà di tutti a chi l'ha donata per togliere la libertà a tutti. Credo sia opportuno ricordare a questi detrattori, il giuramento di fedeltà AD HITLER che prestavano le SS repubblichine, corpo armato voluto da Mussolini dopo l'incontro con Hitler del 1943: "Giuramento SS della R.S.I. (repubblica sociale italiana): Davanti a Dio presto questo giuramento: che nella lotta per la mia Patria italiana contro i suoi nemici, saro' in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler, comandante dell'Esercito Tedesco e quale valoroso soldato saro' pronto in ogni momento a dare la vita per questo giuramento".

Vito Dalò

Per conoscere meglio questo oscuro capitolo della storia della RSI confronta ad esempio l'autorevole: http://www.storiain.net/arret/num79/artic3.asp

domenica 26 aprile 2009

I giovani sono ben altro che schiamazzi!

La storia delle mail scambiate tra il vicesindaco e il comandante dei vigili di Gorizia getta una luce inquietante e non può che sollecitare una chiara assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti di fronte alla città.
Sulla questione degli schiamazzi il Forum per Gorizia già prima delle elezioni di due anni fa aveva proposto la strada ora perseguita con promettenti risultati dal Comune di Udine: la creazione di un tavolo permanente di confronto tra rappresentanti di residenti, esercenti e abituali frequentatori in grado di raggiungere un accordo rispettoso delle legittime esigenze di tutti. Nulla è stato fatto in questo senso e la “democrazia partecipata” è rimasta un sogno in un cassetto che prima o poi sarà riaperto: l’attuale fallimentare politica delle ordinanze e dell’”amministrazione di condominio” che ritiene il dialogo un’inutile perdita di tempo è ancora una volta naufragata nel ridicolo delle mail segrete finite sui tavoli dei legali.
E così tutto questo evitabile polverone ha cancellato da molto tempo ormai il dibattito sulle politiche giovanili e sulle risposte da costruire insieme ai giovani che vivono nella nostra città e che guardano con legittima apprensione a ciò che li attende: mentre tutte le attività goriziane si trovano in grave difficoltà, la crisi incombe e gli universitari se ne vanno sempre più lontani secondo parte del mondo politico goriziano sembra che la questione fondamentale sia ordinanza antischiamazzi sì o no.
I giovani invece sono una risorsa che può portare alla città ben altro che intemperanze notturne: incrementano la dimensione culturale, iniettano entusiasmo e trasmettono gioia, costringono ad interrogarsi sui problemi più veri, aiutano a riflettere con le loro sofferte invocazioni. Ma hanno bisogno di spazi e di persone con le quali costruire insieme il futuro… della loro vita e della nostra città.
Andrea Bellavite

venerdì 24 aprile 2009

25 APRILE 2009

Le polemiche sul 25 aprile dimostrano l'attualità della Resistenza. In un paese come il nostro dove si restringono gli spazi di democrazia, dove la divisione dei poteri e la Carta Costituzionale vengono rimessi continuamente in discussione, dove la libertà di informazione cede ad un preoccupante conformismo, le vicende umane e le scelte di chi decise di combattere il fascismo e la sua politica razzista, oppressiva nei confronti dei ceti più poveri, povera dal punto di vista culturale, repressiva di ogni forma di dissenso, sono importanti da conoscere e da studiare. Chi scelse di andare con i partigiani lottava per un Italia democratica e repubblicana e si batteva per una maggiore giustizia sociale. Un contributo fondamentale alla lotta lo diedero i partiti antifascisti ed in particolare i comunisti. Il loro sacrificio ha permesso di vivere in un paese più avanzato dal punto di vista dei diritti e delle garanzie. Questo non va dimenticato, come non va dimenticato che i partigiani scelsero di impegnarsi nella politica in prima persona, accettando di correre degli altissimi rischi. Al confine orientale la lotta aspra in un territorio governato direttamente dai tedeschi, con i loro apparati repressivi, fu più dura che da altre parti del paese. Nella nostra zona la lotta fu condotta insieme alle formazioni jugoslave. Ci furono contraddizioni, discussioni, ci fu il dramma delle foibe, ma esso non può farci dimenticare l'oppressione particolare subita per vent'anni dagli sloveni della nostra zona. Equiparare i partigiani con coloro che scelsero di lottare con gli occupatori tedeschi e con i fascisti non è possibile: troppo differenti furono le scelte. La pietà che si deve ai morti non può farci dimenticare le ragioni opposte per cui ognuno visse.
ADG

lunedì 20 aprile 2009

Sinistra e libertà

Le imminenti scadenze elettorali spingono alcuni di noi a muoversi di sala in sala, di conferenza in conferenza, di presentazione in presentazione per vedere se e come la sinistra stia uscendo da una crisi che l'attanaglia dalla fine degli anni 80 ad oggi. La delusione dell'insuccesso della lista Arcobaleno e la scissione dentro Rifondazione Comunista ci vedono spettatori attenti, anche se sempre più dubbiosi, cauti e guardinghi. Nei giorni scorsi Claudio Fava ha presentato il nuovo gruppo Sinistra e Libertà, formato da Verdi, Socialisti e Sinistra Democratica. Pubblico conosciuto di ottime persone, da anni impegnate da questa parte della barricata. Tutti consapevoli di dover rispondere, e in fretta, alla deriva economica, morale, culturale e politica del nostro paese. Ci sono state domande dal pubblico. In una si sottolineava la frammentazione della sinistra e la possibilità che non ci fosse rappresentanza al parlamento europeo. In un altro intervento si diceva che se il percorso deve essere lungo, perchè bruciarsi con un'incerta campagna elettorale, dove, essendoci identità politiche ancora deboli, si rischia di prendere l'ennesima bocciatura? Ma una domanda a me è parsa la più interessante. Un signore ha osservato che il centro destra è riuscito a consolidare in questi anni un blocco sociale che comprende il ceto medio alto, gli evasori fiscali e il povero che ha paura che gli stranieri gli rubino il posto di lavoro e gli si piazzino davanti alla casa popolare. La sinistra come intende scalfire questo blocco? Con quali proposte politiche? Non ho registrato la risposta. Forse sarò stata distratta, ma non ho capito come politicamente, e non con appelli morali, si possa invertire la rotta. Se non sappiamo che fare, se abbiamo dalla nostra parte solo buona volontà ed entusiasmo, basterà l'indignazione a far cambiare rotta al paese? Perchè, invece di preoccuparci della rappresentanza nelle istituzioni, non iniziamo a parlare dei fondamentali?
adg

venerdì 17 aprile 2009

Gli eterni lavori pubblici...

Sul Piccolo l'ennesima intera pagina di cronaca dedicata ai lavori che "verranno". Da Corso Verdi rimesso a nuovo con 1,2 milioni (quando resta da stabilire) a piazza Sant'Antonio in cui i lavori prenderanno il via "presumibilmente" nella seconda metà di maggio, per una durata complessiva di circa 430 giorni. Per quanto riguarda Corso Verdi, intervento annunciato più volte e con contributi già concessi, il Comune ha pensato bene di non indicare tempi di realizzazione o di inizio lavori, chi vivrà vedrà! Per piazza sant'Antonio, invece, il sindaco Romoli in persona garantiva che "impresa e burocrazia non allungheranno i tempi dei lavori" e, totalmente sicuro del suo ruolo di assessore ai lavori pubblici, così dichiarava:" i lavori dovranno essere ultimati tra un anno, alla fine dell'estate 2009" (Il Piccolo 2 agosto 2008). Due rapidi conti, e se tutto va per il verso giusto i lavori saranno terminati alla fine del 2010: esattamente un anno di ritardo. E questa volta senza alcuna colpa della Giunta Brancati ma esclusivo "merito" della Giunta Romoli, perchè, poi, alla fine - si sa - i lavori pubblici hanno comunque una fine. Come quelli "finiti" in piazza Vittoria, che doveva essere aperta e fruibile dai cittadini goriziani a Natale e poi a Pasqua, senza però mai specificare l'anno. Allora, solo un suggerimento al Sindaco: in via Ariosto, dove si sta provvedendo al rifacimento di circa 30 metri di marciapiede, dopo un primo intervento da circa 30 giorni non si fa vedere più nessuno, mentre il pedone vi cammina a proprio rischio e pericolo. Insomma un lavoro facile facile, proprio a misura di assessore ai lavori pubblici.
Dario Ledri
Forum per Gorizia

mercoledì 15 aprile 2009

Verso le "europee"

Si avvicinano le elezioni europee accompagnate da un nugolo di amministrative che interesseranno anche alcuni importanti comuni della provincia di Gorizia. Per quanto possano contare e con proporzioni diverse tutti i sondaggi prevedono un risultato molto soddisfacente per i partiti di centro destra e un'ulteriore debacle per il centro sinistra e la sinistra.
Dopo un anno di governo Berlusconi non sembra che ci siano particolari novità, il presidente naviga su acque abbastanza sicure forte anche di investimenti mediatici senza precedenti.
A sinistra dopo un anno di passione il Partito Democratico sembra tentare un timido risveglio con la segreteria Franceschini e con l'irruzione di personaggi in grado di "bucare" l'assonnata platea degli elettori come la giovane Debora Serraccani che sarà domani (giovedì alle 18 al Kulturni Dom) in città. Si muove anche Di Pietro che riesce a soffiare voti alla destra rivendicando un ordine e una legalità che sembrano essere scomparsi dall'orizzonte politico della società italiana. Più a sinistra non si nutrono grandi aspettative: dopo la batosta dell'aprile 2008 sono trascorsi dodici mesi che hanno visto un arruffato "tutti contro tutti" e così il poco meno del 4% rimediato dalla sinistra arcobaleno senza il "voto utile al pd" potrà arrivare sì e no al 5% ma sarà distribuito tra almeno quattro orientamenti concorrenti, in queste condizioni eleggere un parlamentare europeo sarà come vincere un terno al lotto.
Quello che manca alla sinistra è una riflessione culturale in grado di legittimare una rappresentanza partitica realmente espressione di una base vivace, preoccupata e sostanzialmente dimenticata da tutti: la questione non è "battere Berlusconi" ma motivare gli elettori - lavoratori, pensionati, giovani e anziani, immigrati e residenti... - a votare consapevolmente programmi e progetti, e in secondo luogo persone capaci di attuarli, chiari e per quanto possibile condivisi. Solo guardando avanti - delineando una società culturalmente postmoderna, politicamente postcomunista e economicamente postcapitalista - sarà possibile convincere gli elettori a lasciar perdere le sirene della controrivoluzione berlusconiana e a contribuire alla costruzione di una nuova Europa "dei popoli e delle nazioni".

martedì 14 aprile 2009

Venerdì 17 Marco Travaglio all'Auditorium di via Roma

Marco Travaglio è un giornalista serio e documentato; come tutti non possiede la Verità, ma la ricerca con passione rischiando le proprie energie e anche la propria vita come i non molti operatori dell'informazione che entrano dentro le stanze segrete del Potere. Sulla maggior parte delle sue affermazioni non si tratta e non si può essere favorevoli o contrari, occorre invece confutare le sue prove con altre prove e altri documenti altrimenti non voler ascoltare è sinonimo di ottusità e paura del confronto.
Grazie quindi a chi ha organizzato questo incontro che si svolge in un momento particolarmente delicato e difficile per quanto riguarda la libertà di stampa e di opinione in Italia.
Per quanto riguarda la scelta se andare o non andare al convegno dell'Auditorium essa dipende ovviamente dalla volontà e dagli impegni di ciascuno, certo sarebbe interessante un dibattito acceso con goriziani preparati in grado di sostenere "gentilmente" le proprie argomentazioni...

venerdì 10 aprile 2009

martedì 7 aprile 2009

Cratere edilizio

Dicono: la legalità non è né di destra né di sinistra, è il rispetto della legge. D’accordo. Dicono: alla signora Elsa, che vive sulle panchine dei giardini pubblici, sono state offerte numerose alternative ma lei le ha rifiutate tutte. D’accordo. Dicono: il sindaco Romoli non aveva altra scelta e ha fatto bene denunciare la permanente occupazione di suolo pubblico. D’accordo.
Ora, una domanda: come definire l’occupazione di centinaia di metri di marciapiede tra le vie Trento, Duca d’Aosta, Ariosto e Donizetti lungo il perimetro del cratere edilizio scavato anni addietro e in cui i lavori non sono mai iniziati? Come valutare il disinteresse comunale per la pericolosità dell’incrocio tra le via Duca d’Aosta e Ariosto considerata la quasi totale mancanza di visibilità? A tal proposito i Vigili Urbani non hanno niente da obiettare? E nel caso di un possibile incidente di chi la responsabilità vera? Che dire della sottrazione permanente di decine di parcheggi in una zona cruciale della città vista anche la vicinanza con la stazione ferroviaria? Quanto ha incassato fino ad ora il Comune per l’occupazione di suolo pubblico?
Come vedete le domande sono via via aumentate e sono gradite altrettante risposte, per quanto di competenza.
Ma per favore, non si risponda che è ancora e sempre colpa della Giunta Brancati. Nemmeno il cavaliere Silvio Benito Berlusconi imputa la crisi attuale al fu Governo Prodi!
Donald Lam

domenica 5 aprile 2009

Cammino di pace

Interessante la Romans - Medea di sabato scorso; per la prima volta dopo tanti anni è stata ideata e organizzata dai gruppi giovanili (Consulta istituita dall'amministrazione e gruppi parrocchiali) con esito assolutamente ragguardevole.
Dopo le belle serate introduttive curati dalle acli con don Pierluigi di Piazza, Anna Di Gianantonio e successivamente Marino Andolina, i giovani hanno proposto nella chiesetta di sant'Antonio un'intensa meditazione sulla guerra e sulla pace incentrata sull'arte: immagini e danza, testi letterari interessanti, bellissime poesie scritte e interpretate da Roberto Masini, riflessioni stimolanti e coinvolgenti.
Un bel momento di "pace" in un tempo in cui si fa quasi fatica a pronunciare tale parola capace di far alzare gli occhi al cielo con impazienza a tanti amministratori e benpensanti nostrani.

video

Tutti insieme, poco appassionatamente




Tanti, tantissimi lavoratori in piazza. Questo è quello che conta, al di là dei soliti balletti di cifre tra gli esagerati organizzatori (verso i tre milioni) e la come sempre compassata questura (intorno ai duecentomila).
Nei volti e nelle parole c'erano l'ansia per un presente difficile e la speranza per un futuro migliore. Una moltitudine di giornali venduti o regalati dappertutto stava a significare le mille scissioni della sinistra attuale, un po' di allegria veniva trasmessa dai Modena City Rambles e dagli slogan un po' datati che scaturivano dagli altoparlanti dei vari gruppi.
Proposte poche, per dire la verità: certo, non è facile per nessuno cercare strade alternative in questo momento di crisi; c'è un deficit di "cultura" nei partiti impelagati nel dubbio se partecipare o meno come pure nel sindacato - ex confederati ormai in competizione, la stessa cgil con pochi ideali, anche se consapevole di essere l'ultimo baluardo istituzionale a rivendicare una politica a favore dei lavoratori.
Anche i ricchi piangano... Sì, ma nel frattempo si sono moltiplicati i poveri e le loro lacrime. E anche i vip della "gauche" sono sempre più separati da chi dovrebbero rappresentare.