martedì 31 marzo 2009

Onore ai caduti

Ancora una tragedia nel Mediterraneo. Quanti hanno perso la vita per raggiungere la nostra "terra promessa"? Decine, centinaia di migliaia di esseri umani "dispersi" (come eufemisticamente dicevano i commentatori radiofonici questa mattina) nel deserto del Sahara e nel profondo del mare... Dimenticati da tutti, meno che dai loro cari in ansia ormai definitiva per la loro sorte. Quello che colpisce è anche l'assuefazione: eventi che vent'anni fa avrebbero portato immensi cortei sulle strade oggi vengono assimilati senza troppe angosce. Abbiamo assistito a violenze tremende in Africa, nel vicino Oriente, perfino a pochi chilometri da dove abitiamo; abbiamo visto i segni della fame e delle epidemie equatoriali facilmente curabili; abbiamo sentito i bollettini di guerra quotidiani con i "numeri" delle tante stragi dei migranti. Le risposte sono state le leggi Turco Napolitano aggravata dalla Bossi Fini, l'abolizione della legge regionale 5/2005 per favorire l'integrazione, le odiose prospettive discriminatorie e razziste che circolano nei governi nazionale e regionale, la rinascita della retorica militarista intorno agli "eroici ragazzi" che servono la molto armata pax capitalista. E il nostro sempre più imbarazzato e impotente silenzio...

domenica 29 marzo 2009

Epilogo della vicenda della Signora dei giardini


La storia di Elsa Sotgia a Gorizia sta a quanto pare per concludersi. La denuncia del sindaco segna in ogni caso una sconfitta per tutti, anche per la "signora dei giardini" che dopo mesi di esposizione al freddo e alle intemperie deve lasciare la panchina che l'ha ospitata. Questa vicenda lascia un senso di impotenza e disorientamento: cosa fare di fronte a situazioni simili che presumibilmente si potranno ripetere e forse anche moltiplicare in futuro? Si rende ancor più urgente e indispensabile un patto per il bene delle persone: una nuova forma di collaborazione tra amministrazione comunale, ater e enti del privato sociale, ciascuno con le proprie prerogative e responsabilità.

sabato 28 marzo 2009

La maratona del consiglio comunale

Il dibattito così lungo in consiglio comunale non mi pare abbia ricevuto la dovuta attenzione da parte della stampa. Come mai è durato tante ore? Cosa ha voluto fare l'opposizione? La risposta alla prima domanda è molto semplice. Ci sono volute tante ore perchè numerosissimi sono stati gli interventi dei consiglieri di opposizione che hanno sottolineato un aspetto fondamentale, emerso dalla lettura di quel documento contabile. In tempi di crisi, con entrate ridotte a causa della cancellazione dell'ICI per tutti, è necessario fare un elenco delle priorità. Su quali settori bisogna investire in tempi di straordinaria amministrazione? Nessuna idea è emersa a questo proposito, anzi le relazioni accompagnatorie del bilancio sono state fatte spesso con il copia-incolla, uguali a quelle del bilancio precedente, con il piccolo particolare che lo scenario che abbiamo davanti è stato stravolto dalla crisi economica e che settori importanti dell'economia cittadina sono in crisi.
La situazione richiederebbe uno sforzo in alcune direzioni. Innanzitutto un grande coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni, dei consigli di quartiere per elaborare proposte ed ascoltare suggerimenti. La frammentazione degli interessi, la difficoltà a fare sinergia, i veti incrociati sono alla base della difficoltà di uscire dalla pur difficile condizione della città. Il sindaco aveva promesso degli “Stati Generali” delle forze sociali per elaborare progetti di sviluppo. Non solo non c'è stato nulla di questo, ma anche i consigli di quartiere hanno in larga parte votato contro il bilancio, segnando uno scollamento con la maggioranza. Per creare entusiasmo e mettere in moto le energie rimaste, bisogna coinvolgere le persone. Poi è necessario avere un'idea della città. Gorizia può svilupparsi ritrovando le sue radici di luogo in cui è gradevole vivere, di città aperta, percorribile, dallo sviluppo sostenibile, che sa valorizzare le sue risorse giovanili, che sa promuovere le sue ricchezze culturali, puntando soprattutto alla specificità di città sul confine, in grado di rileggere la sua storia e di ideare una nuova convivenza. Più volte abbiamo lanciato lo slogan”Gorizia da città divisa a laboratorio di pace”, sottolineando la peculiarità storica della città, che è senz'altro quella legata al suo particolare Novecento. Da qui deriva la convinzione di investire sull'arredo urbano, su un piano del traffico diverso, sulla presenza dei giovani nell'Università e nelle scuole superiori, sul turismo scolastico, sulla messa in rete dei musei al di qua e al di là dei confini, sulla creazione del Museo del Novecento. Bisogna fare delle scelte. Non si può contemporaneamente volere la presenza giovanile e fare l'ordinanza di chiusura dei locali, valorizzare il Conference ed accendere le luci sul Sabotino, volere un ruolo internazionale per la città e non utilizzare compiutamente le risorse dei progetti europei. Tentando di accontentare gli interessi di ognuno, si perderà l'interesse generale della comunità.
Anna Di Gianantonio
consigliere comunale Forum

venerdì 27 marzo 2009

Ziberna - Semolič: Ok!

Incontrarsi è sempre un bene, un passo in avanti sulla strada delle buone relazioni tra le persone e le comunità che vivono in Gorizia. Ben vengano quindi momenti come quello promosso da Semolič e Ziberna e ben vengano le loro sagge parole che esprimono intelligente volontà di costruttiva amicizia. Già l'incontro promosso dagli stessi circoli culturali sloveni tra i sindaci Brulc e Romoli aveva in qualche modo svelato una certa volontà di collaborazione con evidenti possibili buone ricadute sulle relazioni fra sloveni e italiani che vivono nella città di Gorizia.
Sarà ora interessante comprendere - e possibilmente essere partecipi - che cosa questi incontri potranno generare sul piano della ripresa della nostra città: è chiaro che un'autentica con-cordia non può che portare beneficio dentro una situazione nella quale ciascuno è chiamato con urgenza a fare la sua parte.
Da notare che l'incontro pubblico tra Semolič e Ziberna è stato promosso da realtà che finora avevano osservato da una certa distanza i tentativi di "riconciliazione" (così venivano definiti) portati avanti con grande fatica in ambiti vicini al mondo culturale di ispirazione democratico cristiana. Forse per questo è bene che anche una realtà come il Forum cultura non si soffermi come molti altri al "vedremo gli sviluppi" ma cerchi di partecipare attivamente a quello che potrebbe essere un da sempre desiderato processo innovativo e foriero di sviluppo umano e culturale per la nostra città. Che ne pensate?

Un solista nel coro o una voce fuori dal coro?

Mi sono accostato al lettino ove Eluana Englaro ha vissuto il suo dramma e ho sentito lancinante il dolore per la sua morte. Non sono riuscito a sottrarmi a un senso di profonda “pietas”, di umana commozione e condivisione; e ho rifiutato qualsiasi atteggiamento di condanna, di scontro ideologico, di partito preso. Mi sono domandato più volte: “Come si sarebbe comportato Gesù?”. E la risposta è sempre stata la medesima: “Amare, comprendere le ragioni della giovane donna e del papà, Beppino”. Non c’era in loro il rifiuto della vita. C’era la reazione contro un accanimento terapeutico che non apriva ad alcuna prospettiva di guarigione. Il ricorso alla magistratura si era reso necessario per la mancanza di una legge che regolamentasse, nel rispetto della volontà del paziente, i momenti finali della vita. Come molti medici ed esperti del problema ho ritenuto e ritengo che l’alimentazione forzata sia da considerare terapia medica (perché utilizza nutrienti e non alimenti e viene somministrata per via artificiale) e, perciò, affidata alla libera scelta del paziente o di un suo delegato. E, nel merito, ho creduto alla buona fede di Beppino Englaro. Non si chiedeva la morte. Non si voleva uccidere una vita. Come ha scritto un filosofo cattolico (Giovanni Reale), si rifiutava “l’abuso da parte di una civiltà tecnologica totalizzante, così gonfia di sé e dei suoi successi, da volersi sostituire alla natura”. Lo ripeto. Non si voleva sopprimere una vita. In questo senso avevo richiamato l’atteggiamento di Giovanni Paolo II, che aveva espresso il desiderio di non insistere con interventi terapeutici inutili. Non avevo assimilato i due casi (come qualcuno impropriamente mi ha accusato di aver fatto). Giovanni Paolo II era ancora cosciente ed è stato curato sino all’ultimo. Eluana era in coma da 17 anni; e il padre ha ritenuto di rispettare la sua volontà. Neanche io vorrei vivere attaccato alle macchine come Eluana. Anche per me chiederei di staccare la spina. In attesa dell’abbraccio del Padre che mi attende. Ogni giorno ripeto a me stesso la frase di S. Ignazio di Antiochia: “Un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: vieni al Padre” (Lettera ai Romani).Perché, allora, tutto quest’accanimento che ha favorito strumentalizzazioni di parte, scontro tra governo e magistratura, accuse pesanti dall’una e dall’altra parte?Alcuni mi hanno accusato di aver svolto una parte “extra chorum”, cioè fuori della comunità. Ma, in coscienza, sento di essere sempre rimasto fedele alla mia missione di “Pastore”, perché ho sostenuto le ragioni dell’amore, della vita, della libertà. Sono questi i motivi che mi hanno spinto non fuori del coro, ma a recitare una parte da “solista” (in verità, non troppo solo) allo scopo di non far mancare le note necessarie a rendere più armoniosa la voce della comunità. Non di quella parte chiassosa e intemperante. Ma, di quanti, fedeli al Vangelo, nel silenzio e nell’operosità quotidiana, hanno condiviso la sofferenza di Eluana, di Beppino Englaro e delle migliaia di bambini che muoiono di fame (l’Osservatore Romano del 25 gennaio riporta una notizia agghiacciante: diecimila bambini ogni giorno muoiono uccisi dalla fame).Faccio il mio esame di coscienza. E mi permetto di invitare tutti i difensori della vita a fare altrettanto.
Mons. Giuseppe Casale, vescovo emerito di Foggia

mercoledì 25 marzo 2009

Di soli princìpi si può anche morire...

Con buona pace di don Dipiazza e di don Milocco l'ordine del giorno proposto in Consiglio comunale da Waltritsch sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili doveva essere approvato senza se e senza ma. Nel momento in cui è dato per certo che un corretto uso del profilattico evita la diffusione di terribili malattie non si può fare altro che diffonderne in tutti i modi possibili la conoscenza.
La questione etica - così come invocata da papa Ratzinger nell'infelice intervista ritoccata successivamente dalla stessa sala stampa vaticana, dai sopra citati autorevoli sacerdoti goriziani e dai consiglieri comunali che (implicitamente perché in aula non hanno aperto bocca sull'argomento) hanno votato contro - è un'"altra questione": il richiamo a considerare la dimensione sessuale come qualcosa che implica la concezione della persona umana (peraltro contenuto nell'ordine del giorno approvato dal Comune) non può in alcuno modo contrastare una scelta essenzialmente politica finalizzata a ridurre sensibilmente il rischio di contagio.
I soliti benpensanti dispensatori di puntini sulle i affermano tutto e il contrario di tutto ma in questo caso i loro incomprensibili sofismi possono avere conseguenze molto gravi. In Africa come ovunque.
Andrea Bellavite

martedì 24 marzo 2009

Casta politica goriziana

I costi della politica in Italia sono davvero ingenti: oltre 10 miliardi di euro, stando alle stime di Gian Antonio Stella, nel suo imperdibile libro intitolato “la Casta””. E dunque, ben venga la notizia di un significativo ridimensionamento dei costi della politica comunale. Poi, il cittadino qualsiasi fa due conti e magari anche due strampalate considerazioni e scopre, sempre secondo il criterio “spannometrico” (sic), utilizzato da un autorevole organo di stampa locale, che a fronte delle 34 sedute consiliari del 2006 con un costo stimato di 138.000 euro, nel 2008 si sono tenute 16 sedute per un costo complessivo di 71.000: nel primo caso – con la costosa e sprecona Giunta Brancati - ogni seduta costava esattamente euro 4.058,82 mentre con la virtuosa Giunta Romoli il costo lievitava a 4.437,5 euro.
La grossolana considerazione, poi, che un cittadino qualsiasi è indotto a fare è che riducendo drasticamente le sedute consiliari e il numero dei consiglieri si sarebbe risparmiato ben di più: un consiglio comunale a stagione e un consigliere in rappresentanza di ciascun gruppo (tra l’altro è la “ragionevole” recente proposta di Berlusconi per il voto in Parlamento: votano solo i capigruppo), e allora sì che ci sarebbe stato vero risparmio. E ancor meglio: l’opposizione non rompa le balle parlando troppo, fin oltre la mezzanotte, si può ben essere concisi ed efficienti, come sottolinea il presidente del Consiglio comunale.
In tema di risparmio mai che a nessuno venga in mente di ricordare le volte in cui le sedute sono state rinviate per mancanza del numero legale, obbligo direttamente correlato alla funzione di maggioranza, e quindi al centrodestra, oppure che parlando di “costi della politica” si faccia riferimento a chi gode delle laute prebende riservate allo stato di quiescenza dal Parlamento e dal Consiglio Regionale cumulate con le indennità previste per le cariche istituzionali comunali. Si preferisce, giustamente, sottolineare i comportamenti virtuosi dei consiglieri De Santis e Donatella de Gironcoli per poi affondare i colpi nei confronti di “quegli assessori che hanno mantenuto la carica di consigliere e partecipano anche alle commissioni”. Al pubblico ludibrio viene additato chi percepisce 104,40 euro lordi a seduta comunale e 27 euro lordi per le sedute delle commissioni. Ma questi non sono” i costi della politica”, sono semplicemente i costi della democrazia comunale a Gorizia, che ben poco hanno da spartire con gli sprechi del Sud o con i privilegi di altre amministrazioni locali.
Per risparmiare di più e meglio è sufficiente adottare una ricetta che gli italiani conoscono già: “un uomo solo al comando”. Ma non era Fausto Coppi!
FORUM per GORIZIA

giovedì 19 marzo 2009

Un'idea geniale: un piano casa per chi la casa ce l'ha già

Verrà approvato nei prossimi giorni il piano casa di Berlusconi. Per come annunciato alla stampa il provvedimento pare un delirio. L'edilizia privata usata contro l'urbanistica pubblica e il paesaggio. Gli interessi individuali contro quelli collettivi.

Negli ultimi 15 anni si è costruito tanto, tantissimo, ma il problema della casa non è stato risolto perché non si sono realizzati alloggi pubblici in affitto. Solo edilizia privata, a prezzi imposti, gonfiati e impossibili per un gran numero di famiglie. Oggi tanti alloggi privati costruiti dalle imprese sono lì, vuoti, e anche a Gorizia basta alzare il naso all'insù per vederli.

Il mercato edilizio è fermo e ci sono tante case invendute per il motivo semplice semplice che chi ha bisogno di una casa non ha i soldi per comperarla. Ma il mercato deve essere rivitalizzato ed ecco l'idea geniale: un piano casa per chi la casa ce l'ha già!

Si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici esistenti e poi demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici vecchi (vecchi!!!) di vent'anni. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici pubblici, basterà la certificazione di un tecnico. La parola di un tecnico – pagato dal proprietario della casa, dagli operatori immobiliari, dagli speculatori di professione - elimina il permesso di costruire, cioè il controllo pubblico preventivo sulle trasformazioni urbane.

Mentre Obama decide di mandare un segnale politico, piantando un orto con broccoli e zucchine alla Casa Bianca, per le nostre case Berlusconi suggerisce tante colate di cemento senza alcun controllo. L'economia del mondo va in tilt per mancanza di regole e di etica, che dovrebbero essere ripristinate ma in Italia si va nella direzione opposta, rendendo legale l'illegale. La deroga dai piani regolatori e dal controllo pubblico comprometterà le condizioni di vivibilità esistenti: avremo più cemento, più traffico e più inquinamento, meno parcheggi, verde e servizi per tutti. Ci sono tutte le condizioni per far sì che Gorizia, città a bassa densità edilizia, diventi più brutta.

Il piano è una spinta a prendere tutto e subito, usare il territorio e distruggere il paesaggio, un patrimonio che appartiene a tutti e dovrebbe essere preservato per il futuro dei nostri figli.

Una oscenità etica in linea con il profilo morale di chi la propone, ma anche purtroppo dell'idea che tanti cittadini hanno di se stessi e dei rapporti con gli altri. Ad esempio con i vicini di casa. Alla faccia dei quali, un proprietario potrà finalmente costruire quella sopraelevazione una volta non concessa, che magari nasconderà il sole, ridurrà il verde, l'aria e la vista alla casa del vicino scalognato. Alla faccia della tanta, troppa burocrazia e del controllo pubblico comunale basterà la firma di un tecnico per trovare una deroga, aumentare la superficie e il volume e quindi anche il valore dell'appartamento. Il vicino che subirà e vedrà deprezzato il proprio appartamento, invece di un tecnico, potrà sempre trovarsi un avvocato.

Nel presentare alla stampa questi provedimenti l'uomo che comanda in Italia e che di avvocati ne ha già trovati qualcuno, ha raccontato che bisogna costruire  “ per dare stanze a figli e nipoti nelle ville di famiglia”. Ha detto proprio così, Berlusconi: nelle ville. Entusiasta Romoli che ha definito la proposta “un idea geniale”.

la compagnia dei transalpini 
 

martedì 17 marzo 2009

17 MARZO: NOI NON SEGNALIAMO DAY

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) attraverso i Gruppi Immigrazione e Salute (GrIS), in collaborazione con Medici Senza Frontiere, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, organizza una giornata di protesta e mobilitazione contro il disegno di legge sulla sicurezza in discussionealla Camera dei Deputati che prevede la cancellazione del divieto di segnalazione per gli immigrati senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie per curarsi. Con i contenuti dell'appello già presentato in occasione della discussione dell'emendamento in Senato "Divieto di segnalazione: siamo operatori della salute, non siamo spie", si vuole spiegare ancora una volta l'assoluta insensatezza di tale provvedimento in termini di sanità pubblica, di economia sanitaria, di sicurezza e di valori etici e deontologici.

lunedì 16 marzo 2009

Oltre il capitalismo

La Marcegaglia afferma che "ci vogliono soldi veri", Berlusconi replica che il Governo ne sta investendo di "verissimi": se lo dicono loro - la presidente di una Confindustria che ha approfittato non poco della speculazione finanziaria e il presidente del Consiglio dichiaratamente più liberista della storia repubblicana - si possono sicuramente dormire sonni tranquilli.
Verrebbe da sorridere, se non fosse per centinaia di migliaia di persone che già adesso o comunque nei prossimi mesi perderanno il posto di lavoro (e con esso la possibilità di pagare i mutui, di inserirsi nella circolazione tra produzione e consumo, di guardare con serenità al proprio futuro, di avere consapevolezza della propria umana dignità...).
Ma è proprio vero che la crisi si risolve con i soldi "veri o verissimi"? Che il problema sia l'effimero pompaggio di contributi statali a fondo perduto o destinati a interventi prettamente assistenzialistici se non propagandistici? E' proprio vero che la prima domanda da porsi - quella che mortifica ogni idea orizzonte e prospettiva - è "se ci sono i soldi" per realizzare un progetto?
Senza grandi obiettivi i mezzi cessano di essere tali e si trasformano in squallidi fini da perseguire ad ogni costo, naturalmente sulla pelle di chi non li può gestire: e se su questo punto avesse ragione chi ha detto che la proprietà privata dei mezzi di produzione è l'origine della diseguaglianza sociale e dello scompenso catastrofico che ha portato alla divisione tra il nord e il Sud del mondo (ma anche tra i nord del sud e i sud nel nord...)?
La questione dunque è politica, ma intendendo con ciò una prospettiva che ha come fondamento una nuova sintesi culturale fra le diverse concezioni del mondo che albergano nella civitas plurale e come espressione un nuovo modo di gestire le relazioni socio-economiche tra popoli e gruppi umani: soltanto così si potrebbe uscire dalla crisi generando un salto evolutivo e partecipativo del sistema democratico.  Una democrazia neo-comunista o un neo-comunismo democratico...

domenica 15 marzo 2009

Gorizia e la bioedilizia

Il nuovo piano del governo per incentivare le costruzioni fa esultare il sindaco Romoli?
Mi associo solo se farà tesoro degli evidenti difetti dell’edilizia convenzionale goriziana e si adopererà per una svolta storica: minori nuovi costruzioni ma di maggiore qualità ed estetica, obbligo di bioedilizia, impianti a basso consumo energetico e non inquinanti, come la Casa 100k, progettata da architetti italiani, che consuma un terzo rispetto quella tradizionale. Esempi di edifici in bioedilizia cominciano a divenire frequenti anche in Italia ma è soprattutto in Germania e nel Galles che troviamo interi quartieri e cittadine già attivi (le Transition Towns) come il grande quartiere Kronsberg di Hannover dove tutto è costruito secondo criteri di basso consumo energetico, con case passive supportate da impianti eolici e solari.
Se Gorizia riuscisse a porsi all’attenzione come città ecologica, simbolo di quel nuovo ordine di idee che oggi si impone come necessità e non più come moda estremista forse potrebbe uscire dalla crisi ormai pluridecennale che la penalizza duramente e operare una svolta in sintonia anche con i corsi di laurea cittadini su ambiente e territorio.
Non è una provocazione ma una proposta seria, anche se sono convinta che gli amministratori ci stanno già pensano. Primo passo, doveroso, sarebbe far decollare il Contratto di Quartiere di via del Carso a cui a suo tempo le principali associazioni ambientaliste locali avevano dato l’appoggio, proprio perché in linea con la bioedilizia ed il risparmio energetico. Si pensò allora, 2004, potesse dare il là ad un modo nuovo, per Gorizia, di intendere il vivere urbano. Invece il progetto giace. Mentre le gru delle nuove costruzioni si fanno più numerose nonostante interi caseggiati d’epoca giacciano dimenticati e semivuoti, la città diminuisca i suoi abitanti, la crisi economica e i tassi dei mutui spengano l’entusiasmo degli acquisti-casa. Mentre si continuano a costruire, con materiali e tecniche ormai obsoleti, condomini e casettine a schiera che sembrano garage o capannoni, consumando suolo dell’urbe che è prezioso per definizione oltre che per costo al metro quadro.
Il suolo, che avvolge come una pelle la terra, va amministrato con saggezza e non predato a fini banali, perché è una risorsa scarsamente rinnovabile; per dirla con parole appropriate si riforma in tempi molto lenti rispetto ai tempi veloci di consumo. Invece in città come nel circondario, sia in piano che in collina, si insiste spesso esageratamente nell’asportare, inquinare, impermeabilizzare porzioni sempre maggiori di suolo, sottraendole alla loro originale funzione: nutrire, proteggere, sostenere, ospitare, filtrare, accumulare. Cancelliamo con nuove cementificazioni e asfaltature anche i segni della storia passata della nostra città e del suo territorio. Sarà un caso che nelle colline toscane le strade secondarie sono rigorosamente sterrate? Nel Collio goriziano invece l’asfalto avanza, forse nell’erroneo pensiero che aiuti ad arrestare il rischio idro-geologico.
Sonia Kucler

venerdì 13 marzo 2009

A Trieste, conferenza sulle tossicodipendenze

La conferenza nazionale governativa sulle tossicodipendenze in corso a Trieste è iniziata nel teatro Verdi, tutti in piedi a cantare a squarciagola Fratelli d'Italia. Poi tra un salamalecco e l'altro rivolti soprattutto al presente vescovo di Trieste (viva la laicità dello Stato!) i politici hanno rifilato a tutti una lezione su come affrontare la questione dal punto di vista quasi esclusivamente proibizionistico e terapeutico. Per fortuna che c'è l'"altra conferenza", o meglio la "Conferenza" come preferiscono dire gli organizzatori che al teatro Miela parlano di bassa soglia, di riduzione del danno ed inclusione sociale. Muccioli figlio e don Gelmini protestano perché la "governativa" è troppo tenera, l'altra Trieste offre prospettive e proposte profonde e radicate sul territorio, il Governo di fatto fa vetrina e affida ad una conferenza messa in piedi in quattro e quattr'otto il compito di legittimare popolarmente le decisioni già prese. Ovvero inasprire la Fini Giovanardi, con buona pace della povera ex ministro Turco che dagli spalti del teatro tenta di lanciare la "moratoria" (sic!) di una legge assurda che ci riporta indietro di cinquant'anni e ci fa slittare negli ultimi posti in Europa.

mercoledì 11 marzo 2009

Venerdì 13 marzo, ore 20 al Kulturni Dom

In occasione del secondo appuntamento "Cinema e psicoanalisi" sarà proiettato “Film Bianco” (Titolo originale: Trois couleurs: Blanc), nazione: Francia, anno: 1993, durata: 91', regia: Krzysztof Kieslowski, cast: Zbigniew Zamachowski, Julie Delpy, Janusz Gajos, Jerzy Stuhr, Aleksander Bardini, Grzegorz Warchol, Cezary Harasimowicz, Juliette Binoche. Orso d'argento a Berlino per la regia.
La storia si svolge inizialmente a Parigi, successivamente l'azione si sposta in Polonia, patria del protagonista Karol Karol. Costui, esperto parrucchiere, aveva conosciuto e sposato una bellissima donna francese, Dominique. Il matrimonio, tuttavia, dopo sei mesi è già fallito: Dominique e Karol infatti sono convocati presso il tribunale, per l'udienza che stabilirà i termini della loro separazione, motivata con la mancata consumazione sessuale del rapporto. Karol cerca disperatamente di opporsi ma deve rientrare da Parigi in Polonia, dove architetta un perverso marchingegno per vendicarsi della donna.
Introdurrà Tatiana Cozzarolo, interverranno Cristina Bertogna e Andrea Bellavite

martedì 10 marzo 2009

Mah...

Comunque anche il dibattito sull'istituzione del punto franco è stato significativo: si era entrati in aula con una mozione proposta dal capogruppo del Forum; lo stesso, all'inizio della seduta, non aveva trovato particolari problemi ad accogliere i rilievi introduttivi del capogruppo di Forza Italia, per addivenire in breve ad un documento condiviso a favore dei benzinai e della altre categorie goriziane in crisi. Il testo culminava nell'affermazione secondo la quale la soluzione stava nella creazione di un punto franco frutto di un dialogo finalmente costruttivo tra le autorità politiche ed economiche italiane e slovene...
A questo punto, mentre il capogruppo di Forza Italia approfittava furbescamente dell'occasione per tenere davanti alla telecamera un estemporaneo comizio politico autocelebrativo nello spazio riservato alla spiegazione della mozione, altri consiglieri di minoranza la contestavano duramente chiedendo una pausa per decidere che emendamenti porre oltre a quelli proposti in aula dallo stesso sindaco ed approvati immediatamente dai due firmatari del documento. Come al solito pausa sì pausa no votiamo non votiamo discutiamo non discutiamo sì pausa no pausa sì capigruppo capigruppo no... dopo interminabili discussioni procedurali in aula e nella successiva capigruppo si è giunti ad un testo condiviso votato in aula con due sole astensioni e con il capogruppo Pd che ha addirittura lodato Romoli "per aver contribuito a rendere votabile il documento con le sue osservazioni". Erano state cambiate esattamente tre righe - e già accolte in aula due ore prima! Evidentemente era meglio buttare via due ore piuttosto che riconoscere che la proposta del Forum e la condivisione d'intenti con la maggioranza erano metodo utile per affrontare un problema alquanto delicato e sentito in città.

lunedì 9 marzo 2009

La maggioranza ovvero il vuoto sugli spalti


In diretta dal Consiglio comunale di Gorizia. Ore 22.40, si è in aula da esattamente 4 ore e 10 minuti: sono servite per approvare una mozione sugli esercizi di carburante che ha visto un emendamento di addirttura quattro righe; per discutere sulla lettura o meno del verbale (alla fine, dopo quasi due ore, una discutibile mozione del presidente del Consiglio ha negato il diritto alla lettura richiesta da un consigliere) e per l'approvazione dello stesso. Nascono seri dubbi sulle capacità di conduzione del presidente, già in passato dimostratosi del tutto incapace a gestire l'aula. Quattro ore per approvare venti righe! E mancano ancora sette mozioni da discutere, in una seduta che è già in seconda convocazione dal momento che il consiglio precedente non si è potuto tenere per l'assenza - già all'appello iniziale - di almeno una decina di membri della maggioranza. Che peraltro sono quasi tutti assenti anche in questo momento come si vede nella foto; proprio mentre il consigliere Orzan sta delineando una Gorizia dai grandi progetti e dai grandi ideali. Forse si è battuto il record italiano... O forse è uno dei tanti segni della crisi della democrazia.

Architettura a Gorizia? Il sindaco ancora una volta ha parlato a vanvera

Ma se l'assessore regionale competente Rosolen esclude il trasferimento di Architettura da Trieste a Gorizia su cosa si sono basati i roboanti annunci di Romoli e di coloro che hanno diffuso l'opposta "lieta notizia" della prossima presenza della facoltà di Architettura a Gorizia?

sabato 7 marzo 2009

8 marzo 2009


Cinema e psicoanalisi

Bellissimo il film proposto ieri sera dalla rassegna Cinema e psicoanalisi al Kulturni dom di Gorizia: Le vite degli altri, una storia ambientata nella DDR del 1984. Interessanti anche le riflessioni proposte prima della rapresentazione da Tatiana Cozzarolo, poi da Rudi Picciulin e dal senatore Nereo Battello. Quanti pensieri e riflessioni possibili... Al fondo la sensazione dell'eroismo di un uomo che ha saputo rinunciare alla volontà d potere per essere fedele al proprio ideale di vita rappresentato prima da una fedeltà al popolo alla quale più nessuno sembrava credere, poi dal raggiungimento della salvezza dei suoi artisti spiati ed infine dall'accettazione delle conseguenze del suo gesto. Un uomo buono perché libero, perché convinto delle proprie idee e per questo capace di riconoscere quando queste vengono tradite dallo squallore della corruzione e degli interessi meschini.
Da appuntarsi l'impegno per la prossima settimana: venerdì prossimo, alle 20 al Kulturni sarà la volta di Film bianco di Kieslewski.

giovedì 5 marzo 2009

Romoli tra i nuovi devoti

Probabilmente ho letto male i quotidiani questa mattina: il sindaco Romoli di fronte al grave problema della circolazione per Gorizia di tanti immigrati richiedenti asilo espulsi dal Cara di Gradisca avrebbe dichiarato che "non si può né mandarli via né tenerli in città"; e poi avrebbe aggiunto, rispondendo alle sacrosante parole di don Paolo Zuttion, che "ci saranno Caritas anche in altre parti d'Italia per assistere queste persone..."
In altre parole il responsabile della vita cittadina dichiara di non avere alba di come risolvere il problema (comprendendo che le ronde antiaccattonaggio non servirebbero a nulla); lo stesso sindaco - già consigliere e assessore regionale, parlamentare e amico dei principali esponenti del centro destra e della destra al governo nazionale e regionale - afferma che la soluzione di questi problemi, in buona parte creati dall'applicazione delle normative dell'attuale "suo" esecutivo nazionale e dai ricatti leghisti alla "sua" Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, può essere affidata soltanto "alle Caritas" nazionali.
Insomma, letteralmente Romoli non sa più a quale santo votarsi e ci prova - come tanti altri del resto nel tempo della religione civile - con la Chiesa cattolica: ci vuol poco a pensare che i risultati saranno migliori, ma... addio laicità della politica, addio welfare, si salvi chi può tra chi ritiene che le questioni non si risolvono "imponendoci una croce sopra".
A.B.

lunedì 2 marzo 2009

Naš Obama

Il silenzio inquieto di chi in nome dei propri interessi ha portato il mondo "occidentale" sull'orlo dell'abisso è una prova della forza delle argomentazioni e delle prime mosse politico economiche sociali di Obama Barack. Perché tacciono i corifei dell'americanismo che scendevano nelle piazze per rivendicare la giustezza dell'intervento in Iraq giudicato sciagurato anche da chi lo aveva voluto? Dove sono il Berlusconi "amico del caro George", il Ferrara di Piazza del Popolo, il Romoli del "liberismo de noialtri", il Devetag che inneggiava all'entrata "liberatrice" delle truppe statunitensi a Baghdad?
Non è una personalità particolarmente carismatica a preoccupare il mondo "dei meno", cioè quello dei ricchi: è la forza convincente di una politica incentrata sul sociale, sulla riassunzione responsabile di un ruolo guida da parte dello Stato e della politica, su una sussidiarietà che non garantisce privilegi ma pone al centro dell'attenzione il servizio al più debole; sì, perché se sta meglio il più debole è tutta la società a trarne beneficio. E' ciò per cui il Forum avrebbe lavorato se i cittadini avessero compreso un messaggio inviato senza mezzi finanziari e tecnologici; è ciò per cui vuole continuare a lavorare - con posizioni plurali ma unite dalla consapevolezza che sta per iniziare un nuovo periodo della nostra storia: dalla crisi si potrà uscire catastroficamente come è accaduto in altri momenti del passato oppure con le opportunità offerte da una democrazia capace di unire la forza della partecipazione popolare con una rappresentatività responsabile.
Non c'è troppo tempo per ulteriori dilazioni: Obama promette e comincia a mantenere bene, gli auguriamo e ci auguriamo buon lavoro e buona fortuna!

domenica 1 marzo 2009

Municipalizzato è bello!

Intervengo in qualità di consigliere comunale del Forum, uno schieramento che alle ultime elezioni ha avuto un significativo successo elettorale proprio proponendo i temi della democrazia diretta e della partecipazione dei cittadini alla discussione sulle soluzioni migliori da prendere per la vita della nostra città, e questo senza sconti per nessuno, destra e sinistra, come molti ben ricordano. Non è quindi per noi accettabile che si dica che il silenzio del centro sinistra sulla questione della mancanza dell'acqua di martedì scorso è dovuto alla preoccupazione di non attaccare dirigenti di IRIS legati a questo schieramento. Più volte in Consiglio comunale si è sollevato il problema dell'azienda e della sua vendita prima ad AMGA, poi ad ACEGAS, poi con gara europea, senza che peraltro la discussione sia mai decollata e tanto meno conclusa, sia perché le idee appaiono piuttosto confuse, come abbiamo più volte sottolineato, sia per la mancanza del numero legale dei consiglieri, che lo schieramento del centro destra non è evidentemente in grado di garantire. E' stato proprio il nostro gruppo, inoltre, a denunciare il fatto che rilevanti crediti di Iris non erano stati riscossi, con un danno per il bilancio dell’azienda su cui sta indagando la Corte dei conti. Il fatto è che magari il problema sta a monte e risiede proprio nella svendita, pezzo dopo pezzo, del patrimonio pubblico e nella sua privatizzazione. Una politica i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: costi maggiori, disservizi, spreco di risorse. Peccato però che a denunciarli siano oggi proprio quelli che irridevano chi poneva seri dubbi sulle privatizzazioni stesse. I politici di centro destra inneggiavano, quando naturalmente era di moda, al libero mercato e al superamento dei “lacci e lacciuoli” di cui oggi non parlano più. Oggi tutti scoprono, persino la Lega Nord, che “municipalizzato è bello” senza paura di essere accusati di statalismo. Se i problemi devono essere affrontati seriamente lo si faccia nelle sedi opportune, se invece si vuole ridurre tutto ad una questione di cambio dei dirigenti, lo si dica senza esitazioni. E ci dicano anche, già che ci siamo, cosa pensa il centro destra e i municipalisti dell'ultima ora del decreto legge n.113, che all'articolo 23 bis, comma 1, varato dal ministro Tremonti il 6 di agosto, privatizza pure l'acqua, che da bene pubblico potrà passare in mano privata. Si misurino, una volta tanto, sui problemi reali senza dichiarazioni roboanti che non risolvono una sola delle tante problematiche che stanno attanagliando la città.
Anna Di Gianantonio