sabato 28 febbraio 2009

Ancora su Campagnuzza...

Recentemente i vertici di Ater, a proposito dell'annoso progetto denominato "Contratto di Quartiere 2" della Campagnuzza, hanno confermato che il progetto definitivo è ora all'attenzione del ministero competente e che "la speranza di Ater è che entro l'anno possa arrivare il via libera definitivo" (Il Piccolo 19.2.2009). Viene da dire: "meglio tardi che mai", anche se all'atto della presentazione del progetto definitivo nel luglio 2008 al CdQ della Campagnuzza, il rappresentante di Ater - richiesto di un parere circa i tempi di valutazione della conformità del progetto indicava la fine di settembre/metà ottobre 2008 quale termine congruo di scadenza. Quello che però i dirigenti di Ater si dimenticano opportunamente di dire è che l'ulteriore dilatazione dei tempi è dovuta al fatto che il ministero ha chiesto un supplemento di istruttoria per la valutazione del progetto, in considerazione anche delle profonde modifiche subite rispetto al progetto originario sia per quanto concerne il numero degli alloggi, più che dimezzato (da 54 a 24), sia per quanto concerne le caratteristiche di sperimentazione progettuale richieste dal bando. Quello che, dunque, è all'attenzione del ministero è la rispondenza del progetto modificato da Ater alle caratteristiche previste del bando costitutivo dei "Contratti di Quartiere2", anche al fine del riconoscimento del contributo (nel caso gli 8,5 milioni di euro). Certo, imputato principale risulta sempre essere il progetto preliminare che non rispettava in parte la "fascia di rispetto" delle infrastrutture ferroviarie. Ma di ciò Ater ne era a conoscenza fin dalla prima fase; ne era a conoscenza nel novembre 2006 allorchè, in un incontro con il CdQ della Campagnuzza il presidente di Ater rassicurò i presenti garantendo l'approntamento del progetto definitivo nei previsti 90 giorni successivi allasottoscrizione dell'accordo di programma tra Stato e Regione FVG; ne era sempre a conoscenza nel luglio 2007 quando Ater richiese, e ottenne, la proroga di un anno per la stesura del progetto definitivo che avrebbe dovuto completare in 90 giorni; ancora, ne era a conoscenza alla fine del 2007 allorchè, per stessa ammissione di Ater, "l'Ufficio Tecnico ha dovuto riprendere in mano per modificarlo, in modo sostanziale, il progetto preliminare" (Il Piccolo 19/2/07). Insomma, se c'era una deroga da chiedere e da ottenere dalle Ferrovie Ater lo sapeva dal lontano 2005, così come sapeva che il contributo di Stato e Regione poteva essere integrato da fondi privati e/o finanziamento all'uopo predisposti dalla UE, che tuttavia bisognava ricercare e reperire, analogamente a quanto fatto da altre Ater. In ultimo, l'intervento modificativo avrebbe potuto sostanziarsi in modo meno radicale e comunque tale da non mettere a rischio lo stesso finanziamento. In questa intricata questione, forse una maggior trasparenza ed una miglior efficenza operativa di Ater credo avrebbe giovato. Se non altro si sarebbe potuto risparmiare qualche anno e forse oggi il progetto avrebbe potuto essere in una fase ben più avanzata e almeno in linea con quanto operato dagli altri Ater regionali.
Dario Ledri

mercoledì 25 febbraio 2009

Dodici domande sul nucleare

1. Indipendenza dal petrolio, ma dove si acquista l'uranio?
2. Quanto costerà l'uranio tra qualche anno, in quanto anch'essa fonte in via d'esaurimento?
3. Quanto può durare una centrale nucleare?
4. Quanto costa poi la sua chiusura in sicurezza dopo tot anni di esercizio?
5. Dove verranno messe le scorie?
6. Quanta acqua, bene altamente prezioso, deve essere usato per far funzionare l'impianto?
7. Quanto costa, alla fine, un kilowatt considerate queste spese?
8. Perché non seguire la via delle fonti rinnovabili cui l'attuale amministrazione USA crede?
9. Quanti paesi stanno ripensando al nucleare in favore delle energie alternative?
10.Perché non attivarci ancora di più per un risparmio energetico più spinto?
11.Se è vero che con le centrali nucleari si abbattono le emissioni di CO2, quante sarebbero necessarie in Italia?
12.E' l'Italia a fare l'affare con la Francia o il contrario?
Forum

Harry Wu e i laogai

«Non ero un attivista, anzi la politica non mi interessava. Ciò nonostante un giorno alcuni rappresentanti del partito comunista sono venuti a prelevarmi e hanno cominciato a chiedermi insistentemente cosa ne pensassi del governo. Mi dissero di non preuccuparmi e di esprimere liberamente il mio pensiero. Solo dopo ripetute richieste, affermai che non ritenevo giusta la politica oppressiva da esso adottata. Successivamente venni imprigionato in un campo di lavoro, senza nemmeno essere processato. Un giorno un mio compagno mi chiese perchè ero stato incarcerato e io gli risposi che non ne avevo idea. Fece delle ricerche all’interno del campo e mi informò che ero stato condannato all’ergastolo». Harry Wu, presidente della Laogai Research Foundation, ha fatto tappa anche a Gorizia per raccontare la sua triste storia, documentata nel libro “Laogai. L’orrore cinese”, ma soprattutto per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la realtà dei laogai. I laogai sono dei campi di lavoro cinesi in cui venivano e vengono rinchiusi i “controrivoluzionari” che devono essere sottoposti a “rieducazione”. Ma, soprattutto, sono la prova che nel continente asiatico il progresso economico, accelerato da un capitalismo aggressivo, non è andato a braccetto con l’instaurazione di una democrazia sostanziale. Maggiori “libertà” godute da ampie fasce di popolazione, infatti, convivono accanto a veri e propri campi di concentramento, un ibrido tra fabbriche e miniere, che alimentano un export aggressivo di prodotti a buon mercato. Si stima possano essere 15 milioni le persone morte finora all’interno dei laogai. La ragione dell’internamento è l’appartenenza alla “classe sbagliata”, peraltro la stessa dei dirigenti del Partito Popolare cinese. Harry Wu, figlio di un banchiere, discendente di una famiglia di ricchi proprietari terrieri perdipiù cattolico, presentava tutte le caratteristiche del “nemico di classe”. Nel 1956 viene arrestato una prima volta per aver espresso un giudizio negativo sul partito comunista durante la Campagna dei Cento Fiori, senza essere processato, con la testimonianza dei suoi familiari costretti a denunciarlo che deponeva a suo sfavore. Solo la madre si sottrae a questa perversa logica delatoria, suicidandosi, ma questo Harry Wu lo scopre solo al termine della sua prigionia, durata 19 anni. Egli fortunatamente viene scarcerato nel 1979, grazie alla politica di liberalizzazione seguita alla morte di Mao, e si trasferisce negli Stati Uniti dove tuttora risiede. Per anni ha taciuto la sua tragedia, preferendo dedicarsi all’insegnamento della geologia, ma negli ultimi dieci anni ha deciso di avviare un’intensa campagna di sensibilizzazione sulle gravi violazioni dei diritti umani che vengono compiute anche nei campi di lavoro. La condanna di Harry Wu, infatti, è di portata ben più ampia. Troppo poco si sa di ciò che accade ai margini della Grande Muraglia e di come il regime interferisca anche sugli aspetti più intimi della vita delle persone, ad esempio la decisione di avere un figlio. Forse non molti sanno che in Cina vige una rigorosa politica di controllo delle nascite, per l’applicazione della quale è possibile addirittura ricorrere all’aborto coatto e alla sterilizzazione. Un altro aspetto inquietante messo in luce in un precedente libro (“Cina. Traffici di morte. Il commercio degli organi dei condannati a morte”), riguarda il commercio di organi, che vengono espiantati dai cadaveri dei prigionieri politici, fucilati “all’occorrenza”. Quello che Harry Wu vuole ottenere con il suo impegno, che peraltro si è concretizzato nell’allestimento del primo museo permanente al mondo sui laogai cinesi, è sensibilizzare l’opinione pubblica su una realtà, quella dei laogai, sconosciuta per certi aspetti anche agli stessi cinesi, che sembrano addirittura non conoscere il significato della parola “laogai”. Sembrerebbe ci siano ancora 1000 laogai in cui lavorano più di 4 milioni di persone. Un dato che deve far riflettere e, a nemmeno un mese dal giorno della Memoria, ricordare che eistono realtà geograficamente lontane a noi sulle quali, tuttavia, per un processo di globalizzazione sempre più spinto, possiamo intervenire anche con piccole azioni quotidiane.
ElSa

martedì 24 febbraio 2009

Fine di una storia, ora si dica qualcosa di sinistra!

Bisogna pur riconoscerlo: dopo il disastro elettorale dell'anno scorso il concetto di Sinistra è scomparso dalla vita politica del Paese. Certo, procedendo dal Centro c'erano l'Italia dei Valori e il partito Democratico, poi i Verdi e le varie anime della defunta Sinistra Arcobaleno.
Ma non c'è stato un ragionamento politico approfondito e condiviso: il PD si è arenato sulla spiaggia dell'ottimismo veltroniano impelagandosi nell'impossibile impresa di combattere sul suo stesso campo il grande Illusionista e naufragando regolarmente contro gli scogli delle cosiddette questioni etiche a causa di troppi rematori che vogano in differenti direzioni. La Sinistra si è invece avvitata in un interminabile gioco al massacro che ricorda l'antico disastro della frammentazione democristiana con una pletora di manifestazioni di potere nascoste sotto la maschera grottesca di un'ortodossia ormai dimenticata.
La grande assente è la proposta politica, l'analisi del sistema capitalista minacciato dalla crisi, la concezione dello Stato laico e democratico, la scansione della concezione del mondo nella visione culturale e nelle prospettive pratiche anche delle amministrazioni locali, l'unione tra le alte prospettive e la tutela dei diritti quotidiani alla sicurezza sul lavoro e all'equa retribuzione, alla salute, all'abitazione, all'accesso all'istruzione e alla cultura, all'arte...
Su questo è necessario interrogarsi se non sia il caso di avviare un processo per riempire il vuoto con un soggetto politico completamente nuovo nel metodo, nei contenuti e nelle persone che lo rappresentano: un progetto incentrato su una sinistra critica, costruttiva, democratica e popolare, capace di governare ritrovando il consenso e riaggregando quelle che una volta si chiamavano le "masse" operaie e lavoratrici superando la crisi che le sta mettendo in ginocchio ritrovando le vie dell'autogestione e della solidarietà creativa.
Insomma, un Forum per Gorizia dilatato a livello regionale e nazionale!

domenica 22 febbraio 2009

Non è un Paese per non cattolici...

Ingiustizia è fatta, l'integralismo clericale fa un altro minaccioso passo avanti nella scuola, il Vaticano ne colpisce la laicità usando PD e sindacati: questo dice l'intollerabile "sentenza" del Consiglio di disciplina del CNPI (Consiglio Nazionale Pubblica Istruzione), poi messa in opera dalla Direzione scolastica regionale umbra e dall'Ufficio scolastico provinciali di Terni, che sospende dal servizio per un mese il professor Franco Coppoli di Terni, esponente dei Cobas scuola, per aver rimosso il crocifisso in classe all'inizio delle proprie lezioni, riappendendolo alla fine. Con motivazioni sacrosante Coppoli rivendica il diritto di non fare lezione sotto il simbolo di una confessione religiosa, invocando la libertà di insegnamento e la laicità della scuola pubblica. L'ordine di Giuseppe Metastasio, dirigente scolastico dell' Istituto "Casagrande" di Terni ove Coppoli insegna, di non rimuovere il crocifisso è un atto discriminatorio ai sensi del d.lgs.216/2003: costringere un docente ad insegnare sotto un crocifisso impone infatti una posizione di inferiorità del docente non cristiano o non credente. Non esiste alcun obbligo del crocifisso in aula, essendo abrogate le norme fasciste, che lo inserivano tra gli arredi nelle scuole elementari e medie, con la sentenza della Cassazione del 1 marzo 2000. Più o meno nelle stesse ore, la Cassazione dava ragione a tutti coloro che, nei posti di lavoro e di studio, esigono che si ponga fine all'imposizione a tutti/e di un simbolo di una religione. I giudici hanno riconosciuto giusto il comportamento di Luigi Tosti, di L'Aquila, che si era rifiutato di svolgere udienze con il crocefisso alla parete, valutandone la presenza un atto di "discriminazione religiosa".Ma il preside dell'istituto Casagrande, i componenti del Consiglio di disciplina del CNPI, i dirigenti della DSR umbra e dell'USP ternano sono andati nella direzione opposta, con una motivazione grottesca: il crocefisso doveva restare nella classe non perchè ci sia alcun obbligo ma solo perché la maggioranza degli studenti lo voleva. Cosicché, d'ora in poi se la maggioranza degli studenti lo volesse, gli insegnanti dovrebbero fare lezione alla presenza di statue del Budda o della Trimurti e magari di foto di Berlusconi o di Gelmini. Peraltro, per settimane nessuno studente aveva obiettato al comportamento di Coppoli: salvo, all'improvviso, probabilmente "imbeccati" da integralisti cattolici, scoprire di esserne "turbati".Un mese di sospensione era il massimo delle sanzioni possibili; e la sua gravità appare ancor più clamorosa quando si pensi che, fino a pochi anni fa, alcuni docenti ed Ata, condannati dalla magistratura ordinaria per violenza sessuale se la sono cavata con sospensioni fino a dieci giorni; e che per un mese negli ultimi tempi è stata sospesa solo una preside condannata dalla magistratura per peculato, truffa, abuso d'ufficio e falsità ideologica. Ma altrettanto clamorosa è l'impronta politica e sindacale dei protagonisti di questo assalto clericale. Giuseppe Metastasio, il preside che ha avviato il procedimento (e che spudoratamente, in una intervista con tanto di foto a "La Nazione", dichiara "quando arriva una punizione come questa anch'io mi sento sconfitto") è candidato del PD alle primarie per la carica di sindaco di Terni e magari pensa che questa pubblicità gli sarà utile per ottenere il sostegno di quell'elettorato "moderato" che il suo partito insegue inutilmente. Nella stessa area stanno le dirigenze umbre degli uffici scolastici, mentre i membri del Consiglio di disciplina CNPI coprono l'arco dei sindacati legati al PD. Insomma, una folgorante dimostrazione dei motivi che hanno portato la cosiddetta "sinistra" alla subordinazione totale ai valori clerico-reazionari del berlusconismo, alla disgregazione e all'inutilità sociale che è di fronte agli occhi di tutti. L'attacco a Coppoli si inserisce infatti in un quadro caratterizzato dalle sistematiche ingerenze della chiesa cattolica nella vita politica italiana, delle quali abbiamo avuto scandalosi esempi nella tragica vicenda Englaro, di cui sono complici o succubi sia il governo sia la sedicente opposizione, che rendono l'Italia uno Stato confessionale e finanche teocratico. Lor signori però non si illudano: questa battaglia è appena iniziata. Sulla laicità della scuola, sulla libertà di insegnamento i Cobas non molleranno un centimetro. Useremo tutti gli strumenti democratici, sindacali, politici e giuridici a nostra disposizione per ricacciare indietro l'assalto integralista alla scuola pubblica e per annullare questo intollerabile provvedimento.

I regali del sindaco Romoli

In un sondaggio del luglio 2008, commissionato e pagato dal Comune di Gorizia, alla domanda nr. 1: “Quale è secondo Lei il problema più urgente che l’amministrazione del Suo Comune deve affrontare al più presto?”, così rispondevano i cittadini goriziani:
Traffico, viabilità, parcheggi: il 18,7%
Manutenzione delle strade e sistemazione urbana: il 16%
Opere pubbliche: 12,2%
Inquinamento, ambiente, rifiuti 8,2%
Anziani (sostegno, assistenza) 5,4%
Erano questi, secondo il 60,5 % dei cittadini, i problemi che l’Amministrazione Romoli doveva affrontare!
Queste le risposte del Sindaco Romoli e della sua Giunta:
Traffico, viabilità, parcheggi: per i parcheggi Zero Assoluto. Nulla in via Manzoni, nulla in piazza Battisti e a tutt’oggi nulla anche in via Morelli, dove non si deve costruire assolutamente nulla, ma rendere funzionale l’area esistente e abbandonata ormai da due lustri, nonostante i ripetuti annunci!
Per la viabilità: la rotonda tra via San Gabriele e via Pellico, provvisoria dal 20 dicembre 2007 (14 mesi!) e la contestatissima e sempre provvisoria rotonda della Campagnuzza. Non lo zero, ma quasi!
Per il traffico è stata presa la coraggiosa decisione di non fare nulla, cosicchè lo scorso inverno, alla fine di febbraio, abbiamo avuto il più lungo blocco del traffico a memoria di goriziano: una intera settimana a giorni alterni ed un venerdì di blocco totale.
Manutenzione delle strade: ad oggi, asfaltatura di via San Gabriele, 130 metri di controviale in Corso Italia nei pressi della Stazione, 350 metri di asfaltatura di via Brass e lavori in corso (finalmente) in via Dante. Per i pluriannunciati lavori in via Monache, che dovevano iniziare a novembre 2008, via Garibaldi e Mazzini si attende – sperabilmente - la bella stagione. Per via Rastello e Piazza Sant’Antonio, una prece.
Circa i lavori di piazza Vittoria, oltre all’indecoroso ritardo iniziale, occorre ricordare che si è nuovamente provveduto a chiudere le vie Roma e Oberdan per il rifacimento dei 30 metri di pavimentazione che già avevano comportato la chiusura al traffico per 11 mesi!
Opere pubbliche: nulla in Campagnuzza per il Contratto di Quartiere, dove gli alloggi sono passati, sempre in ogni caso sulla carta, da 54 a 24! Sempre ancora nulla per l’asilo di via Rocca, nonostante i reiterati annunci sulla stampa, nulla di nulla per la sistemazione del torrente Corno e una serie interminabile di nulla per tutti gli altri interventi già presenti nel precedete Piano Triennale dei Lavori pubblici del novembre 2007 (vedasi Il Piccolo e Messaggero Veneto del 25.11.2007)!
Inquinamento, ambiente, rifiuti: vanno bene i ripetuti inviti alla vicina Nova Gorica a provvedere al disinquinamento del Corno, ma coerenza vuole che si faccia lo stesso per le centinaia di scarichi fognari tutti goriziani che riversano i liquami nel torrente e nell’Isonzo. Sull’ambiente, poi, nonostante gli strombazzati annunci di voler dotare “tutte le scuole di Gorizia di impianti fotovoltaici” (Il Piccolo 25.11.07), alzi la mano chi ne ha visto uno.
Anziani: hanno predisposto 1600 bonus-spesa da 25 euro e i richiedenti sono stati poco più di un centinaio. Un totale fallimento. Lo hanno riconosciuto e hanno detto che avrebbero provveduto affrontando il problema con una delibera di Giunta: i cittadini bisognosi sono ancora in attesa!
Sulla Sanità , a dir il vero, i goriziani non si erano espressi, forse per questo il Sindaco, primo fautore, con Fasola e dopo aver “convinto” l’ex sindaco Valenti, della soluzione San Giovanni di Dio ha pensato bene di regalare ai goriziani un “gioiellino all’amianto”, non avendo fatto nulla, lui responsabile della Conferenza dei Sindaci, per sollecitare risposte serie e responsabili all’ assessore Kosic e al direttore generale dott.ssa Baccarin!
E per ora fermiamoci qui.
Dopo 18 mesi di cura Romoli la città è in ginocchio!
21 negozi chiusi in via Rastello!
Iris in vendita al miglior offerente dopo aver rifiutato 43 milioni in contanti e 50 in concambio azionario, offerti da AMGA Udine!
Un ospedale senza alcuna specialità!
Cittadini, che ne dite, non è forse ora di cambiare?
Forum per Gorizia

venerdì 20 febbraio 2009

Intercettazioni e libertà di informazione

E’ molto facile cadere in trappola quando si discute del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, perchè si è portati a trincerarsi dietro aprioristiche prese di posizione di sapore squisitamente politico. Il livello della discussione attorno a questo provvedimento sarebbe molto più alto se ci si soffermasse per un momento sulle cause che l’hanno prodotto. Una fra tutte: l’utilizzo improprio delle intercettazioni. Inutile negare che giornalisti senza scrupoli hanno saziato la propria e l’altrui fame di gossip rendendo noti stralci di conversazioni di nessun interesse sociale. Premesso questo, la risposta politica di bollare tout court le intercettazioni sembra oltremodo esagerata. Il disegno di legge Alfano, infatti, vieta la pubblicazione (anche parziale, o per riassunto o nel contenuto, e anche se non sussiste più il segreto) degli atti di indagine fino al termine dell’udienza preliminare. Il motivo? Salvaguardare il diritto alla riservatezza, un diritto sacrosanto e che, inutile negarlo, non sempre è rispettato. Dovrà pur esistere, tuttavia, un valido criterio per stabilire quando non è legittimo appellarsi al diritto alla privacy? Io credo proprio di sì, ed è la rilevanza sociale dell’informazione. Non dovrebbe interessare a nessuno se il dottore X ha una relazione extraconiugale, ma forse interessa a tutti i suoi pazienti, attuali o potenziali, sapere se questo medico accetta mazzette per sponsorizzare un farmaco. E questo è solo un esempio, nemmeno dei più gravi. Tanto per citare casi ancora ben impressi nella mente di ciscuno di noi, del crack Parmalat, della clinica Santa Rita, delle partite di calcio truccate e delle scalate bancarie dei furbetti del quartierino i cittadini italiani non avrebbero saputo nulla, se non anni dopo. Ma non conoscere importanti fatti di cronaca giudiziaria come quelli poc’anzi citati significa non disporre degli strumenti per formarsi un’opinione, necessaria quando si è chiamati a votare, a decidere sull’impiego dei propri risparmi o a scegliere le proprie cure mediche. Solo un’interessata mistificazione politica può cercare di spacciare questa cronaca per pettegolezzo. Ma veniamo ad altre criticità di questo disegno di legge: l’autorizzazione alle intercettazioni non verrebbe più disposta da un Gip ma da un collegio di tre giudici. A questo punto verrebbe da pensare: “meglio, siamo più garantiti. Sei occhi vedono senz’altro meglio di due”. Vero, se avessimo centomila giudici, peccato che ne abbiamo diecimila, e abbiamo molti tribunali (ottanta, quelli piccoli, tra cui quello di Gorizia) che hanno meno di venti magistrati. Con questi numeri risicati, come si riesce a trovare uno che fa il GIP, uno che fa il Gup, tre che fanno il riesame, tre che fanno le udienze e ora addirittura altri tre per disporre le intercettazioni? Una volta concessa l’autorizzazione è auspicabile che sia possibile effettuare intercettazioni per tutta la durata del reato, e anche oltre. Ciò ora è possibile in quanto esistono le proroghe. Il disegno di legge, invece, prevede che l’intercettazione possa durare un minimo di 45 giorni prorogabili di altri 15. Stop. Può essere che la progettazione di un omicidio duri mesi. Si può mettere per iscritto la durata di un intercettazione? Evidentemente sì, visto che è stato fatto, però lo strumento investigativo diventa a dir poco inefficace. Un altro paradosso: se il disegno di legge verrà tramutato in legge, sarà possibile effettuare intercettazioni solo nel caso in cui sussistano gravi indizi di colpevolezza. Delle due l’una: o ci sono dei dubbi che possono essere fugati con l’ausilio delle intercettazioni, oppure questi dubbi non sussistono e, di conseguenza, non ha più alcun senso servirsene. Concludo soffermandomi sulle misure (fino a tre anni di reclusione) adottate nei confronti dei giornalisti che pubblicano intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione. La stessa maggioranza si è spaccata su questo punto, dichiarando di essere più propensa ad applicare sanzioni pecuniare nei confronti degli editori. Sono solo io a pensare che gli editori, con lo spauracchio di una multa che potrebbe arrivare fino a 500 mila euro, sarebbero indotti ad intervenire sui contenuti, violando le prerogative dei direttori? Insomma, da qualsiasi parte lo si guardi questo disegno di legge presenta un evidente potenziale di pericolosità per per il nostro diritto di informarci e per il dovere dei giornalisti di informare. Fatto salvo il diritto alla riservatezza che andrebbe tutelato maggiormente rendendo più incisive le norme di autoregolamentazione. Ma forse non è il diritto alla riservatezza quello che i nostri politici vogliono salvaguardare, ma il loro sonno. Una cosa è certa ... se il disegno di legge Alfano diventerà legge, saranno molto più tranquilli... ElSa



Giù le mani dalla Costituzione!

Davanti alla Prefettura di Gorizia, in difesa della Costituzione repubblicana, presidio di martedì 17 febbraio.

martedì 17 febbraio 2009

Ciao Walter

Sono mancati poco più di cento voti... e la storia della sinistra italiana avrebbe oggi un altro volto.
L'intuizione era quella giusta, e lo è ancora: un progetto politico in grado di coniugare gli orizzonti vasti di una pace fondata sul rispetto della giustizia sociale con le legittime aspirazioni alla sicurezza ed al bene-stare cui ha diritto ogni persona umana. Il tutto fondato su una nuova riflessione culturale - ancor più precisamente "filosofica" - capace di sintetizzare la drammaticità del secolo breve con la necessità di rispondere urgentemente alle domande di un'umanità (finalmente) orfana delle metafisiche ma nel contempo disorientata dall'omologazione dell'ultramodernità.
C'è ancora tempo perché la Sinistra rinasca, non sulle ceneri di una passione per il Potere definitivamente travolta dagli elettori sardi (comunque onore a chi di fronte a certi passaggi riesce a cogliere che è giunto il momento di levare le tende), ma in un nuovo accordo basato sulla comunanza culturale dalla parte dei deboli e non sulle squallide strategie partitiche che l'hanno condotta alla rovina. A lato del grigio Casini c'è un'immensa prateria: può essere riempita da un'immensa folla di persone che non ne possono più delle conseguenze del capitalismo (anche nella sua verisone riformista) e che credono che sia possibile un sistema equo, solidale, a misura di ogni essere umano; o che almeno hanno ancora la forza di indignarsi per le mosse spaventose di questo Governo (nazionale e cittadino!) che soffia pericolosamente sul fuoco del populismo razzista.

lunedì 16 febbraio 2009

Comunità di base e testamento biologico

"Non possiamo condividere il disegno di legge della maggioranza parlamentare sul testamento biologico: né come cittadini/e, né come credenti. In esso si configura la sottrazione del nucleo più prezioso e intimo della nostra esistenza e della nostra stessa fede"
Il disegno di legge su "fine vita e testamento biologico" attualmente in discussione al Senato, proposto dalla maggioranza, relatore Raffaele Calabrò del Pdl, ci preoccupa come persone amanti della vita e dell’autonomia della propria coscienza nutrita di relazioni, ci inquieta come cittadini amanti della Costituzione e pronte a difenderla, ci scandalizza come cristiani amanti del Vangelo e del Concilio Vaticano II.
Ad una lettura attenta appare evidente che quel disegno di legge è incostituzionale: nega del tutto la sovranità della persona sulla propria vita nella fase del morire, burocratizza e, in questo senso, banalizza le direttive anticipate e, come è stato detto da molti, ci fa fare un passo indietro di mezzo secolo rispetto a quella che era stata la conquista progressiva, da parte della civiltà giuridica, del diritto della persona di decidere sulla propria vita. E’ completamente annullato il nuovo soggetto morale riconosciuto da quella civiltà giuridica e politica frutto di tanto impegno. E’ annullata la rilevanza primaria del consenso della persona. Il corpo del paziente torna completamente nelle mani della burocrazia e della medicina. Consideriamo quindi quella proposta un passaggio culturalmente e politicamente molto più grave di una semplice disciplina restrittiva del testamento biologico. Siamo di fronte al tentativo di instaurare un regime autoritario e repressivo. Questi nostri sentimenti, preoccupazioni e idee sono ampiamente diffuse e condivise nel paese.
Ci appelliamo ai parlamentari impegnati nella difesa dei valori della democrazia costituzionale perché se ne facciano portatori in Parlamento e attuino tutte le azioni possibili per impedire che quel disegno di legge sia approvato. Una loro complicità anche solo omissiva con l’approvazione di una legge che consideriamo truffaldina, una loro debolezza nel contrastarla ce li farebbero apparire come soggetti politici incapaci e indegni di rappresentarci.
Non siamo di fronte ad un’astratta difesa della Costituzione, si tratta della difesa di uno dei suoi nuclei essenziali, il principio supremo di laicità, sancito dalla Corte Costituzionale in una sentenza dell’89, come baluardo della libertà individuale e della libertà di coscienza di ciascuno di noi.
Ci appelliamo anche a tutti i fratelli e a tutte le sorelle che si riconoscono nel Vangelo come grande testimonianza di liberazione da ogni alienazione e nella tradizione cristiana come esperienza di amore universale che valorizza la soggettività di ogni singola persona e che afferma il primato della coscienza individuale nutrita di relazioni e libera da ogni potere sia quello religioso che quello secolare. Non restiamo muti/e e inattivi/e. Ci stanno sottraendo il nucleo più prezioso e intimo della nostra esistenza e della nostra stessa fede.
Le Comunità cristiane di base italiane

domenica 15 febbraio 2009

Sanità: il documento dei sindaci

Documento approvato all’unanimità dalla Conferenza dei Sindaci dell’Isontino in relazione al mandato del nuovo Direttore generale dell’Azinda sanitaria n° 2 isontina



La Conferenza dei sindaci della provincia di Gorizia, richiamando il documento programmatico del Gruppo di lavoro della sanità Isontina del 23 ottobre 2007, allegato come parte integrate al presente documento, fermo restando l’esigenza di una esplicazione delle motivazioni dell’intervenuto cambiamento anticipato del direttore generale dell’A.S.S. n. 2 “Isontina”,
premesso che
il mandato conferito al nuovo direttore generale non può avere una durata limitata ad un solo anno in quanto ciò potrebbe determinare una situazione di incertezza e tensione con evidente ricadute
negative sulla govemabilità della sanità isontina;
afferma
la necessità di assicurare un rapporto corretto e continuo con i Sindaci per realizzare una politica
sanitaria ed ospedaliera partecipata e condivisa;
sottolinea
i seguenti aspetti nell’ambito del mandato assegnato al nuovo direttore dalla Regione, così come integrato con le osservazioni proposte al documento della Regione:
1. rafforzamento dei servizi territoriali di base, con particolare riferimento a: domiciliarità, infermieri di comunità a livello comunale, consultori familiari, sostegno ai diversamente abili anche per il tramite delle istituzioni pubbliche e del privato sociale operanti in provincia, cura delle malattie mentali e senili;
2. individuazione di una struttura dedicata che gestisca in modo diretto la dismissione del paziente ed il suo ingresso in strutture assistenziali/residenziali;
3. potenziamento del dipartimento di prevenzione e della medicina del lavoro;
4. creazione nel nostro territorio di un centro regionale per le patologie asbesto-correlate;
5. unificazione di tutte le sedi dei servizi territoriali di Gorizia compreso RSA e Hospice in un’unica sede logistica;
6. ampliamento dell’organico degli infermieri e dei medici in alcuni servizi sottotensione;
7. adozione di nuovi criteri per la nomina dei dirigenti per garantire stabilità e qualità valorizzando le competenze radicate nel territorio;
8. istituzione di un ufficio per la programmazione transfrontaliera per migliorare la qualità dei servizi e ridurre la spesa attraverso l’applicazione di economie di scala;
9. miglioramento dell’organizzazione, valorizzando (o ripristinando) vari punti chiave della dirigenza (direttore amministrativo ospedaliero, direzione sanitaria ospedaliera, assistenti sanitari...);
10. stante la fuga dell’utenza verso altre aziende sanitarie dovute alle accresciute criticità della rete ospedaliera isontina si deve puntare alla riqualificazione dei servizi, all’affermazione della centralità del malato e dei suoi bisogni di cura e assistenza, a creare un migliore clima interno ed una migliore definizione dell’identità aziendale e degli ospedali;
11. riparametrazione del budget regionale in relazione a prevenzione, presidi ospedalieri e territorio

giovedì 12 febbraio 2009

Caro Ettore...

Gentile sig. Sindaco, Lei è stato tra i protagonisti dell'acquisto e della ristrutturazione dell'ospedale san Giovanni di Dio. Le proteste di comitati civici culminate in una raccolta di oltre 15mila firme avevano previsto, con buone e documentate ragioni, che i costi sarebbero stati più alti e i tempi più lunghi rispetto a quanto preventivato. La loro voce, che sosteneva la proposta alternativa della riqualificazione della struttura di via Vittorio Veneto e dell'accordo programmatico per una sanità transfrontaliera, non fu ascoltata anzi in qualche caso addirittura derisa.
Ebbene, le intuizioni dei Comitati si sono rivelate molto più rosee di ciò che in realtà è accaduto: lo sviluppo della Sue (e di altri)  scelte è costato ai cittadini finora circa il doppio (qualcosa come 60 miliardi di lire oltre a quelle preventivate) ed il risultato è un ospedaletto che fa "acqua" da tutte le parti; il termine acqua è fin troppo morbido dal momento che le fonti informano di infiltrazioni di altri materiali organici... 
Prima della solenne inaugurazione Lei si appellò al senso di responsabilità dei consiglieri comunali affinché quello fosse un giorno di festa e non di critiche; denigrò poi improvvidamente i cinque "profeti di sventura" che sotto la pioggia il 4 dicembre volevano pacificamente ricordare che molti aspetti della vicenda non erano chiari; nella stessa occasione, celebrando con entusiasmo  la nascita di questo "gioiellino del Nord Est" si assunse di fatto la piena corresponsabilità dell'operazione.  
A questo punto le si potrebbero porre due domande: la prima riguarda la Sua coscienza politica ed è cosa prova nel pensare a quanto denaro pubblico è stato dilapidato - "grazie" o "a causa" anche Sua - per la "sistemazione" di un ospedale con i parapetti sotto le misure di sicurezza, l'assolutamente evidente amianto sui terrazzini e forse altrove, l'assenza totale delle barriere antirumore, gli allarmi non tarati, gli ascensori che non funzionano e tutte le altre minori "carenze fisiologiche in un'opera di questa portata" (il virgolettato si riferisce alle parole della direttrice Baccarin)? La seconda domanda: dove è finita la Sua "indignazione" se i lavori urgenti di bonifica dall'amianto sono come previsto del tutto fermi e nonostante il quotidiano stillicidio di imprevisti, nessuno a quanto risulta è stato individuato come responsabile di tutto ciò che sta accadendo ? Oppure - ma questa è già una terza domanda - è stata proprio questa Sua indignazione a costare il posto alla dott.ssa Baccarin?
Per favore, non risponda come al solito "avete perfettamente ragione!" oppure "Io non centro è colpa di Illy e di Brancati" oppure "Io non sapevo, non c'ero e se c'ero dormivo". Lei in realtà non è solo il sindaco Romoli: è stato l'assessore Romoli e anche l'onorevole Romoli, tutti sanno che in questi ultimi vent'anni Lei c'era eccome, e sicuramente non dormiva...

lunedì 9 febbraio 2009

Eluana in pace...

Un pensiero a Eluana che ci ha lasciati, vicini con tutto il cuore alla sua famiglia in questo momento di immenso dolore. Prima, adesso e anche quando si spegneranno i riflettori mediatici.
AB

Lesioni ai diritti della persona umana...

Nel disegno di legge 733, il cosiddetto pacchetto sicurezza, approvato al Senato ci sono norme che, se confermate alla Camera, introdurranno nel nostro ordinamento giuridico gravi lesioni ai più elementari diritti costituzionali, creeranno vessazioni pesanti alla condizione difficile del migrante (tasse di centinaia di euro per ogni pratica, multe, non esigibili di fatto, di migliaia di Euro per gli irregolari) e, con la legalizzazione delle ronde, incentiveranno pratiche di "autogiustizia" o di delazione. Accanto a tali pericolose disposizioni ve ne sono altre (come il registro nazionale dei senza fissa dimora o il controllo dei Comuni sulle condizioni degli alloggi prima dell'iscrizione anagrafica per tutte le persone) che faranno "scoppiare" gli uffici degli Enti Locali e renderanno oppressiva la pubblica amministrazione verso i cittadini. Togliere il divieto espresso di non segnalazione equivale ad esercitare una pressione sul personale medico e sanitario affinché vengano denunciati gli irregolari che si recano nei pronto soccorso e nelle altre strutture sanitarie. L'attuale divieto di segnalazione risponde a principi deontologici della professione sanitaria e ha l'obiettivo di evitare che, per paura, migranti irregolari non si rechino nelle strutture ospedaliere. Cosa che, invece, adesso puntualmente accadrà con grave rischio anche per la salute di tutte e tutti: le malattie infettive, ad esempio, non conoscono barriere amministrative. Questa norma sconcerta prima di tutto gli operatori sanitari (anche in questa Regione si moltiplicano appelli di singoli e ordini professionali per respingere questa disposizione) e richiede la mobilitazione di tutta la società civile per impedirne l'approvazione definitiva, rischiando di far fare all'Italia un salto indietro e di cancellare un principio di civiltà da tutti riconosciuto. Si tratta, di fatto, di norme contrarie ai più elementari principi umanitari, alle regole della convivenza civile, che vorrebbero porre un freno all'immigrazione ma che sono inefficaci in tal senso e creeranno paura, discriminazione e tensione, rendendo tutte e tutti noi più insicuri. In questo Paese ci si continua a preoccupare di accanirsi sui più deboli, privandoli via via di ogni diritto elementare, senza mai proporre un'alternativa, un piano o qualsiasi iniziativa che possa contribuire a risolvere i problemi sociali. Come RetedirittiFVG, impegnati in regione anche a sostenere le ragioni dell'accoglienza e dell'integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri sosteniamo gli appelli nazionali e locali di quante e quanti chiedono a gran voce di cambiare queste odiose norme discriminanti e incivili, promuovendo in tal senso assieme ad associazioni sanitarie e sociali un'ampia mobilitazione che speriamo sappia scuotere le coscienze dei nostri rappresentanti istituzionali per evitare un tale imbarbarimento della società.
Pierluigi DI PIAZZA, Abdou FAYE, Irma GUZMAN Irma GUZMAN,Duccio PERATONER, Gianfranco SCHIAVONE e Michele NEGRO

Democratici in allarme

Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell'umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme". Norberto Bobbio
Mi sembra non esistano parole migliori per invitare tutti ad aprire gli occhi davanti alla delegittimazione della Costituzione definita "filosovietica" dal nostro Presidente del Consiglio e al sostanziale esproprio di competenze esercitato dall'esecutivo nei confronti delle prerogative delle due Camere. Elsa

A Cesare quel che è di Cesare...

Uno Stato laico è tale quando le diverse concezioni del mondo - attraverso il dibattito culturale e politico - concorrono responsabilmente a cercare soluzioni legislative efficaci in rapporto ai sempre nuovi problemi riguardanti la persona e la comunità. Non si può discutere un disegno di legge così importante nelle condizioni di emergenza dettate dal caso Englaro, è necessario un lungo periodo di approfondimento e di riflessione; ci si augura che il Pd abbia un soprassalto di coscienza e si rifiuti di partecipare ad un voto affrettato che è uno squallido tranello teso da chi non ha alcun interesse alla vicenda umana, bensì al consenso dei poteri forti.
Non sorprende l'utilizzo strumentale di una vicenda dolorosa come quella di Eluana quando è attuato da un sistema politico ormai prossimo alla dittatura, suscita qualche perplessità anche il manifestare con cortei una facilmente equivocabile solidarietà a Napolitano proprio in questo istante, ma lascia senza parole l'intervento massivo della Chiesa cattolica - nei suoi vertici e nella sua base: intendiamoci, tutti hanno il diritto e non necessariamente il dovere di esprimere le proprie posizioni in quanto cittadini - così come tutti hanno il diritto ma non necessariamente il dovere di vivere - tuttavia gli interventi del Vaticano, le molto giudicanti prese di posizione dei prelati, i rosari finalizzati (e pubblicizzati sui quotidiani) come le manifestazioni organizzate dai preti davanti alla clinica La Quiete (con esposizione di cartelli da codice penale) sono francamente inaccettabili.
Se la Chiesa pensasse di meno a salvaguardare la propria fortissima posizione di potere nella società italiana e di più al dialogo fra le coscienze non si verificherebbero queste precipitazioni di stile che ne indeboliscono gravemente la missione.

Dal libro dei sogni...

Puntuale come i funghi dopo la pioggia di agosto arriva il piano triennale dei lavori pubblici. E puntualmente si ripetono, da parte del sindaco Romoli le medesime considerazioni circa l'inefficienza della precedente amministrazione Brancati allorchè perentorio afferma che diversamente da prima, in cui nel Piano triennale dei lavori comparivano "opere non corroborate da stanziamenti concreti reali e in pratica la programmazione era un libro dei sogni", cosa invece "che noi abbiamo evitato per non regalare illusioni alla cittadinanza". Sono le stesse identiche dichiarazioni che si potevano leggere sulla stampa locale, in occasione della precedente presentazione del Piano triennale. Con una furbizia in più, questa volta non si specificano le opere già coperte dal contributo da quelle per le quali il contributo deve essere reperito, come è successo in precedenza, per cui la Giunta Romoli ha dovuto varare a novembre 2008 una variazione di bilancio che certificava la mancanza di copertura finanziara, in quanto non reperita dall'amministrazione, per 37 milioni di euro su una spesa preventivata di circa 45 milioni di euro. Per non ripetere la pessima figura, questa volta si è scelto di soprassedere all'indicazione dei fondi già concessi e disponibili. Ma c'è di più, si ripete sempre la lista degli stessi interventi: asilo di via Rocca, per l'ennesima volta; impianti fotovoltaici, non se ne è visto uno; parcheggio di via Manzoni, di là da venire dopo il fallimento della procedura di finanza progettuale; ancora Campagnuzza e il suo progetto di Quartiere, Ater permettendo e sempre che i fondi non siano nel frattempo "evaporati"; sistemazione idraulica del torrente Corno, oramai un'ossessione. E si potrebbe continuare per un bel pezzo, basta confrontare le pagine del Piccolo di oggi e del 25 novembre 2007! Ma davvero il sindaco Romoli crede che i cittadini possano continuare a credere e ad avere fiducia in chi ha dimostrato tanta incapacità operativa? E i sondaggi, forse e per quel che contano, e purchè siano veri e non commissionati ad hoc,dovrebbero incominciare a preoccuparlo. Forse è per questo che cerca conforto in Friulia?

domenica 8 febbraio 2009

Dalla parte del Presidente

Il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, ha pesantemente attaccato il Presidente della Repubblica, minacciando di cambiare la Costituzione se la stessa sarà di ostacolo alla sua volontà!
Il Presidente del Consiglio sta strumentalizzando la sofferenza di una famiglia e di una persona per andare all’assalto della Presidenza della Repubblica, aspirazione mai nascosta !
Si sta muovendo nel pieno dispregio delle Istituzioni e del loro ruolo: Governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica devono sottostare alla sua volontà.
Lo scontro è sin troppo evidente e deve riguardarci tutti: si sta minando la democrazia e la Carta Costituzionale. Il Presidente della Repubblica sta responsabilmente rispondendo richiamandosi alle leggi di questa Repubblica, facendosi giustamente garante della Costituzione e delle Istituzioni e Sinistra Democratica è al suo fianco.
In questo grave momento nella vita della nostra Repubblica, ci rivolgiamo ai cittadini tutti affinché, sostenendo il Capo dello Stato, respingano questo ignobile attacco alle Istituzioni, alla laicità dello Stato ed alla democrazia stessa.
Ennio Pironi, coordinatore provicniale di Sinistra Democratica

sabato 7 febbraio 2009

Che domande!

Molti sono gli interrogativi ai quali in questi giorni si è chiamati a rispondere... A livello etico la domanda sull'opportunità della sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione ad una persona in coma vegetativo da 17 anni non può essere risolta né da un principio metafisico da applicare in qualunque circostanza né viceversa con il semplice rinvio ad una volontà espressa in tutt'altre condizioni esistenziali. A livello religioso è inevitabile chiedersi come la comprensibile posizione di chi afferma che solo Dio può disporre della vita umana si possa conciliare con l'accettazione senza particolari problemi dell'uccisione del nemico (o del terrorista, come si usa definire oggi l'avversario) in guerra, del principio della legittima difesa oppure di sistemi economici che condannano alla morte per fame milioni di persone. A livello politico invece c'è da domandarsi se in un sistema democratico pluralista sia possibile che una specifica posizione morale possa in qualche maniera essere talmente determinante da mettere drammaticamente in discussione il sistema di regole che ne garantiscono il funzionamento, come sta accadendo in queste ore. E' evidente che non si tratta di interrogativi retorici e che sarebbe molto più semplice estranearsi dalla discussione... Tuttavia è un lusso che non ci si può permettere e quindi è necessario schierarsi. Da che parte personalmente lo scrivo nel commento.

venerdì 6 febbraio 2009

Oltre ogni limite...

Le recenti vicende legate al caso Englaro e il provvedimento votato al Senato che sollecita i medici – sì, proprio loro, i medici, quelli che curano – a denunciare gli immigrati clandestini che ricorrono alle loro cure, hanno, di fatto, sancito un brutale imbarbarimento della vita civile del Paese. Questi provvedimenti segnano un salto qualitativo che anticipa, nel diritto e nella morale di un Paese, quei provvedimenti che nella Germania nazista portarono all’annichilimento della società civile e di ogni opposizione politica. Certo, le forme potranno essere diverse, e lo saranno di necessità, ma la strada imboccata è quella che alla fine si traguarda con la visione dello stato totalitario, e non solo autoritario.
In oltre sessant’anni di regime repubblicano e costituzionale non era mai accaduto che l’esecutivo operasse per predisporre un decreto d’urgenza per annullare una sentenza della magistratura. La ferita inferta alla legalità repubblicana, al di là della drammaticità umana del caso in questione, può risultare ferale per la vita democratica del Paese: l’esecutivo – il Governo cioè – impedisce l’esecuzione di una sentenza: oggi per il caso Eluana, domani per evitare ad altri l’applicazione della legge. A quando la riduzione per decreto delle prerogative del Parlamento? Nemmeno il fascismo trionfante era mai intervenuto così pesantemente nei confronti della giustizia ordinaria: era ricorso invece al Tribunale speciale, una magistratura straordinaria e speciale, appunto, che affiancava, senza sovvertirla e sottometterla, quella ordinaria nell’emissione delle sentenze e nella loro applicazione. I segnali premonitori c’erano già tutti con la prima pesante intrusione del ministro Sacconi (già socialista), e del suo corifeo regionale tale Kosic, per bloccare il ricovero all’Ospedale della Misericordia (ironia della sorte) di Udine. Oggi si sostanzia in un decreto d’urgenza. Sarebbe necessario sentire una voce forte e autorevole dal Quirinale, invece che sommessi borbottii e cauti suggerimenti di inopportunità.
L’altra questione è, se possibile, ancor più raccapricciante, sul piano della morale rapportata alla funzione del medico. Gli si offre la possibilità di denunciare i clandestini che a lui ricorrono per curarsi. A parte ogni altra considerazione sull’opportunità di una tale azione dal punto di vista della tutela della salute pubblica (se un clandestino sa che rischia la denuncia è probabile che non ricorra alla struttura pubblica e, nella migliore delle ipotesi, magari è costretto a pagarsi la visita privata e la cura e, ad essere cattivi, si può pensare che era quello che si voleva), un tale provvedimento rivela la volgarità morale ed il totale imbarbarimento di questa classe politica che gli italiani – occorre ricordarlo – hanno eletto, sia pure senza preferenza.
Qui si è stravolto il principio cardine della Costituzione che impegna la Repubblica a “riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo” e ad “adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Come ha scritto Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica “più che di incostituzionalità bisogna parlare di anticostituzionalità”. Nel caso, però , occorre dire, forti si sono levate le prese di posizione delle associazioni dei medici e della Chiesa a favore di un atteggiamento di obiezione alla vergogna giuridica.
La misura che riguarda i medici fa parte del cosiddetto “pacchetto sicurezza” che formalizza la costituzione delle cosiddette “guardie padane” nelle loro tipica uniforme verde, per altro tendente al bruno, che – per il momento disarmate – potranno esercitare forme di controllo e verifica dei documenti sugli immigrati. Ovviamente, però, nel paese Italia, non può mancare il lato comico del provvedimento pomposamente chiamato “pacchetto sicurezza che va incontro a quanto ci chiede la gente”, secondo le tragicomiche espressioni del legaiolo ministro dell’Interno, quello che invita ad “essere cattivi” con i clandestini. Ebbene, il cosiddetto “pacchetto sicurezza” fa diventare reato, penalmente perseguibile, l’immigrazione clandestina e – tuttavia, e bontà loro - non prevede il carcere (sono 800.000 in Italia i “clandestini” che lavorano nell’industria, nelle campagne e presso le famiglie italiane), ma una pena pecuniaria compresa “tra i 5.000 e e i 10.000 euro”. Si sa, chi entra clandestino in Italia si porta sempre con sé, per le piccole spese, una tale somma. Questi sono i pericolosi buffoni della Lega!
Insomma, si è oggi di fronte ad un disegno ancora incompiuto, ma abbozzato nelle sue linee generali, di totale sovvertimento delle regole fondanti il “patto costituzionale” che sta alla base del convivere civile tra gli italiani dopo la tragedia del fascismo e del suo alleato nazista. Le linee ricalcano fin troppo fedelmente quanto preconizzato dal capo della loggia massonica P2 Licio Gelli ed il suo “Piano di rinascita democratica” e forse non a caso il “venerabile maestro” ha avuto recentemente modo di affermare pubblicamente che “solo Berlusconi può farcela a realizzarlo”. Non caso il presidente del Consiglio cav. Silvio Berlusconi è stato iscritto alla LoggiaP2 con la tessera nr. 1816. A dire il vero ha in un primo tempo negato la circostanza e per questo è stato poi condannato per falsa testimonianza e successivamente amnistiato.
In questo contesto, carissimi amici, credo sia assolutamente necessario far sentire la voce di un'altra Italia, di un’altra Italia che non è solo possibile ma che esiste, a partire da nostra piccola realtà goriziana. Non arretrando di un passo rispetto alle grandi questioni etiche, facendo sentire la voce di un pensiero libero e laico, rispettando le convinzioni religiose di tutti gli amici e compagni, ma impedendo che costituiscano ostacolo per la nostra azione politica. Ricercando tutte le alleanze possibili per contrastare questo centrodestra che malgoverna la città avendo come stella polare della nostra azione politica quei convincimenti che ci hanno spinto a sostenere la candidatura di Andrea Bellavite alle scorse elezioni cittadine: onestà intellettuale e morale, trasparenza, rispetto per le convinzioni dell’altro, rifiuto del leaderismo imperante ma soprattutto partecipazione democratica e contrasto di ogni integralismo.
Dario Ledri
P.S. Mi scuso per lo sfogo, ma francamente credo che non si possa restare indifferenti rispetto ai fatti di questi giorni. Soprattutto non basta l’indignazione personale che deve invece diventare – almeno io lo credo – azione politica conseguente senza dover ripetere, per una volta almeno, il rituale “ma anche”.

Ippocrate e Maroni

Invito tutti a leggere attentamente il tanto citato giuramento di Ippocrate (http://www.unicz.it/didattica/corsi/anatomia_umana/giuramento_di_ippocrate_testo.htm).
A destare la mia attenzione sono le parole seguenti: “curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica [...] il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto [...] di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato”. Come tutto ciò si concili con quanto previsto dal ddl sulla sicurezza, secondo il quale i medici possono denunciare i clandestini, francamente mi sfugge. Spero che “le persone che siedono sulle persone giuste per decidere” siano in grado di spiegarmelo/celo. O forse tutto ciò non merita il polverone mediatico sollevato per altri casi attinenti la vita, la salute e la cosiddetta deontologia professionale?
Elsa

giovedì 5 febbraio 2009

Perché poi tacere?

E' un momento di sofferto frastuono intorno al mistero della vita e della morte; tutti dicono "bisogna stare in silenzio" e tutti ne parlano ininterrottamente - gli opinion man sui media, la cosiddetta "base" a scuola a tavola o al bar. Senza ipocriti inviti ad un tacere che nel villaggio globale è soltanto scappatoia per non prendere posizione si ritiene giusto rivolgere un pensiero rispettoso e solidale a chi per amore ritiene sia giunto il drammatico momento di dire basta ad un'agonia senza fine. Ma anche cogliere l'occasione per sottolineare che i corifei della "vita ad ogni costo" che siedono sulle poltrone giuste per decidere dovrebbero prendere in considerazione anche chi sempre per amore ritiene di portare avanti ad oltranza una vita resa possibile soltanto dai macchinari: pochi si possono permettere ricoveri in cliniche adeguate, i più devono scegliere tra l'assistenza al proprio congiunto e la possibilità di lavorare; cioè tra trascurare le cure ed aver da mangiare oppure dedicarsi a tempo pieno alle cure perdendo vitto e alloggio. Ci si strappa le vesti invocando principi metafisici da applicare in qualunque circostanza e non si è capaci di rispondere alla semplice richiesta di decine di migliaia di persone che umilmente domandano un minimo di sostegno per accudire i loro cari!
AB

martedì 3 febbraio 2009

Troppo vecchio a 40 anni?

Navigando su Internet mi sono imbattuta in un sito che riporta dati agghiaccianti relativi ai tagli del personale effettuati da alcune delle più grandi aziende nel mondo (http://crisis.blogosfere.it/2008/11/lavoratori-di-tutto-il-mondo-siete-licenziati-1.html). Dall’America, dove è nata con lo scoppio della bolla dell’edilizia residenziale prima e commerciale poi, all’Asia e all’Europa questa crisi non risparmia nessuno. Colossi industriali e piccole realtà economiche ne sono coinvolte, anche se con esiti differenti. La conseguenza sulla vita del lavoratore dipendente o atipico (come oggi viene chiamata una tipologia di professionisti per cui non si è riusciti a trovare definizione migliore) è la stessa, la perdita del lavoro, che nella peggiore delle ipotesi può portare alla situazione ben rappresentata dall’immagine del sito poc’anzi citato. Il panico generato da questa congiuntura internazionale è dunque più che comprensibile. “Può capitare anche a me” è il pensiero che frulla nella testa di tanti, giovani e meno giovani. Ma veniamo al problema ... La perdita dell’occupazione e, dunque, di un reddito, non è un problema nuovo anche se, senza dubbio, oggi si presenta con una violenza che i nati dopo la seconda metà del secolo scorso non hanno (fortunatamente) mai conosciuto. Il problema risiede piuttosto nella difficoltà di trovare una nuova occupazione quando si ha oltrepassato la soglia dei quarant’anni (o forse anche dei trenta?). Inutile negare che sul mercato del lavoro, dai 40 anni in su, si è già considerati “vecchi”. Questa distorsione (perchè di questo si tratta) ha anch’essa delle spiegazioni, prima fra tutte il quasi totale disimpegno nella formazione permanente (quella che tanti, ignorando di possedere un termine italiano più che adatto per definirla, chiamano “long-life learning”). Ciò è ancora più grave se si pensa che il famoso (o si dovrebbe dire famigerato?) Trattato di Lisbona prevede entro il 2010 il raggiungimento di standard per l’Italia ancora utopistici, e che il nostro Governo poco o nulla ha fatto in termini di incentivi, di detrazioni fiscali e, più in generale, di piani per colmare il divario esistente tra il nostro Paese e gli altri dell’Unione Europea. Cari politici italiani, donne e uomini adulti non hanno forse il diritto di poter spendere le loro competenze o acquisirne di nuove ed avere un lavoro che li faccia sentire attivi e produttivi in una mercato del lavoro che ora, ahimè, sembra non vedere le grosse potenzialità che essi possono esprimere? Un consiglio spassionato: date una riletta all’articolo 4 della Costituzione ...

EleEsse

domenica 1 febbraio 2009

Intitolazioni e lapidi commemorative

La storia di una città passa anche attraverso segni tangibili che identificano un avvenimento, un individuo o un gruppo di persone che si ritiene valga la pena di ricordare. In questo contesto si indicano alcuni esempi e si chiede ai lettori di questo blog un parere in merito:
- Dopo la gita organizzata da Isonzo Soča sui luoghi del protestantesimo goriziano, molti hanno proposto di installare una lapide sotto il balcone di piazza Cavour dal quale secondo la tradizione predicava Primož Trubar, figura di primo piano del protestantesimo europeo primo traduttore della Bibbia in lingua slovena.
- Voce Isontina propone di installare una lapide nella rinnovata Piazza Vittoria per ricordare la visita e le parole di pace pronunciate da Papa Wojtyla il 2 maggio 1992: fu un momento storico nel periodo immediatamente successivo all'indipendenza slovena.
- E aggiungere all'Auditorium "della cultura friulana" il nome di "Celso Macor", poeta e cantore dell'unione nella ricchezza delle diversità fra le componenti culturali della nostra terra?
Cosa ne pensate?