sabato 31 gennaio 2009

Bonus/malus

Il 19 dicembre 2008 ha preso il via, accompagnata da grande battage sulla stampa locale, la consegna dei buoni- spesa da 25 euro ciascuno, da utilizzarsi entro il prossimo 28 febbraio, agli ultrasessantacinquenni con un reddito annuo inferiore ai 7500 euro. Il Comune aveva stanziato alla bisogna un importo complessivo di 40000 euro suddivisi in 1600 bonus. Per l’occasione non erano mancate anche impegnative dichiarazioni da parte del vicesindaco Gentile, per il quale l’intervento assistenziale del Comune “mette in circolo nell’economia goriziana quattrini che danno fiato ai commercianti” (Il Piccolo 17/12/08).
Si è oramai alla fine di gennaio e manca un mese alla scadenza dell’iniziativa, e forse un primo bilancio si può già trarre. Alla data corrente, i bonus distribuiti a coloro che ne hanno fatto richiesta superano di poco il centinaio, di fatto i richiedenti non sono stati più di una settantina, visto che per redditi inferiori ai 5250 euro venivano distribuiti due buoni. Si può ben dire: un autentico e clamoroso flop, che fa il paio con quello della social-card. Si poteva far meglio e operare per una migliore riuscita dell’intervento di assistenza, in un momento così difficile?
A Gorizia gli over 65 sono circa 9300, con una incidenza pari a circa il 26% sulla popolazione totale (36000 unità), mentre sulla base delle dichiarazioni dei redditi dell’anno 2004 i goriziani (di qualsiasi età) con un reddito fino a 7500 euro, erano appena 1154. Ora, ammettiamo pure che la fascia di cittadini con redditi inferiori al limite di 7500 sia nel frattempo raddoppiata (cosa del tutto improbabile) arriveremo a 2300 unità, e calcolando su questa base un’incidenza anche del 30% di popolazione anziana sopra i 65 anni, non si arriva alle 700 persone.
E allora uno fa alcune considerazioni: non era forse più appetibile una offerta più contenuta nei numeri e più sostanziosa nella quantità, 400 buoni da 100 euro oppure ottocento da 50 o 500 da 80 euro, insomma calibrare meglio l’offerta di aiuto? Su che base sono stati predisposti i 1600 buoni, mentre i potenziali beneficiari paiono essere in numero ben inferiore?
E i soldi non spesi per mancanza di beneficiari che fine fanno? Saranno nuovamente assegnati all’assistenza o costituiranno un “virtuoso risparmio”, magari tale da essere inserito nella determinazione per il”premio di risultato” di qualche dirigente positivamente valutato dal “nucleo valutativo”?
E pensare che erano soldi che dovevano aiutare l’ “economia goriziana dando fiato ai commercianti”, a tutt’oggi l’equivalente di 2500 euro di spesa, o poco più!

venerdì 30 gennaio 2009

Luciano Spangher

Un pensiero a Luciano Spangher, una persona che ha saputo amare Gorizia e la sua storia. Autore di molte pubblicazioni è stato attento osservatore delle vicende cittadine, spesso presente anche sulla stampa con i suoi articoli, sempre accuratamente documentati a volte delicatamente critici e pungenti. Con il suo sguardo profondo e l'umiltà dell'autentico sapiente si è dimostrato attento ed accogliente nei confronti di tutti, interpretando nel più alto dei modi il ruolo dell'"uomo di cultura": aiutare chiunque - letterati e illetterati, anziani e bambini, colti ed incolti - a conoscere per amare la storia. La sua scomparsa lascia un grande vuoto nella nostra città.

giovedì 29 gennaio 2009

Come dare i numeri: il contratto di quartiere 2

Durante una seduta del Consiglio Comunale, davanti alla mia perplessità sulla costruzione di un asilo di 90 posti nel quartiere di Campagnuzza, asilo sovradimensionato che a mio avviso avrebbe del tutto snaturato quello che si chiamava “Contratto di quartiere 2”, costruzioni di alloggi secondo criteri innovativi della bio edilizia, l'assessore Romano rispondeva che bisognava fare così perché la legge impone di aprire asili con almeno tre sezioni. Ora evidentemente la legge è cambiata perchè il nuovo progetto prevede un asilo di 60 posti, e un numero variabile ed imprecisato di alloggi, che, a seconda dei mesi e di chi parla, passano da 54 a 24 a 48. La questione del contratto di quartiere si fa sempre più ingarbugliata e confusa, eppure il Comune ha in bilancio 8 milioni e 552 mila euro stanziati da Stato e Regione per quest'opera innovativa. In tempi di penuria e di mancanza di alloggi sembra che questi soldi e queste case non interessino, almeno agli enti pubblici. Il Forum ha sollevato in consiglio comunale e sulla stampa varie richieste sui tempi e sulle modalità del progetto. Il Comune è direttamente interessato alla vicenda: ha in bilancio il denaro pubblico ed ha interesse a che il lavoro venga svolto in un'area dequalificata, inoltre ha un suo rappresentante in Ater che potrebbe essere interpellato per sapere gli sviluppi della situazione. L'interrogazione rivolta in Comune su Campagnuzza era dell'estate 2008. Il sindaco sollecitava il rappresentante in Ater a relazionare sulla questione nel luglio 2008, senza ottenere alcun risultato e ripeteva il sollecito nell'ottobre del 2008, anche per rispondere alle interrogazioni di altri consiglieri che nel frattempo si erano aggiunte. Ad oggi, fine gennaio 2009, non sappiamo ancora nulla. Chiedo al Sindaco: dottor Romoli, non è che ripetiamo il caso Baccarin e che lei si dovrà indignare di nuovo perché nessuno la tiene al corrente? Come intende muoversi perchè le risposte sul contratto di Campagnuzza vengano date - con cortese sollecitudine - a quasi otto mesi dalla loro richiesta?
Anna Di Gianantonio

mercoledì 28 gennaio 2009

Spqb

Spqb, direbbero Uderzo ed il compianto Goscinny: i benzinai affermano infatti che l'unico che ha fatto qualcosa per loro è stato il sindaco Romoli e che è stato lasciato solo. Cosa ha fatto per loro e da chi è stato lasciato solo? Si era presentato agli elettori come colui che avrebbe risolto la questione della zona franca, ha rifiutato qualsiasi aiuto da chi gli proponeva di collaborare in un "patto per Gorizia", è riuscito nell'impresa di fallire miseramente l'obiettivo con la sua amministrazione di destra, quella regionale di destra e quella nazionale di destra, tutte infarcite di suoi grandi amici... Ora versa sorridente il gasolio sapendo benissimo che oltre metà degli esercenti dovranno fare le valigie a causa di provvedimenti già decisi nella sua Regione "amica". Ed essi cantando fratelli d'Italia con i vessilli tricolori al vento lo applaudono entusiasti e dicono che soltanto lui ha fatto qualcosa per loro. Mah, proprio spqb!

martedì 27 gennaio 2009

Acqua in bocca


“Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri.L'acqua è sacra in ogni paese cultura e fede del mondo.L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca.”

Giornata della Memoria


Per non dimenticare...
Mostra fotografica AUSCHWITZ-BIRKENAU: fotografie di Antonio Fabris. Dove: sala mostre dell'Auditorium della Cultura Friulana via Roma 5 Gorizia. Organizzatore: Associazione Amici di Israele in collobarazione con UIL scuola, IRASE, Circolo Fotografico Isontino e Comune di Gorizia.
Sabato 31 gennaio alle ore 17.00 presso la Libreria Antonini in Corso Italia a Gorizia, presentazione del libro “TUTTO QUESTO VA DETTO. La deportazione di Maria Rudolf” saranno presenti Maria Rudolf e Gabriella Nocentini autrice del libro. L’incontro sarà coordinato da Anna Di Gianantonio.

lunedì 26 gennaio 2009

Terrazzini all'amianto







Ecco alcune immagini delle lastre al San Giovanni di Dio. I terrazzini sono stato talmente bassi e le lastre talmente evidenti che soltanto un direttore sanitario o un qualsiasi responsabile della ristrutturazione non vedente avrebbe potuto non notarli.
E allora che delusione!
Che tristezza vedere già svanita l'indignazione di Romoli e ancora al proprio posto chi ha voluto il siluramento della dott.ssa Zanin, responsable della sicurezza sul lavoro ed esperta di amianto...
Che tristezza nel leggere oggi le sue parole "mi hanno lasciato tutti solo", proprio lui che ha rifiutato ogni collaborazione quando proponevamo il patto per Gorizia, che si è presentato agli elettori come il "velocizzator" che avrebbe sistemato con le sue conoscenze altolocate la questione della zona franca, la sanità goriziana, i multati dal t-red e così via.
In effetti ha velocemente "sistemato" Gorizia, l'ha conciata per le feste. Alla faccia del suo sorriso radioso mentre si diverte ad imparare il mestiere dei benzinai.

domenica 25 gennaio 2009

Rosa si è seduta, Martin ha marciato, Obama potrebbe correre, i figli volare... E noi?

Rosa si è seduta (sul sedile proibito dell'autobus) perché Martin potesse mettersi in cammino. Martin ha marciato perché Obama potesse correre. Obama correrà perché i nostri figli possano volare.
Così qualcuno ha scritto su uno striscione srotolato al passaggio del corteo che accompagnava Obama alla cerimonia di insediamento alla Casa Bianca. Non si può che augurargli di riuscire nel difficile compito di corrispondere alle enormi speranze che la sua elezione ha suscitato nel mondo.
Ci si può chiedere dove sono finiti - dove "siamo" finiti - coloro che applaudivano a Rosa Parks che sfidava l'apartheid, che piangevano di ammirazione ascoltando Martin Luther King, che manifestavano contro la guerra nel Vietnam e si indignavano davanti alla violazione dei diritti umani.
Dopo la famosa "caduta del muro" ci sono state terribili guerre a qualche centinaio di chilometri di distanza, due insensati "massacri del Golfo", una miriade di "11 settembre" che hanno centuplicato il numero dei morti dell'attentato alle Twin Towers; tutti hanno saputo delle torture a Guantanamo, della violazione sistematica dei diritti umani in quasi tutti i Paesi cosiddetti "civili" del mondo; decine di migliaia di esseri umani giacciono nelle sabbie del Sahara e sul fondo del Mediterraneo colpevoli di aver sperato in un futuro migliore; i sopravvissuti sono trattati come si può facilmente documentare in questi giorni a Lampedusa, anche nel Friuli Venezia Giulia c'è chi vorrebbe negare agli irregolari l'assistenza sanitaria e sospendere di fatto per loro la dichiarazione dei diritti dell'uomo; a Gaza sono state usate le bombe al fosforo, una violazione sistematica del già discutibile "diritto internazionale", un massacro perpetuato nel buio assoluto dell'informazione, senza nessuna possibile giustificazione neppure quella dei comunque insostenibili razzi di Hamas; la stampa è allineata con il potere e per quanto concerne la libertà di espressione l'Italia si trova nella parte più bassa della classifica planetaria; la legittima protesta dei benzinai goriziani che applaudono il Romoli sorridente che sa benissimo quale sarà il destino di oltre metà degli esercizi viene trasformata da qualcuno in una manifestazione di nazionalismo italiano con anacronistiche venature antieuropee.
E sui giornali si discute sulla "bontà" dei soldati filo nazifascisti che hanno combattuto "per il bene di Gorizia", sulle "ragioni" degli sconfitti in nome di una riablitazione mascherata dal nobile nome di riconciliazione, quando non sul sesso degli angeli e su quanto avrebbero speso per lo shopping gli amministratori provinciali in Argentina...
Rosa si è seduta e dalle nostre parti si è rimasti seduti; Martin ha marciato e qui ci si è fermati; ci si augura che Obama corra mentre si guardano le veline alla tv; forse i nostri figli voleranno... saranno stupiti della nostra in-coscienza

sabato 24 gennaio 2009

Quanti litri...?


Che pena vedere un sindaco ridotto a fare il benzinaio (con tutto il rispetto dovuto ad una categoria produttiva) per evidenti interessi di bottega! Dopo il tracollo della sua popolarità, scesa in pochi mesi – per la precisione 6 mesi – dal 60% del sondaggio commissionato “su misura” e pagato con i soldi “prelevati dalle tasche dei cittadini” (come piace dire ai forzisti), al 48%, come certificato dal Sole 24 Ore – dopo aver assicurato che non c’era ombra di amianto al San Giovanni di Dio, dopo aver annunciato per l’ennesima volta un qualunque inizio dei lavori, deve fingere di regalare gasolio (chè il regalo lo fanno i gestori del distributore) per recuperare qualche decimo di punto di popolarità!Ma non era forse andato più volte a Roma, avendo ripetutamente assicurato i goriziani sul recupero della zona franca? E a Roma era andato più volte anche per una positiva soluzione delle multe ai semafori, così come per rivendicare dall’amico Frattini il ruolo di Gorizia in occasione dell’entrata della Slovenia nell’area Schengen. Infatti, tutti ricordano che poi la cerimonia si svolse in quel di Trieste.Occorre dire, contro il sindaco Romoli si accanisce un destino “cinico e baro”: la scorsa settimana i mille litri di benzina gratuita andarono bruciati in un baleno con file chilometriche, quest’oggi – con il Sindaco alla pompa del gasolio – sono stati distribuiti 740 litri e ne avanzano, ancora da distribuire, altri 260. Chissà, forse questa volta i goriziani non si sono fidati.

Donald Lam

I politici si preoccupino dei problemi della gente, non della poltrona

Finalmente il centro-destra regionale si preoccupa seriamente del problema della disoccupazione. Con la proposta di eliminare il limite di tre mandati in Consiglio regionale il PDL combatte il precariato dei politici, che li costringerebbe, dopo 15 anni, a cercarsi un altro lavoro. Se il centrodestra mostrasse lo stesso impegno nel garantire lavoro e aiuti al resto della popolazione, potremmo stare tranquilli. Invece la maggioranza in Regione ha smantellato il reddito di cittadinanza e gli aiuti ai precari, e dimostra un coinvolgimento viscerale solo quando si tratta di incollare il proprio posteriore alle sedie del potere.
Bisogna dire che non sono preoccupati di garantire un posto a tutti i loro colleghi (sarebbe troppa grazia) ma solo ai maschi. Infatti vogliono abolire anche la norma che prevede almeno un terzo di donne in Giunta e i premi per i gruppi consigliari con donne. Questa ostilit verso le donne in politica comprensibile: si sa che le donne hanno spesso il difetto di interessarsi troppo alle persone e ai problemi concreti, e quindi possono disturbare chi vuole godersi la beata quiete del Palazzo.
Quella che ci offrono in questi giorni i politicanti del centro-destra l'immagine più squallida della degenerazione della politica. In un momento di crisi economica gravissima, che minaccia di distruggere la vita di tante famiglie, questi signori, ignari e disinteressati al resto del mondo, passano il tempo ad escogitare strategie per non scollarsi dalla poltrona.
Il limite dei mandati, che ora vorrebbero eliminare, fondamentale per garantire il ricambio dei politici, e quindi per favorire l'afflusso di energie ed idee nuove. Ma serve soprattutto ad impedire che la politica diventi professione e carrierismo invece che servizio, ad evitare che il potere si cristallizzi su se stesso, a scongiurare che col tempo troppe leve del comando si concentrino attorno a pochi veterani e mestieranti del Palazzo.
Il timore che le recenti spudorate proposte contribuiscano ad allontanare ulteriormente la gente dalla politica. La speranza invece che la gente, con maggior convinzione e passione, al momento del voto si decida ad allontanare definitivamente dalla politica chi si occupato solo dei propri privilegi.
Giuseppe Cingolani e Nando De Sarno

mercoledì 21 gennaio 2009

L'assemblea del Forum: molto bene, ma...

L'assemblea del Forum del 20 ha messo in evidenza che il nostro gruppo ha idee, proposte, iniziative: tutte le qualità per fare un buon lavoro in consiglio comunale ed in città. Si ci pensiamo bene è veramente incredibile la strada percorsa dalle elezioni provinciali ad oggi, senza sponsor, senza sponde, senza soldi. Dobbiamo dire che siamo spesso riusciti ad interpretare il bisogno di rinnovamento, ma anche di costanza, disinteresse e rigore che viene dalla gente. Abbiamo perciò qualcuno che ci segue. Ma appunto: qualcuno. Durante l'assemblea non si poteva non notare che la gente è sempre la stessa, un pubblico “fidelizzato” (forse), ma scarso. E' necessario inventarsi modi nuovi di stare in mezzo alla gente, e non possono solo essere blog e giornali che raggiungono solo un tipo di pubblico; la gente a sua volta deve capire, e non lo riesce ancora a fare, che il meccanismo della delega, dell'orticello,del personale, non funziona. Per avere oggi cambiamenti bisogna mettersi in gioco in prima persona, collegarsi con altri, discutere. Non esistono rendite di posizione durature, ma nemmeno destini segnati per sempre da lontane sovrastrutture. Gorizia può cambiare, l'Italia anche, ma ci vogliono facce nuove, stili comunicativi diversi e tanta tenacia.

adg

Buon lavoro, presidente


Ai popoli delle nazioni povere: ci impegniamo a lavorare al vostro fianco per far prosperare le vostre fattorie e far scorrere acqua pulita, per nutrire corpi e menti. E a quelle nazioni che come noi godono di benessere diciamo che non possiamo più guardare con indifferenza chi soffre fuori dai nostri confini, così come non possiamo consumare le risorse del mondo senza considerarne gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi cambieremo con lui. (20.01.2009)


Noi siamo contro l’idea che è accettabile dire tutto e fare di tutto per vincere un elezione. Noi sappiamo che questo è ciò che sbagliano i nostri politici; questo è il motivo per cui le persone non credono più ai loro leader; e questa elezione è l’occasione per dare al popolo americano una ragione per credere ancora.
E ciò che abbiamo visto nelle ultime settimane che noi siamo anche contro delle forze che non rappresentano gli sbagli di qualche campagna, ma alimentano le consuetudini che ci impediscono di essere ciò che vogliamo essere: una nazione.
E’ la politica che usa la religione come una scure, e il patriottismo come un randello. Una politica che ci dice che noi dobbiamo pensare, agire, e anche votare senza i limiti delle categorie che, ipoteticamente, ci definiscono. La convinzione che i giovani sono apatici. La convinzione che i repubblicani non vogliano andare oltre. La convinzione che la salute non riguarda i poveri, e che i poveri non votano. La convinzione che gli afro - americani non possano appoggiare candidati bianchi; che i bianchi non possano appoggiare candidati afro - americani; che i neri e i latini non possano camminare insieme.
Ma noi siamo qui stanotte per dire che questa non è l’America in cui noi crediamo. (South Caroline, febbraio 2008)

martedì 20 gennaio 2009

L'inaccettabile gesto di Cosma

L'assessore comunale Cosma dichiara sornione di non aver partecipato all'incontro delle tre giunte confinanti per protesta contro l'atteggiamento dei governanti della Slovenija che a suo parere danneggiano l'Italia. Al di là dell'incredibile superficialità di chi non sa riconoscere la differenza tra ricerca di importanti orizzonti europei ed affronto delle gravi problematiche locali come si può accettare l'idea che un amministratore di una città sul confine possa rifiutarsi di partecipare ad un tavolo sul quale si discute il futuro del nostro territorio posponendo l'interesse di tutti alla propria posizione politica? Cosma è libero di pensare ciò che vuole, ma l'onorevole Romoli non può tenere nella sua Giunta chi sconfessa così platealmente la linea del dialogo amichevole e possibilmente della collaborazione con i comuni di Nova Gorizia e Sempeter. O è un ipocrita che si presenta come al solito sorridente ai colleghi sloveni ma dentro di sé la pensa come il suo vivace assessore oppure deve immediatamente trarre le conseguenze e costringerlo a dimettersi immediatamente.

domenica 18 gennaio 2009

E dunque sapevano!

La lapidaria ed agghiacciante dichiarazione dell'assessore Kosic alla stampa locale non lascia dubbi: "Sapevamo dell'esistenza dell'eternit. Era in programma di rimuoverlo". Lo sapeva l'assessore regionale alla sanità, lo sapeva, perchè non poteva non saperlo, la manager signora Baccarin. E risulta difficile credere che l'unico a non saperlo fosse il sindaco Romoli, perchè allora ci si chiede di cosa parlasse negli incontri con l'assessore regionale e con la responsabile della struttura sanitaria locale. Sapevano dell'amianto e sapevano della pericolosità dei balconi, per cui si era furbescamente provveduto ad impedire l'accesso ai pazienti predisponendo porte che non si aprivano! Sembra fantascienza, ma è la pura realtà per una struttura che è costata 58 milioni di euro, più del doppio rispetto la stima iniziale, e che qualche amministratore ha definito "essere un gioiellino". Proprio del tutto vero: un gioiellino all'amianto. In questa storia più di qualcuno ha mentito sapendo di mentire, perchè le cose in ogni caso "dovevano" andare in un certo modo e nulla doveva disturbare il rito dell'inaugurazione, con la sfilata dei politici chiamati a far corona alla Baccarin e compagnia cantante. I pochi cittadini che, sotto la pioggia battente, contestavano la cerimonia, vennero definiti sprezzantemente come i "disfattisiti". Quella che si è consumata con questa vicenda è una ferita inferta alla città e a tutti i suoi cittadini. Se questi politici e burocrati avessero un minimo di rispetto per la comunità cittadina, e per loro stessi, dovrebbero trarre la sola conclusione decente e possibile: dimettersi e andarsene.

Forum per Gorizia

Domande del giorno dopo

Romoli indignato ha dichiarato ieri di "non saperne nulla". Oggi secondo la stampa locale che ne riporta le parole virgolettate l'assessore Kosic - immediato referente regionale - per rassicurare i goriziani afferma che "si sapeva da tempo che c'era l'amianto e anche che i balconi troppo bassi dovevano essere ristrutturati perché pericolosi".
A questo punto è difficile comprendere perché Romoli abbia negato con tanta forza - esponendosi alla necessità di smentire clamorosamente se stesso - ciò che all'assessore era già evidente nel momento in cui Bianchini aveva sollevato l'interrogazione: forse non ha pensato di chiederglielo in uno dei quotidiani colloqui precedenti l'apertura del nuovo ospedale? Oppure è stato lo stesso Kosic a dirgli che poteva stare tranquillo? Se fosse stata rivelata la presenza dell'eternit si sarebbe potuta tenere ugualmente la trionfale festa dell'inaugurazione? Cosa ne pensa il presidente Gherghetta che più di ogni altro in quel giorno ha lodato con entusiasmo la perfezione del san Giovanni di Dio?

sabato 17 gennaio 2009

Inaudito: c'è l'amianto al san Giovanni di Dio!

Ha preso in giro la città dichiarando che "non c'era l'amianto" nel nuovo Ospedale e denigrando sornione quelli che mettevano in guardia sulla "bontà" della struttura che si stava trionfalmente inaugurando. Non ha fatto nulla per riabilitare la responsabile provinciale della medicina del lavoro silurata in tempo utile per far aprire l'ospedale in tempi compatibili con il premio produzione assegnato alla direttrice Baccarin. Con la condizionale della buona fede dell'ingenuo che "non sapeva" Romoli primo responsabile della salute dei cittadini goriziani nonché tra i massimi sponsor politici dell'operazione san Giovanni di Dio non può far altro che rassegnare le proprie dimissioni.

venerdì 16 gennaio 2009

Perché l'assessore Seganti non va una volta a mangiare dai Cappuccini?

Erano 80! 80 persone a pranzo oggi dai cappuccini, quando fino ad un paio di mesi fa il trend era al massimo di una ventina. E l’assessore Seganti investe 10 milioni di euro (20 miliardi di vecchie lire) per la “sicurezza”: con quei soldi si poteva garantire in ben altro modo la sicurezza, offrendo agli immigrati richiedenti asilo espulsi dal cara di Gradisca vitto alloggio e ricerca di lavoro. Invece sono stati tolti dalla “strada” dalla caritas e dagli enti caritativo assistenziali che di quei 10 milioni di euro non vedranno neanche l’ombra… Se non fosse in gioco la dignità della persona umana ci sarebbe da chiedersi se vale veramente la pena di “togliere le castagne dal fuoco” di una simile classe politica.

martedì 13 gennaio 2009

Centri commerciali: un'opportunità di sviluppo per il territorio?

Un opinione comune, condivisa da molti, è che un centro commerciale rappresenti sempre e comunque un'opportunità di sviluppo per il territorio. E' veramente così?
Un tempo il territorio era conosciuto e attraversato. Passo dopo passo. Piazze e strade di Gorizia erano gli spazi pubblici, a volte vivaci e a volte tranquilli, di una comunità che in quegli spazi si riconosceva; erano il luogo in cui anziani e bambini, operai e professori, si ritrovavano e partecipavano alla vita della città. Erano il perno tra le famiglie e la società: il luogo in cui gli abitanti diventavano cittadini, in cui si vivevano gli interessi, le necessità, le emozioni comuni a tutti.
Oggi gli stili di vita sono cambiati: passiamo il tempo in casa e il mondo lo conosciamo per come ce lo raccontano alla TV. Usciamo per produrre e per comperare. Viviamo ed esercitiamo il nostro dovere di consumare nelle strade e piazze”di un centro commerciale. Ci muoviamo assieme ad una moltitudine di individui privi di’identità, non più l'operaio o il professore. Siamo sempre più soli e poveri di relazioni. Abbiamo la casa lontana dal centro commerciale recintato, controllato, sicuro ed esportato fuori dalla città. Per arrivarci adoperiamo sempre l'automobile. Oggi, casa e automobile, dopo esser state per anni motore di questo modello di crescita, mandano in crisi l'economia del mondo e la nostra. Ed ecco le conseguenze anche da noi: a Gorizia i piccoli negozi chiudono e i luoghi di incontro quotidiano spariscono. Il sabato di apertura dei saldi, Gorizia era vuota! Tutti al Qlandia o all'outlet di Palmanova.
Sappiamo qual'è il nostro territorio o ne abbiamo perso il controllo? Ci stiamo abituando a non guardare più l'ambiente, a non sentire più l'aria, a non frequentare più gli spazi pubblici.
Come se non bastassero quelli esistenti, ci vengono assicurati due nuovi centri commerciali: uno in via Terza Armata e un altro in città. E ci viene raccontato che saranno una opportunità di sviluppo per il territorio.
Centro o periferia il trucco è lo stesso: un privato compera i terreni e lancia un progetto innovativo”di riqualificazione”di un'area che viene definita depressa, si inventa per l'operazione un bel nome senza senso e gli amministratori pubblici promettono migliaia di nuovi posti di lavoro. Tutti creati dal nulla.
Per indovinare il seguito basta guardare Gorizia oggi: i negozi chiudono e la disoccupazione aumenta. E assieme a quelli del commercio si svuotano gli spazi pubblici e i luoghi di incontro quotidiano.
Altro che territorio ed occupazione, così si sviluppa solo il conto in banca degli investitori che gestiscono queste operazioni.
E in questo modo Gorizia perde il suo ruolo di città come luogo di socializzazione, la sua importanza e la sua influenza sul territorio circostante. E noi smarriamo il contatto con la città, il nostro partecipare alla sua vita.

La compagnia dei transalpini

lunedì 12 gennaio 2009

Campo di concentramento

C’è un filo che, a mio avviso, lega Auschwitz, Hiroshima e Falluja, a Gaza, ovvero che nulla insegna agli uomini la storia già vissuta.
Gaza è la più grande prigione a cielo aperto creata dagli uomini, in questo caso da uno stato democratico come Israele. Ma che senso ha questa democrazia se poi agisce come una dittatura dove terroristi o presunti tali, civili, donne, vecchi e bambini sono considerati tutti uguali, ovvero carne da macello. Che colpe hanno, ammesso che ne abbiano, i padri con i figli? I colpevoli con gli innocenti? Che differenza fa essere innocentemente massacrati nel campo di concentramento di Auschwitz o in quello della striscia di Gaza?
E’ in atto l’ennesima “pulizia etnica” questa volta a danno degli arabi per impossessarsi delle loro terre come è avvenuto nel 1967? E’ questo il progetto di Israele? Riunire tutto il popolo ebraico necessità altre terre e dove prenderle se non cacciando l’unico popolo che non può difendersi ovvero i palestinesi? A meno che non pensiamo che i razzi palestinesi possono difendere la Palestina. Davide e Golia ancora una volta?
I bombardamenti israeliani, «illegali» e «crimini contro l’umanità» anche per l’ONU (27 dicembre e 9 gennaio), stanno causando una carneficina di donne, vecchi e bambini, oltre alla distruzione di campi profughi, infrastrutture sanitarie, scuole, moschee, palazzi interi sotto gli occhi della comunità internazionale e la complicità degli USA.
Le autorità israeliane pensavano che, massacrando con i bombardamenti, sarebbero riusciti a vincere nel più breve tempo possibile. La loro azione aggressiva sta producendo invece un rafforzamento della resistenza palestinese oggi incarnata dal movimento «apparentemente religioso» di Hamas, che proprio grazie ai bombardamenti sta incrementando la propria popolarità a Gaza ed in Cisgiordania oltre che nel mondo arabo. E’ questo l’obbiettivo di Israele? Direi di si. E’ con queste azioni che intende portare la pace?
Credo che il vero obbiettivo di Israele è evitare che si possano giungere alla pace, creando ulteriore odio etnico e rafforzando Hamas. Forse si arriverà ad oltre 1000 morti palestinesi e questo non è un risultato nè militare nè politico bensì una sconfitta per Israele e per l’intera umanità, con il risultato di rafforzare coloro che dicono di voler combattere.

Dalò Vito

sabato 10 gennaio 2009

Stiamo solamente perdendo i palazzi storici?

I nostri governanti sono riusciti in un'operazione magica: farci credere che saremmo diventati tutti più ricchi.
Lo hanno fatto con una politica in atto da molti anni, lanciata da slogan come meno Stato e più mercato, tagliare i lacci e laccioli che intralciano l'impresa, privato è bello. Così, sono state aggiunte responsabilità e tolte risorse agli enti pubblici dello Stato, alle Province, ai Comuni, alle Ater. Il tutto condito da una demagogica propaganda di pulizia e di ordine. La burocrazia è burocrazia: è negativa di per se stessa, inutile, fonte di sprechi e covo di incapaci e fannulloni.
E gli enti pubblici si son fatti convincere che il modello manageriale ed aziendale delle imprese dovesse essere anche a loro applicato, e hanno creduto nel mito del mercato come la misura di ogni cosa. In questo modo anche i beni pubblici, quelli storici, culturali e naturali vanno trasformati in merce e offerti al miglior offerente. Noi non solo non siamo diventati più ricchi ma, con la svendita del patrimonio pubblico, siamo tutti più poveri. Ed ecco la città ridotta a macchina per far soldi. Ecco che Gorizia, mentre diminuiscono gli abitanti e i vecchi edifici della città si svuotano, prevede nuove aree edificabili e costruisce nuovi edifici per immaginari nuovi abitanti. Ecco la vendita di terreni agricoli, come quelli di via Terza Armata, per far posto ad un centro commerciale che sostituirà le piazze e le strade di Gorizia e farà chiudere altri negozi in città. Ecco che vengono previste nuove strade quando per quelle attuali non ci sono nemmeno i soldi per rattoppare le buche. Ecco il nostro patrimonio pubblico abbandonato, lasciato chiuso. Ecco un edificio pubblico storico trasformato in albergo. Ecco un'area centralissima di pregio, lasciata in maniera veramente indecente e affidata ad un supermercato. Ecco all'ingresso della città apparire un orrendo gigantesco cartellone pubblicitario. Gorizia ridotta a merce, a macchina per fare quattrini.
La cosa più stupefacente è che tutto questo sembra incontrare il nostro favore. Ci basta sentirci liberati dall'oppressione delle tasse, non pagare più l'ICI o il bollo dell'automobile.
Domati dalla propaganda TV non ci accorgiamo che così stiamo perdendo il nostro patrimonio, Gorizia sarà più invivibile e le strade e piazze della città abbandonate, i prezzi degli alloggi più alti, le scuole peggio servite, l'assistenza sanitaria a rischio, il lavoro più precario, gli spazi della democrazia più stretti, le possibilità di protestare blindate dalla necessità di sicurezza. Come è successo un paio di anni fa, quando i ragazzi del centro sociale fecero la stessa denuncia che è comparsa in questi giorni sul PICCOLO e furono scortati per la città dalle forze di polizia e da noi, goriziani benpensanti, presi a male parole.
Oggi non ci accorgiamo che oltre ai palazzi storici, Gorizia sta perdendo abitanti, spazi pubblici, il controllo, la conoscenza e la pianificazione pubblica del territorio. E assieme a ciò, sta perdendo anche il nostro essere cittadini.

La compagnia dei transalpini

venerdì 9 gennaio 2009

Lo chiamano popolo della "libertà"!

Uno slogan degli studenti diceva “La vostra crisi non la vogliamo pagare”. A me pare sacrosanto. Per tanto tempo ci hanno fatto credere di essere-come sosteneva Menenio Agrippa per convincere i plebei a lasciare l'Aventino e a tornare a lavorare, senza diritti, a Roma - membra di uno stesso organismo: se mancano le braccia (noi) o la testa (loro), il corpo non va avanti, dunque siamo nella stessa barca, o nello stesso corpo. A parte la metafora che potrebbe subire delle varianti nelle indicazioni fisiche, un tempo i patrizi almeno si scomodavano a parlare con la plebe, oggi nemmeno quello. Questa crisi economica, comunque la si definisca, non è certo determinata dai poveracci, la bolla speculativa finanziaria, la diffusione dissennata di carte di credito e la pubblicità martellante sui vantaggi dei pagamenti dilazionati, chi li ha voluti? L'idea che la vita sia consumo, chi l'ha messa in giro? Che poi molti ci siano cascati, è un discorso diverso e che bisognerà affrontare. Oggi leggo che i dipendenti della sanità (recte:le dipendenti) non potranno più chiedere il par time, se non per casi gravissimi. Ma lavorare a tempo parziale significa avere meno soldi, meno pensione, dunque perchè questo accanimento? Perchè ci mettono agli arresti domiciliari quando siamo in malattia, ci mandano in pensione sempre più tardi, ci negano il tempo parziale? Non sono il popolo della libertà? A me pare che tutto il peso di quanto sta accadendo, degli errori delle classi dirigenti, cadrà su di noi e sui nostri figli molto pesantemente e mi meraviglio che si sia ancora, noi plebei senza neppure i tribuni, così pazienti.

Erinni

giovedì 8 gennaio 2009

La riscossa dei goriziani....

Alcuni cittadini sono andati alla redazione del Messaggero per dire che, se la signora Elsa non se ne andrà via dalla sua panchina che occupa abusivamente (!), loro occuperanno i Giardini, che sono suolo pubblico! Incredibile la rabbia che assale alcuni buoni goriziani contro i crimini dei poveracci: mai che ci si indigni per le guerre, per le speculazioni dei finanzieri che ci fanno perdere i risparmi, per la cassa integrazione; ci si arrabbia solo con i giovani del centro sociale che hanno occupato uno spazio che adesso va a pezzi nell'incuria come il resto della città, o contro la signora che persegue la sua vita di solitudine a molti gradi sotto zero. Poiché lo spazio è pubblico, vorrei sostenere che se si vuole davvero essere democratici, bisognerebbe consultare tutti i cittadini che pagano le tasse per sapere se davvero vogliono mandare via la donna oppure no. Ma di questi tempi mi sa che proporre un referendum comunale non sia una buona idea!

Anna Di Gianantonio

mercoledì 7 gennaio 2009

Siamo ottavi? Chissà gli altri!

La classifica sulla vivibilità proposta secondo criteri oggettivi dal Sole 24 ore al termine dello scorso anno solare ha collocato Gorizia all’8° posto a livello nazionale. La città rientra così dopo un periodo abbastanza breve nella top ten della quale faceva parte già alla metà dell’amministrazione Brancati quando aveva raggiunto addirittura il secondo posto.
I dati che corrispondono a complessi parametri di classificazione scientificamente testati sollecitano ogni volta le reazioni dei quotidiani locali e attraverso di essi i pareri dei personaggi politici del momento. Come quella volta la Giunta Brancati non si risparmiò ampie lodi per il brillante risultato ottenuto così in questa circostanza il sindaco Romoli non ha potuto fare a meno di constatare che la sua cura sta dando i frutti e che chi non condivide tale entusiasmo gioisce della rovina della città.
In realtà le indicazioni del Sole 24 ore tutto sono meno che un assist per approvare o riprovare l’operato di chi governa; esse sono infatti accompagnate da un utile vademecum che va ad elencare i motivi di maggiore e o minore soddisfazione dei cittadini in rapporto all’anno precedente: ottima graduatoria di priorità che per il bene di tutti deve essere ben memorizzata da ogni amministratore.
Se poi si va a leggere con criteri empirici la situazione di Gorizia al termine del 2008 c’è ben poco da gioire: non esiste un organico piano di sviluppo industriale, il settore commerciale ha vissuto il proprio 11 settembre con l’apertura di un grande centro commerciale in territorio sloveno a cinque minuti dal confine con ulteriore accelerazione dello stillicidio di chiusura dei piccoli esercizi che perdura da diversi anni, la perdita secca della zona franca e l’impossibilità di mantenere i prezzi della “regionale” allo stesso più basso livello delle “pompe” slovene ha provocato la perdita di metà clienti a tutti gli esercenti distributori di benzina, mancano fondi per il decoro urbano, le strade e i marciapiedi sono in condizioni pietose, le sedi locali delle università degli studi di Udine e Trieste sono a rischio, perfino i cappuccini e la caritas sono in difficoltà con le mense sovraffollate da vecchi e nuovi poveri…
Certo, con i chiari di luna che ci si ritrova in fatto di finanziamenti chiunque si sarebbe trovato in difficoltà e a nessuno può essere imputato ciò che è nell’impossibilità di realizzare; ciò che infastidisce è leggere ogni giorno sul giornale i titoloni che sparano un prossimo “inizio” o una prossima “fine” di questi e quei lavori che vengono invece ogni volta ulteriormente dilazionati. Se la qualità della vita fosse misurata a promesse elettorali Gorizia sarebbe di gran lunga prima, se invece l’8° posto nella classifica del quotidiano economico significa che si è veramente sotto tutti i punti di vista così in alto più che da rallegrarsi c’è da chiedersi come sono ridotti la restante centinaia di capoluoghi di provincia italiani!

domenica 4 gennaio 2009

Quando si perde il senso delle proporzioni...

Nella striscia di Gaza Israele sta compiendo un vero e proprio massacro, nell'impotenza e nell'indifferenza delle nazioni europee e, purtroppo, dei popoli che vi abitano. La manifestazione di ieri a Milano contro gli attacchi di Israele è stata finalmente una risposta a quanto sta accadendo. Nel corso della manifestazione alcuni manifestanti hanno bruciato una bandiera israeliana. Prontamente una persona che stimavo, Moni Ovadia, è intervenuto dicendo pressapoco che bruciare una bandiera è come colpire al cuore un popolo. Incredibile questa affermazione quando stanno morendo in tanti sotto colpi israeliani che colpiscono ospedali, case, moschee. Possibile che le appartenenze nazionali facciano perdere in questo modo il senso delle proporzioni? Stessa cosa si diceva quando le bombe si abbattevano sull'Iraq in una guerra che lo stesso Bush adesso giudica sbagliata.

Anna Di Gianantonio

sabato 3 gennaio 2009

Liberate gli ostaggi dalle mani dei politici della morte

Il seguente testo è stato pubblicato in ebraico su uno dei più popolari blog di Israele (http://www.haokets.org/) il 29.12.2008; l’autore, Gadi Algazi, è un attivista sociale e militante per la pace da lunga data, è membro del movimento di sinistra arabo-ebraico Hit’chabrut-Tarabut (http://www.tarabut.info/) ed è uno degli organizzatori di Tel Aviv della campagna contro lo spargimento di sangue.



Ci risiamo: un altro round di uccisioni, senza pompa e fanfare, ma con una schiera di orgogliosi contabili di cadaveri (“il bilancio è ancora positivo, abbiamo più morti dalla loro parte”, ci assicurano i commentatori). La TV israeliana ci invita a non guardare le immagini orribili di Al-Jazeera. Non bisogna guardare al risultato, i feriti, i genitori e i bambini. Gli ebrei non devono condividere i sentimenti degli arabi, non si deve pensare alla sofferenza o al futuro. Il “colpo finale” porterà al prossimo contraccolpo. Da Kadima a Labor, da Olmert a Barak, tutti raccomandano di non pensare al passato, a quel che fu fatto con i precedenti bombardamenti nella seconda guerra del Libano (luglio 2006, primo ministro Ehud Olmert, pubbliche relazioni: il partito laburista), in “Operation Accountability” in 1993 (capo dello staff: Ehud Barak), e nell’operazione “Grapes of Wrath” del 1996 (ministro degli esteri: Ehud Barak). Tutte erano “risposte adeguate” attuate con fuoco e fiamme “Una volta per tutte” che hanno portato, puntualmente, al round seguente. La conflagrazione era prevedibile. I mesi di tregua, la Tahdi’a, non hanno tolto l’assedio da Gaza, non hanno impedito che i bambini fossero senza matite, senza cibo, senza libri e le famiglie senza combustibile e senza elettricità. Coloro che hanno tormentato i residenti della striscia di Gaza affinché la loro sofferenza “mettesse sotto pressione i loro capi” si sono impegnati nel terrorismo di stato contro i civili. Mesi di terrorismo israeliano hanno solo sparso la disperazione a Gaza, imbaldanzito coloro che promettono liberazione attraverso la forza delle armi e rafforzato la convinzione che l’unico modo di uscire dal terrore sia il contro-terrore, esasperando la sofferenza degli abitanti israeliani di Sderot e facendo entrare i residenti di Ashkelon, Netibot e dintorni nel cerchio di quanti sono direttamente minacciati. Anche ora, quando il grido di vendetta si ode dappertutto, si deve dire: gli aerei che bombardano Gaza non garantiscono pace e quiete a Sderot, Netivot e Askelon. Le bombe che spargono il terrore e la morte per tutta la striscia di Gaza mentre i bambini sono per strada per raggiungere le loro scuole il mattino presto, queste bombe non porteranno la quiete. Al contrario: i poveri e gli oppressi di questa terra, gli abitanti di Gaza affamata e della periferia di Israele che, contro la loro volontà, sono stati trasformati in una “cintura di sicurezza” per l’occupazione, tutti loro, arabi ed ebrei, sono tenuti in ostaggio da politici senza scrupoli, che non ne risparmiano la vita, e che sfruttano la miseria dei civili per giustificare la miseria e la morte che portano ad altri. Alla fine di questo round di uccisioni si terranno colloqui “indiretti” e politici cinici raggiungeranno degli “ accordi” (understandings). Non intese, non soluzioni, solo accordi temporanei che renderanno possibile alle armi di correre verso il prossimo round. Vaghi accordi permetteranno a quanti hanno il dito sul grilletto di portare a un’altra conflagrazione in qualsiasi momento. Fino a quando rimarremo ostaggi di questi managers della sicurezza non potremo vivere in pace e non potremo aspettarci una vita diversa, libera da continue paure. I due popoli di questo paese sono ostaggi dei politici della morte. Ma non sono tutti ostaggi negli stessi termini. Le vite degli arabi sono valutate molto poco a paragone delle vite degli ebrei. Ma ci sono anche vite a poco prezzo di ebrei. Non a caso i poveri di entrambi i popoli, i non affrancati, coloro che sono “a minor prezzo” dal punto di vista dei governanti, solo coloro che di solito sono mandati a servire come ostaggi e carne da cannone. Per i “politici” la guerra è la cinica guerra dei mercanti di morte, delle elite, dei privilegiati ben protetti, mentre il popolo, entrambi i popoli, fanno la guerra per conto loro.

giovedì 1 gennaio 2009