giovedì 31 dicembre 2009

Sei domande agli anni Dieci

Stanno per iniziare gli anni Dieci. Cosa attendersi dopo il primo scorcio del Terzo Millennio?
1. L'anno 2000 aveva portato con sé grandi speranze, in particolare gli "obiettivi del Millennio" con la road map verso il dimezzamento dell'estrema povertà nel mondo entro il 2015; obiettivi rafforzati dalla campagna giubilare per l'abolizione del debito ai paesi più in difficoltà. La situazione attuale sembra ancora peggiore e il nuovo decennio dovrà dare una definitiva risposta sulla possibilità di colmare almeno in parte l'abisso tra i paesi straricchi e quelli strapoveri.
2. L'attacco alle Twin Towers dell'11 settembre 2001 gelava le prospettive di una riconciliazione tra gli esseri umani dopo le stragi dei Balcani; a quell'attentato seguì un periodo ininterrotto di guerre e guerricciole che hanno provocato milioni di vittime e hanno distrutto gli auspici di un dialogo fra le culture e le religioni per il bene dell'umanità. Il secondo decenio dovrà definire se potrà instaurarsi una vera stagione di pace tenendo presente la profezia di padre Balducci che del XXI secolo diceva "o sarà quello della pace o non sarà..."
3. Le politiche sull'immigrazione in Italia hanno visto un progressivo inasprimento delle misure coercitive e punitive nei confronti di coloro che vengono per cercare lavoro o fuggire dalla guerra. Gradisca d'Isonzo ospita uno dei più grandi Centri di identificazione e espulsione. Il fenomeno migratorio con ogni probabilità crescerà e gli anni Dieci dovranno decretare se è giunto il tempo di circondare il mondo ricco con un muro ben più alto di quello di Berlino o se individuare autentici percorsi di integrazione, dialogo interculturale, rispetto delle diversità.
4. Il mese di giugno 2001 segna anche un passo drammatico per ciò che concerne la realizzazione di un "nuovo mondo possibile". I moti di Genova durante il G8 vengono repressi nel sangue, con una serie di azioni antisommossa che hanno ricordato molto da vicino altri regimi e altre dittature. La primavera dei movimenti è stata di fatto cancellata e il nuovo Decennio dovrà sancire se la strada planetaria sarà quella di uno sviluppo equo, solidale e sostenibile o se gli egoismi di pochi porteranno tutti sull'orlo della catastrofe.
5. I nomi che circolavano nelle stanze alte della politica italiana nel 2000 (che erano più o meno gli stessi degli anni '90) erano quelli di D'Alema, Berlusconi, Napolitano, Bossi, Fini, Bindi, ecc.; i nomi che circolano adesso sono più o meno gli stessi, con qualche più o meno lodevole eccezione. Gli anni Dieci dovranno cerrtamente portare alle riforme indispensabili per far procedere l'Italia verso tempi migliori: ma anche dovranno dire se tali riforme metteranno in discussione anche i principi fondamentali della Costituzione innescando derive autoritarie o se si limiteranno a uno svecchiamento dei meccanismi di sistema.
6. Gorizia, Nova Gorica e Sempeter nell'anno Duemila erano separate da una linea di frontiera che non esiste più: l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea e lo smantellamente delle strutture di controllo ai confini sono il segno più positivo del primo decennio, e non soltanto a livello locale. il Decennio che si apre dirà se questi eventi storici saranno un'opportunità per il potenzialmente ritrovato territorio goriziano: un rilancio economico, produttivo, culturale, turistico oppure se l'occasione sarà seppellita da altri maxi e mini interessi condannando Gorizia ai margini della storia.
ab

mercoledì 30 dicembre 2009

Addio al 2009

Un classico esercizio di fine anno: il bilancio sui dodici mesi appena trascorsi. In profondo rosso la politica nazionale e regionale, la prima caratterizzata da un'evidente accelerazione di un processo disgregativo della democrazia e dei principi fondamentali della Costituzione, la seconda dai poco onorevoli record collezionati per ciò che riguarda le norme più restrittive d'Italia concernenti i diritti e i doveri degli immigrati. A livello locale prosegue il percorso di Gorizia verso una sempre più forte marginalizzazione, con la chiusura quotidiana di esercizi commerciali e la cronica mancanza di prospettive imprenditoriali e produttive; al palo anche la politica culturale, incapace di uscire dai confini mentali che non sono stati aboliti dall'ingresso della Slovenia nell'Unione europea e nell'area Schengen. La crisi economica si è fatta particolarmente sentire nella ventilata chiusura della Carraro e nella sparizione di altre piccole realtà industriali, ma le prospettive per il prossimo futuro non sono certamente rosee. E di positivo, cosa segnalare? Mah, forse alcuni dei primi passi dell'amministrazione Obama in Usa, soprattutto per ciò che concerne la riforma sanitaria e alcune prospettive internazionali di lungo corso; la faticosa approvazione del Trattato di Lisbona che apre prospettive importanti per il futuro dell'Europa; l'inaugurazione della tratta autostradale da Razdrto a Vipava che consente ai goriziani di raggiungere in meno di un'ora la bellissima e promettente capitale della Slovenia. Poco altro, almeno così a prima vista. Ma ben vengano ulteriori riflessioni di sintesi dei nostri "venticinque lettori".

martedì 29 dicembre 2009

Dio salvi la cultura...

Dove va la cultura a Gorizia? Tutti gli enti sottolineano un incremento di pubblico alle varie iniziative, mentre i "tagli" previsti a livello regionale e locale mettono in seria apprensione tutti i cittadini. Chi deve decidere non sembra particolarmente preoccupato: l'amministrazione attuale non ha mai proposto una vera e propria politica della cultura in grado di caratterizzare la vita della città, nessuno si è particolarmente stracciato le vesti per garantire almeno il funzionamento dell'esistente. E dire che realtà di straordinaria importanza come il Kulturni Dom o come la Leg che organizza la grande manifestazione "E' Storia" non domandano privilegi ma semplicemente il fattivo riconoscimento di tutta l'attività di promozione culturale svolta in questi anni al servizio di tutte le componenti della vita cittadina. In questo contesto la proposta del museo del Novecento e della contestuale valorizzazione delle palazzine di confine non è un "pallino" del Forum per Gorizia, ma l'avvio di una politica culturale innovativa, in grado di ridare alla città la propria memoria e di offrire ai visitatori un turismo di alto livello, incentrato su percorsi di rilettura del passato ma anche di promozione del presente in un territorio sempre più internazionale e interculturale. Certo, la pena suscitata perfino nel Sindaco dai fallimentari mercatini di Natale non può essere alleviata dalle luminarie e dalle troppo invadenti musichette del Centro: per quanto riguarda la cultura la Giunta ha raggiunto Ground Zero, ora deve ricominciare da capo se non vuole continuare a inanellare altri pericolosi insuccessi.

lunedì 28 dicembre 2009

Mini Rotonda Maxi pericolo

Segnalazione sulla viabilità.
La nuova mini-rotonda costruita tra le vie Leoni e Lungh'Isonzo Argentina oltre che del tutto inutile è veramente molto pericolosa: chi procede da via Lungh'Isonzo verso il sottopasso della ferrovia riesce a vedere se sopraggiungono vetture da via Leoni, ma NON VEDE eventuali auto che già impegnano la rotonda che ha un diametro troppo piccolo con conseguente classico "buco" nella visuale. Sarebbe opportuno quanto meno inserire dei cartelli che invitano ad affrontare con circospezione la "rotonda pericolosa".
Già che si è in argomento, a quando una fermata dell'autobus da quelle parti? Le più vicine "fermate" in zona sono davanti ai cancelli della Carraro e davanti alla Locchi: chi vive nel "triangolo" tra le vie di cui sopra deve farsi fino a 500 metri prima di raggiungerle, il che non è poco, soprattutto per chi non è tanto giovane...

domenica 27 dicembre 2009

Isonzo impetuoso

Solidarietà a chi è stato colpito dall'esondazione dell'Isonzo a Gradisca e dintorni. Neve abbondante e subito dopo 13 sottozero tra domenica 20 e lunedì, martedì 22 a 15 sopra zero con escursione di quasi 30 gradi; gran pioggia la vigilia e il giorno di Natale; il mare con l'acqua alta che non ha potuto ricevere i fiumi... Una serie di cause concomitanti che ha portato il fiume ai massimi livelli degli ultimi anni. Veramente impressionante!

Dio è con noi

"Il bambino nella greppia non spaventa nessuno". E' una frase estrapolata da un'omelia di Natale e pubblicata sui quotidiani locali. Anche dalle colonne di un autorevole settimanale un sacerdote un paio di settimane fa osservava che "il crocifisso sulle pareti non arreca alcun disturbo".
In realtà nell'interpretazione dell'evangelista Matteo quel bambino aveva talmente spaventato qualcuno da costringere i suoi genitori a trascinarlo precipitosamente in Egitto per evitare di essere coinvolti in una terribile strage di infanti scatenata indirettamente per causa sua; e se veramente il crocifisso non disturbasse nessuno semplicemente non esisterebbe, a meno di ridurre quell'esecuzione a un accesso di pazzia dei sacerdoti o all'ìgnavia di Ponzio Pilato.
Quel bambino e quel crocifisso disturbano eccome! Mettono in gioco un sistema di interesse garantito dai poteri forti della politica, della cultura, della religione di ogni tempo: quello dei re Erode che mettono a tacere tutti coloro che contestano l'assolutismo, quello dei sacerdoti dei vari templi che negano ai fedeli l'accesso al Dio della libertà, della giustizia e della pace.
Quello di chi saccheggia per il proprio interesse le parole evangeliche sull'amore, di chi vuole disinnescare la potenza rivoluzionaria della fede imprigionando il bambino nei presepi di cioccolata e il crocifisso sulle pareti delle pubbliche sale; mentre milioni di innocenti sono uccisi dalla fame e dalla guerra, popoli interi migrano su mezzi molto meno sicuri dell'asinello di Maria e Giuseppe e "non trovano posto negli alberghi", gettati nei Centri d'espulsione, abbandonati in balia delle chimere del capitale, rigettati in mare da chi si arroga di nuovo il diritto di dichiarare che "Dio è con lui"; con lui, non con gli "altri"...

sabato 26 dicembre 2009

Esperienze (poco) natalizie

Notte tra il 24 e il 25 dicembre, distributore di benzina all'estero. Una portiera della macchina lasciata distrattamente aperta (non c'è nessun altro in giro), un gentile cassiere che riceve i soldi. Dalle retrovie esce un personaggio che ha bevuto un bicchiere di troppo; urla: "tu non lasciare portiera aperta, tu maleducato!" - fin qua ci poteva anche stare - "tu italiano qua non sei a casa tua, tu devi rispettare casa d'altri, tu no qua a casa tua..." Un po' di rabbia dentro, un inatteso e inedito orgoglio di appartenenza.
Poi la mattina di santo Stefano c'è un programma su una tv interregionale con due politici che sostengono a spada tratta che "i musulmani non dovranno costruire moschee in Italia fino quando non permetteranno di costruire una chiesa alla Mecca"; oppure che "le chiese sono luoghi in cui si prega e si prende la comunione (sic!) mentre nelle moschee si predica l'odio contro le altre religioni"; fino al classico "loro (i musulmani) non sono a casa propria, devono rispettare la casa di chi li ospita, non devono essere maleducati" e così via... Come non comprendere la rabbia di chi è venuto a lavorare o a richiedere asilo in Italia, di chi ama questo Paese e una, cinque, dieci volte al giorno si sente dire: "tu non sei a casa tua, comportati bene, rispetta la nostra casa"? E se veramente la nostra casa fosse il mondo e ogni terra il luogo in cui ciascuno può gioiosamente donare all'altro la ricchezza della propria storia, cultura, idea di vita, religione, arte e quant'altro?

giovedì 24 dicembre 2009

Speranza di Natale

La luce splende nelle tenebre.
Buon Natale, Vesel Božič, Bon Nadal, Merry Christmas, Frohe Weihnachten...

mercoledì 23 dicembre 2009

Abbassare i toni?

“Pensiamo alle diverse rubriche di approfondimento politico che vediamo in televisione: quotidianamente assistiamo a denunce e accuse feroci, non provate, con processi in corso di svolgimento, offese personali e sterili insulti, che non fanno altro che seminare odio a profusione”. Queste le testuali parole, tra le tante altre usate dal coordinatore provinciale del PdL Gaetano Valenti, per dire “Ora basta con questa campagna di odio”, come titolava un quotidiano locale il suo commento all’aggressione a Silvio Berlusconi. Si limitava, dunque, a indicare quali mandanti dell’aggressione alcune trasmissioni televisive senza fare alcun riferimento a giudici politicizzati o “certa stampa”, come invece hanno fatto in tv e in Parlamento ben più noti rappresentanti del PdL, non ultimo il capogruppo alla Camera il piduista Fabrizio Cicchitto. Gliene diamo atto e ci rallegriamo di non saperlo intruppato nella canea che da anni dà addosso alla magistratura “politicizzata” se indaga per accertare eventuali reati, e alla stampa indipendente, e non di famiglia, se si ostina a fare informazione libera. Quello che però non possiamo accettare è che accusi il Forum di aver detto “di proposito cose false”. Non una delle dichiarazioni riportate nella nota del Forum, attribuite a Berlusconi e tanti altri leader o portavoce del PdL, può essere contestata o smentita, perché documentabile con l’ausilio di una qualsiasi rassegna stampa. Le accuse di falsità, pertanto, le respingiamo al mittente, che – tra l’altro – non è in grado di contestarne nemmeno una. Circa l’invito ad abbassare i toni del confronto politico, ci pare significativo che il coordinatore provinciale del PdL termini il suo intervento con una conciliante domanda retorica sul motivo per cui “l’intervento del Forum contenga tanta malignità e falsità” . Per parte nostra gli auguriamo un sereno Natale da festeggiare con un “rosso d’annata”.
Forum per Gorizia

martedì 22 dicembre 2009

Solo la cultura potrà salvare Gorizia

I disagi patiti negli scorsi giorni nei trasporti sono un richiamo al fatto che l'interesse della nostra terra non risiede più nella collocazione strategica, bensì nell'appeal turistico, storico e soprattutto culturale. Dimenticare questo e trincerarsi orgogliosamente dietro al paravento delle nuove grandi opere significa condannare all'isolamento definitivo il territorio regionale e in particolare goriziano.
E' vero che la nevicata dell'altra mattina è stata breve ma intensa e soprattutto immediatamente seguita da un freddo polare che ha portato la vecchia colonnina di mercurio a indicare fino a quasi venti gradi sottozero in pianura. Tuttavia fa un certo effetto sentire i referenti locali di Trenitalia dire in tv che si è trattato "di un evento assolutamente straordinario e di proporzioni imprevedibili". Si tratta di una spiegazione dei treni soppressi e degli altri disagi ai passeggeri che potrebbe essere giustificabile soltanto all'equatore o presso i tropici...
Anche la situazione delle strade dava adito a qualche pensierino, ad esempio è difficile attribuire soltanto al maltempo la presenza di scie di ghiaccio sulla grande viabilità presso il confine di Rabujese quando dalla parte slovena - a cento metri di distanza - anche le strade secondarie erano perfettamente ripulite.
Dal 12 dicembre tutti i convogli provenienti dal Friuli Venezia Giulia si fermano a Venezia: chi vuole andare oltre deve trasferirsi su un altro treno, ritardi permettendo l'Alta Velocità dovrebbe avvicinare una parte d'Italia, ma di fatto rischia di allontanarne un'altra.
I lavori per la terza corsia dell'A4 penalizzeranno molto il traffico nel supercongestionato "gioiellino" di Autovie Venete; dopo la posa della prima pietra della ristrutturazione si prevedono tempi più propizi invece per il raccordo nostrano, dove è davvero difficile pensare una situazione peggiore dell'attuale.
C'è chi sogna il Corridoio 5, pensandolo come il toccasana: tutto è di fatto ancora da definire, mentre la Slovenia in tempo record ha costruito le principali infrastrutture sull'asse sud-nord, potenziando il porto di Capodistria e proiettandosi con una rete autostradale d'eccellenza verso il mare del Nord. E' vero - ed è difficile pensare al caso - che gli sloveni hanno messo molto meno impegno nella realizzazione del raccordo autostradale Razdrto - Vrtojba, completato con molto ritardo sul previsto e con un risultato non certo entusiasmante che suscita qualche dubbio sull'utilità della rinnovata Villesse - Gorizia pomposamente definita "la futura porta dell'Est".
Insomma, c'è il concreto rischio di essere tagliati fuori da tutti: dal resto del Nord Italia che si può raggiungere soltanto "cambiando" a Udine/Monfalcone e Mestre, dal corridoio 5 che - ammesso che si realizzerà -"salterà" a pié pari Gorizia, dalla Slovenia che sembra privilegiare l'asse verso il nord... Se non ci sarà qualche soprassalto d'orgoglio culturale, altro che capitale dell'euroregione, Gorizia diventerà una triste periferia della storia!

lunedì 21 dicembre 2009

Semplicemente scandaloso...

E' stomachevole la scelta della supermaggioranza che in Consiglio Regionale ha votato “l’adeguamento” dei rimborsi per vitto e chilometraggio ai consiglieri regionali. Una supermaggioranza che include tutto il Pd, il partito dei diversamente concordi, nell’area di centrodestra che governa la Regione, almeno per quanto riguarda le paghe complessive dei consiglieri.. A tal proposito, si sprecano le giustificazioni – del tutto trasversali tra Pdl, Lega, Udc e Pd - per far apparire gli incrementi delle già laute prebende dei consiglieri regionali come una sorta di “scala mobile” per chi percepisce 10.000 euro al mese. Così, riesce del tutto naturale al consigliere Gaetano Valenti dichiarare che “l’aumento dei rimborsi per chilometri e vitto” avrebbe dovuto essere automatico (si tratta di un importo massimo che sfiora i 500 euro mensili), mentre gli fa eco Moretton, capogruppo del Pd, che si sente di dover precisare che ”non è stata aumentata l’indennità dei consiglieri, ferma dal 2003, ma solo i rimborsi spese per i chilometri, vista la maggior percorrenza prevista”. Per coloro che si sono opposti - Italia dei valori e Sinistra Arcobaleno - a questa nuova scala mobile per ricchi in versione camuffata , si sprecano le sottolineature di demagogia populista. Chissà cosa possono pensare le migliaia di cassaintegrati del Friuli Venezia Giulia che vivono – si fa per dire – con 700/800 euro al mese, per non parlare dei tanti giovani precari che non godono di alcuna forma di sostegno al reddito, o i tanti extracomunitari che oltre al posto hanno perso anche il diritto di stare in Italia. Ma si sa, queste sono considerazioni populiste, demagogiche, di falso pietismo cattocomunista, che non tengono conto del fatto che “adesso i consiglieri lavorano di più”, come ha avuto la sfrontatezza di affermare il capogruppo del Pdl in Consiglio Regionale, Daniele Galasso.
Ma forse queste considerazioni saranno lette come un incitamento all’odio nei confronti di onesti lavoratori pendolari che percepiscono la miseria di 8.192 euro (9.175 se presidente di commissione) al mese, cui si aggiungono – per un consigliere di Gorizia - 1.170 per rimborso per l’automezzo e 745 euro per il vitto, ovviamente mensili a far tempo dal 2010. Il tutto naturalmente al lordo delle imposte, tengono a precisare.
Donald Lam

domenica 20 dicembre 2009

Cupio dissolvi...

Pare proprio che una parte rilevante del gruppo dirigente del Pd sia stato preso da una sorta di male oscuro, irrefrenabile cupio dissolvi che fa dire ad Enrico Letta, vicesegretario del partito, che è del tutto legittimo che Berlusconi si difenda, oltreché nel processo, anche dal processo. Così giustificando e condividendo una strategia difensiva mirata ad impedire, di fatto, lo svolgimento dei processi secondo le leggi i in vigore. Ma tutto ciò – evidentemente – è parso poca cosa al cervello politico più fine del Pd, al lìder maximo D’Alema, quello che dirige il partito per interposta persona, il buon Bersani, che al massimo poteva aspirare ad un ministero di secondo piano. Così D’Alema ha pensato bene di ufficializzare l’inciucio, quasi a ripetere la trattativa in diretta tv tra mafia e politica che è andata in scena con l’interrogatorio di Giuseppe Gavriano, il boss che non parla perché troppo oppresso dal regime del 41 bis. Cosa ha detto il nostro Baffino, comandante di Ikarus, di così sconveniente: ha semplicemente proposto una leggina ad personam, che valga solo per Berlusconi, per rimandare i processi del premier, senza far decadere le migliaia di altri processi che sarebbero a rischio – anzi , sarebbero cancellati - con una norma sul processo breve. Poiché, poi, l’impudenza chiama impudenza, ha voluto paragonare l’inciucio di cui si fa apertamente promotore con il compromesso tra Stato e Chiesa realizzato da Togliatti con l’articolo 7 della Costituzione. Nel suo ego smisurato non gli viene in mente che essere stato una volta presidente del Consiglio – per altro dopo aver “armato la pistola” utilizzata da Bertinotti per affondare il primo Governo Prodi, dopo aver ricevuto da D’Alema e Marini ampie rassicurazioni che non si sarebbe andati ad elezioni anticipate – resta comunque un po’ poco per paragonarsi, di fatto, a Palmiro Togliatti. Anche perché il cursus honorum del nostro ha infilato una serie virtuosa di insuccessi: dalla Bicamerale alla presidenza della Repubblica, dalla presidenza della Camera all’incarico prestigioso di ministro degli esteri della Comunità Europea, una serie di clamorosi flop da Guinnes dei primati dei trombati. Eppure è ancora lì, secondo la massima: ritenta, sarai più fortunato la prossima volta. E sempre in buona compagnia, il fido e impareggiabile Nicola Latorre, quello che in diretta tv passava i suggerimenti all’avversario politico del Pdl per contrastare i ragionamenti dell’on. Donadi dell’Idv, che ora auspica che Berlusconi termini comunque la legislatura, anche a prescindere dalle indagini che lo vedono protagonista.
Alla fine, per inquadrare l’attuale difficile momento del Pd ci soccorre una considerazione di Winston Churcill a proposito della pace di Monaco: “Potevamo scegliere tra il disonore e la guerra. Abbiamo scelto il disonore. E abbiamo avuto la guerra”.
Donald Lam

sabato 19 dicembre 2009

Classifica Sole 24 ore: provincia di Gorizia giù di sei posti

Nella classifica del Sole 24 ore la provincia di Trieste risulta la migliore per ciò che concerne la qualità della vita, un balzo di sei posizioni rispetto all'anno precedente. E la provincia di Gorizia? Purtroppo c'è un ulteriore tracollo rispetto al già peggiorato risultato dell'altro anno: Gorizia scende dall'8° al 14 ° posto, una discesa non da poco, tra le più marcate nella parte alta della classifica. Gli indici del Sole 24 ore hanno criteri di scientificità testati e non possono essere sottovalutati: anche se non ci si può paragonare alle sempre più marginalizzate realtà del Meridione il segnale è allarmante, il nostro territorio si allontana rapidamente dalla top ten. Interessanti anche i dati particolareggiati: per ciò che concerne la qualità del lavoro Gorizia scende dal 55° al 77° posto; per l'approccio alla cultura dal 5° al 18°; per il trend della popolazione si scende dal già non entusiasmante 83° al 90° posto; anche l'ordine pubblico lascia a desiderare, si passa dalla 20ma alla 32ma posizione; migliori invece i risultati relativi ai servizi e alla cura dell'ambiente (dal 18° al 6° posto) e migliora anche il tenore economico (dall'8° addirittura al podio con il 3° posto). Insomma più ricchi e puliti, ma meno sicuri e meno colti! Nel complesso è un messaggio forte a chi governa la provincia e i suoi comuni: meditate genti, meditate...

White Christmas

Travnik sotto la neve. Foto di Nevio Costanzo

Lettera di Natale 2009

Ogni anno, in occasione del Natale, un gruppo di preti del Friuli Venezia Giulia scrive una "lettera" che ha la finalità di tradurre l'esperienza della fede in analisi della situazione storico sociale del mondo e in particolare della Regione.
Particolarmente intenso lo scritto di quest'anno, diviso in due parti, una dedicata al "Dio in cui non crediamo", quello di cui ci si può appropriare definendolo "bianco, occidentale, italiano, friulano-giuliano - perfino cristiano -"; l'altra dedicata al "Dio in cui crediamo", quello della Creazione e della liberazione dei poveri, quello di una Chiesa capace di accoglienza incondizionata, di condivisione illimitata dei beni, di lotta per la giustizia sociale in tutto il mondo. Un Dio "libero" da qualsiasi manipolazione, che mai può essere rinchiuso nelle strette maglie delle umane definizioni.
La "lettera" è disponibile presso la Comunità Arcobaleno di Gorizia e sarà pubblicata integralmente sul prossimo numero del Nuovo fvg.

venerdì 18 dicembre 2009

Per una strategia della non-tensione

La questione della violenza non è da sottovalutare.
Anche il Centro di Identificazione e Espulsione (Cie) di Gradisca d'Isonzo è finito sulle prime pagine dei giornali, dopo l'arrivo di una rudimentale lettera bomba che avrebbe potuto fare molto male al direttore; secondo alcuni inquirenti ci sono similitudini con simili gesti dimostrativi verificatisi a Milano e altrove, attribuiti a non meglio specificati "gruppi anarchici" (ma quelli conosciuti hanno tutti ripudiato con fermezza simili atti). La statuetta contro Berlusconi, gli oggetti contundenti "artigianali", le esplicite minacce di limitazione delle libertà di espressione sulla rete di Internet che secondo Schifani può contribuire a creare un clima "peggiore di quello degli anni di piombo"... Tutto ciò inquieta non poco, data la poca chiarezza delle informazioni e i fiumi di commenti strumentali riversati sui media ben prima della formulazione di qualsiasi ipotesi investigativa "fondata".
Solidarietà piena a chi è stato colpito e minacciato in questi giorni, ma anche un invito alla vigilanza a tutti coloro che non condividono le politiche governative: a chi giova innalzare ulteriormente la tensione? Chi può trarre vantaggi da un eventuale ferimento di una persona che svolge il proprio lavoro dirigendo il Cie di Gradisca? Mah...
La nonviolenza nelle legittime proteste oggi non è solo un obbligo morale: è una strategia della non-tensione per vincere democraticamente una pacifica battaglia contro le leggi ad personam, l'inefficienza delle misure anticrisi, la degenerazione del concetto di "bene comune", le politiche pararazziste di gruppi vicini al governo nazionale e regionale, la detenzione nei Cie di persone che non hanno commesso reati, i tagli sistematici al welfare e alla cooperazione internazionale.

mercoledì 16 dicembre 2009

La memoria corta

Dopo aver letto le pacate e concilianti parole espresse da Gaetano Valenti, capogruppo del PdL in Consiglio Comunale, che attribuisce ad alcuni giudici politicizzati, ad alcune trasmissioni televisive e a “certa stampa”, l’aver introdotto e instaurato nella politica italiana un clima di totale contrapposizione e di scontro frontale, si resta annichiliti dalla protervia delle parole e dal totale stravolgimento dei fatti. E’ solo di qualche giorno addietro la conciliante affermazione di Silvio Berlusconi di voler strozzare con le proprie mani chi scrive di mafia e contro la mafia. Di poco precedente l’invito del ministro Brunetta a “questa sinistra di merda di andare a morire ammazzata”. Più indietro nel tempo sono stati Berlusconi e Dell’Utri a fare di Vittorio Mangano , mafioso pluriomicida condannato all’ergastolo, un eroe italiano, quasi a contrapporlo a Falcone e Borsellino. E poi si potrebbe ricordare quella metà degli italiani da Berlusconi definiti “coglioni” perché non votano per lui,oppure l’aver definito dei”matti antropologicamente diversi dalla razza umana” i magistrati, o ancora l’aver qualificato come “fomentatori della guerra civile” i giudici costituzionali. E che dire di quando il centro destra invocava il “regicidio “per rovesciare Prodi o quando Bossi inneggiava alla guerra civile o mostrava in tv una pallottola per i giudici, che nelle valli padane si compera con trecento lire, o ricordava che avrebbe “drizzato la schiena” ad un pm poliomielitico? Se la memoria di Valenti non ricorda possiamo riesumare la definizione affibbiata a Giancarlo Caselli, procuratore di Palermo: “assassino”, “mafioso”, “mandante morale dell’assassinio di don Puglisi, tutte “gentilezze” sparate dal centrodestra e dai suoi giornali e televisioni. Il nostro capogruppo non ricorda ancora? Il ministro La Russa ha così apostrofato i giudici europei sulla questione del crocefisso: “dovete morire tutti”. Potremmo continuare con le minacce urlate da Berlusconi al Congresso del Ppe di modificare comunque la carta costituzionale per sgomberare il campo dagli organi di garanzia, tanto lui ha le palle, oppure ricordare che ha definito “golpisti” gli ultimi tre Presidenti della Repubblica, ma sappiamo già che in ogni caso la memoria, a Gaetano Valenti, non tornerà. E del resto, si trova in ottima compagnia, proprio oggi il piduista Fabrizio Cicchitto ha detto che i giudici hanno liquidato la prima repubblica e i suoi partiti storici. Forse si è dimenticato del pregiudicato Craxi e dei suoi amici, “l’onto” De Michelis, anch’egli pregiudicato e a Venezia conosciuto come “Gianni Demeischei”, del democristiano Bernini, di Cusani, di Cagliari e via via su su fino al “mariulo” Mario Chiesa, da cui tutto è partito. Ma, si sa, per Cicchitto e per Valenti è stata ed è tutta una manovra politica “giustizialista” guidata dai comunisti. A costoro non viene in mente – perché proprio non possono – che in assenza di corruzione o di contiguità con la mafia o con l’avvocato Mills, a nessuno verrebbe in mente di indagare.
Forum per Gorizia

martedì 15 dicembre 2009

Luminarie











Un po' di colore, in questi tempi grigi. Sono le luminarie natalizie, dall'alto in basso il centro di Ljubljana, la via principale di Kranj, il teatro di Gradisca e piazza Vittoria a Gorizia. E' bello che l'inverno sia un po' illuminato, è sulla scia delle grandi manifestazioni che fin dai tempi più remoti accompagnavano il solstizio d'inverno e le giornate più corte dell'anno. Non c'è contraddizione con l'auspicio di un Natale maggiormente attento a chi soffre i morsi della crisi...

Quattro zampe buono due zampe cattivo

I commenti del giorno dopo inquietano. Infatti, scontata la condanna del gesto da parte di tutti - compreso lo stesso autore - si moltiplicano i segnali di un vero e proprio regime. La Bindi e Di Pietro vengono fatti a fettine perché non si stracciano abbastanza le vesti e osano includere il premier tra i destinatari degli appelli alla moderazione di Napolitano. La stampa non ancora del tutto allineata viene additata come potenzialmente eversiva e i siti del libero Internet sono addirittura minacciati di censura preventiva. I cittadini sono sgomenti, le immagini del sangue del premier scorrono ininterrottamente sotto i loro occhi, serpeggia la paura: che si stia alzando il livello dello scontro ma anche che si moltiplichino i pretesti per una svolta autoritaria. Bersani preferisce non approfondire e va caritatevolmente a visitare l'infermo, altri dicono semplicemente quello che pensa poco meno di metà dell'elettorato italiano, che cioè un episodio da condannare senza alcuna esitazione non esime dalla critica nei confronti delle "politiche" governative: vengono tacciati di fomentare la guerra civile, di irresponsabilità, di disumanità. Lui, il segretario Pd, buono; tutti gli altri (politici, giornalisti, magistrati, letterati, ecc.) cattivi... "Quattro zampe buono, due zampe cattivo" strillavano senza posa le pecore della "Fattoria degli Animali" istruite da Clarinetto all'inizio dell'orwelliana rivoluzione... Da rileggere oggi, con qualche brivido.

lunedì 14 dicembre 2009

No alla violenza, senza se e senza ma

Un gesto di violenza come quello compiuto ieri sera contro Berlusconi deve essere riprovato senza se e senza ma: il suo volto insanguinato e smarrito denuncia un atto del tutto insensato, che ha provocato dolore, suscitato preoccupazione, generato sgomento e autentica solidarietà.
Senza questo stupido finale l'aggettivo "inqualificabile" sarebbe stato attribuito al protagonista del comizio che rivolgendosi a chi lo contestava ha detto che loro, i "liberali", non avrebbero mai fischiato nessuno: lo ha detto gridando tre volte con una rabbia mai vista "vergogna!"
Memoria corta o necessità di aizzare le folle? Mah, è difficile dimenticare le "piazze" di Forza Italia, le urla contro i governi precedenti, gli inviti a "prendere le armi contro Roma" del più fedele alleato Bossi. Come è difficile immaginare che Berlusconi - tra un baciamano e l'altro alle eccellenze e eminenze convenute - non avesse sentito l'indegna gazzarra inscenata dai suoi sugli spalti dello stadio Bentegodi all'ingresso dell'allora Presidente Prodi non in occasione di un comizio ma niente meno che della visita di Papa Benedetto XVI a Verona.
Comunque la si pensi non sarà certo la violenza a salvare la democrazia, al contrario ogni goccia di sangue rischia di cancellare le bugie e di rafforzare chi già si sente una specie di mezzo martire "miracolato".

domenica 13 dicembre 2009

Palla al centro

Qualcosa si muove, finalmente volti e idee nuove nella politica italiana: protagonisti un signore distinto di cognome Casini, un astro nascente dalle belle speranze chiamato Bersani, un personaggio suadente con qualche somiglianza fisica con il giovane Rutelli radicale ai tempi dei dinosauri e con l'altro più maturo che fu sindaco di Roma, oltre all'assoluta novità di un ex magistrato entrato da qualche giorno in politica, tal Antonio Di Pietro; si parla anche di un asso della manica, uno strano personaggio che si vocifera essere stato fascista ma che secondo qualcuno avrebbe recentemente detto cose mirabolanti....
Bene, questo manipolo di eroi tenta di sovvertire le sorti del centro e di quella che si fa fatica a chiamare sinistra italiana: basta con i giochetti di partito, con i mostri sacri e inamovibili che hanno determinato i percorsi degli ultimi trenta e più anni della politica, con i venefici personalismi e con le ginoflessioni davanti alla Confindustria e al Vaticano. Il loro programma è chiarissimo e anche essenziale: "per l'intanto rovesciamo Berlusconi, poi si vedrà."
Una raffica di terrore percorre i vetusti palazzi della destra, da Arcore si sentono lamenti ininterrotti e grida stridule: forse è il premier che sospira "i cittadini non mi vogliono più bene" o forse è xxxxx (censura). I suoi alleati si accalcano ai cancelli per consolarlo, in realtà sgomitano e cercano la pole position per la corsa alla successione: i più accaniti - novelli Leone Magno contro Attila sul Mincio - brandiscono pesanti crocifissi e attendono soltanto l'ordine del capo per scagliarsi contro coloro ai quali hanno già rubato i più elementari diritti civili.
Altrove si piangono lacrime vere, ma nessuno sembra accorgersene: la crisi falcia i posti di lavoro come i campi di segala d'estate, gli stipendi non consentono di tenere il passo al carovita, il sistema del welfare viene dissanguato dai costi esorbitanti degli sprechi di stato, la produzione langue e il Paese perde lentamente il proprio prestigio europeo.
Non c'è problema, lo spettacolo deve continuare...

sabato 12 dicembre 2009

Il giorno della Villesse - Gorizia

Circa 1050 giorni di lavoro a partire da oggi; tolte le feste, le ferie e quant'altro il giorno di Natale 2013 si potrà sfrecciare sulla nuova autostrada da Villesse a Gorizia. Questo almeno è ciò che si prevede oggi, quando viene posta la fatidica "prima pietra" dopo una serie infinita di lungaggini burocratiche che hanno consentito al costo dell'opera di quadruplicarsi. Si spera che le cose vadano proprio così, certo la situazione dell'attuale raccordo è insostenibile rispetto ai volumi di traffico aumentati grazie al completamento della Vrtojba - Razdrto; a dire il vero la situazione era insostenibile già prima, strada stretta, pericolosa, con asfalto viscido e buche che con la pioggia diventano laghi.
Già che si è in argomento di promesse, ieri il Romoli sembra aver rispreso il suo sport preferito e ha dichiarato che via Garibaldi sarà aperta per Natale, che la strada davanti sant'Ignazio sarà riaperta entro l'anno e che piazza Vittoria sarà finita in giugno. Si auspica che questa volta l'azzecchi, comunque per tutelarsi ha furbescamente dichiarato che i tempi sono quelli a lui forniti dagli uffici tecnici del Comune. Come dire che colui che un tempo si presentava come il "velocizzatore" ora scarica la responsabilità su quelli che avrebbero dovuto essere "velocizzati". Brutto gioco lo scaricabarile, perfino l'assessore Pettarin, di solito poco incline alle battute, qualche giorno fa vi si è cimentato affermando che "avrebbe reso di nuovo efficiente la ragioneria del Comune": il che, per chi sa leggere e scrivere, significa dire che attualmente la ragioneria non è efficiente e che i ritardi accumulati sulla stesura di bilanci e quant'altro è da attribuire soltanto all'inefficienza dei tecnici e non mai alle alchimie dei politici. No buono!

Non è un paese per giovani

Piene di umanità e importanti sono le considerazioni di Paolo Bevilacqua riportate sui quotidiani odierni: vera solidarietà a tutti coloro che in un modo o nell'altro hanno sofferto nell'ambito della triste vicenda del presunto stupro, garbata perplessità di fronte alla ridda dei commenti "del giorno dopo", proposte concrete per il bene dei ragazzi e dei giovani, i piccoli grandi dimenticati della nostra città. La soluzione non sta nelle task force vagheggiate tardivamente dal sindaco o nei pur condivisibili sermoni che i celibi propinano a chi ha la responsabilità di educare i propri figli: è l'intera società goriziana che si deve interrogare su quali risposte offrire alla domanda di vita e di senso che le nuove generazioni rivolgono a un mondo adulto troppo spesso cinico, disincantato, ripetitivo, arroccato sulle proprie "indiscutibili" tradizioni. Domande mille volte ripetute, priorità disattese: quali spazi realmente formativi offre la nostra città a chi affronta il cammino della vita? Chi ascolta il grido dei giovani, chi è disposto a cedere la propria sovranità senescente per dare loro spazio decisionale in ambito politico, economico, culturale, religioso e quant'altro? Dove dei genitori trovano aiuto e sostegno nell'affrontare i problemi derivati dal misurarsi con chi generalmente ha infinite maggiori possibilità di conoscenza e di informazione grazie al facile accesso ai linguaggi e alle tecnologie della postmodernità? Con quali strumenti gli insegnanti - in particolare nelle scuole dell'infanzia e primarie - riescono a ripensare il loro ruolo in una società multiculturale dove i nuovi arrivati portano valori e prospettive per lo più ad essi sconosciuti? Più volte i gruppi consigliari Forum e Progetto Gorizia in Consiglio Comunale hanno richiesto "tavoli" di confronto - aimhé sempre inascoltati! - per far sì che le uniche azioni finora messe in campo, quelle repressive, possano essere sostituite o almeno accompagnate da quelle in grado di valorizzare l'immensa risorsa che sono i giovani per il presente e il futuro di ogni città.

venerdì 11 dicembre 2009

Povero Sant'Andrea

A parte i tanti disagi che "toccano" a quelli che abitano nella via Cadorna penalizzata oltremodo dalla presenza delle giostre, c'è da rilevare l'assurdo cattivo gusto di alcune. In particolare, tra il monumento al Fante e via santa Chiara se ne trova una che all'altezza del balcone di una malcapitata famiglia sfodera tre modelli di cadavere a grandezza naturale: uno impiccato con il sangue che esce dal collo, uno fulminato sulla sedia elettrica, il terzo squartato da una specie di letto di Procuste. Come si può permettere la pubblicizzazione di una simile crudeltà? Cosa pensano i cittadini di fronte a un simile orrore? Come un genitore può spiegare al proprio figlioletto di cosa si tratta? Non si tratta di segnali simbolici e allusivi, ma di una rappresentazione talmente realistica da sconsigliare perfino l'inserimento della foto su questo blog. Il prossimo anno non sarà accettabile che una parte della città sia presa in ostaggio per due settimane dalle "giostre" (se quella di cui sopra può essere definita tale) e che non ci sia alcuna vigilanza sulla violenza di alcune "esibizioni".

Uomini (di destra) contro

Mettiamo che uno capiti per caso a Gorizia in questi giorni e legga i giornali locali, in particolare le questioni relative alla sanità. Cosa potrebbe pensare? Che c'è un sindaco eroico che sta facendo di tutto per unire le amministrazioni locali e le forze politiche in modo da opporsi ai soprusi del piano sanità proposto dall'assessore e dalla giunta regionale.
Se l'occasionale visitatore conoscesse la situazione politica si domanderebbe: "come mai su un argomento così importante un'amministrazione comunale di centro destra combatte contro una giunta regionale di centro destra mentre al governo c'è un'amministrazione di centro destra?" E da esperto si attenderebbe da un momento all'altro dal sindaco o un chiaro respingimento dell'azione dei suoi stessi "compagni" di partito o un gesto clamoroso di dimissioni per protesta.
Il nostro viandante si interrogherebbe ancora: "come mai il partito democratico provinciale - in palese disaccordo con quello regionale e con qualche parte del frammentato pd goriziano - sostiene, sia pur con tanti se e tanti ma, il non respingimento di un piano sanitario che segna la fine dell'autonomia della sanità isontina?" A questa domanda non saprebbe bene cosa rispondere...
Se poi amasse la ricerca storica, il visitatore si chiederebbe se il così deciso primo cittadino sia lo stesso Ettore Romoli a suo tempo assessore regionale alle finanze, tra i principali responsabili della vendita e ristrutturazione del San Giovanni di Dio, operazione che ha segnato l'inizio di quella deriva che sembra essere arrivata ormai quasi al capolinea.
Alla risposta affermativa non potrebbe che esprimere qualche dubbio sull'improvviso protagonismo di alcuni e sulla reale efficacia - al di là delle parole rituali - della battaglia del centro destra isontino contro il centro destra regionale.

giovedì 10 dicembre 2009

Finanziaria "di classe"

Se mai ci fosse bisogno di sbugiardare questo governo circa le false promesse sulla diminuzione delle tasse e sul fatto che il centrodestra "non mette le mani nelle tasche degli italiani", la manovra prevista dalla legge Finanziaria toglie ogni dubbio: degli 8,8 miliardi previsti dalla manovra ben 3,1miliardi provengono dalle tasche dei lavoratori, perchè il Governo ha pensato bene di utilizzare le risorse accantonate presso l'Inps per il trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti. Cosa inaudita e che non ha riscontro nella pratica di governo, avvenuta senza alcun coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori e che consentirà di far confluire tale somma in un "Fondo salvadanaio" a completa ed esclusiva disponibilità di Palazzo Chigi, senza riscontro alcuno del Parlamento. Insomma, Berlusconi - di fatto - potrà utilizzare a suo piacimento il contenuto del salvadanaio. L'altra sera a Ballarò, Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, fatto non a torto accomodare tra gli esponenti del centrodestra, bofonchiava improbabili distinguo. Ma questo signore - si fa per dire - è lo stesso che nel 2002 in combutta con Pezzotta, allora segretario della Cisl, firmava con il centrodestra il "Patto per l'Italia", dopo che i preparativi - concordati con l'allora vicepremier Fini - si erano svolti nella lavanderia di un albergo romano per sviare l'attenzione dei giornalisti. E' lo stesso Angeletti che, questa volta con Bonanni, altro segretario Cisl, ha firmato il recento accordo sulle politiche contrattuali tese a svuotare di significato e contenuti il contratto nazionale di lavoro. E' sempre lo stesso signore, si fa sempre solo per dire, che nei giorni precedenti la firma dell'accordo andava a pranzo, con Confindustria e il fido Bonanni, da Berlusconi a palazzo Grazioli e che, "beccato" dai cronisti all'uscita dalla porta secondaria, smentiva indignato chiamando in causa improbabili sosia.
Ma non è questo il punto, almeno non il solo. Il punto vero della questione è che il governo del piduista Berlusconi non solo mette le mani nelle tasche degli italiani e sfila il portafoglio ma addrittura si impossessa dei risparmi accumulati con una vita di lavoro, perchè questo è il Tfr: salario differito e accantonato, una tempo presso le aziende e ora presso l'Inps. Chissà come la prenderanno ora i tanti operai leghisti del nord e del nord-est, quelli che in massa hanno votato per il centrodestra: i loro soldi serviranno a finanziare, a discrezione, le più improduttive spese nel Sud, che si deve comunque tener buono, vista l'emergenza sociale e politica.
In altri paesi, vedi Gran Bretagna, contro la crisi si sono messe in campo politiche redistributive e di equità fiscale, nella fattispecie si è aumentata la tassazione - per altro già elevata - ai redditi superiori alle 150.000 sterline; in Italia no, anzichè ridurre la tassazione a pensionati e lavoratori si è tolta l'Ici sulla prima casa anche ai più abbienti e ora si utlizzano i risparmi dei lavoratori -magari in cassa integrazione - per coprire i buchi di bilancio.
Tutto ciò un tempo si chiamava "politica di classe", dei più ricchi contro i più poveri, di chi più ha e meno paga contro coloro che sono i più esposti ai colpi della crisi; oggi, che la precarietà si è mutata, anche per il centrosinistra, in flessibilità e che le garanzie e i diritti hanno fatto spazio alle opportunità, oggi tutto questo è ricompreso sotto il nome di "finanza creativa", che non si limita più alle "cartolarizzazioni" e ai progetti di vendita di isole e coste del Bel Paese, ma mette direttamente mano nelle tasche degli italiani più poveri. E speriamo che questa volta almeno se ne accorgano!
Donald Lam

mercoledì 9 dicembre 2009

Umiliati e offesi

Il caso del presunto stupro di una tredicenne goriziana tiene banco sui quotidiani locali. Si sprecano le opinioni di giornalisti, di psicologi, di avvocati, di politici, naturalmente di preti il cui parere da super-esperti di figli e famiglie è immancabile in simili occasioni. Sembra che tutti si sveglino all'improvviso e scoprano che Gorizia non è abitata soltanto da pallidi seminaristi e pudiche educande. Eppure non è da oggi che le giovani generazioni alzano in vario modo la loro voce per chiedere un po' di ascolto: qualche gita notturna dietro Pevma o in alcuni locali della città e di Nova Gorica potrebbe essere molto istruttiva per ciò che concerne i concetti di "divertimento" e di "amicizia" abituali tra i ragazzi.
Certo suscita sofferenza il clima di umiliazione e di prepotenza che sempre sta sullo sfondo di simili episodi. Se aiutata da scuola, famiglia e amici la ragazzina saprà tirarsi fuori da questa brutta vicenda; più fatica faranno i poco più che coetanei - uno diciottenne e uno diciannovenne - marcati a fuoco come "pregiudicati" (e quindi considerati predisposti "lombrosamente" alla violenza) e già di fatto condannati come emblema dei mostri del nostro tempo. Ma una volta un imputato non poteva essere considerato colpevole soltanto dopo essere stato giudicato tale da un tribunale?
E infine, dopo aver sparso le rituali lacrime di coccodrillo, come risponderà la società civile goriziana? Si sveglierà e cercherà di dare risposte significative alla domanda di senso, di vita e di protagonismo dei giovani, ovvero alla costruzione del nostro futuro? Ai posteri l'ardua sentenza...

martedì 8 dicembre 2009

Forza Copenaghen!

Quali risultati otterrà il vertice di Copenaghen? Il pessimismo della vigilia non consentiva di aspettarsi chissà che, tuttavia i primi giorni di lavoro sembra abbiano almeno raggiunto l'obiettivo di una forte sensibilizzazione mediatica intorno ai temi dell'ambiente e della possibile catastrofe ecologica. Certo non induce a ben sperare l'esclusione di Al Gore con il suo grido di denuncia relativo al problema del riscaldamento globale (il suo famoso film fu proiettato al Kinemax nel corso della campagna elettorale del 2007); tuttavia le preoccupate affermazioni di Obama e collaboratori nonché dei vertici della Cina e dell'India sottolineano che in realtà è in atto un vero cambiamento di rotta. Da una situazione nella quale lo sviluppo del proprio Paese sembrava essere preponderante rispetto alla stessa sopravvivenza del Pianeta si sta passando a una concezione più globale nella quale appunto la salvaguardia del Mondo comincia a essere considerata (finalmente!) conditio sine qua non per il benessere di ogni singola Nazione. La strada è certamente molto lunga e costellata di ostacoli seminati a piene mani dai controllori e gestori delle riserve di energia; tuttavia è sempre più evidente che anche il singolo abitante del Mondo "centra", in particolare del sempre meno popolato mondo dei ricchi super-consumatori: le scelte di acquisto o non acquisto, di solidarietà o di interesse, di giustizia o di ingiustizia, di rispetto per l'ambiente o di degrado, possono in qualche modo condizionare il futuro e influenzare scelte che avranno conseguenze costruttive e drammatiche per le prossime generazioni.

Conferenza dei sindaci sulla sanità

Mercoledì 9 si riunisce la conferenza dei sindaci per decidere le proposte e le forme di opposizione al piano sanitario regionale. In particolare il sindaco Romoli si è impegnato a suggerire delle modifiche e a sostenere la presenza di osservatori "politici" nelle commissioni proposte da un documento bozza del Pd provinciale. In questo modo ogni decisione ritorna all'ambito suo proprio, quello appunto dei rappresentanti eletti dai cittadini; e le commissioni riacquistano l'unico scopo che giustifichi la loro esistenza, un servizio di raccolta di informazioni e di spunti dalle varie categorie interessate (anzitutto i pazienti, poi il personale medico, i sindacati, il tribunale del malato, la stessa struttura dell'Azienda, ecc.) da offrire alla conferenza dei sindaci, sede deputata alla stesura di qualsiasi bozza progettuale. Adesso si tratta di vedere come andrà a finire, certo che ora - grazie anche alla disponibilità dei consiglieri di Progetto Gorizia e del Forum - la convergenza politica e territoriale assume contorni ben diversi da quelli di soltanto un paio di settimane fa: ora c'è un mandato da parte del Consiglio Comunale, sono state superate le trattative "segrete" tra vertici di partito, l'autentica politica ha ritrovato il proprio spazio e la propria piena responsabilità. E' già un risultato, se poi servirà a migliorare le prospettive poco entuisiasmanti che attendono la sanità isontina, si potrà anche trasformare in un vero successo!

domenica 6 dicembre 2009

Una firma contro la mafia

Se passasse, l'emendamento che prevede la messa all'asta dei beni confiscati ai mafiosi distruggerebbe il senso stesso della legge di iniziativa popolare approvata nel lontano 1996 grazie all'impegno dell'associazione di associazioni "Libera". Quella normativa prevedeva infatti che i beni sequestrati passassero a istituzioni sociali: i campi di celebri e sanguinari boss mafiosi diventarono aziende gestite da cooperative, gruppi e comunità d'accoglienza; nomi di paesi come Corleone, San Luca e Caltagirone si sono scrollati di dosso la triste fama loro conferita dalla mafia e sono divenuti sedi di importanti imprese produttive che hanno strappato alla malavita centinaia di giovani. Mettere all'asta quei beni significa interrompere una catena di solidarietà e sviluppo alternativo, oltre che rischiare il reacquisto da parte di mafiosi nascosti da qualche prestanome. Per questo è importante far sentire la propria voce e contrastare questa minaccia: per farlo basta cliccare sul link di Libera che si trova nell'elenco presente anche sul nostro blog e firmare lo specifico appello.

Informazione è potere!

Sapete cosa c'era su questo palo? L'indicazione erronea "Via del Gabrizio" e "Via dei Gabrizio" segnalata su questo blog lo scorso 12 novembre e rilanciata all'indomani sul Messaggero Veneto. Giustamente il cartello è stato rimosso e adesso da quasi un mese il palo attende la segnalazione corretta. Si spera che arrivi presto... O almeno che sia rimosso il palo!

sabato 5 dicembre 2009

Sempre su Campagnuzza...

Dunque quasi ci siamo: la Regione Friuli Venezia Giulia integrerà i fondi già stanziati da Stato e Regione (8.552.000) per il Progetto di Quartiere 2 al fine di avviare finalmente la realizzazione di 60 alloggi costruiti secondo i criteri della bioediliza – in luogo dei 54 originariamente previsti, ridottisi poi a 24 – e di un asilo che ospiterà due sezioni anziché le tre ultimamente previste. Ater dovrà esaurire l’iter previsto per la stesura del progetto definitivo entro 120 giorni, e quindi entro la fine del marzo 2010. Seguirà poi – sperando che non insorgano nuovi problemi – l’approntamento del progetto esecutivo, a cui seguirà l’iter per l’assegnazione dei lavori, a cui seguiranno i lavori. Tutto ciò è stato comunicato lo scorso venerdì dai vertici dell’Ater di Gorizia nel corso di un’interessante audizione davanti alla commissione urbanistica del Consiglio Comunale, nel corso della quale si è parlato anche degli altri progetti di edilizia residenziale e delle prospettive per il prossimo futuro.
Insomma, se tutto andrà come deve andare per il 2013 il quartiere di Campagnuzza vedrà risanata l’area dell’ex-macello, ora totalmente degradata. Il progetto, nato nel 2004, si concluderà dunque dopo quasi due lustri. Alla fine, come dice il detto, “è tutto bene quel che finisce bene”. Speriamo.
Forum per Gorizia

Il "giornalismo" di Feltri

Feltri dichiara "candidamente" che il polverone sollevato contro l'ex direttore di Avvenire Dino Boffo non aveva ragione d'essere in quanto egli stesso si era fidato di una fonte "insospettabile" rivelatasi poi "inattendibile". Ovvero il direttore del giornale di famiglia di Berlusconi non avrebbe controllato i documenti relativi a quella che si è rivelata una squallida calunnia. Già quando il falso "moralizzatore" aveva lanciato i suoi strali molti si erano chiesti se un tribunale mediatico che non preveda prove e difese possa essere considerato "giornalismo". Ora che lo stesso responsabile della calunnia è reo confesso si può veramente usare la parola "schifo". Senza dimenticare però la proprietà berlusconiana del Giornale, la lunga esperienza di Feltri che difficilmente potrebbe far pensare a un involontario "incidente di percorso" e il risultato ottenuto cioè le dimissioni di un direttore che aveva osato sollevare dei dubbi sulla moralità personale del premier. Altro che libertà di stampa! Resta ancora una domanda, ancor più stringente e inquietante alla luce delle "confessioni" di Feltri: perché la Conferenza episcopale italiana ha accettato subito le frettolose dimissioni di Boffo, esponendolo di fatto ad un vero e proprio linciaggio mediatico?

venerdì 4 dicembre 2009

Fiocco rosa

E' nata Ginevra, figlia di Eleonora e Ivano. Anche dal blog del Forum un grande augurio alla nuova arrivata e un caro saluto ai suoi genitori.

Fasola al vetriolo

Lasciando per un attimo in secondo piano i tanti milioni che paiono sprecati per il Conference ed il fatto che sulla questione sarebbe gradita, oltrechè dovuta, una qualche assunzione di responsabilità da parte di una classe che si vuole dirigente, credo che i commenti al vetriolo di un leghista della prima ora come il dott. Gianpiero Fasola sui presunti favori elargiti ai goriziani rispetto ai cittadini monfalconesi "sistematicamente umiliati ed offesi", meritassero un commento da coloro che rappresentano il ceto politico goriziano. A distanza di cinque giorni dalle esternazioni di Fasola c'e stata la sola puntuale osservazione del dott. Alessandro Caprara che, numeri e dati alla mano citati con grande precisione, di fatto smonta il teorema fasoliano secondo cui "non esiste al Nord Italia un altro comune di 35.000 abitanti ove abbiano sede tutte le strutture pubbliche che hanno sede a Gorizia". Desidero allora ricordare all'illustre politico che, ad esempio, con la costituzione di Iris spa, che inglobava anche la derelitta Enam che operava nel territorio monfalconese, dal 2003 ad oggi nella casse del comune di Monfalcone sono confluiti 1,776.000 derivanti dal cosiddetto "vincolo sui ricavi della distribuzione" mentre in quelle del Comune di Gorizia la bellezza di 36.000, per la modica differenza di soli 1.740.000! Solo per dirne una.
Circa, poi, l'osservazione sulla produzione reale di reddito dal quale ricavare le tasse, il fatto che la storica presenza del cantiere, la cui attività rappresenta da solo il 52% del pil regionale, è un dato di fatto così come altrettanto oggettivo è il fatto che la piccola e scalcagnata provincia di Gorizia, è tale in conseguenza di una guerra che l'ha privata del 90% del suo territorio. In ogni caso, quello che colpisce delle osservazioni del dott. Fasola è lo spirito che le sottende: quello della divisione, quello di mettere gli uni contro gli altri, quello di aizzare i poveri e derisi monfalconesi contro i goriziani che vivono di favori e finanziamenti, come se gli aiuti di Stato non avessero salvato più volte gli storici cantieri.
Dario Ledri

giovedì 3 dicembre 2009

Contro i tagli alla cultura

Cosa propone la Regione Friuli Venezia Giulia nella sua Finanziaria? Un taglio netto delle attività culturali! Non sempre ci rendiamo conto del profondo significato e del forte impatto che la cultura ha, in tutte le sue forme espressive. La cultura è certificato di vitalità, per i singoli e per l’intera comunità. Senza di essa, senza il suo impulso creativo, si svuota di senso ogni nostro desiderio di convivenza, di pace e di reciproca conoscenza. Così infatti deve essere interpretata la Cultura con la “C” maiuscola, soprattutto là dove si parlano diverse lingue e nei terrori di confine: punti d’incontro tra differenti esperienze, come la realtà nella nostra Regione dove si incrociano le culture italiana, slovena, friulana, tedesca e croata. In una cornice come questa la dimensione culturale può e deve essere un’ulteriore espressione di ricchezza e curiosità. Ma dobbiamo pure accorgerci che la cultura della convivenza e della pace non sono “automatiche”, vanno costruite giorno dopo giorno con fatica ed umiltà: anche le esperienze e gli eventi che sembrano “piccoli” e non significativi sono invece insostituibili perché a loro modo contribuiscono a creare occasioni di incontro, di reciproca e sincera conoscenza.Promuovere la ricchezza della varietà delle culture è uno degli indirizzi fondamentali dell’Europa contemporanea la quale si pone come obiettivo il consolidamento di valori quali il rispetto della diversità, la comprensione reciproca, la coabitazione pacifica, la sicurezza, la salvaguardia dei diritti umani. E così la nostra Regione, che dovrebbe essere terra di confine con la finestra aperta (o chiusa) verso l’est europeo e verso l’Asia minore, taglia le risorse ad un’attività che è anche produttiva, un vero e proprio valore aggiunto al complesso quadro sociale della nostra realtà.Il Kulturni dom percepisce finora dalla Regione qualcosa come 90 mila euro ogni anno, il taglio previsto si attesta ontorno alla misura del 30%. Secondo me la vera questione – per il Kulturni Dom di Gorizia come per ogni altra attività regionale - è se la Regione Friuli Venezia Giulia ritiene che il contributo sia stato finora ben investito e se il tasso d’interesse suscitato è stato riconosciuto significativo.E’ vero infatti che anche nel panorama culturale esistono dei rami secchi: occorre stare attenti a non buttare via con l’acqua sporca pure il neonato! In questo momento di crisi la cultura svolge un ruolo importante in quanto volano sociale: proprio per le difficoltà che si ricorntrano ovunque è necessario che gli sguardi siano maggiormente orientati al futuro. Invece di tagliare le buone risorse è necessario investire su chi può garantire una nuova ventata di creatività culturale, di fresca innovazione, una nuova spinta in grado di favorire lo sviluppo della cultura nella nostra Regione.
Igor Komel

mercoledì 2 dicembre 2009

E' ancora Storia...?

Un quotidiano locale riporta oggi con molta evidenza la notizia del bilancio comunale del 15% più magro rispetto al preventivato. Ogni assessore spiega in che modo i "tagli" saranno ripartiti nei diversi capitoli. Interessante la lettura dei diversi interventi, vere e proprie sfide al gioco del "tanto fumo niente arrosto". Alcuni prospettano progetti mirabolanti in evidente contrasto con gli annunci poco entusiasmanti di ciò che passa il convento; altri ridimensionano antiche promesse arrampicandosi sugli specchi ed esprimendosi in perfetto politichese. Particolarmente dolorose le affermazioni sulla Cultura il cui referente neppure nomina il Novecento e sostiene come manifestazione ammiraglia la sola "Gusti di frontiera": ben poco per una città che insieme a Nova Gorica potrebbe essere uno dei centri culturali importanti del Centro Europa e che con "E' Storia" ha dimostrato di poter costruire eventi ben più significativi e caratterizzanti.

lunedì 30 novembre 2009

Questo minareto non s'ha da fare...

Il risultato del referendum in Svizzera contro la realizzazione di minareti ha colto di sorpresa un po' tutti, compresa la conferenza episcopale elvetica che ha definito l'evento "un ostacolo sul cammino dell'integrazione e del dialogo". Saggi i vescovi, spiazzati i partiti, ma davvero non pensavano che la clamorosa iniziativa avrebbe avuto successo? Chi semina vento raccoglie tempesta: la moltiplicazione degli appelli alle "radici cristiane dell'Europa", le "battaglie" per la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, le petizioni contro la realizzazione delle moschee nelle città, le posizioni della Lega Nord sempre più vicine a quelle delle destre xenofobe.... tutto ciò fa da sfondo culturale a una sempre più ignorante e razzista opinione pubblica contraria al sereno confronto fra le religioni e più in generale a un'Europa unita nella diversità. Forse questo voto popolare dalle proporzioni impreviste può suonare come un campanello d'allarme sia per il mondo politico - per esempio decidendo di farla finita con gli ordini del giorno contro la sentenza della Corte Europea a favore della presenza dei crocifissi nelle scuole - che per il mondo cattolico - vigilando sui rigurgiti del cristianismo soltanto culturale e prendendo le distanze senza se e senza ma dalle iniziative leghiste.

domenica 29 novembre 2009

Un anno con il blog del Forum

Il blog del Forum "funziona" da un anno. E' stato spazio di riflessione e discussione, si è sempre più configurato come testata di informazione e approfondimento su tematiche goriziane e non solo. Le statistiche sull'utilizzo sono state introdotte da metà maggio e i risultati sono discreti: una media sui 45 - 50 accessi al giorno e circa il doppio le pagine visitate. Non è male per uno strumento di comunicazione libero da qualsiasi relazione condizionante di ordine economico o politico. Naturalmente si può fare di più e meglio, è indispensabile la collaborazione di tutti coloro che lo visitano, dei loro post, dei liberi commenti e soprattutto della loro forza di diffusione. Per conoscere e aiutare a conoscere un'altra Gorizia.

venerdì 27 novembre 2009

Conference center, chi è costui?

Si resta basiti a leggere le dichiarazioni del presidente del Consorzio per lo sviluppo del polo universitario Enrico Agostinis. La sua prima preoccupazione è di chiarire che lui con la realizzazione del Conference Center non c'entra per nulla , è arrivato quando tutto era stato deciso, e pure realizzato. Invece di cogliere l'opportunità costituita dal poter gestire una struttura di assoluto livello e quindi di poter operare anche per il rilancio del ruolo della città, si premura subito di mettere le mani avanti: io non c'entro, l'ho solo ereditato. Circa poi il suo programma di utilizzo della struttura, ammette di non averne idea perchè "non ci sono convenzioni in atto". Se ce ne fossero state forse avrebbe risposto che lui aveva ereditato pure quelle. Non gli viene in mente che forse è pure compito di un presidente attivarsi per individuare percorsi organizzativi atti a dare contenuto ad una struttura nuovissima ma assolutamente vuota di iniziative. Però, un'idea brillante lui ce l'ha: un utilizzo continuativo del Conference come Aula Magna dell'Università, visto la ristrettezza degli spazi disponibili. Davvero un'idea geniale, ma forse con molto meno si potevano utilizzare gli spazi dell'ex cinema Corso, per dire. No, va bene il Conference Center, costato, con gli arredi 4,3, milioni di euro. Poi però recupera: "Chiaramente la struttura verrà utilizzata anche per obiettivi più alti come iniziative di respiro internazionale". Bontà sua ha scoperto la funzione originaria del Center, ma purtroppo non gli riesce di individuarne nemmeno una, di iniziative. Fortunatamente nel'articolo di spalla lo soccorre il Sindaco Romoli che in concreto ricorda che "a marzo ci sarà l'appuntamenteo prestigioso dell'International Desk che il ministero ha localizzato. E quello sarà il debutto vero per il Conference".E pensare che Agostinis rappresenta il nuovo e di lui si parla come di un possibile candidato sindaco nel 2012.
Dario Ledri

Il Forum c'è

Il Forum per Gorizia esiste e nell'ultimo Consiglio Comunale l'ha dimostrato. E' giusto dirlo per completezza di informazione, soprattutto dopo aver letto sui quotidiani locali le reazioni all'approvazione del documento sulla sanità. Il sindaco lo presenta anche come un ulteriore passo della collaborazione fra Pdl e Pd: in realtà lo stesso Romoli all'inizio della discussione aveva caldamente invitato il presentatore De Santis a ritirare la mozione che - a suo dire - avrebbe danneggiato l'inedito processo di riavvicinamento fra Monfalcone e Gorizia. Sulla stessa linea era il capogruppo Pd che invitava con forza a soprassedere per definire un successivo accordo provinciale. Soltanto dopo le insistenze dei consiglieri del Forum il primo cittadino non soltanto ragionevolmente cambiava idea ma anche sosteneva con sempre maggior convinzione fino a farsene paladino l'iter che ha portato al voto unanime del Consiglio. L'accordo veniva salutato con grande soddisfazione da molti consiglieri, accolto con freddezza da altri - sia di maggioranza che di opposizione - preoccupati della secondo loro possibile inutilità del pronunciamento di un intero Consiglio Comunale. Alla fine si è trattato di un bel capitolo di democrazia reale e di rispetto delle istituzioni.

giovedì 26 novembre 2009

Insieme per la sanità provinciale

Tanto tuonò che piovve.
Alla fine in Consiglio Comunale ha prevalso la volontà di affrontare uniti l'emergenza sanità: il documento proposto dal consigliere De Santis e sostenuto dal Forum per Gorizia è stato rielaborato da vari consiglieri, presentato in aula dal sindaco e approvato all'unanimità. Così il sindaco ha ricevuto un mandato ufficiale da parte dell'aula consiliare e il percorso di collaborazione con Monfalcone e gli altri centri della provincia esce rafforzato da un voto frutto di un dialogo vivace e democratico. E' un piccolo ma buon risultato per la salvaguardia della sanità provinciale.
Nel corso del dibattito è emerso un evidente disagio nelle comunicazioni fra i diversi gruppi del centro sinistra: tutti vogliono l'unità ma ciascuno pretende di dettarne le condizioni. E' l'espressione di normali diversità metodologiche e caratteriali oppure il segnale di una distanza più profonda fra posizioni politiche poco compatibili? Occorre rispondere con una certa urgenza a questa domanda, i cittadini chiedono unità strategica e nel contempo chiarezza progettuale. Possibilmente impegnandosi tutti a recuperare anche un clima di dialogo amichevole e costruttivo...

mercoledì 25 novembre 2009

Da non dimenticare...


A tutte le donne, a tutti gli uomini che amano le donne, a tutte le persone che hanno a cuore il senso della vita.Buona giornata

martedì 24 novembre 2009

Una nota sul vertice FAO

“Siamo fortemente preoccupati per il fallimento del vertice della Fao e per quello, annunciato, della Conferenza dell’Onu sul clima”, dichiara Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). “Le ragioni di preoccupazione sono almeno due”, nota Babolin. “La prima è la non volontà politica, o il completo disinteresse, manifestati dai Paesi più importanti rispetto a due questioni cruciali per il pianeta: la fame e l’ambiente. Due questioni che dovrebbero essere in cima all’agenda politica e che, invece, restano relegate tra i temi buoni per le dichiarazioni di principio. Anche il nostro Governo ha fatto la sua parte. In negativo. Il presidente del Consiglio Berlusconi ha fatto diversi richiami alla centralità della sicurezza alimentare, ma non ha confermato lo stanziamento di 450 milioni di dollari promessi dall’Italia.” “La seconda”, continua il presidente del CNCA, “riguarda la crisi del multilateralismo: è chiaro che i Governi non hanno intenzione di dare un ruolo forte all’Onu. In questo senso, appare particolarmente deludente la decisione degli Usa di accordarsi con la Cina, mettendo così nell’angolo l’Europa e segnando di fatto il fallimento del Vertice di Copenaghen.” “Noi chiediamo con forza al nostro Paese e ai Governi che hanno in mano le sorti del pianeta”, conclude Babolin, “un atto, urgente, di lungimiranza: senza una nuova cornice di rapporti internazionali, realmente multilaterali, non ci sarà futuro per il pianeta.”

lunedì 23 novembre 2009

Chi resterà con il cerino in mano?

Ci sarà l'accordo sulla sanità provinciale nel Consiglio Comunale di domani?
Tutti lo vogliono, Romoli e il pdl che sostengono di "aver finalmente messo insieme Monfalcone e Gorizia", il pd provinciale che rivendica la primogenitura sul patto di ferro che dovrebbe valorizzare la Conferenza dei sindaci e costituire due commissioni ad hoc, il Forum che però chiede di fare chiarezza sulle responsabilità dell'attuale situazione, Progetto Gorizia che per l'asfittico settore domanda ulteriori investimenti piuttosto che tagli...
La verità è che là dove si dovranno discutere e decidere i destini del piano Kosic non c'è alcun goriziano (vedi per esempio giunta regionale e terza commissione del consiglio): per questo e per tanti altri motivi la sorte della sanità provinciale sembra purtroppo segnata, tutti corrono a presentarsi davanti ai cittadini come salvatori della patria, nessuno sembra voler cadere nel tranello e rimanere con il cerino in mano.
Un'autentica posizione politica non può limitarsi a invocare l'unità come un valore a priori; un malato deve essere curato, ma senza anamnesi ogni intervento potrebbe risultare nel migliore dei casi inutile: la sanità goriziana è molto malata ma nessuna medicina le potrà giovare senza che siano evidenziate le cause della sua ormai ultradecennale sofferenza!

domenica 22 novembre 2009

Uniti sì, ma...

Leggo che l'assessore regionale Molinaro, a margine della sua visita in città in occasione dell'inaugurazione di via Rastello, sollecitato dal consigliere Valenti ha espresso rassicuranti dichiarazioni circa il futuro della sanità goriziana. In particolare, ha espresso l'auspicio che in un prossimo futuro la realtà goiriziana trovi uno sbocco sinergico con la vicina Nova Gorica in campo sanitario come in altri campi, alla luce anche dei possibili nuovi e importanti accordi di collaborazione nell'ambito dell'euroregione, a far tempo dal 2010. Dichiarazioni assolutamente condivisibili e che indicano un percorso che vale assolutamente la pena di iniziare ad affrontare con strumenti finalmente operativi, ma che nel contempo necessitano di alcune precisazioni, in mancanza delle quali si corre il rischio di dimenticare chi siano oggi i protagonosti della scena. Primo: l'entrata della Slovenia in Europa è stata formalmente ostacolata dal centrodestra nazionale che si è opposto esprimendo parere contrario. Secondo: all'epoca nello stesso modo ci era espressa l'Amministrazione Comunale guidata da Gaetano Valenti. Terzo: il progetto dell'ospedale transfrontaliero con l'integrazione della struttura di via V.Veneto con l'ospedale di San Pietro è stata deliberatamente affossata con la soluzione del San Giovanni di Dio, fortemente voluta dall'allora assessore regionale Romoli e subito fatta propria e condivisa, anche a costo di ribaltare una precedente scelta, dall'ex-sindaco Valenti. Quarto: all'atto dell'inaugurazione del San Giovanni di Dio il sindaco Romoli, con grande fair play, definì i pochi presenti che dissentivano come "i disfattisti". Quinto: da tre mesi in Consiglio Comunale non si può discutere di sanità goriziana per scelta deliberata del centrodestra.
Oggi, in presenza di un piano regionale che taglia inersorabilmente la sanità goriziana e le funzioni del suo ospedale, inaugurato meno di un anno fa, si invoca l'unità di tutti i soggetti protagonisti della scena politica ed istituzionale goriziana, e non solo, in difesa dei diritti del cittadino e a tutela della sanità goriziana. Si può essere senz'altro d'accordo. Ma ciò deve avvenire, a mio modesto avviso, nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilità. Altrimenti ha il forte sapore di inciucio bipartisan che serve a salvare coscienze non proprio candide.
Dario Ledri

venerdì 20 novembre 2009

Alle cinque della sera...

Domani, sabato 21 novembre "alle cinque della sera" il sindaco Romoli si presenterà nell'arena della conferenza capigruppo per discutere di sanità. Non ha molto da temere: è vero che non ha mai risposto a una - dicesi una - delle numerose interrogazioni (De Santis, Bellavite, Bianchini, ecc.) a lui rivolte sul tema in questi ultimi due anni, che ha accettato senza battere ciglio il deliberato rinvio della discussione dell'ordine del giorno De Santis nei consigli comunali di settembre ottobre e novembre; che ha accusato di disfattismo chi era perplesso il giorno dell'inaugurazione del san Giovanni di Dio, il "gioiellino del Nord Est". Tuttavia ora si presenta come il "salvatore della patria sanitaria provinciale" il cui declino è iniziato proprio una ventina d'anni fa forte dell'appoggio del sindaco di Monfalcone e di parte del Pd provinciale. Insomma, c'è poco da stare allegri: con la firma dei capoccia si sta consumando ciò che era stato previsto in un piano regionale programmato proprio da chi ora si propone come principale oppositore. Che ci sia qualcosa che non va?

mercoledì 18 novembre 2009

Sanità provinciale...

Come volevasi dimostrare: Romoli si presenta a Monfalcone con la parola d'ordine del "patto indissolubile" accolta con convinzione da Pizzolitto e dal Pd provinciale. Il pd goriziano con Portelli chiede una riunione urgente di capigruppo con il sindaco che in verità era già stata decisa e fissata nella riunione degli stessi capigruppo per questo venerdì alle ore 17. Tutti vogliono l'"unità" per evitare che la divisione porti ulteriori danni alla già sgangherata sanità "provinciale" (come usa dire il primo cittadino del capoluogo). E adesso? Chiedere a Romoli se si è sbagliato quindici anni fa quando con Fasola ha seminato le piante che ora danno i loro non-frutti è rompere l'unità in un momento in cui "bisogna convergere"? Domandare ai politici (di entrambi gli schieramenti) che hanno calcato le sedi regionali in questi ultimi due decenni cosa hanno fatto per evitare la situazione attuale è menare il can per l'aia e "rompere" le indispensabili alleanze? Cercare di capire l'operazione vendita san Giovanni di Dio gestita da personaggi importanti della politica goriziana è inutile dietrologia? Dire che "il gioiello del nord est" è una barca piena di falle è disfattismo politico?Insomma, gli schieramenti si domandano se è tempo di procedere da soli attestandosi sulla linea della ricerca di qualche certezza rischiando di passare per responsabili dei quasi certi prossimi fallimenti a livello regionale oppure di saltare sul carro del duo Romoli-Pizzolitto accettando il patto indissolubile che porterà a riconoscere loro il merito di "averci per lo meno provato".

Lei non sa chi sono io...

Se il ciclista percorre con delicata attenzione i controviali di Corso Italia il minimo che può capitargli è lo sguardo fulminante dei passanti. Ma se gli stessi controviali sono trasformati in parcheggio per gli avventori degli esercizi del centro sembra che nessuno se ne preoccupi più di tanto. Si provi a girare per la zona dopo il tramonto e a vedere quante belle auto fanno mostra di sé: sì, perché non ci sono le 500 o le Panda, ci sono soltanto i Suv, le Bmw e tante altre auto di lusso. I cui proprietari, alle legittime rimostranze dei cittadini semplici, sfoderano ancora - alla Totò - il prepotente "lei non sa chi sono io"! (esperienza di ieri) Insomma, tempi duri, ritorna l'arroganza dei ricchi, i non-vip se ne stiano zitti.

martedì 17 novembre 2009

Convincere è vincere...

L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Dieci, quindici, venti anni addietro era impensabile che il manicomio potesse essere distrutto. D'altronde, potrà accadere che i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi ancora di prima, io non lo so! Ma, in tutti i modi, abbiamo dimostrato che si può assistere il folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale. Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L'importante è un'altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E' quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E' il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.
Franco Basaglia
(in Conferenze brasiliane, 1979)

Un uomo solo al comando

Il sindaco Romoli, dopo un paio d'anni di assestamento, ingrana una marcia superiore e inizia a raggranellare relazioni importanti. Scatta e pedala sostanzialmente da solo nell'ambito dlela propria amministrazione.
"Apre" ai vicini Comuni sloveni, si incontra sempre più frequentemente con Pizzolitto a Monfalcone (vedi vicenda Iris e probabilmente prossima difesa della sanità goriziana), riesce a "portare" ospiti significativi in zona, Tondo i prossimi sabato e lunedì, Berlusconi in dicembre per la prima pietra della Villesse - Gorizia, accoglie con simpatia i graditi inviti delle associazioni slovene, incassa le ovazioni dei numerosi giovani del Pdl...
Ha anche smesso di sparare promesse, forte della prossima inaugurazione delle prime opere pubbliche, appropriandosi con orgoglio di ciò che era stato impostato dai suoi predecessori: e come risulta stucchevole l'addossare ogni responsabilità di ciò che va male a chi c'era prima, così risulta poco elegante rivendicare con troppa forza i meriti passati di opere che di fatto vengono restituite oggi ai cittadini. La memoria dei quali ordinariamente non è tanto impegnata nella ricerca di ciò che è stato quanto nello sguardo a ciò che c'è.
Insomma, con una città sempre più marginalizzata dai circuiti europei, con una Sanità a pezzi, un piccolo commercio in ginocchio e prospettive imprenditoriali più o meno zero, chi è stato tra quelli che con le loro scelte hanno avviato questa lunga deriva ora si presenta - e viene accreditato tale - come il salvatore della città, il demolitore degli ultimi muri, l'"eroe" dei lavori pubblici. E molti, per convenienza o per convinzione, gli credono.
Per chi non ci sta è tempo di deporre le asce di guerra e riaggiornare le strategie affinché le grandi idee che hanno guidato i percorsi passati non vengano travolte dall'attivo pragmatismo sorridente e sornione della destra romoliana.

domenica 15 novembre 2009

Far bene alla mafia

Due giorni fa, il 13 novembre, è stato votato in Senato un emendamento che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, considerato da molti un regalo ai mafiosi. Ecco la dichiarazione di don Luigi Ciotti, presidentedi Libera.
"Con l'emendamento votato al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività. Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia. Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan. Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore"regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
Luigi Ciotti Presidente di Libera

sabato 14 novembre 2009

Romoli al SKGZ

Si è svolto venerdì sera presso il KB Center l'atteso dibattito pubblico organizzato dal SKGZ di Gorizia con il sindaco Ettore Romoli. Il presidente Semolič e i numerosi intervenuti hanno invitato il primo cittadino a confrontarsi sui temi che maggiormente interessano la città, dagli sviluppi futuri alla collaborazione con la Slovenia, dalle prospettive urbanistiche al ruolo del capoluogo nella provincia, dagli interminabili lavori pubblici alle opportunità per i giovani.
Romoli ha presentato la sua visione di "città futura" dichiarando che oggi Gorizia è migliore di due anni e mezzo fa, "non soltanto per merito della mia amministrazione, ma anche per una serie di fortunate circostanze"; ha sfoggiato il suo consueto ottimismo relativamente alle azioni future, in particolare dettagliando maggiormente i primi passi del GECT (Gruppo europeo di collaborazione territoriale) con Nova Gorica e Šempeter; ha fatto il punto relativamente al crollo dei muri esterni ed interni, dichiarando che "la città non può avere un futuro se non nella collaborazione con i comuni che la circondano"; riguardo ai giovani ha puntualizzato che il compito di un'amministrazione non è quello di "educare" le nuove generazioni, ma di offrire a esse opportunità imprenditoriali e produttive per consentire a chi lo desidera di rimanere in zona e non incamminarsi verso altri lidi.
Almeno per ciò che concerne la prima parte dell'incontro l'impressione è che Romoli abbia aggiunto all'iniziale realismo da "presidente di condominio" (l'espressione è sua e risale ai tempi della campagna elettorale) un'inattesa vena di idealità internazionale e di - almeno dichiarata - volontà di collaborazione; e che la sua abilità di politico di lungo corso stia emergendo anche attraverso una finora forse sottovalutata vena di umana simpatia. Che poi alle parole corrispondano o seguano i fatti questo è tutto da verificare; è vero anche che la tradizionale squisita e delicata ospitalità slovena ha giustamente scelto la via di un dialogo dai toni amichevoli, senza calcare la mano su temi molto caldi (vedi sanità e molto altro)...
Comunque sia, suona comunque un campanello che invita al risveglio il centro sinistra e la sinistra goriziani: non si può più vivere di sola opposizione, con un sindaco capace di fiutare con intelligenza le opportunità aperte dai nuovi scenari geopolitici occorre un grande salto di qualità culturale e di concretezza politica.

venerdì 13 novembre 2009

Il silenzio sulla sanità goriziana

Sono mesi che si rincorrono le voci di un ulteriore smantellamento della sanità goriziana con l’accorpamento dell’Azienda sanitaria isontina nella realtà triestina, è di qualche giorno addietro la notizia della cancellazione nella struttura goriziana del servizio per l’osteoporosi, la soppressione del punto nascite è ben più che una ipotesi e oggi si aggiunge la notizia del possibile azzeramento del servizio risonanza magnetica. Questa, dunque, la situazione della sanità a Gorizia.
Ebbene, sono quasi tre mesi che della questione sanità non si può discutere in Consiglio Comunale per le tattiche dilatorie del centrodestra.
Il consigliere Bernardo De Santis (Progetto Gorizia) agli inizi di settembre aveva presentato una mozione urgente sulla questione chiedendo che fosse discussa nella prima seduta utile. Per ben due volte il capogruppo del PDL in Consiglio Comunale, Gaetano Valenti, anche con l’ausilio del Presidente Roldo, ha fatto in modo che il Consiglio Comunale di Gorizia a tutt’oggi non lo discutesse.
E’ giusto che i Cittadini Goriziani sappiano che coloro che a suo tempo hanno affondato l’ipotesi della cittadella sanitaria transfrontaliera e hanno concorso a consegnare alla città di Gorizia il “gioiello” all’amianto del San Giovanni di Dio, costato il doppio del preventivato (58 milioni di euro!), sono ancora all’opera: ieri in Regione (assessore Romoli) e in città (sindaco Valenti), oggi in città (sindaco Romoli) e in Regione (consigliere Valenti).
Che l’azienda sanitaria isontina scompaia, che i servizi vengano regolarmente “tagliati”, che il normale turn-over sia bloccato e che i turni e le incombenze per il personale sanitario diventino sempre più stressanti, che i servizi e le attese per il cittadino normale quotidianamente peggiorino, paiono non interessare questi politici, che pure hanno ricevuto la fiducia del cittadini goriziani. E’ da mesi che il Centrodestra non trova la voglia e il tempo di discutere in Consiglio Comunale della questione sanità, come abbiamo più volte denunciato, quasi fosse una fissazione di alcuni sconsiderati “disfattisti” e non, invece, un problema che investe la comunità che pure rappresentano.
Oggi, l’assessore Del Sordi si fa primo promotore di un comitato a difesa del punto nascite. Ma lui dove era quando la premiata ditta Valenti-Roldo mandava tutti a letto pur di non discutere in Consiglio comunale la gravissima situazione della sanità goriziana? Per l’occasione non aveva nulla da dire, così come nulla da dire hanno consiglieri e assessori del centrodestra circa il piano sanitario regionale pronto ad essere varato dalla Giunta Tondo, quello che ha inaugurato nel dicembre scorso il San Giovanni di Dio?
Il Centrodestra oggi al governo della città ha reso, di fatto, obbligatorio il silenzio sulla questione sanità, chissà che i cittadini goriziani questa volta non dimentichino, decretando in futuro il silenzio assoluto su carriere pubbliche già oggi vetuste.
FORUM PER GORIZIA

Disegno di legge "porcheria"

"Una porcheria", così si è espresso Casini; perplessità sono state sollevate perfino dall'avvocato Bongiorno, il che è tutto dire. Ammantato dalla necessità di abbreviare i lunghissimi italici processi il ddl approvato ieri alla Camera si configura in realtà come un incredibile provvedimento ad personam, frettolosamente costruito dopo la bocciatura del decreto Alfano da parte della Corte Costituzionale. Insomma, chi ha in mano i più potenti strumenti mediatici per la generazione del consenso possiede anche la possibilità di orientare il potere legislativo del parlamento a proprio uso e consumo; sembra abbia in mente la modifica unilaterale della Costituzione repubblicana e l'assoggettamento della Magistratura alle indicazioni degli "eletti" dal popolo. Nuvoloni oscuri all'orizzonte fanno prevedere una preoccupante stagione di dittatura democratica...

giovedì 12 novembre 2009

Toponomastica creativa




Oltre ai già segnalati cartelli stradali all'ingresso di Gorizia che due anni dopo indicano ancora i valichi confinari con la Slovenia e agli esileranti svarioni tipo via A. Dante offriamo a chi segue queste problematiche un ulteriore esempio di toponomastica creativa: chi esce verso via Garzarolli proviene da via dei Grabizio, chi esce verso via Terza Armata ha due possibilità, da una parte il cartello indica via dei Gabrizio dall'altra - sullo stesso palo - via del Gabrizio. Insomma, ecco un bel quiz: via dei Grabizio, via dei Gabrizio o via del Gabrizio?

Dalla parte della Transalpina...

Perché questa Giunta "odia" la Transalpina, ovvia piazza di collegamento fra la vecchia e la nova Gorizia/Gorica? Propria non la sopporta, al punto che non soltanto rifiuta l'ipotesi di una festa di Capodanno internazionale ma anche sembra non si sia granché preoccupata di "salvare" lo storico ristorante/albergo testimone degli avvenimenti più rilevanti del Novecento goriziano. Forse - ma ci si augura che non sia così - si tratta soltanto di invidia nei confronti dei predecessori che avevano fatto della Piazza uno dei simboli più interessanti della storia cittadina e un'evidente attrattiva anche turistica.
A detta di molti che hanno veleggiato tra una zona e l'altra la notte del 31 dicembre 2008 lo spettacolo in Piazza Battisti non è stato memorabile ma neanche a Nova Gorica si sono vissuti momenti indimenticabili: è indispensabile festeggiare insieme almeno le grandi ricorrenze civili per innalzare la qualità dell'offerta e cominciare a pensare "uniti nella diversità".
La proposta del "cammino dell'amicizia" qua e là del vecchio confine conferma ciò che da anni tanti hanno suggerito e anche realizzato a livello ciclistico nel corso di una bellissima iniziativa organizzata nel pomeriggio successivo al giorno dell'entrata della Slovenia in Schengen.
Tuttavia un'idea non soppianta l'altra e non si vede una risposta motivata alla domanda: perché il clou della notte di Capodanno non può essere sulla piazza della Transalpina?

mercoledì 11 novembre 2009

Sulla morte di Stefano Cucchi... presa di posizione del CNCA

“Le affermazioni di Carlo Giovanardi sulla morte del giovane Stefano Cucchi sono gravissime, dal punto di vista etico ma anche nel merito dei fatti”, dichiara Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA).“In primo luogo,” nota Babolin, “il sottosegretario entra a gamba tesa in una discussione tuttora aperta: quella relativa alle cause della morte di questo sventurato ragazzo. Quando gli stessi esponenti del suo Governo si sono limitati a chiedere un accertamento dei fatti. Perché non tace?”“Quando poi Giovanardi afferma”, continua Babolin, “che Cucchi è morto per colpa della sua anoressia, della tossicodipendenza, del suo corpo fragile non può che intendere una di queste due cose: o che Cucchi non ha subito alcuna violenza – e le prove contro questa ipotesi si fanno ogni giorno più forti e numerose – oppure che, se anche avesse subito atti violenti, è il suo corpo debilitato che non gli ha permesso di sopportarli. E questo sarebbe ancora più grave, perché manifesterebbe una tolleranza inaccettabile verso la violenza contro i detenuti.”“Il povero Stefano è diventato una ‘larva’, uno ‘zombie’ – per usare le parole di Giovanardi – non per colpa della ‘droga’, ma perché, probabilmente, qualcuno lo ha pestato e qualcun altro non lo ha assistito come avrebbe dovuto. Ancora una volta l’ideologia in materia di droghe finisce per dare vere e proprie allucinazioni al nostro sottosegretario. A questo punto, occorre chiedersi se l’approccio e la stessa disposizione d’animo manifestati da Giovanardi con queste sue dichiarazioni siano compatibili con il suo ruolo di guida della politica sulle droghe nel nostro paese.”

martedì 10 novembre 2009

Meditate genti...

"Lo sviluppo autentico riveste sempre un carattere solidale. Ne consegue che occorre dare risposte adeguate ai grandi cambiamenti sociali in atto, avendo chiaro che non ci può essere uno sviluppo effettivo se non si favorisce l'incontro tra popoli, il dialogo tra culture e il rispetto delle legittime differenze". Così sostiene un autorevole esponente della Chiesa cattolica, che ricorda anche come "le migrazioni invitano a mettere in luce l'unità della famiglia umana, il valore dell'accoglienza, dell'ospitalità e dell'amore per il prossimo". E si chiede: "di fronte a situazioni così complesse, come non fermarsi a riflettere sulle conseguenze di una società basata fondamentalmente sul mero sviluppo materiale?"

Quanta improvvisa devozione!

I due consiglieri comunali Sartori e Comolli hanno sottoscritto una mozione con cui s’impegna il sindaco a mantenere il crocifisso nelle sale pubbliche «come segno della nostra tradizione culturale, identità nazionale e regionale». Come nella maggioranza delle aule pubbliche della città, in quella principale, l'aula del Consiglio Comunale, non è esistito fino a oggi alcun simbolo religioso o culturale esplicito: se i due domandano di "mantenere" (e non di "appendere") uno dei principali simboli cristiani in un'importante aula pubblica - da loro abitualmente frequentata -vuol dire che né loro né altri si sono mai accorti della presenza o meno di quel segno religioso così immenso e sconvolgente per i credenti. E che quindi questa mozione è sottoscritta soltanto per strumentalizzare e rendere insignificanti proprio quei "valori umani" che si vorrebbero tutelare: cari consiglieri, scherzate coi fanti ma...!

lunedì 9 novembre 2009

Vent'anni fa a Berlino: festa sì, ma...

Vent'anni dopo. E' stata una serata indimenticabile quella del 9 novembre 1989, una di quelle che si ricordano con tutti i particolari, dove si era mentre la televisione trasmetteva le immagini, le emozioni provate, la presa d'atto di un evento epocale.
E' stato tolto un muro ed è stato l'inizio della fine per il socialismo reale dell'Unione Sovietica e dei Paesi satelliti, imploso perchè impossibilitato a reggere una crisi economica irreversibile e sconfitto proprio a partire dai moti della categoria dei lavoratori che avrebbe dovuto essere la più tutelata e valorizzata dal sistema.
Il mondo si è svegliato migliore? Gli anni '90 del XX secolo hanno "ospitato" terribili guerre nel cuore stesso d'Europa e i semi venefici di quelle violenze non sono stati certamente estirpati; le sanguinose guerre per il petrolio e il controllo delle riserve energetiche hanno aperto nuovi inquietanti scenari: cosa potrà accadere nel momento in cui si esauiriranno le scorte petrolifere o comunque risulteranno insufficienti di fronte alla crescita esponenziale delle esigenze di grandi Paesi economicamente emergenti? La crescita di "qualità" del cosiddetto terrorismo targato integralismo islamico ha trovato il punto più alto pensabile con l'attentato alle Torri Gemelle di New York e il fronte della difesa delle "ragioni" anticapitaliste a sfondo religioso si va ampliando anche "grazie" alle guerre infinite scatenate contro l'Afghanistan e l'Iraq; il numero delle persone impoverite fino al rischio di morte per fame è vertiginosamente aumentato e si è incrementato l'abisso tra gli straricchi e gli strapoveri del mondo; anche il fenomeno migratorio si è fortemente trasformato assumendo proporzioni da esodi biblici.
Insomma, il mondo non è un mondo migliore, al posto di un muro finalmente crollato ne sono stati mantenuti tanti altri e creati di nuovi finalizzati a tenere lontano chi bussa alla porta dell'Occidente per trovare lavoro, pace e accoglienza.
E' giusto quindi vivere questo giorno di festa, ma nella consapevolezza che è una festa parziale alla quale non sono invitati né comunque potrebbero partecipare impunemente i poveri del mondo - ovvero l'80% delle persone che vivono sulla faccia della Terra.

domenica 8 novembre 2009

Nuova sede della Caritas diocesana

E' stata inaugurata oggi pomeriggio la nuova sede della Caritas diocesana, gli uffici nella struttura del convento dei Cappuccini, i centri di smistamento dei pacchi per le persone indigenti in via Faiti. La sala di piazza san Francesco è stata dedicata all'imperatore Carlo e alla moglie Zita, i magazzini a padre Adelio Lambertoni. Sono intervenuti il direttore don Paolo Zuttion, don Valter Milocco, l'Arcivescovo mons. Dino De Antoni e l'assessore al welfare regionale Kosic, che non soltanto ha espresso parole di compiacimento per la nuova sede ma ha anche detto che la Giunta regionale da lui rappresentata condivide totalmente il valore simbolico e i contenuti dell'operato della Caritas (chissà se altri autorevoli rappresentanti delle forze politiche di maggioranza - Narduzzi o Ballaman, tanto per fare qualche nome - condividono questa opinione!). In effetti se non ci fosse la Caritas oggi nessuno si prenderebbe cura dei richiedenti asilo espulsi dal Cara di Gradisca, che vagherebbero abbandonati a sé stessi da uno Stato che tra i principi fondamentali della sua Costituzione annovera il riconoscimento del diritto d'asilo.