martedì 30 dicembre 2008

Fermatevi subito, fermiamoci tutti!

Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani,chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”. FERMATEVI SUBITO!
A voi, capi di Hamas, chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione subita, che si presta come alibi per un’aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo? FERMATEVI SUBITO!
E noi donne e uomini che apparteniamo alla ‘società civile’,FERMIAMOCI TUTTI! Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alla vittima israeliana. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi. E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l'insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.La maggior parte dei quotidiani e telegiornali hanno affermato che “è stato Hamas a rompere la tregua”. Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L'accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell'accordo) e quindi Hamas non l'ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi. Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:“Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l'ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco.”La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.
Pax Christi Italia 28 dicembre 2008

lunedì 29 dicembre 2008

Per Gaza, con dolore... e con speranza




Che fare?

Una donna vive da oltre tre mesi su una panchina dei Giardini, forse l’avanguardia di tanti che presto si ritroveranno senza lavoro e nell’impossibilità di reperire un abitazione. Decine di immigrati richiedenti asilo girano per le strade delle nostre città, sono senza dimora e il loro particolare status non consente loro neppure di cercare un lavoro: la Caritas si fa in quattro per rispondere all’emergenza, la mensa dei Cappuccini sembra far fatica a reggere l’incremento esponenziale del numero dei commensali… e il fenomeno sembra destinato ad assumere proporzioni ben più vaste. L’assessore al welfare – stando a quello che si legge sui quotidiani – dichiara che “ci si è già attivati” e che si cercherà di fare qualcosa per rispondere all’invocazione di aiuto elevato dal’Arcivescovo nel sermone di Natale e da don Paolo Zuttion.
Il problema è che non si tratta di venire incontro alle richieste della Chiesa o dell’istituzione caritativa che maggiormente la rappresenta ma di individuare e attuare un progetto politico strutturato in grado di corrispondere alle emergenze attraverso la sussidiarietà tra l’intervento pubblico e quello del “privato sociale”, soprattutto di attrezzarsi per rispondere con politiche (locali e nazionali) adeguate alle prevedibilmente crescenti nuove necessità.
Ha ragione e non si può che concordare pienamente con don Paolo quando propone la costruzione di un tavolo dove dividersi e coordinare le responsabilità: ma che una proposta così immediata ed efficace debba essere sostenuta dal rappresentante di un ente religioso e non da un’amministrazione comunale è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità strutturale nell’affrontare la questione sociale così come oggi si presenta. Mentre la Caritas accoglie e i frati rasentano l’esaurimento delle risorse nell’offrire i pasti caldi sembra indispensabile mettere al centro del dibattito politico comunale una semplice e molto impegnativa domanda: che fare?

domenica 28 dicembre 2008

La Signora dei giardini

Sapevamo che la politica è incapace di risolvere i gravi problemi dell'umanità, guerre, fame, miseria e crisi economica, ma che non ci riuscisse neppure nei piccoli casi quotidiani è sorprendente. La signora che dorme ai giardini, in queste condizioni climatiche, è un esempio incredibile di inettitudine della politica. Il fatto che la signora rifiuti alloggio al Polivalente e non voglia andare in strutture protette fa dire ad alcuni “allora si arrangi!”. Non viene concepita neppure la possibilità che un essere umano possa rifiutare ciò che gli viene offerto e che chieda altro, magari una macchina, o una stanza con le chiavi. Il povero non è una persona ma un essere umano standardizzato che ha pochi bisogni: mangiare e vivere in comunità. Non è concepibile nel povero il desiderio di solitudine, l'amore per la privacy, il rifiuto di ingozzarsi, la manifestazione di altri bisogni che non siano materiali. Comunque, anche ammettendo che la burocrazia abbia leggi talmente ferree che non è possibile trovare una soluzione amministrativa, magari potrebbe prevalere il buon senso che fa sì che, ad una persona che deve affrontare giornate di vento freddo, sia offerto almeno un sacco a pelo o una sistemazione provvisoria per le notti più fredde. Ma evidentemente le regole che ci siamo dati non prevedono che qualcuno esca dagli schemi manifestando una sua volontà non conforme alla nostra.
Anna Di Gianantonio

Campagnuzza: una storia infinita

La vicenda del “Contratto di Quartiere 2”, che prevedeva originariamente la costruzione in Campagnuzza di 54 alloggi secondo le moderne tecniche della bioedilizia, sta assumendo contorni kafkiani.
A luglio 2007 con la presenza dell’assessore all’Urbanistica Dario Baresi, Ater illustrava al CdQ della Campagnuzza il progetto definitivo per la costruzione di 24 (sic) alloggi e un asilo per 90 piccoli alunni. Il tutto già finanziato da Stato e Regione per l’importo di 8,5 milioni di euro già inserito nel bilancio comunale approvato dal Consiglio Comunale. A specifica domanda al dirigente Ater presente all’incontro, ing. Alessandra Gargiulo, circa i tempi della definitiva verifica da parte della Regione sulla rispondenza del progetto alle caratteristiche specifiche del bando del Contratto di Quartiere, veniva risposto che – stante la pausa agostana – risultava credibile quale termine congruo la fine di settembre-primi di ottobre. Ottobre è passato, è passato novembre ed anche dicembre, ed ecco che scorrendo Il Piccolo di sabato 27 dicembre il cittadino goriziano legge l’accorato appello del presidente di Ater Grion alla Giunta Tondo per confermare tali finanziamenti.
E qui, qualcosa non torna:
Il Comune iscrive a bilancio la somma di euro 8.552.000 interamente spendibile nell’anno 2009 per la realizzazione del Contratto di Quartiere 2, per il quale Ater aveva chiesto e ottenuto una proroga di un anno per la definizione del progetto definitivo (di contro, in precedenti incontri il presidente Grion aveva assicurato il CdQ circa il rispetto dei 90 giorni previsti dal bando!)
A marzo, nel calendarizzare i lavori previsti nel biennio 2008/09, Ater non prevede alcuna realizzazione né interventi di spesa in quel di Campagnuzza
A luglio 2008, come già ricordato, Ater illustra al CdQ di Campagnuzza il progetto definitivo relativo ai 24 alloggi (rispetto agli originari 54) e all’asilo.
A dicembre 2008 “Ater si trova con 4,8 milioni in meno” (Il Piccolo 27/12/09) perché la Regione rimanda la firma dell’accordo di programma (????). Nella tabella esplicativa che correda l’articolo si specifica che per la costruzione dei 15 (sic) alloggi di via del Carso (1° lotto) per una spesa prevista di 2.780.000 occorre attendere l’approvazione del progetto preliminare (31/12/2009), quella del progetto esecutivo (30/6/2010), e quindi l’aggiudicazione dei lavori (31/10/2010), l’inizio lavori (31/12/20010) e l’ultimazione dei lavori (31/05/2013). Il tutto per costruire 15 alloggi (ne mancano comunque altri 9 per arrivare ai 24 annunciati in pompa magna alla stampa ed al quartiere nel luglio di quest’anno!)
E allora uno si chiede:
Ma il progetto definitivo dei 24 alloggi tanto strombazzato, che fine ha fatto?
Quand’anche la Regione abbia sospeso la sottoscrizione degli accordi di programma con gli Ater del Friuli, come sostiene il direttore di Ater (quello che a suo tempo a giustificazione dei ritardi di Ater nella stesura del definitivo, accampava la mancata autorizzazione del CIPE!), perché ripartire da un nuovo preliminare per i 15 alloggi? Forse perché il definitivo predisposta da Ater non rispondeva ai requisiti previsti dal banco di concorso? E chi predisporrà il nuovo preliminare, e poi il nuovo definitivo, e poi il nuovo esecutivo? Gli Uffici di Ater o qualche collaboratore esterno?
E per i 9 alloggi mancanti rispetto ai 24 (per non parlare degli originari 54!) occorrerà aspettare il XXII secolo, con buona paca di Grion che si era impegnato a dare tempi certi di realizzazione?
E poi, se mi è permessa una domanda, che ruolo hanno i rappresentanti in Ater del Comune (il signor Incarnato, di Rifondazione Comunista certo, nominato da Brancati ma che oggi rappresenta il Comune di centrodestra), oppure il verde Corrado Altran, di cui non si è sentita mai la voce e neanche un flebile borbottio. Per non parlare del rappresentane dell’opposizione il forzista Lazzari?
Certo, è possibile che in una intervista affrettata il giornalista de Il Piccolo abbia capito fischi per fiaschi, oppure che il presidente Grion si sia espresso male e che i 15 alloggi di via del Carso nulla abbiano a che fare con i 24 del Contratto di Quartiere. Se malauguratamente così non fosse, però, credo che gli organi preposti alla tutela dell’ordine e della legalità, anche quella amministrativa, dovrebbero interessarsi ad una vicenda che presenta più di un lato oscuro, se non altro perché in ballo ci sono 8,5 milioni di euro già stanziati e già disponibili,e che nessuno pare voglia spendere nell’interesse della città.
Donald Lam

sabato 27 dicembre 2008

Stara Gorica...

Nelle rare occasioni in cui l'ex sindaco Brancati incontrava pubblicamente i cittadini evidenziava i grandi passi compiuti nel dialogo con gli amministratori e gli abitanti di Nova Gorica: sull'onda di una favorevole contingenza internazionale si era in quel periodo dato avvio ad un processo di eventi straordinari culminati un anno fa con la definitiva abolizione dei controlli sul confine. Quasi sempre a questo punto qualcuno alzava la mano e, suscitando evidente fastidio nell'interlocutore, diceva: "sì, va bene, ma la città è in condizioni disastrose, non si dovrebbe prima pensare a riparare le buche, a ridare speranza al commercio, a favorire nuovi insediamenti industriali, a valorizzare la presenza universitaria e così via..."?
La differenza fondamentale con l'attuale amministrazione Romoli è che quest'ultima è riuscita a mantenere se non a peggiorare lo status quo (buche sempre più grandi, immondizie dappertutto, ogni giorno la fine di un esercizio commerciale, benzinai sull'orlo della chiusura generale grazie alla cancellazione della zona franca, prospettive industriali zero, rischio concreto di conclusione dell'esperienza universitaria goriziana, record d'attesa nel pronto soccorso del nuovo Ospedale, ecc.) cancellando nel contempo anche le speranze suscitate dai vasti orizzonti europei. Quando una città perde il desiderio di realizzare i propri sogni vuol dire che ormai è proprio diventata vecchia...
Reagisci, non lasciarti annichilire, cara Gorizia!

giovedì 25 dicembre 2008

martedì 23 dicembre 2008

Per un nuovo '68

Il caso della persona che dal mese di agosto (!) dorme su una panchina dei Giardini è emblematico: le hanno bruciato l'"alloggio", ha passato indenne la stagione delle piogge ed ora sta per passare un Natale sotto zero. Ha ricevuto la visita di assessori, consiglieri comunali, operatori dell'assistenza, giornalisti... eppure è ancora lì e "non c'è posto per lei negli alberghi". Perché? Perché tutti ragioniamo con il buon senso: le è stata offerta la possibilità di andare al Polivalente, al dormitorio della Caritas, all'Arcobaleno e lei no, imperterrita, non ha accettato. Insomma, si è fatto tutto quello che si doveva far e questa non accetta il nostro aiuto. E siccome il buon senso impone di farle passare un Natale "normale", che torni nella sua famiglia o dove le pare più opportuno, ma non stia sulla panchina di una città che ha fatto di tutto per venirle incontro, anzi le sono stati offerti anche i soldi per farsi il biglietto del treno e sparire.
Perché questa donna incide così tanto sui nervi dei cittadini goriziani? Perché per l'appunto mette in discussione quel buon senso che le si vorrebbe applicare: non ha detto proprio l'altro ieri l'assessore Seganti che "bisogna pensare prima ai nostri che agli stranieri"? E adesso che è una "nostra" (italiana, molto cattolica tra l'altro) a farsi "straniera" che si fa? Ahi, è saltato il modello e la provinciale Gorizia si trova davanti ad una questione che le altre città stanno affrontando da qualche decennio: che fare se il potenziale aiutato si rifiuta di accettare le nostre condizioni "normali", il nostro buon senso e preferisce stare una panchina piuttosto di essere rinchiuso in una struttura dove ci sono degli orari e delle regole di convivenza?
La realtà è che se avesse vinto il buon senso probabilmente noi esseri umani saremmo ancora sugli alberi a difenderci dai morsi delle tigri dai denti aguzzi. Per fortuna (almeno io la considero tale) qualcuno non ha avuto tanto buon senso, si è ribellato alle norme ancestrali ed è iniziata quella straordinaria affascinante e drammatica avventura che si chiama storia. Lo avevano capito i giovani del '68 che hanno messo in discussione (non abolito, ma inquisito) il buon senso della paternità, riannodando così la modernità con l'antico fallimento di Edipo... ma forse i loro figli hanno imparato talmente bene la lezione da sopprimere il soppressore e restaurare l'ordine costituito... appunto il buon senso.
Forse dunque la persona dei Giardini inconsapevolmente con la sua presenza accusa tutti noi, accusa la cultura dell'indiscutibile buon senso, la sedicente "coerente" concezione della natura aristotelico ratzingeriana, la sinistra buonista perché senza una decente idea sostitutiva di 1600 anni di "impero cristiano". Forse ci invita a pensare seriamente ad un nuovo '68.

Andrea Bellavite

lunedì 22 dicembre 2008

Non togliere la parola ai cittadini!

La vicenda dei referendum comunali respinti, quello sulle mense, che aveva creato una grande mobilitazione ed interesse, ed ora quello sui lavori di piazza S. Antonio, pongono degli interrogativi di carattere generale che vanno al di là del merito dei quesiti che il Comitato referendario propone.
Su alcuni di essi, come gruppo Forum, abbiamo manifestato delle perplessità, ma questo non ci ha impedito di presenziare ai banchetti della raccolta delle firme per autenticarle. In ballo infatti vi sono alcune questioni che riguardano la democrazia e che non possono essere ignorate. La prima è la legittimità ed anche l'opportunità, in una fase come questa, di informare e consultare la popolazione. Il distacco e l'ostilità di molti verso la politica, l'idea che tutto si decida “in alto”, la frustrazione, forse, di incidere appena ogni cinque anni, crea una diffidenza ed un malessere sociale che non può essere sottovalutato, né dalla maggioranza, né dall'opposizione. Passare un po' di tempo in strada per sentire cosa dice la gente sarebbe molto utile per tutte le forze politiche. Le “bocciature” creano un senso di impotenza ancora maggiore tra cittadini che vogliono dire la loro. Il ruolo del difensore civico, che per sua natura dovrebbe essere soggetto del tutto autonomo dalle maggioranze politiche, mi pare debba essere quello del facilitatore della richiesta che i cittadini pongono, non del sanzionatore a posteriori degli eventuali errori commessi nella formulazione dei quesiti. Ancora una parola sulla questione degli autenticatori. Personalmente ritengo che i consiglieri comunali tutti dovrebbero svolgere la funzione di autenticare le firme, senza costringere i cittadini a richieste fatte “con il cappello in mano”, e questo al di là dell'accordo totale con le proposte avanzate, poichè questa funzione mi sembra intrinseca al mandato ricevuto. La possibilità di autenticare dovrebbe essere estesa anche ai consiglieri di quartiere, oltre che ai presidenti. Facilitare la presa di parola e la decisione collettiva è uno dei compiti fondamentali della politica.

Anna Di Gianantonio
consigliere comunale Forum Gorizia

sabato 20 dicembre 2008

Good bye left...

di Marco Travaglio, da L’Unità, 17 dicembre 2008

Un commento, acre come sempre, alle chiacchiere evasive sulle vicende nell’ex sinistra italiana.

"In Abruzzo vince l’inquisito Chiodi”. “Colpa della questione morale nel Pd”. “Il Pd perde 10 punti, l’Udc ne perde 1, Di Pietro raddoppia, la Sinistra avanza”. “Bisogna scaricare Di Pietro e la Sinistra e allearsi con l’Udc”. “Sei mesi fa votò l’80%, ora solo il 53: un elettore su due è rimasto a casa, soprattutto in casa Pd, dopo l’arresto di Del Turco”. “Colpa di Di Pietro,bisogna andare con Casini, Cesa e Cuffaro,così gli elettori ritrovano l’entusiasmo e si precipitano alle urne”. “Costantini ha preso meno voti della coalizione: nel Pd qualcuno ha fatto votare Chiodi”. “Colpa di Di Pietro, bisogna escluderlo non solo dalla Vigilanza e dal Cda Rai, ma da tutti gli incarichi: in fondo ha solo il terzo partito d’Italia”. “Hanno arrestato per tangenti il segretario abruzzese del Pd, sindaco di Pescara”. “I giudici fanno politica”. “Ma hanno atteso che si chiudessero le urne”. “L’han fatto apposta per infierire sugli sconfitti”. “Ma han pure inquisito Carlo Toto, quello di Air One, che ha il nipote deputato Pdl e s’è visto salvare la compagnia dal governo, ma aveva ottimi rapporti anche col Pd”. “E’ la prova che i giudici fanno politica, contro la destra e contro la sinistra”. “A Potenza chiedono l’arresto del deputato Pd Francesco Margiotta”. “Anche a Potenza i giudici fanno politica”. “Ma l’inchiesta è di Woodcock, quello che ha indagato lo staff di Fini e Pecoraro Scanio”. “Anche lui fa politica contro destra e sinistra”. “Ma Margiotta era indagato da un anno in un’altra inchiesta, e il Pd l’ha ricandidato e riportato alla Camera lo stesso”. “Ha ragione Berlusconi: bisogna riformare la giustizia”.

venerdì 19 dicembre 2008

Lettera dall'Isolotto di Firenze

La legittima pluralità di opinione nella Chiesa in relazione alla scelta del padre di Eluana e alla sentenza della Cassazione

In questi giorni, sulla stampa e alla TV, è tornato alla ribalta un dibattito avvenuto già in passato, in un’occasione simile, per la morte di Welby. Anche questa volta il dibattito coinvolge appassionatamente persone e gruppi.
L’occasione è stata la sentenza della Cassazione che autorizza la sospensione dell’alimentazione artificiale di Eluana Englaro in coma irreversibile ormai da 17 anni.
Nell’opinione pubblica si sta affermando la convinzione che la Chiesa su questo problema ha una posizione uniforme e monolitica, cioè la scelta del padre di Eluana e la sentenza della Cassazione sono inaccettabili. In altre parole, ancora una volta, si identifica la Chiesa con il Papa e i Vescovi, dimenticando che il popolo cristiano è una realtà composita: ci sono le Comunità parrocchiali e i gruppi, i laici e i preti, i religiosi e le religiose, i Vescovi e il Papa, con la presenza dello Spirito che dà forza a tutti coloro che sperano e credono. Tutto questo in una diversità di funzioni, ma in una comune responsabilità.
Noi intendiamo affermare che nella Chiesa, a tutti i livelli di responsabilità e di partecipazione, c’è una legittima pluralità di opinione a questo riguardo. Ed è una grande ricchezza che sia così.
Il Cardinale Carlo Maria Martini scrive sul ‘Sole 24 Ore’ del 21 gennaio 2007, e ci risulta che la sua posizione non è isolata:
"La crescente capacità terapeutica della medicina consente di protrarre la vita pure in condizioni un tempo impensabili. Senz'altro il progresso medico è assai positivo. Ma nello stesso tempo le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona.
È di grandissima importanza in questo contesto distinguere tra eutanasia e astensione dall'accanimento terapeutico, due termini spesso confusi. La prima si riferisce a un gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte; la seconda consiste nella "rinuncia ... all'utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo" (Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 471). Evitando l'accanimento terapeutico "non si vuole ... procurare la morte: si accetta di non poterla impedire" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2.278) assumendo così i limiti propri della condizione umana mortale.
Il punto delicato è che per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica, da cui dedurre il comportamento adeguato, ma occorre un attento discernimento che consideri le condizioni concrete, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. In particolare non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete — anche dal punto di vista giuridico, salvo eccezioni ben definite — di valutare se le cure che gli vengono proposte, in tali casi di eccezionale gravità, sono effettivamente proporzionate. Del resto questo non deve equivalere a lasciare il malato in condizione di isolamento nelle sue valutazioni e nelle sue decisioni, secondo una concezione del principio di autonomia che tende erroneamente a considerarla come assoluta. Anzi è responsabilità di tutti accompagnare chi soffre, soprattutto quando il momento della morte si avvicina. Forse sarebbe più corretto parlare non di "sospensione dei trattamenti" (e ancor meno di "staccare la spina"), ma di limitazione dei trattamenti. Risulterebbe così più chiaro che l'assistenza deve continuare, commisurandosi alle effettive esigenze della persona, assicurando per esempio la sedazione del dolore e le cure infermieristiche. Proprio in questa linea si muove la medicina palliativa, che riveste quindi una grande importanza".
Noi ci sentiamo in sintonia con queste prese di posizioni e nelle nostre parrocchie, comunità di base, associazioni, molte persone le condividono, come a suo tempo condivisero la critica verso il rifiuto del funerale in Chiesa di Welby.
Don Renzo Fanfani (già) parroco di Avane, Firenze
Don Sergio Gomiti della Comunità cristiana di base dell’Isolotto
Don Fabio Masi parroco di Paterno, Firenze
Don Enzo Mazzi della Comunità di base dell’Isolotto, Firenze
Don Alessandro Santoro prete della comunità di base Le Piagge, Firenze
Firenze 18 dicembre 2008

E la chiamano sicurezza...

Ha ragione il direttore della Caritas di Gorizia don Paolo Zuttion quando denuncia l’insensibilità delle istituzioni di fronte all’incredibile situazione che si è venuta a creare intorno al C.A.R.A. di Gradisca d’Isonzo: vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà e disponibilità a collaborare per alleviare le sofferenze e la solitudine di tante persone provenienti da tutto il mondo che hanno bussato alla porta della nostra nazione sperando in una vita affrancata dalla guerra, dalla persecuzione ideologica e dalla violenza.
Hanno torto gli enti che dovrebbero farsi carico della situazione dei richiedenti asilo e che invece non soltanto non riescono a garantire l’alloggio ai sempre più numerosi ospiti della struttura gradiscana, ma addirittura si rifiutano di stabilire fruttuose collaborazioni con la Caritas e tante altre realtà che svolgono il loro mandato di solidarietà “senza se e senza ma” pagando sempre di più di persona, ignorate se non dileggiate dalle amministrazioni locali.
Ha completamente torto chi – come l’assessore regionale Seganti – dopo aver predicato la sicurezza ed aver proposto l’investimento di milioni di euro per salvaguardare i legittimi diritti di tutti non si preoccupa delle decine di richiedenti asilo costretti di fatto ad arrangiarsi con espedienti, con grave detrimento della stessa sicurezza loro e di tutti i cittadini: “meglio pensare ai pensionati di casa nostra” afferma, senza una parola fosse anche di pietà per chi credeva di trovare in Italia un futuro di pace, serenità e giustizia.
Forum per Gorizia

giovedì 18 dicembre 2008

Natale 2008 nella complessità con ragionevole speranza e rinnovato impegno

E' un po' lunga, ma è una lettera importante: la firmano dieci preti (nove in attività ed uno sospeso) e tratta di tante questioni importanti e delicate. La speranza è che susciti dibattito, che aiuti a pensare...

Care amiche e cari amici,
ristabiliamo, dopo la sospensione dell’ultimo Natale, la comunicazione con voi con questa quinta lettera per riflettere su alcune questioni importanti per noi tutti , per questa società, per questo mondo sempre più interdipendente, per la Chiesa di cui facciamo parte.

Premessa
In verità all’inizio dello scorso mese di luglio ci eravamo sentiti in dovere di esprimere in un documento pubblico convinzioni e denunce per la crescente ostilità nei confronti dell’altro, del diverso con particolare riferimento agli immigrati e ai nomadi, insieme alle possibili proposte percorribili per una società in cui i diritti umani siano davvero uguali per tutti.
Ci sentiamo avvolti dalla complessità e, nella costante ambivalenza di noi esseri umani, leggiamo i drammi e le speranze.
Ogni giorno ci accompagna il pensiero delle migliaia di persone, a cominciare dai bambini – uno ogni cinque – uccisi dalla fame, dalla sete, da mancanza di medicine a causa della ingiustizia strutturale provocata dal capitalismo.
E insieme viviamo lo sconcerto per le tante forme di violenza, per la fabbricazione e il commercio delle armi, per le guerre insensate, omicide, distruttive, per le diverse forme di terrorismo.

No alla guerra, sempre
Ci hanno molto colpito, quest’anno nella ricorrenza del 4 novembre, le parole e i gesti da parte di autorità istituzionali di esaltazione della vittoria, quindi della guerra; la mancata distinzione fra la doverosa e rispettosa memoria dei morti di quell’”inutile strage” (Benedetto XV) perpetrata in parte anche sul nostro Carso e la colpevole scelleratezza di chi li ha mandati a morire ponendo così le basi di ciò che è avvenuto poi tragicamente anche nella 2° guerra mondiale.
L’esaltazione della Patria che diventa un idolo, non una comunità di persone alla cui vita contribuire con responsabilità e impegno, copre la storia di migliaia di soldati obiettori di coscienza a quell’assurdità, bollati come disertori e per questo fucilati ma in realtà esemplari testimoni di pace. Anche nella storia attuale tante persone si sono opposte a tutte le guerre, fra di esse a quella in Iraq e per questo sono state giudicate in modo sprezzante pacifiste ingenue, imbelli, sostenitrici di un dittatore. Ora il Presidente uscente degli Usa ammette il suo errore, la falsità delle motivazioni della guerra, l’esportazione della democrazia fondata sulla menzogna e sulle armi, con conseguenze tragiche e centinaia di migliaia di morti.

No al razzismo
Ridiciamo la nostra grande preoccupazione per l’accresciuta ostilità nei confronti dell’altro, dello straniero, del nomade, di chi fa più fatica a vivere per tribolazioni psichiche e fisiche, per condizioni di marginalità di cui il carcere per la maggior parte è istituzione emblematica.
Avvertiamo nitidamente la presenza del razzismo in dichiarazioni e proposte politiche a livello nazionale e regionale in un clima diffuso che si esprime negli sguardi, nelle parole, negli atteggiamenti della quotidianità.
E’ razzismo culturale la proposta di classi differenziate di alunni stranieri e italiani perché riconosce la diversità per discriminarla, con un segno indelebile nell’animo dei ragazzi/e. E ‘ razzismo politico non riconoscere pari diritti e opportunità insieme a uguali doveri alle persone immigrate fra noi. Esprime una visione della società davvero grossolana e illusoria l’attribuzione di un potere salvifico, per altro molto costoso, alle telecamere e alla video sorveglianza che garantirebbero la nostra sicurezza; invece di porre attenzione, e su questo investire, alla formazione delle coscienze, ad esperienze culturali di relazione, di reciprocità, di inclusione.
Constatiamo la demagogia e l’incoerenza fra promesse massimaliste di espulsione di tutti gli stranieri irregolari e poi la presenza di circa un milione di loro irregolari per la legge, ma regolari per il mercato del lavoro, necessari a questo sistema economico. La loro regolarizzazione, da stabilire in modalità serie e veritiere già rifiutata come ipotesi perché risulterebbe un segno positivo di accoglienza, sarà comunque da ora ancor più problematica per la preoccupante crisi economica che può risultare drammatica per centinaia di migliaia di lavoratori, per fasce intere della popolazione che già si trova in situazione di povertà.

Tempo di crisi
Questa crisi preoccupante generata dallo stesso sistema finanziario può anche essere l’occasione di un ripensamento dei suoi meccanismi perversi, per scelte economiche legate ai processi storici reali; e ancora di una riconsiderazione profonda dell’ideologia dell’accumulo e del consumo e di scelte di sobrietà e di condivisione.
In questo periodo tre date significative illuminano, nella doverosa memoria storica, il presente e il futuro: il 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali da parte del duce, proprio nella nostra regione, a Trieste; rileggerle e meditarle significa ripensare a come siano state preparate e accettate, alle complicità e ai silenzi di tanti che non si sono opposti; coinvolge nella responsabilità della vigilanza e della denuncia di parole e atteggiamenti che sembrano far eco a quelle decisioni così discriminatorie, sprezzanti e disumane.
C’è poi il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che evidenzia la possibilità di bene dell’essere umano nell’intuire, prospettare e dichiarare i principi di una umanità veramente umana e nello stesso tempo l’incoerenza ad attuarli nelle scelte personali, istituzionali e politiche.
Ed infine sta per concludersi l’anno del 60° anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione Repubblicana, la magna charta di una democrazia rispettosa dell’unità nella diversità, di un’autentica uguaglianza di diritti tra tutti i cittadini, del ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie tra i popoli.

Del nascere e del morire
I diritti fondamentali delle persone riguardano la vita e la morte nel loro intrecciarsi continuo. Situazioni emblematiche, di cui i mezzi di informazione si sono ampiamente occupati, provocano in noi una riflessione sofferta e rispettosa della storia delle persone e alcuni interrogativi etici laceranti.
Il primato oggettivo della “verità”, comunque sempre da cercare ed approfondire, è tale da sopprimere la libertà di coscienza personale?
E come questa può essere rapportata al sentire di una società, nel pluralismo delle ispirazioni e delle convinzioni?
La sacralità della vita riguarda la sua totalità: la corporeità e la dimensione profonda dell’anima, dello spirito. L’attenzione e la cura alla vita umana inducono ad una prudenza nei confronti della scienza e delle sue tecnologie, a una sorta di timore che non intende limitare la ricerca e la sperimentazione, ma continuamente riporre la questione etica, senza apriorismi e fanatismi.
Proprio a motivo di lancinanti interrogativi ci pare di non condividere né l’esultanza nei confronti di decisioni che sostituiscono di fatto il ritardo legislativo riguardo il testamento biologico, né la posizione di chi definisce omicidio una scelta drammatica vissuta nell’ambito di una relazione di amore.
Avvertiamo l’esigenza di porsi molto di più in ascolto della vita e di tutte le sue situazioni e per questo di aprirci con rispetto a diverse possibilità.
Come è vero che nessuno dovrebbe sollecitare, tantomeno obbligare qualcuno ad anticipare la propria morte biologica, ci chiediamo se altrettanto è possibile che nessuno sia obbligato a vivere anche in quelle condizioni estreme che inducono a desiderare la morte come una liberazione da una vita considerata impossibile.
Fra i tanti esempi di accompagnamento per anni e anni di persone in condizioni estreme, si possono collocare anche quelle situazioni in cui le persone non ce la fanno, non per egoismo, tanto meno per cattiveria, ma per scelta personale. O ci sarebbero questioni morali che non sono di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona? E davvero ci si può sostituire a Dio affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone? E perché non vivere con lui una relazione di fiducia, di accoglienza del nostro vivere e morire, di una vita che continua diversamente nel suo Mistero?

Religione civile?
Come preti di questa Chiesa siamo preoccupati per la religione civile che si sta affermando, per la Chiesa necessaria a questo sistema come il sistema lo è per la Chiesa che in questo rapporto perde la forza umile della profezia, la fedeltà e il coraggio nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo.
Consideriamo positive tutte le ricerche storiche anche recenti su Gesù di Nazaret avvertendone i limiti rispetto ad una relazione con lui Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio sempre da rivivere e da rinnovare: Lui che ci rivela continuamente il Dio incarnato, il Dio della storia, delle relazioni, dell’accoglienza, del perdono, della guarigione, della salvezza nel senso più profondo e pieno della parola.
Riconoscergli la pienezza di amore, una “onnipotenza” dell’amore significa pure riconoscere che può permettersi l’impotenza dell’amore, di entrare nella sofferenza e nella morte senza soccombere e di esserci in questo itinerario guida e compagno di viaggio.

I segni dei tempi
Cogliamo dentro alla complessità i segni di una speranza ragionevole nell’impegno quotidiano e fedele di tante persone, famiglie, comunità che giorno dopo giorno esprimono amore, amicizia, disponibilità all’accoglienza dell’altro, gratuità; e nei luoghi di lavoro una professionalità motivata, competente, significativa.
Ricordiamo coloro che in diversi luoghi del Pianeta per questo rischiano la vita e che continuano ad esprimere la loro idealità e il loro impegno dopo aver subito violenze, oppressioni, uccisioni di familiari e amici elaborando il dolore e facendolo diventare proposito di riscatto, di giustizia, di verità, di lotta contro l’impunità.
Riconosciamo come un segno dei tempi l’elezione di Obama , l’entusiasmo della gente che ha riconosciuto in tale evento la realizzazione del “sogno” di Martin Luther King, un afro-discendente Presidente degli USA, capace finora di un linguaggio che unisce idealità e concretezza, speranza e dinamismo.
La realtà dunque non è immutabile, i realisti e i cinici non sempre hanno ragione: l’audacia nella speranza è indispensabile per coinvolgerci ed impegnarci a contribuire ad una umanità umana.
Dovrebbe essere un segno anche per il nostro sistema politico legato ad una logica gerarchico-piramidale in cui prevalgono situazioni di familismo, di dinastie, di corporazioni, di localismi; in cui, ancor peggio, il Parlamento viene esautorato e si consolida una democrazia formale.

Con i giovani
Si dovrebbero favorire situazioni nuove: la presenza, ad esempio, di donne e giovani, di persone motivate e competenti. Consideriamo positivo il movimento dei giovani studenti delle Scuole superiori e dell’Università perché ricco di motivazioni, di contenuti, di modalità non violente, propositive: il desiderio di esserci, di potersi esprimere sul proprio futuro chiedendo di non essere estraniati e derubati, dell’esprimere il protagonismo positivo della vita, della ricchezza di idealità, di disponibilità, della richiesta di attenzione, di ascolto, di interlocuzione.
La mancanza di risposte o la loro ottusità e grossolanità esprime mancanza di prospettiva, di speranza, opportunismo, calcolo, cinismo. Stiamo con i giovani, partecipando alle loro paure, difficoltà, tribolazioni, alle loro speranze, alle loro potenzialità positive. Riponiamo in loro fiducia e siamo loro grati perché ci aiutano a guardare la vita, la storia, la fede anche con i loro occhi, il loro cuore, la loro intelligenza dinamica.

La condivisione di un cammino
Ci sentiamo di condividere con tutte le donne e tutti gli uomini fatiche, tribolazioni, speranze; con chi vive con noi l’esperienza esplicita della fede in dialogo e collaborazione con le donne e gli uomini delle altre fedi religiose; e con chi senza chiamare Dio per nome o senza riferirsi a Gesù Cristo si riconosce nei nomi con cui la loro presenza è indicata nella Bibbia, nei Vangeli così come nelle altre fedi spirituali: giustizia, pace, accoglienza, perdono, verità, disponibilità, gratuità, fedeltà, coerenza. Anche la memoria provocatoria e consolante del Natale, di Dio che si fa totalmente uomo entrando nella storia dalla periferia, dalla grotta degli animali, non dal centro del potere politico-economico – militare - religioso, ci coinvolge nella prospettiva e nell’impegno di una società e di un mondo più giusti, di una Chiesa più evangelica ed umana.

Questi i preti della Regione Friuli Venezia Giulia firmatari della lettera:
Pierluigi Di Piazza – Federico Schiavon - Franco Saccavini – Mario Vatta – Andrea Bellavite – Luigi Fontanot – Alberto De Nadai – Giacomo Tolot – Piergiorgio Rigolo - Alessandro Paradisi

mercoledì 17 dicembre 2008

Bonus per un caffè al giorno

Mi rendo conto che in tempi di magra tra il "niente" e il "piuttosto" è di gran lunga preferibile quest'ultimo. Mi riferisco ai 40000 euro stanziati dal Comune a favore degli anziani con basso reddito, che si sostanziano in 1600 bonus-spesa dal valore di 25 euro ognuno. E' quanto dice lo stesso sindaco Romoli allorché dichiara che non si tratta, di certo, di un intervento risolutivo, ma che in ogni caso costituisce un aiuto. Certo, convengo con il Sindaco, un aiuto caritatevole, quasi un atto di carità cristiana, degno di un circolo di Dame di San Vincenzo, ma sicuramente - di questi tempi - gradito. Quello che invece sorprende è la dichiarazione del vice-sindaco Fabio Gentile che pensa, con quella somma, di "dar fiato ai commercianti". Con 40000 euro spendibili nei negozi di alimentari entro il 28 febbraio? 25 euro a testa, 0.83 centesimi al giorno in un mese di trenta giorni, quasi a fare il paio con i 40 euro della social-card (euro 1,33 al giorno?In altri paesi europei si interviene con misure strutturali: dall'abbattimento dell'iva all'aumento delle tasse dei ceti più ricchi, vedi l' Inghilterra bolscevica di Gordon Brown, dagli interventi a favore di industria e sistema finanziario nella "comunarda" Francia di Sarkozy, da analoghi interventi in Olanda e Germania. Da noi, in luogo delle misure strutturali quali il recupero automatico del fiscal-drag o della detassazione delle tredicesime, che avrebbero "liberato" una consistente quota di liquidità, si è scelto di detassare gli straordinari mentre gli operai sono in cassa integrazione o licenziati, per non parlare dei precari. Così ci teniamo ben stretti la social-card da 40 euro ed il bonus comunale da 25 euro "una tantum", convinti che rilanceranno l'economia, con buona pace dei commercianti.

Dario Ledri

martedì 16 dicembre 2008

Dove stiamo andando?

Bush dichiara di non essere stato preparato quando ha scatenato la guerra in Iraq, giorno dopo giorno vengono le evidenti menzogne che avrebbero voluto convincere l'opinione pubblica della "bontà" di quella scelta vengono ammesse anche da chi le ha inventate. Con buona pace dei centocinquanta milioni di manifestanti che l'avevano proclamato a chiare lettere il 15 febbraio 2003: essi avevano totalmente ragione, ciò nonostante sono definiti con un'inflessione spregiativa "pacifisti" ed estromessi sistematicamente dai tavoli che contano; che i distruttori siano anche i ricostruttori, senza inteferenze degli "utopisti irrealisti" che invece erano stati ben più realisti del mediocre presidente Usa e dei suoi generali!
Parlando di immigrati il linguaggio si fa di giorno in giorno più scurrile e volgare, con espressioni "sparate" alla radio o alla televisione prive di qualsiasi forma di rispetto della dignità della persona umana, delle culture e delle religioni che la esprimono. Con buona pace di chi ha lottato per un'accoglienza simpatetica e fraterna e di chi ha sognato migrazioni di popoli mosse dal desiderio di conoscenza e non dalla necessità di sopravvivenza: anche in questo caso l'"utopia degli idealisti" è di gran lunga più ragionevole e comprensibile della violenza verbale di chi proclama "L'italia cattolica è degli italiani e dei cattolici". Gli altri sono ospiti e si comportino come tali". Con buona pace del sepolto Vangelo, della testimonianza di Gesù di Nazareth e del Concilio Vaticano II: evviva la religione civile, con la benedizione del Vaticano...




Andrea Bellavite

domenica 14 dicembre 2008

Monsignor no

Sono tra coloro che non hanno partecipato alla presentazione dell’intervista di Roberto Covaz a Monsignor Dipiazza non perché – come ha scritto Il Piccolo la scorsa domenica intorno “ai denigratori che non saranno presenti” – “non ne ho avuto il coraggio”, ma perché già coinvolto in altri ben documentabili e precedenti impegni.Vorrei comunque esprimere qualche opinione suscitata dal libro.
Anzitutto le domande dell’intervistatore risultano sempre opportune e professionali, aperte a vasti orizzonti e giustamente incalzanti. L’idea era ottima, leggere la storia di questi ultimi cinquant’anni di Gorizia con gli occhi di un uomo che l’ha vissuta profondamente e dal di dentro, un parroco intelligente, molto “relazionale” e dalla personalità forte ma sostanzialmente buona ed accogliente. Non a caso ho trovato le pagine migliori quelle relative al rapporto con le persone ed alla loro sofferenza, segno di delicatezza e grandezza d’animo. Interessante anche – sempre dallo stesso punto di vista – il resoconto delle attività con la Caritas nei Balcani, anche qui con una sincera compartecipazione alle gioie ed ai dolori di persone e popoli tanto provati dalla guerra e dagli stenti. Semplici ed interessanti mi sono sembrati i racconti sulla formazione in Seminario, delicati e a volte emozionanti i ricordi del paese di nascita e dei familiari.
Ciò che invece non mi è piaciuto è l’aver voluto parlare di tutto senza poter ovviamente in così esiguo spazio approfondire nulla, offrendo così l’impressione di un’inattesa superficialità con giudizi perentori e sommari comunicati senza alcuna documentazione ed approfondimento, quali quelli relativi al mondo sloveno, alla vita diocesana, alla politica locale e ai (pochissimi) personaggi pubblici che hanno avuto l’onore di essere citati. Mancano pagine fondamentali della storia civile, sociale ed ecclesiale di questi ultimi cinquant’anni: il Concilio è stato liquidato in poche righe senza menzione al ruolo di uno dei suoi protagonisti l’Arcivescovo di Gorizia Pangrazio, zero totale su esperienze goriziane ricchissime di valore storico come quelle accadute intorno alla parrocchia di sant’Anna e a don Alberto De Nadai nei primi anni ’70. La realtà dei movimenti ecclesiali frutto del Vaticano II è stata liquidata senza appello e senza un riferimento a vicende importanti come quelle che con la guida di don Silvano Cocolin avevano “acceso” la Gorizia studentesca del dopo sessantotto. Sono lasciate nel quasi completo silenzio la straordinaria impresa culturale formativa dei gesuiti e dei salesiani, nonché quella socio assistenziale dei cappuccini e delle numerose case religiose femminili. L’ultratrentennale esperienza missionaria in Costa d’Avorio è stata semplicemente cancellata così come risulta incredibilmente rapida l’occhiata lanciata su avvenimenti epocali come il processo di integrazione europea della Slovenia e la successiva caduta dei confini; la serie di “sparate” sul mondo degli “sloveni” goriziani è infine assai discutibile dal momento che – con un’indebita generalizzazione - riduce la loro presenza in città ad una ricerca spasmodica di finanziamenti “pro domo sua”...
Non è una sferzata a Gorizia: alla fine rimane soltanto l’impressione di un “tutto sbagliato tutto da rifare” inconcludente e non costruttivo.
Conoscendolo, ritengo che don Ruggero sia uomo migliore di quello che si manifesta in questa strenna natalizia...
Andrea Bellavite

sabato 13 dicembre 2008

Una seria e discutibile riflessione sul Partito Democratico

La premessa ovvia è che il cattolicesimo democratico costituisce una componente fondamentale della cultura politica italiana. Essa ha svolto un ruolo importante sia nelle grandi lotte sociali del dopoguerra che nella costruzione dell’Italia repubblicana e nei processi di allargamento della democrazia nel corso degli anni ’60 e ’70. Dunque il dialogo e talora l’alleanza della sinistra comunista e socialista con le varie anime di questa componente è stata prova fruttuosa di intelligenza e di lungimiranza politica. Una scelta politica che vale anche oggi, benché i protagonisti di un tempo appaiono così radicalmente mutati. Ma quanto è saggio e lungimirante oggi trasformare dialogo e alleanze su singoli temi e lotte in un rapporto di unità organica di partito ?
Vediamo in quale insormontabile difficoltà si è posta la dirigenza dei DS nel puntare a realizzare un nuovo partito, il PD, con i cattolici della ex Margherita. Un partito, rammentiamo, nato anche per realizzare un organismo unitario, capace di decisione, in grado di superare le divisioni paralizzanti che segnano l’azione della sinistra radicale e popolare. Su questo punto l’insuccesso è evidente. E qui tralascio i fatti di cronaca recente per annotare alcuni dati di valore generale.
I dirigenti ex comunisti non hanno compreso la portata storica della nuova politica della Chiesa di Roma, che condiziona profondamente la scelta politica dei cattolici oggi. La linea di Benedetto XVI non rappresenta soltanto l’involuzione di un papa manifestamente conservatore.E quindi un fenomeno isolato e potenzialmente transitorio. E’ qualcosa di più. Essa testimonia una cultura e una strategia profondamente pensata da quasi tutto il Vaticano. Per dirla in breve, in questa fase storica la Chiesa, di fronte agli esiti estremi di una modernizzazione che si esprime in termini di accresciuto dominio tecnico sulla natura e sulle persone, di mercificazione compulsiva di ogni angolo della vita, reagisce con un riflesso autoritario. Se la libertà dell’individuo, conquista del pensiero illuminista, diventa l’individualismo anomico, che sgretola la rete dei rapporti sociali, la Chiesa non si schiera contro i poteri che orchestrano questo modello di società.Non cerca soluzioni progressive, che ricompongano le relazioni umane con un incremento di potere democratico.. Essa stessa, del resto, è un potere: gerarchico, autoritario, antidemocratico ab ovo. Non può affondare l’analisi in una critica che si rivolgerebbe anche contro se stessa. Perciò cerca di rispondere alle sfide difendendo il vecchio ordine. Posta in grande difficoltà nei suoi cardini dottrinali, reagisce con decisioni di ordine restaurativo, che sono spesso apertamente configgenti con il semplice senso comune dei diritti della persona oggi.
Del resto, la distruzione di senso che accompagna ormai apertamente l’avanzare dello sviluppo, nella sua veste di « occidentalizzazione del mondo», provoca un riflesso analogo anche in altre religioni, soprattutto nell’Islam. La violenta reazione delle fedi rivelate, che oggi si muovono a difendere identità culturali mortalmente minacciate, recuperano a questo fine, come sappiamo, anche le forme più arcaiche e repressive delle loro tradizioni. Ed è rivelatore il fatto che, tale generale reazione, venga dalla stessa Chiesa di Roma interpretata come una rinascita del fervore religioso nel mondo.
Ora, non dubito del fatto che i cattolici del PD siano in buona parte autonomi dalla Chiesa. Ma fino a che punto possono esserlo ? Qui occorre rammentarsi di ciò che è accaduto ai partiti negli ultimi 20 anni. Essi – per dirla con il politologo Otto Kirchheimer - sono diventati «partiti pigliatutto», si sono trasformati in agenzie di marketing elettorale. La Chiesa di Roma – entrata peraltro ormai direttamente nell’agone politico - non rappresenta più soltanto il più alto magistero spirituale del mondo cattolico.Oggi si presenta come una delle pedine in gioco della geografia e del mercato elettorale italiano. E’ oggetto della competizione di gran parte delle forze politiche che guardano ad essa, con un machiavellismo ormai triviale, come a un bacino potenziale di voti, un centro di influenza e di potere. Per quale superiorità culturale e morale i cattolici del PD dovrebbero rinunciare a questa sponda strumentale?
E’ evidente, dunque, la difficoltà sistemica in cui si sono messi gli ex DS, costretti a logorarsi in una interminabile mediazione interna su questioni che sono fondative della loro laicità. Parte della paralisi operativa di questo partito nasce anche da qui. Ma non è tutto. L’unità organica con i cattolici costringe gli ex DS, anche per le ragioni dette, a uno spostamento al «centro», cioé verso posizioni moderate dell’asse programmatico del PD. Uno spostamento strategico, in atto per la verità da tempo, che ora viene perseguito in maniera organica e istituzionale Allora la domanda è – al di la di ogni valutazione di merito strettamente politico – è, questa, una scelta vincente, possibile, realistica ? Tutto, ma proprio tutto, lascia pensare che non sia così. Il cosiddetto centro è il luogo più affollato della vita politica italiana. Non soltanto perché c’è già un medio partito come l’UDC. Questa è una osservazione banale. Ma perché, in realtà, tutti i partiti italiani sono ormai di centro. La maggioranza che oggi sostiene il governo non è di destra, ma di centro-destra. Essa cioè copre e rappresenta uno spettro straordinariamente ampio di ceti sociali. Non solo dentro AN c’è una “destra sociale”, ma tutti i partiti hanno il loro insediamento e il loro marketing popolare. Sono «partiti pigliatutto», per l’appunto. Il caso della Lega è esemplare. Da quando esiste ha messo in campo tutti gli strumenti più abietti della retorica populistica, quelli destinati a creare il nemico: dal Sud infetto a Roma ladrona, per passare ai rom, ai rumeni, agli zingari, a clandestini. Eppure è noto che tale formazione ha oggi in tante regioni un insediamento da vecchia DC.
Dunque, che cosa ci sta a fare al centro il PD ? C’è bisogno addirittura di un nuovo partito per realizzare un programma di governo un po’ meno moderato di quello dell’esecutivo attuale? Perfino l’Economist si è accorto di questa imbarazzante omologazione, quando ha preso visione del programma dei due poli nell’ultima campagna elettorale. Ma l’errore strategico acquista un’evidenza drammatica di fronte al fatto che un vasto universo sociale, un intero continente di culture, soggettività, movimenti, associazioni, rimane oggi sempre più privo di rappresentanza politica. Nessuno lo dice, perché i commentatori accreditati sono impegnati a spiegare la crisi con ragioni di ingegneria finanziaria. Ma essa dipende anche dal fatto che i ceti popolari e soprattutto la classe operaia hanno progressivamente perduto le loro rappresentanze storiche, da decenni impegnate a «spostarsi al centro ». Sempre più al riparo da conflitti oppositivi, il capitalismo è così potuto diventare «unleashed», scatenato - come ha ricordato l’economista inglese Andrew Glyn – privo di controlli, di contrappesi, di regole,
Oggi, che la crisi economica, il crollo di aziende, la disoccupazione di massa avanza a grandi passi chi rappresenterà politicamente la marea montante dei poveri? Chi darà voce e progetto a conflitti che saranno necessariamente radicali? Il centro? Rammentiamo sommessamente che la Grande Crisi degli anni Trenta ha avuto due esiti divergenti: il New Deal e il nazismo. Non è indifferente per gli esiti della crisi attuale chi, con quali idee, si porrà alla testa dei movimenti popolari.
Oggi, di fronte a tanta manifesta inadeguatezza, appare perfino trascurabile il fatto che i dirigenti del PD non siano neppure d’accordo sulla collocazione da dare al loro partito nel Parlamento europeo.

Piero Bevilacqua

venerdì 12 dicembre 2008

A.D. 2158

Mi accorgo di essere entrato in città quando il cartello "Gorizia" viene colto fuggevolmente dal mio sguardo, in quanto sono più interessato a vedere la bellezza del fiume Isonzo che lo sto attraversando sul ponte stradale. Un bel biglietto da visita. La serie di indicazioni stradali mi avvisa, inoltre, che mi trovo in una città di confine. Per mia negligenza, che maschero a me stesso con la scusa della improvvisa decisione di visitare anche questa città, ho dimenticato di portare con me qualche guida o, almeno, qualche piantina. Per fortuna, sulla quale contavo, trovo ben indicato un “info-point” della città. Oggi è festa, ma è possibile entrare utilizzando una qualsiasi tessera elettronica – dal bancomat a quella del supermercato per la raccolta dei punti – basta che abbia i dati del proprietario, i soliti nome, cognome ed indirizzo. La porta si apre e il computer si riavvia dandomi il benvenuto. Non lo dice nella mia lingua, poiché chi mi ha preceduto parlava un diverso idioma. Poco importa, basta selezionare una delle lingue proposte e … ci capiamo! Una serie di opzioni sulla schermata iniziale mi permette di selezionare quello che mi serve: un posto per dormire. Scorro le varie opportunità che mi vengono descritte, prezzo, disponibilità, ristorazione, (su una è indicato persino il menù del giorno) e altre indicazioni utili. Individuo la locanda che soddisfa le mie esigenze, e con un click prenoto la stanza. Un codice visualizzato sullo schermo indica che con questo posso poi recarmi alla reception per ritirate le chiavi o, in alternativa, mi permette di stamparne una ricevuta. Scelgo questa seconda opzione: non vado tanto d’accordo con le cifre! Non dista tanto dal luogo ove mi trovo, solo 4 km, ma preferisco scegliere un itinerario alternativo. Sono rimasto affascinato dal fiume e cerco se c’è una strada che mi permetta di seguirlo. Ecco c’è una pista ciclabile che scorre in parte lungo la sponda destra e in parte sulla sponda sinistra del fiume. Devo però aggiunge 2 km, ma ne vale la pena. Stampo e parto. Ripercorro il ponte. Non mi ero accorto all’andata, ma la ciclabile è in traverse di legno agganciate al ponte, una per ogni direzione. Dopo la leggera discesa, giro verso destra. Fatti poco più di due km, sul muro di un vecchio opificio, mi sembra, vedo degli interessanti “affreschi” moderni. Scatto qualche foto su quelli che suscitano il mio interesse. La segnaletica sulla ciclabile mi indica che tra un po’ dovrò girare a destra oppure, se volessi proseguire dritto, verso altre località del Collio, leggo. Dal ponticello che attraverso scorgo altri panorami interessanti: il fiume, sotto, le sponde alberate, le montagne a portata di mano davanti, tutti elementi con la dominate verde e sue sfumature. Molto bello. Sono arrivato all’albergo, che è posto davanti ad una imponente costruzione che, mi spiegheranno poi, è una stazione ferroviaria che era molto importante un tempo. La stazione si trova in un altro stato… Non posso rinunciare a fermarmi oltre al previsto. Le altre mete aspetteranno. Decido, il mattino seguente, di fare un giro in città, anzi nelle due città. Programmo questa escursione utilizzando le risorse di un portale utilizzando una connessione WiFi cittadina. Accendo il portatile. Dimenticavo: l’accesso si può acquisire negli info-point con le solite modalità: carta di credito, banconote. Trovo interessante che il territorio è stato suddiviso a zone ed ogni zona presenta qualcosa di descrittivo e fotografico su monumenti, eventi, storia in più lingue. Tra l’altro, è possibile scaricare quanto descritto, un file audio su un qualsiasi lettore MP3 per poi utilizzarlo nel luogo della visita. Scelgo alcuni di questi elementi e li scarico sul mio iPod. Sono, talvolta, complicato. Per raggiungere una mia meta, scelgo la strada più lunga. Il Ghetto degli Ebrei è a poca distanza da qui, ma vorrei vedere anche qualcosa d’altro, l’altra stazione. Una stazione più piccola di quella che ho di fronte a me, ma che permette di scoprire, da là, altre cose. Quindi prendo il treno, una specie di metropolitana leggera che collega le due stazioni ogni 15 minuti. Adesso è più facile caricare la bici, è senza bagagli. Durante il breve tragitto, ascolto la descrizione di quanto vedo con il lettore MP3. Non è difficile sincronizzare quanto si vede e quanto si ascolta. In stazione, prima di salire sul treno, ho selezionato il file corrispondente al numero scritto sulla tabella in buona mostra sul muro. In altre parole al numero 7 seleziono il file 7. Scendo alla stazione, inforco la bici e il bel viale alberato, ma è un corso – così è scritto sulla tabella stradale – mi porta al centro della città. Qui, le indicazioni stradali, disposte in modo ottimale e comprensibile, mi fanno capire che ho dimenticato di prendere in considerazione il castello che domina la città. Poco male, parcheggio la bici in uno dei tanti portabici, che tra l’altro, si trova vicino ad un altro info-point. Questo, invece, è aperto. Cortesemente, la persona che è “di turno” mi offre la possibilità di scaricare altri file audio sul Castello di Gorizia. Sono troppi… due basteranno: storia e mostra permanente sui giochi non elettronici. Il bus elettrico in pochi minuti mi trasporta nel piazzale del maniero. Scopro anche qui che la città è circondata del verde.
Finita l’escursione al castello, dove ho anche trovato la possibilità di ristorarmi con un buon menù e vini locali, ritorno alla mia bici per andare alla meta precedentemente prevista. Come prima, seleziono il file audio, questa volta il n. 3, quando sono in prossimità del cartello che indica quale file selezionare. Lungo la strada, grazie alla voce narrante, vedo che alcune chiavi di volta dei portoni prospicienti la strada hanno incisi sulla pietra dei numeri che corrispondono all’anno di costruzione della casa. Non sapevo che gli Ebrei avevano una numerazione diversa dalla nostra. Adesso lo so! Uscito dalla sinagoga, per completare la visita a questi luoghi, con la bici vado anche a vedere il cimitero ebraico, oltre confine. Ma dov’è? Forse quella linea colorata dipinta di traverso sulla pista ciclabile. Non è come quello di Praga, ma è sempre un luogo particolare. Alcune lapidi hanno dei sassolini sopra di esse.
Orami è tardi, devo rientrare in albergo. La ciclabile lungo la linea ferroviaria è molto comoda. Domani riprenderò il viaggio, sarò vicino ad un altro ponte, meglio sotto, sulla ciclovia dell’Isonzo.
Devo smettere di…

Nevio Costanzo

Quanta febbre ha Gorizia?


Mi piacerebbe intitolare così un commento sullo stato delle cose in questa nostra città.
Provate a fare un giro e ci accorgeremo che viviamo in un luogo fantasma. Poca o scarsa illuminazione in città e lungo le vie di confine. Strade cittadine, periferiche e non, abbandonate a se stesse con buche ovunque (è sufficiente scorrere e leggere qualche articolo o foto del Piccolo o del Messaggero per rendersene conto). Vetrine dei negozi scarsamente attraenti per un compratore. La galleria Bombi (tunnel sotto il castello) chiusa da tempo con limitazione e difficoltà dei cittadini (ma anche di chi viene da fuori per andare nei casinò di Nova Gorica) alla circolazione in città. A tutto ciò va aggiunto la farsa di Piazza Vittoria con l’infinita chiusura senza che se ne veda una via d’uscita nell’immediato. A proposito che fine ha fatto il Piano del Traffico? E i progetti per attrarre turisti in città? Ma quali sono le proposte di questa amministrazione per la città? Boh!
Oramai sono in molti, ed ora lo fanno anche i comici, a considerare Gorizia la nuova “Yugo”, esattamente come, negli anni passati, i goriziani consideravano Nova Gorica.
Infatti, ora ci sono maestranze goriziane che vanno a lavorare in Slovenia, come in passato facevano gli sloveni a Gorizia.
Nova Gorica ha supermercati pieni di goriziani che vanno a fare acquisti, mentre nei nostri diminuiscono gli acquirenti. La città slovena si è modernizzata mentre Gorizia agonizza nell’immobilismo assoluto. Non si vede, né si sente una sola idea vincente o attrattiva. Che fine hanno fatto le roboanti promesse di questo sindaco? Che fine ha fatto il progetto di “grande rilancio della città” promesso in campagna elettorale? Ci stiamo accorgendo oramai in tanti, compreso quei commercianti che tanto avevano sostenuto il cambiamento amministrativo dopo “l’infausta gestione del bolscevico Brancati”, che al peggio non c’è mai fine. Probabilmente Brancati aveva idee e progetti (collaborazione transfrontaliera) proiettati nel futuro e per lo sviluppo della città. Sentiamo proposte interessantissime arrivare direttamente dal capo dello stato sloveno (la città comune con tutto ciò che significa sia culturalmente che economicamente con l’attrazione di capitali ed investimenti europei) alle quali si risponde con uno spot sul Piccolo e nient’altro.
Allora qual è lo stato di salute di Gorizia? Speravo fosse febbricitante (segno comunque di vitalità), invece constato che è lo stesso di quello di un moribondo la cui speranza di vita è quella di un medico competente e capace, esattamente ciò che serve a Gorizia, una nuova amministrazione capace di idee e progetti.

Vito Dalò

giovedì 11 dicembre 2008

Asili ed altro

Molte donne a Gorizia iscrivono i loro figli all'Asilo Nido. Non tutte possono contare sulle nonne. Il Nido è un ottimo servizio per i bambini, a patto che venga gestito come un luogo educativo e non come un parcheggio custodito. Le operatrici dell'Asilo Nido svolgono una funzione importantissima: sono preposte a facilitare il distacco del piccolo dalla famiglia e a guidarlo nella prima socializzazione. Si tratta di un compito importante e alle famiglie dà sicurezza il fatto che il lavoro sia svolto da personale specializzato, che ha esperienza e che conosce i bambini. La recente decisione di spostare operatrici di asilo nido nelle scuole materne, dall'oggi al domani, pone forti interrogativi. Si è pensato che in questo modo il Nido perde una preziosa esperienza? Si è tenuto in considerazione il punto di vista dei genitori su questo provvedimento?
Il personale che viene spostato con ordine di servizio, verrà sostituito – come ha affermato di recente il sindaco – con personale a tempo determinato, dunque precario. Che tipo di servizio si vuole garantire ai piccoli che hanno bisogno di solide figure di riferimento e che idea si ha del lavoro dei dipendenti, spostati da un settore ad un altro come un pacco postale?
Che idea del servizio pubblico ha il nostro assessore che accorpa le mense, invitando a faticosissime autogestioni, che non permettono, come accadeva prima, il controllo dei cibi (vedi vicenda pangasio), che precarizza i servizi, che non assume più a tempo indeterminato, come aveva promesso pubblicamente in Consiglio Comunale, gli assistenti sociali dell'ambito? Se è vero che i decreti dei Ministri del governo di centro destra facilitano lo smantellamento dei servizi pubblici, non c'è dubbio che a Gorizia essi vengano applicati senza discussione da zelanti esecutori.

Anna Di Gianantonio
consigliere comunale Forum

Conversione o apostasia?

Alla luce dell'autentico messaggio di Gesù ogni forma di attività missionaria tesa al proselitismo è problematica. Saprebbero i cristiani dividere il loro pane e il loro amore con i poveri, senza promuovere delle conversioni? Come il papa e i pastori delle varie Chiese, e con essi tutti i membri delle comunità cristiane, debbono convertirsi all'insegnamento di Gesù e seguirlo con coerenza e rigore, così gli ebrei debbono convertirsi alla Torah, gli islamici al Corano e così via. Questa è l'autentica conversione.

Quando, nei nostri giorni, la Congregazione della Santa Sede che presiede alla formulazione e alla riformulazione delle formule liturgiche è tornata sulla tormentata invocazione della liturgia del Venerdì Santo (il ve­nerdì che precede la celebrazione della Pasqua) in cui, dopo aver prega­to per la Chiesa e per il mondo, si prega anche per gli ebrei, grazie a Dio, non è tornata a galla la terribile espressione preghiamo per i perfidi giudei che per secoli aveva attraversato le Chiese cattoliche, le coscienze dei cristiani e le carni degli ebrei e che, con fermezza e non senza opposizio­ni, papa Giovanni aveva fatta rimuovere dalla liturgia.
È rimasta però in vita un'altra invocazione, che ancora ha suscitato turbamento nelle comunità ebraiche: la preghiera che invoca la conversione degli ebrei e l’accettazione della fede cristiana.
Certamente Gesù di Nazaret desiderò essere accolto come luce in Israele, parola del Padre, salvatore dalla schiavitù del peccato e molto probabilmente Messia annunciatore di una nuova legge, come disse Geremia, scritta nei cuori, e di una salvezza del mondo, ma tutto questo non signi­ficava l'abbandono dell'ebraismo per convertirsi a una altra Chiesa.
La sequela di Gesù sulla via della radicalità evangelica comportava l'abbandono degli interessi mondani e una profonda ìnterpretazione della Legge, come amore, ma non la pretesa di fondare una comunità escludente, quasi una sorta di nuova arca della salvezza rispetto all'incom­bente giudizio di Dio. Perciò sia i giudeo-cristiani della Chiesa primitiva, sia, oggi, gli ebrei-messianici che considerano Gesù il Messia senza con questo aderire alla teologia dogmatica delle Chiese ufficialmente cristiane, possono aver creato e creare dissensi e conflitti - questo alla fin dei conti potrebbe essere proficuo per tutti — ma sono considerati veri ebrei. Perché non dovrebbero essere considerati veri cristiani?
Quando Gesù - secondo le narrazioni evangeliche - disse alla donna cananea che gli aveva strappato un prodigio con la sua fede: «La tua fede è grande. Sia come tu vuoi!» e quando rimandò al suo villaggio l'indemoniato di Gerasa o proclamò che un odiato centurione romano aveva manifestato una fede rara in Israele, pretese che questi cambiassero religione? Che lo seguissero come discepoli? Che ricevessero il battesimo? Questi frequenti atteggiamenti in Gesù di Nazaret pongono degli interro­gativi su cosa potesse significare un invito: «Vieni e seguimi», fatto ad alcuni, mentre ad altri era dato di godere di una comunione universale fatta di apertura e fiducia nel Signore della vita e Creatore dell'Universo.
Molti teologi sono oggi convinti che Gesù distinguesse fra il gruppo ristretto dei suoi seguaci che chiamava «la mia Chiesa» e un ampio Regno di Dio, aperto a tutti indipendentemente dalle forme religiose, dalle ritualità e dalle lingue liturgiche.
Questo rende problematica ogni forma di attività missionaria tesa al proselitismo fra varie Chiese cristiane e fra cristiani e ebrei. Ancora più problematica l'attività di proselitismo in aree culturali e religiose profondamente diverse come quelle islamiche, quelle induiste e oggi, col risveglio delle religioni animiste, anche quelle considerate letteralmente «pagane» e idolatriche.
La recente insurrezione anticristiana nello Stato indiano di Orissa, indubbiamente addebitabile nei suoi eccessi e nelle sue violenze a elementi nazionalisti condannabili senza attenuanti, chiede un ripensamento ben più profondo ed esteso di quanto si sia fatto con la mobilitazione promossa dall'onorevole Adomato in favore dei cristiani perseguitati, senza porsi il problema di quale reazioni susciti, in altre aree culturali, la conversione di persone fragili, spinte forse dal bisogno di un pugno di riso e di una carez­za. Saprebbero i cristiani dividere il loro pane e il loro amore con i poveri, senza promuovere o anche solo accettare delle conversioni?
Che significa dunque oggi, annunciare il messaggio evangelico a persone e popoli di altre culture e di altre religioni?
Se apparteniamo a una area culturale, politica o religiosa, dovremo seriamente impegnarci in un impietoso esame di coscienza per sapere se siamo stati coerenti ai princìpi etici che sono stati alle fondamenta della nostra appartenenza e della nostra identità pubblicamente professata.
Da qui il bisogno di convertirci, rivedendo con rigore i nostri comporta­menti e facendoci aiutare sia da chi ci sta accanto come solidale nel no­stro cammino, sia da chi ci guarda, per così dire, dall'esterno.
Secondo una antica prassi liturgica, il giorno di inizio della Quaresima, stagione per i cristiani dedicata appunto all'esame di coscienza e alla conversione, il celebrante della liturgia, impone ai fedeli le ceneri sulla fronte, esortandoli a ricordarsi che «cenere siamo e cenere ritorneremo» e pertanto dobbiamo porci sulla via del ravvedimento.
Il papa, uomo fra gli uomini e cristiano fra i cristiani, non si sottrae a questa prassi liturgica e quindi, all'inizio della Quaresima, i nostri telegiornali hanno visto il cardinale celebrante imporre le ceneri al papa e indirizzargli questo severo messaggio: «Convertiti e credi nell’evangelo!».
È lecito pensare che, come il papa e i pastori delle varie Chiese, e con essi tutti i membri delle comunità cristiane, debbono convenirsi all'insegnamento di Gesù e seguirlo con coerenza e rigore, così gli ebrei debbo­no convenirsi alla Torah, gli islamici al Corano, gli induisti alle verità profonde del brahamanesimo, i jainisti a Mahavira e a Gandhi, i buddisti al dharma dell'Illuminato. Coloro che non hanno una «norma normante» di origine religiosa, troveranno nella loro coscienza e negli esempi dei loro padri e delle loro madri, da Socrate a Simone Weil, la preziosa traccia alla conversione. Da questa pratica morale e non da rabbiose affermazioni identitarie, nascerebbero speranza e fiducia per le nuove generazioni e un mondo più giusto e solidale.
Più utile che il passaggio da una Chiesa all'altra, da una religione all'altra, sarebbe la creazione di spazi di dialogo interreligioso nei quali, andando al cuore della propria religione, si scopra l'essenziale, su quello ci si confronti e si constati che cambiare abito e collocazione istituzionale è secondario e talvolta strumentale.

don Giovanni Franzoni

mercoledì 10 dicembre 2008

Tanti anni, ma purtroppo non li dimostra...


Lavori... infiniti

Davvero non c’è pace per i lavori pubblici a Gorizia.
Non c’è quasi giorno della settimana senza che Il Piccolo non dedichi un titolo importante alla questione: dagli eterni lavori in Piazza Vittoria alla asfaltatura annunciata (e mai realizzata) delle vie Dante, Cadorna, Corsica, Duca d’Aosta, Visini, Brass e via enumerando; dalle rotatorie provvisorie - d’imperio promosse a permanenti - di piazza Medaglie d’Oro a piazzale Divisione Mantova al parcheggio multipiano di via Manzoni; dal centro commerciale nell’area del mercato all’ingrosso, per il quale si è tanto strombazzato il progetto presentato a Venezia ai 54 alloggi, ridottisi - per “effetto Ater” - , a 24 di Campagnuzza, di cui ancora, e a distanza di anni dal progetto iniziale, non v’è traccia alcuna; dal tanto sospirato avvio dei lavori in quel di via Monache, Garibaldi, Mazzini, per non parlare di via Rastello alla sistemazione, anche solo parziale, di un pezzo- sì, anche solo un piccolo pezzo - di Corso Verdi! Insomma niente di niente . E ora si apprende che anche per piazza Battisti le soluzioni a suo tempo progettate si allontanano quasi in definitivamente. Tant’è, che dalla soluzione del project financing si è passati – per dirla con le parole del sindaco Romoli – a ritenere “più opportuno andare alla ricerca di finanziamenti e sistemare, noi Comune, quell’area” (Il Piccolo 10/12/08).
Davvero una impresa titanica, visto che il Consiglio Comunale ha appena approvato una variazione di bilancio che comporta un taglio di circa 37 milioni di euro sull’originario bilancio preventivo che, a sentire l’assessore competente Germano Pettarin, ha utilizzato il criterio delle “speranze ragionevoli” di introito e non, come la famigerata Giunta Brancati, che stilava bilanci previsionali sulla base di “promesse amicali” (testuale, in Consiglio Comunale 27/11/08)!
Che aspettarci, dunque, su questo versante? Almeno che piazza Vittoria, già Grande, già Travnik, sia ultimata – nella pavimentazione, intendo, - entro l’estate.
Per i sevizi sociali, invece, va molto peggio. Ma questa è un’altra storia.

Donald Lam

martedì 9 dicembre 2008

Guardando ad est


Certo, ci sono questioni molto più importanti, per una volta ci si stacca dai problemi locali e globali che ci assillano per raccontare delle luminarie che caratterizzano le strade durante il mese di dicembre. Nel tempo del consumismo esse sono un misero segnale di festa ridotto a poco più di un mero addobbo ad usum degli esercizi commerciali; con buona pace dei pochi superstiti che ancora sanno che a Natale si fa memoria della nascita del bambino Gesù e della miriade di poveri per i quali le luci sono soltanto una buona occasione per scaldarsi davanti alle porte scorrevoli di qualche supermercato. C'è comunque modo e modo di realizzarle ma quello scelto quest'anno in una Ljubljana bella nella sua laica pluralità è indubbiamente più vicino all'opera d'arte che al tradizionale abbellimento natalizio. Le strade intorno alla piazza centrale dei tre ponti sono infatti illuminate da una riproduzione realistica di ciò che accade ogni notte nel cielo, mentre al centro di questo universo di luci è rappresentato il mistero della vita umana, il concepimento, il dna, i cromosomi... Una trovata molto geniale, per niente invasiva (il numero complessivo di luci credo sia inferiore a quello impiegato per le solite luci goriziane) ed evidentemente molto gradita se sotto i festoni stazionano fino a tarda ora migliaia di persone, in stragrande parte molto giovani, che sembrano volerci trestimoniare che "all'est qualcosa si muove". Qualcosa che apre alla speranza il nostro futuro e di cui un segno - piccolo ma efficace - può essere anche dichiarare con un gioco di luce nel cuore della capitale slovena che al centro dell'universo c'è l'immenso stupore dell'inizio della Vita e dello splendore del suo mistero.
Andrea Bellavite

lunedì 8 dicembre 2008

Sui servizi alle persone

Durante il mandato del sindaco Brancati i servizi ai cittadini hanno innegabilmente visto un consolidamento: un esempio per tutti il nuovo asilo nido a Straccis, pur con personale privato. Non hanno mai visto la luce progetti che prevedessero riduzioni, tagli, accorpamenti: tutti sapevano che “non era aria” per queste cose. E i dipendenti comunali, anche alcuni di orientamento politico notoriamente opposto al nostro, chiedevano rassicurazioni ai consiglieri e all’assessore di Rifondazione Comunista sulla certezza del mantenimento del posto di lavoro. La posizione del nostro partito è sempre stata chiara sulle esternalizzazioni, tutti sapevano che certi progetti avrebbero trovato la nostra ferma e decisa opposizione, che nessun servizio sarebbe stato svenduto: il Partito della Rifondazione Comunista rivendica con orgoglio e con forza questa che è una realtà storica.
Con l’avvento dell’amministrazione Romoli si sono materializzate fin da subito voci di riduzioni del numero di dipendenti del Comune. Si è tentata una esternalizzazione delle mense comunali, bloccata e trasformata in una riorganizzazione solo dalla mobilitazione delle famiglie, purtroppo a scapito di 12 lavoratori precari, e adesso sono in discussione la casa di riposo, il servizio scuolabus, addirittura gli asili nido e le scuole materne, mentre da molti mesi ormai il settore degli assistenti sociali denuncia carenze di personale che ne pregiudicano l’efficacia.
L’amministrazione Romoli, in linea con il governo della regione e con quello nazionale, svilisce il ruolo dei dipendenti pubblici, e demolisce il welfare riducendo progressivamente i servizi ai cittadini.
Già in passato abbiamo denunciato un bilancio fatto solo di tagli, ora il quadro è ancora più chiaro. Con quei tagli la destra al governo della città riduce i servizi ai cittadini eliminando personale qualificato.
Le uniche politiche che interessano a questa destra sono quelle che vogliono far ripiombare la città in un passato di divisione, promuovendo una cultura revisionista che inneggia alla patria e al tricolore, non dissimile da quello visto sulle spranghe in piazza Navona, alla I Guerra Mondiale grossolanamente spacciata, anziché come un orribile massacro, come redenzione di una Gorizia che prima, lo vogliamo ricordare, era stata multietnica e mai italiana. Senza nessuna idea di sviluppo e di futuro della città.
E’ ora di capire che non tutte le amministrazioni sono uguali. E non sono uguali tutti i governi. La destra e la sinistra non sono la stessa cosa. Noi chiediamo a tutti i cittadini di riflettere su questi fatti e di mobilitarsi con noi contro chi taglia i servizi e lo stato sociale, a Gorizia come in tutto il Paese.

Circolo di Gorizia Rifondazione comunista

Omosessualità - Comunicato ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) sull'iniziativa all'assemblea ONU

L'ASGI esprime il suo profondo disappunto e sconcerto per la posizione espressa dalla Città del Vaticano in relazione alla proposta avanzata dalla Francia a nome dell'Unione Europea di promuovere il progetto di dichiarazione all'Assemblea dell'ONU, per depenalizzare l'omosessualità nel mondo. L'ASGI ricorda che il diritto all'uguaglianza dinanzi alla legge e alla protezione contro ogni forma di discriminazione o di persecuzione basata sull'orientamento sessuale costituisce un diritto universale riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dai patti delle Nazioni Unite relativi ai diritti civili e politici e ai diritti economici, sociali e culturali, nonché dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. In particolare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, proclamata il 12 dicembre 2007, all'art. 21 sancisce che "è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali" (art. 21) " Si ricorda altresì che norma vincolante per gli stati aderenti all'Unione è la direttiva 2000/78/CE, recepita in Italia con il d.lgs 9.07.2003 n. 216 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro che mira a " stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convenzioni personali, gli handicap, l'età e le tendenze sessuali" (art. 1) La tutela verso le persecuzioni e le gravi e persistenti discriminazioni che possono subire le persone in ragione dell'orientamento sessuale costituisce altresì un caposaldo del diritto d'asilo in ambito comunitario. La direttiva 2004/83/CE, recepita dall'Italia con il recente d.lgs 19.11.2007 n. 251, sancisce che costituiscono atti di persecuzione i "provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia e/o giudiziari discriminatori per la loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio" (art. 9 c. 2 lettera b). Il citato d.lgs 251/07 sancisce che, ai fini della protezione, "in funzione della situazione nel Paese di origine, un particolare gruppo sociale può essere individuato in base alla comune caratteristica dell'orientamento sessuale, fermo restando che tale orientamento non includa atti penalmente rilevanti ai sensi della legislazione italiana" (art. 8 c.1 lettera d) L'ASGI ricorda che in 91 paesi del mondo nei confronti degli omosessuali sono diffuse discriminazioni e violenze sistematiche, privazione dei diritti civili, politici e sociali. In molti di questi paesi avvengono altresì persecuzioni, torture e si ricorre a sanzioni penali, e persino alla pena di morte nei confronti delle persone di diverso orientamento sessuale. Questa situazione costituisce a livello internazionale una delle principali emergenze per la tutela dei diritti umani. Con chiara evidenza si può vedere come la proposta avanzata dalla Francia sia pienamente in linea con i fondamenti della tradizione giuridica europea e vada pertanto fortemente sostenuta.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL'ASGI

domenica 7 dicembre 2008

Sicurezza sul lavoro, anche a Gorizia!

E' passato esattamente un anno dall'incendio di Torino alla Thyssen Krupp, dove 7 lavoratori sono morti bruciati vivi, uno di essi dopo un'agonia atroce durata oltre 20 giorni. Sono cose che non si possono dimenticare e che toccano la coscienza di tutti i cittadini. In una realtà come la nostra, in cui accanto a fabbriche di medie e piccole dimensioni, c'è un colosso come Fincantieri, in cui gli infortuni e gli incidenti sono purtroppo all'ordine del giorno, è necessario diffondere la vera cultura della sicurezza, che non si fonda sulle telecamere, ma sulla formazione dei lavoratori alla prevenzione. Per questo è importante che, proprio nel nostro territorio, sia attiva la Medicina del Lavoro, che gli organici siano adeguati, che i dirigenti siano esperti, come era Tina Zanin, che dopo oltre 30 anni, da quel servizio è stata rimossa, senza spiegazioni logiche. Il segretario provinciale della CGIL auspica che vi sia una presa di posizione su questi temi e che,anche a livello politico, ci si impegni perché arrivino maggiori risorse alla Uopsal e controlli più accurati e costanti negli stabilimenti. Il gruppo consigliare del Forum di Gorizia non può che aderire a questo invito: siamo convinti che vadano tutelati tutti i lavoratori, quelli delle industrie, quelli del pubblico impiego, quelli della scuola, i precari. Contro di loro è in piedi un attacco senza precedenti, per distogliere l'attenzione da una verità chiara e lampante: la crisi economica non l'hanno creata i dipendenti, che anzi, negli anni, hanno aumentato la produttività in tutti i settori, ma finanzieri ed industriali imbroglioni ed incapaci, che adesso chiedono ulteriori sacrifici a chi li sta facendo da sempre.

Anna Di Gianantonioconsigliere comunale Forum di Gorizia

sabato 6 dicembre 2008

Fondi pubblici e scuole private

Se per qualcuno c’era qualche dubbio circa la reale collocazione di questo governo, la vicenda dei finanziamenti alle scuole private credo abbia tolto ogni velo di ipocrisia: siamo in presenza di un governo di destra con pulsioni reazionarie e smaccatamente clericali, nel senso di subalterne alle richieste del Vaticano.
E’ stato sufficiente che nella manovra finanziaria comparissero tagli per 120 milioni di euro alle scuole private per far tuonare monsignor Bruno Stenco, direttore dell’ufficio nazionale per l’educazione della Conferenza episcopale italiana, contro la manovra minacciando di mobilitare suore e preti per una raccolta di firme contro il Governo ritenendo che “mettere le scuole paritarie nel capitolo degli sprechi da tagliare, è inconcepibile”.
La risposta del Governo non si è fatta attendere, il sottosegretario all’Economia. Giuseppe Vegas, si preoccupava immediatamente di rassicurare la Santa Sede: “I fondi per le scuole paritarie verranno ripristinati con apposito emendamento”.
Nei giorni scorsi centinaia di migliaia di studenti, insegnanti, genitori si sono mobilitati a difesa della scuola pubblica, dell’Università, della ricerca, oggetto di un taglio di 8 miliardi di euro nei prossimi tre anni, e le risposte del Governo sono state uno sberleffo. Si muove la Santa Sede e la immediata rassicurazione al Vaticano è :”i vescovi possono stare tranquilli e dormire su quatto cuscini” (sic).
Che dire? Solo VERGOGNA e speriamo che il Tevere esondi, dalla parte giusta!
Donald Lam

venerdì 5 dicembre 2008

Nuvole sul nuovo ospedale

Il nostro primo cittadino critica pubblicamente tutti quelli che, in occasione della terza inaugurazione del nuovo ospedale, pongono dei dubbi, sollevano perplessità o rimangono scettici. Siamo degli inguaribili pessimisti o c'è veramente qualcosa di inquietante in questa strana inaugurazione? Stiamo ai fatti: la commissione welfare del Comune, allarmata dalle voci che giungono da più parti, chiede al manager dell'Azienda di poter effettuare una visita all'ospedale, prima della sua inaugurazione, in modo da verificare de visu la situazione. La dirigente invia una lettera, di data anteriore alla seduta in cui viene fatta la richiesta e non intestata alla commissione, ma ai sindacati, che, evidentemente, nei giorni precedenti, avevano inoltrato analogo invito. La lettura della lettera crea grande sconcerto ed irritazione:la direzione non si era neppure premurata di cambiare data e destinatario ed aveva mandato lo stesso documento a tutti, adducendo, come motivo del diniego, generiche “ragioni di sicurezza”. Arrabbiati ed ancora più decisi, i commissari reiteravano la richiesta, chiedendo che si stabilisse una data compatibile con i reciproci impegni: risposta uguale, l'ospedale non si poteva visitare. Arriva il giorno dell'inaugurazione e in quella circostanza la dirigente avrebbe potuto invitare la commissione consigliare, scusandosi per i rifiuti precedenti e magari motivandoli, invece niente, non siamo stati invitati né noi, né gli altri consiglieri. Peccato che il S. Giovanni di Dio sia un ospedale pubblico, pagato cioè con i soldi di tutti i cittadini, che hanno dovuto sopportare i disagi connessi alle lungaggini dell'esecuzione, nonché le ingenti spese connesse. Se si tratta di un vero gioiello - come viene detto - perché privare i consiglieri del piacere di vederlo? Se non lo si fa, non ci si lamenti poi se qualcuno dice che quello che viene nascosto non è proprio un gioiello, ma solo bigiotteria.


Anna Di Gianantonio
consigliere comunale Forum, membro della commissione welfare.

Chi può chi non può e chi stenta

Chi non può sono quelli del comitato Via del Carso che alle 11.21 hanno svolto questo striscione sul ponte ferroviario presso la stazione, rimosso a tempo di record alle ore 11.28. Così le parole "Via del Carso, 700 firme inutili? ... e Romoli latita" sono state viste da pochi, a parte il fotografo di questo blog impegnato (ma non distratto) ad immortalare l'inaugurazione dell'ospedale.Chi stenta sono quelli sotto la pioggia che hanno ritenuto giusto ricordare ai cittadini che in questo giorno di festa ci sono più nuvole di quelle presenti nel cielo sopra Gorizia: i collaudi non completati, le barriere antirumore dei treni promesse da dieci anni (l'ultima volta questa mattina dallo stesso sindaco) e mai realizzate, le risposte mai date sul futuro del san Giovanni di Dio...
Chi può sono le massime autorità cittadine, provinciali e regionali che a differenza di tutti i cittadini e dei loro rappresentanti nei consigli comunali sono entrati nel tendone dei soliti discorsi, hanno visitato con pochi intimi le strutture dell'ospedale e si sono abbuffate al ricco rinfresco preparato per l'occasione con i cospicui finanziamenti dei contribuenti

Welfare alla goriziana

Quale senso ha pronunciarsi contro la povertà, dando pochi soldi ai poverissimi e contemporaneamente tagliando sulla qualità dei servizi sociali? Nel goriziano mancano sette assistenti sociali: l'assessore Romano, che avevo interrogato in proposito, aveva promesso, nel corso di un consiglio comunale, che si sarebbe proceduti con l'assunzione degli stessi,addirittura con contratti a tempo indeterminato: non ci risulta che sia stato fatto. Invece si va avanti sulla strada della finta autogestione delle mense delle scuole materne,è allo studio la cessione a privati del servizio del trasporto scolastico, si chiede al personale degli asili nido di spostarsi nella scuola materna, dopo aver maturato anni di esperienza nei nidi, solo perché si vuole risparmiare sulle assunzioni nella scuola dell'infanzia. Il concetto di welfare della nostra giunta è un ritorno all'altro secolo: pochi spiccioli ai poverissimi, per chi ha soldi il privato, per gli altri servizi sempre più scadenti e lavoro precario ai dipendenti. Con questi provvedimenti, privi di una prospettiva strategica che faccia il punto sui bisogni e delinei un percorso in cui i servizi siano visti non solo come un onere per il comune, ma una possibilità di sviluppo per la città, si andrà poco lontano. Il fatto è che questa giunta sta galleggiando, con poche risorse, ma quello che è più grave, priva di idee e di un progetto sul possibile sviluppo economico, culturale e sociale della città.

Anna Di Gianatonio

mercoledì 3 dicembre 2008

Sul vigile n. 26

Oggi ho letto sul Piccolo che hanno raccolto 132 firme contro il vigile 26 e che la signora Atti si è fatta paladina di queste firme.Personalmente ogni qualvolta vedo chiunque organizzarsi contro una sola persona, che tra l'altro, non può difendersi sulla stampa perchè vincolato dalla riservatezza in quanto dipendente pubblico, mi si rizzano i capelli e mi sento naturalmente di schierarmi in difesa di questi.Ora il vigile 26 potrebbe anche essere "rigidamente" vincolato al regolamento e quindi non aver buon senso nel momento in cui coglie i cittadini in atti infrattivi. Questo però non deve e non può portare i cittadini a scagliarsi contro un tutore della legge , nel momento in cui tutti chiedono che la legge sia applicata. Molte volte abbiamo letto sui giornali la frase "ma i vigili dove sono?" in occasione di eventi vari (persone investite sulla strada e a volte sulle strisce, attraversamento dei semafori con il giallo e a volte con il rosso, ciclisti senza luce di sera, limiti non rispettati, ecc). Ora c'è un vigile che la legge la fa rispettare, lo chiediamo tutti per il bene di tutti, ebbene, cosa diventiamo? E cosa chiediamo? Semplicemente che la legge la rispettino gli altri, perchè se siamo noi infrangerla, chiediamo indulgenza, e se questa non ci viene concessa, allora raccogliamo le firme contro il vigile chiedendo (come stanno facendo coloro che raccolgono le firme) di togliere il vigile dalla strada e imbucarlo da qualche parte magari a non far nulla. Asssurdo. Ma più assurdo ancora è quando sia un politico, un assessore preposto alla sicurezza di tutti i cittadini, ad esprimersi nei termini in cui ha manifestato il suo pensiero l'amministratore Gentile. Mi viene da proporre non solo solidarietà al vigile 26 ma addirittura una raccolta di firme a suo favore, perchè continui a svolgere il più diligentemente possibile il suo dovere ed a tutelare i cittadini da chi commette infrazioni attentando all'incolumità di chi capita.

Vito Dalò

Collaborazione a livello culturale

Interrogazione all'Assessore al Parco culturale Antonio Devetag.

Sulla stampa è apparsa nei giorni scorsi la dichiarazione del Sindaco di Gorizia il quale risponde positivamente al premier sloveno Borut Pahor sulla necessità che le due città, Gorizia e Nova Gorica, trovino delle sinergie soprattutto - afferma Ettore Romoli- dal punto di vista economico.
Sicuramente l'economia, in una congiuntura sfavorevole come questa, in particolare per la nostra città, è un terreno importante di collaborazione.
Ma è anche sul terreno della cultura che è fondamentale fare dei passi in avanti e creare delle sinergie che sembrano essersi bloccate completamente.
Il vicino Goriski Muzej di Kromberk ha recentemente presentato, ad una delegazione della redazione del giornale di frontiera Isonzo-Soca, un interessante progetto di itinerario museale sul confine, da Miren a Solkan, attraverso il museo più piccolo del mondo -la torretta di controllo ristrutturata presso il cimitero di Gorizia - il museo del contrabbando al valico del Rafut ed il museo della Transalpina.
Inoltre il museo di Kronberk conserva un'interessante e fondamentale raccolta sulla storia del goriziano nel XX secolo, con documenti importanti sul periodo fascista, sulla Resistenza, sul confine dal 1947 ad oggi. I nostri vicini si stanno muovendo con determinazione nella ricostruzione delle vicende storiche del territorio goriziano, materia sulla quale anche la nostra città, attraverso il Museo del Novecento da noi proposto, dovrebbe iniziare con decisione e da subito l'analisi storica ed il reperimento di materiali.
La storia di questo territorio è stata per molti secoli una storia comune che si è interrotta, a livello politico, ma non a livello di relazioni umane, di traffici e di commerci, con lo stabilirsi del confine e come storia comune essa va indagata, tanto più oggi in cui è richiesta una forte volontà di superamento degli anacronistici steccati ideologici che non hanno più alcuna ragione di esistere.
Chiedo pertanto all'assessore di voler convocare una riunione congiunta delle tre municipalità interessate ad un lavoro culturale comune , Sampeter, Nova Gorica e Gorizia per acquisire informazioni concrete sulle attività che i Comuni stanno programmando e per verificare le proposte culturali che si potrebbero sviluppare insieme sul territorio.
Non dimentichiamo le ricadute positive, anche economiche, che un'attività comune di costruzione di luoghi della memoria condivisi potrebbero avere per la città di Gorizia: essa potrebbe diventare un laboratorio internazionale interessante di integrazione, proprio a partire dalla conoscenza concreta delle lacerazioni provocate dalla guerra e dal nazionalismo. Un progetto ampio in questo senso potrebbe ricevere un riconoscimento anche dagli organismi europei.

Anna Di Gianantonio

Sky: quando la memoria è corta

Quando la memoria è corta
Anno 1991, primo ministro Giulio Andreotti, il ministro Rino Formica fissa l’aliquota iva per Telepiù, allora controllata da un giovane Silvio Berlusconi, che qualche anno prima aveva ricevuto in regalo da Craxi le frequenze per le sue reti, al 4,5%: aliquota di ampio favore fortemente sollecitata dagli “amici “ del futuro Cavaliere.
Anno 1995, primo ministro Lamberto Dini, l’aliquota viene innalzata, ma nel contempo contenuta – al 10%, con il concorso determinante di Rifondazione Comunista, mentre alti - sempre e comunque – si levano i lai del Cavaliere per le gabelle, i lacci e i lacciuoli imposti alla libera imprenditorialità impegnata in Telepiù (allora, ancora nell’orbita del Cavaliere).
Di tutto ciò oggi pare non esservi memoria, ma soprattutto non ho sentito una voce, una sola voce, dal Pd ricordare al Cavaliere - allorché ossessivamente ripete che “anche Mediaset è penalizzata da un’Iva al 20%” - che diversamente da Sky, le reti Mediaset utilizzano – anche e soprattutto -tre canali in chiaro (di cui uno, Rete4, di fatto abusivo sia per la Consulta che per la Corte Europea nella sua programmazione attuale in una attesa, rimandata di anno in anno, di un suo trasferimento su satellite) per il cui tramite raccolgono una fetta sostanziale della pubblicità in video. Sky, invece, se vuoi vederla prima la paghi.
E, allora, l’innalzamento dell’Iva al 20% è crescita dell’imposizione indiretta ai danni di un concorrente, alla faccia del libero mercato, e aumento delle pressione fiscale su 2,5 milioni di famiglie italiane. Dunque, palese conflitto di interesse e negazione della promessa elettorale di non mettere le “mani nelle tasche degli italiani”. Su quest’ultimo punto, molto probabilmente, l’interpretazione autentica farà dire al “terzista” di turno, sulle pagine del Corriere della Sera, che ovviamente per italiani si intendevano i soli ascoltatori delle reti Mediaset.
Donald Lam