mercoledì 28 giugno 2017

Sempre intorno al "punto e a capo"...

Mai come in questa tornata elettorale le considerazioni politiche sono state viziate da luoghi comuni che vengono ripetuti come mantra. “Primarie” “frammentazione” sono i vocaboli più usati senza fare i conti, senza ragionare sui motivi delle scelte.
a) frammentazione della sinistra: abbiamo detto che l'esplosione della giunta provinciale Gherghetta  aveva prodotto una serie di possibili candidati a sindaco, necessitati a ricollocarsi sulla scena politica. Legittima aspirazione, ma considerare “di sinistra” uomini e donne che fino a 24 ore avevano la tessera del pd per l'ovvio motivo che altrimenti non sarebbero stati in giunta, pare fuori dalla realtà. Civici? Di sinistra? Francamente la credibilità era scarsa.
b) con il candidato unico Collini l'astensionismo sarebbe stato ancora maggiore e maggiore il voto ai 5 stelle. Il problema è che ormai tutto ciò che il PD di Renzi tocca non funziona. Il partito è in crisi di consenso a Gorizia e nel resto di Italia. L'opposizione che il PD ha fatto in questi anni – come del resto i 5 stelle – è stata scarsissima. Collini non a caso si arrabbiava solo quando gli si diceva che era del PD, non su altro. Aveva intuito il problema, purtroppo è stato identificato con il partito anche perchè non si è mai smarcato con forza da Ziberna, ha condotto una campagna troppo poco incisiva, compiendo poi errori colossali come quello delle larghe intese e la lettera ai dipendenti comunali.
Personalmente non ho avuto dubbi a votare Collini ma comprendo come per alcuni sia stato difficile farlo, anche in assenza di qualsiasi dialogo pre elettorale che fissasse regole, stili di comportamento, linee condivisibili.

c)       Le primarie strumento di democrazia? Ho i miei dubbi, sia perchè votano tutti, sia perchè le qualità che fanno spesso designare un candidato sono l'aver ricoperto cariche pubbliche o essere simpatico. Non è un metodo serio per selezionare un sindaco. In questo modo mai un giovane potrà concorrere con le persone più note. Quello che sarebbe stato auspicabile, e che il Forum ha fatto, è stato di scegliere e proporre Andrea Picco, come figura che poteva dare un segno di discontinuità. Non è stato condiviso dalle altre forze politiche perchè non abbastanza conosciuto. Si è persa una grande occasione per sperimentare invece una novità vera e non la solita minestra del centro, centro sinistra, ecc. che non appassiona nessuno, ma si è ottenuto l'effetto di poter imputare al Forum di non avere fatto la madonna pellegrina della politica:le primarie.

ci)    Che fare? Il Forum non è un individuo isolato ma un gruppo.  Partiremo da quelli che non hanno votato, da quello che abbiamo visto nei quartieri, inizieremo un lavoro capillare, seguendo il nostro programma.
 
adg

Amministrare una città è come amministrare un condominio?

All'inizio del suo mandato, il sindaco uscente, Ettore Romoli, aveva dichiarato che, in fondo, amministrare una città è come amministrare un condominio.
In altre parole,è sufficiente gestire l'esistente.
Dobbiamo riconoscere che, almeno in parte, si è mantenuto fedele a quanto dichiarato.
Certo, non tutte le buche nelle strade sono state riparate, la pulizia lascia a desiderare,  alcune zone della città sono in stato di abbandono ma, in compenso, il centro è tenuto abbastanza bene e poi, si sa, di più non era possibile fare, dati tutti i vincoli imposti dal famigerato Patto di stabilità, incubo quotidiano di ogni sindaco.
Ha ridotto il numero dei dipendenti comunali ma questo avviene automaticamente dal momento che, con il blocco delle assunzioni imposto dal Governo centrale, non è consentito sostituire i dipendenti collocati in pensione.
Si è completamente disinteressato della gestione di tutte le problematiche relative al fenomeno dell' immigrazione, lasciandone l'onere alle organizzazioni di volontariato.
Dato il fallimento della ditta esecutrice dei lavori del famigerato impianto di risalita al castello, avrebbe avuto l'opportunità di bloccare la prosecuzione dell'opera senza dover pagare penali di alcun tipo. Si è, invece, immediatamente preoccupato di reperire nuovi fondi per procedere ad una nuova aggiudicazione.
Ha portato addirittura in attivo il bilancio del Comune senza, però, considerare che, se il disavanzo non è consentito, nemmeno l'avanzo è indice di buona amministrazione perchè significa che il comune o ha chiesto troppo, in termini di tassazione, ai cittadini oppure ha dato troppo poco in termini di servizi.
Fin qui arriva, sia pur con molte carenze, l'amministratore di condominio. Ma può questo bastare per amministrare una città?
Secondo me, assolutamente no.
Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, sarebbe stato quanto mai necessario avere un progetto di sviluppo per la città, aprire orizzonti nuovi, collaborare con la vicina Slovenia per elaborare programmi comuni ed avere una visione d'insieme dei problemi più immediati.
In altre parole, al di là delle esigenze concrete, sarebbe stato necessario avere alle spalle un'idealità, una visione politica di più ampio respiro, che certamente non possiamo aspettarci nemmeno dal migliore degli amministratori di condominio.

martedì 27 giugno 2017

Punto e a capo

Considerazioni del tutto personali.
Gorizia ha un nuovo sindaco, Rodolfo Ziberna, sostenuto da una coalizione di destra destra. Come da previsioni, parte subito prendendosela con i più deboli, vietando i bivacchi all'aperto senza ovviamente proporre alcuna alternativa alle decine di persone fortunosamente accampate. Ma non è di lui che si ha voglia di parlare...
Il centro sinistra si consola con il 40% di Collini, ritenendolo non del tutto a torto il miglior risultato possibile, insieme all'aver costretto il candidato della destra al ballottaggio. Non del tutto a torto, ma anche un po' sì. Al ballottaggio ci si è arrivati soprattutto grazie a due motivi: la presenza di tanti candidati sindaco, molti votati proprio da chi non sarebbe di sicuro andato a scegliere Collini e l'area Pd al primo turno; la debolezza intrinseca di Ziberna, clamorosamente battuto (53-49) dal voto disgiunto, come dimostrato dal successo d'insieme del gruppo di liste che lo sosteneva.
La sinistra esce frastornata e divisa dalla consultazione.
La teoria delle "primarie al primo turno per lasciare ai cittadini il compito di inviare uno al ballottaggio", sostenuta spesso anche in questo blog, è entrata in rotta di collisione con quella dell'"equidistanza dai due candidati" che sembra aver prevalso come ulteriore contributo a un astensionismo record. Tale diversità di linee, ha comportato l'esplicito disimpegno nei confronti di Collini da parte di tutti i gruppi facenti capo agli altri almeno cinque candidati di area centro sinistra e sinistra.
Questa situazione interroga i consiglieri comunali di minoranza su una difficile alternativa: è bene cercare un avvicinamento in grado di ridurre le posizioni a non più di tre (centro sinistra, sinistra e cinque stelle)? O è meglio continuare a navigare in ordine sparso, con la presenza quindi di almeno cinque gruppi (facenti capo a Collini, Portelli, Gaggioli, Picco oltre che a Maraz) su un totale di sedici eletti?
Non giova il richiamo alla volontà degli elettori, nettamente divisi tra i sostenitori della politica degli accordi e quelli del voto a condizione che non ci siano compromessi.
Un risultato tale problematica l'ha già raggiunto, quello di aver portato la situazione a un tal grado di tensione da far pensare di aver toccato il fondo. E che da qui in poi non si possa far altro che risalire...
ab

Ziberna, ovverosia il vecchio che avanza

L’elezione di Rodolfo Ziberna a sindaco di Gorizia mi ha fatto venire in mente quello che diceva, alcuni anni fa, un mio amico: “questo non è il nuovo che avanza ma sono gli avanzi del vecchio”.
Devo dire che nulla mi sembra più azzeccato per esprimere con una frase ad effetto quanto avvenuto ieri nel segreto delle urne.
Sì, perché, indubbiamente, Ziberna rappresenta quanto di più vecchio possa esserci, sia nella forma che nei contenuti.
Tutta la sua campagna elettorale è stata caratterizzata da un’ostentazione di forza, a cominciare da quella serie di giganto-manifesti in cui appariva perennemente corrucciato ed ingessato in una posa del tutto innaturale.
Il suo curriculum vitae si compone di una serie ininterrotta di poltrone, secondo la migliore tradizione dei politici italiani, politici, appunto, di professione.
Di tutte le roboanti promesse fatte ai goriziani rimarrà ben poca cosa, a cominciare dalla cosiddetta Zona Franca, che difficilmente riuscirà a far ingoiare all’ Unione Europea.
In materia sanitaria si è spinto ben oltre le limitate competenze che spettano a un sindaco e, anche qui, la delusione per i cittadini sarà inevitabile e, ahimè, cocente.
Ma dove ha davvero superato se stesso è stato nel proporre rimedi al fenomeno dell’immigrazione.
Si è impegnato a far chiudere la Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, come se in questa decisione potesse avere la benchè minima voce in capitolo, e si è spinto fino al punto di accusare la Caritas di arricchirsi sulla pelle dei rifugiati!
Se a questo aggiungiamo un procedimento penale conclusosi per intervenuta prescrizione ed uno presso la Corte dei Conti, tuttora pendente, il quadro è completo.
A proposito di queste ultime vicende, quello che sconcerta è che una persona che si candida alla guida di una città non avverta il dovere morale di chiarire, al di là di ogni ragionevole dubbio, la sua posizione davanti alla Giustizia, tanto più proponendosi di rivestire una carica che vede nell’assegnazione degli appalti una delle sue competenze principali.  
Che questo modo di fare corrisponda ad un suo habitus mentale lo si è potuto constatare di recente quando una mano misteriosa ha provveduto a rendere noto il contenuto di una delibera di giunta e di una determina dirigenziale che conferivano, su espressa indicazione dell’assessore competente (lui), un incarico a quella medesima ditta affidataria dell’appalto per il quale vi era stato il rinvio a giudizio.   
Tutto ciò premesso, non ci rimane altro se non chinare la fronte dinanzi alla volontà popolare e unirci al coro degli immancabili osanna.

domenica 25 giugno 2017

“Status” di cittadinanza

Mi vedo costretta a tornare sulla questione del riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati sul territorio dello Stato italiano, oggetto di un disegno di legge attualmente in discussione al Senato, per chiarire alcuni punti.
Il concetto di cittadinanza è una conquista dello Stato moderno.
Nel periodo delle monarchie assolute i soggetti dell’ordinamento statale erano qualificati come sudditi in quanto sottoposti all’incondizionato potere sovrano del monarca.
Nei contemporanei Stati di diritto a coloro che compongono stabilmente la sfera personale dello Stato viene riconosciuto lo status di cittadini. In quanto tali sono dotati di una vasta serie di diritti e di doveri.
Come si può facilmente intuire già da queste brevi considerazioni, lo “status” di cittadinanza è  un rapporto di natura essenzialmente giuridica, che lega lo Stato alle persone che vivono abitualmente sul suo territorio.
Per queste ragioni il suo riconoscimento è legato a motivi contingenti, dettati anche da esigenze concrete.
Storicamente i Paesi ad elevato tasso di immigrazione e territorialmente molto estesi, come, per esempio, gli Stati Uniti, hanno sempre legato il riconoscimento della cittadinanza alla nascita sul territorio dello stato (ius soli) mentre, al contrario, i Paesi ad elevato tasso di emigrazione hanno privilegiato la discendenza familiare (ius sanguinis). 
Ben diverso è il concetto di nazione con il quale si intende generalmente il patrimonio storico-culturale che accomuna un popolo.
E’ per queste ragioni che parlare di ius culturae o di ius civilitatis quali presupposti per il riconoscimento della cittadinanza non mi sembra un’idea condivisibile.
La cultura e la civiltà operano su piani diversi. Come dicevo prima, attengono piuttosto al concetto di nazione che a quello di cittadinanza.
La popolazione degli Stati è sempre più multi etnica e non credo sia un processo reversibile.
Le persone, per i motivi più vari, si spostano e si stabiliscono in Paesi diversi.  
Se qualcuno ritiene che l' identità culturale dell'Italia sia minacciata dall'arrivo di persone appartenenti a culture diverse lo dica chiaramente e dica pure che, vista la situazione contingente, d'ora in poi sarà necessario riconoscere la cittadinanza soltanto a persone culturalmente omogenee.
Ma, per favore, non si giustifichino queste scelte con richiami ad argomentazioni basate su valori preesistenti, che nulla hanno a che vedere con l'istituto in questione.
A riprova di ciò si consideri che l'articolo 21 della Costituzione sancisce che la cittadinanza non si può perdere per motivi politici e che nemmeno per i reati più gravi contro la personalità dello Stato, quali quelli di alto tradimento, sovversione e terrorismo, è prevista quale pena accessoria la perdita della cittadinanza.      
Un'ultima considerazione, per concludere.
Le leggi a volte sono espressione di un sentire diffuso nella popolazione, a volte indicano una meta ed il percorso necessario per raggiungerla. La legge di cui ci stiamo occupando appartiene senz'altro a questa seconda categoria.
So.Sa.

giovedì 22 giugno 2017

Francesco a Bozzolo e Barbiana

Un Papa a Bozzolo forse lo si sarebbe potuto anche immaginare, ma la visita di Francesco a Barbiana rientra nella categoria dei gesti più sorprendenti di questo pontificato. Don Primo Mazzolari è stato senz'altro un prete dotato di una straordinaria carica di umanità che lo ha portato spesso in contrasto con le gerarchie, senza per questo venire meno a un'obbedienza convinta all'autorità della Chiesa. Don Lorenzo Milani è stato un autentico rivoluzionario, un vero Maestro che ha riconosciuto come autorità la sola Parola di Cristo e in nome di questa ha saputo accettare ogni vessazione, fino alla costrizione a vivere il proprio ministero in una parrocchia completamente abbandonata. Dalla frazione di Barbiana, sperduta sui monti sopra Firenze, è stato inviato un messaggio che ha trasformato fortemente la politica, la scuola, il mondo militare, la coscienza di milioni di italiani. Colui che era stato esiliato dal capo della Chiesa Cattolica di Firenze, oggi viene visitato, esattamente cinquanta anni dopo la sua morte, dalla guida della Chiesa Cattolica di tutto il mondo. Francesco in preghiera davanti alla tomba di don Milani, in compunto pellegrinaggio nei locali della "Scuola", in delicata contemplazione nella chiesetta attaccata alla canonica... Sono immagini da ricordare che sottolineano il cambiamento dei tempi, l'anacronismo di un'autorità fino a poco tempo fa (per la verità ancora adesso) se-dicente in certe condizioni "infallibile", l'eterna legge del genio religioso perseguitato in vita e riabilitato tanti anni dopo la sua scomparsa. E' un impegno anche per chi ha ricevuto direttamente l'eredità spirituale e culturale di don Milani, i "ragazzi" di san Donato a Calenzano e di Barbiana, spesso in contrasto fra loro sulle regole della memoria e sul destino della casa canonica, peraltro praticamente abbandonata dal momento della morte del Maestro. La presenza di Francesco è un incoraggiamento e un'indicazione per tutti coloro che credono ancora nella possibilità di una Chiesa Cattolica aperta al mondo. La speranza è che non si inneschino processi di beatificazione e che Barbiana non diventi più di quanto è già ora un santuario di pellegrinaggio tradizionale. L'innalzamento sugli altari è il modo più astuto che la Chiesa adotta per disinnescare la carica rivoluzionaria di chi l'ha messa in discussione e l'ha costretta al cambiamento. I santi vengono ridotti a oggetto di venerazione, i loro gesti e le loro parole perdono ogni vitalità e la loro figura viene abilmente ridotta a un'immagine incapace di inquietare.

Comunicazione di servizio

Questo blog è nato come spazio di approfondimento e di dialogo, proposto dal Forum per Gorizia intorno a tematiche culturali e politiche riguardanti in particolare, ma non solo, il territorio goriziano. Purtroppo qualcuno ne ha voluto approfittare per incanalare una serie di commenti ordinariamente del tutto fuori tema, offensivi e - naturalmente - rigorosamente anonimi. In questo modo quello che doveva essere palestra di partecipazione critica, è diventato per qualcuno uno sfogatoio di frustrazioni personali. Dovendo scegliere tra la quantità degli accessi e la qualità delle proposte si sceglie definitivamente la seconda strada, ricordando a tutti coloro che vogliono intervenire con post o commenti che possono accedere con un account Google oppure semplicemente scrivendo una mail a uno dei moderatori (mail ordinaria: ndrbll@gmail.com). Grazie per la comprensione.